Uno scopo nella vita – Miriam

(Composto sul treno Roma Bologna delle 6.46)
Come tutti i mercoledì, la sveglia suonò alle 6.30. A dire il vero anche tutti i giovedì, i venerdì, e anche nel resto della settimana.
Miriam si mise a sedere sul letto, rimase un attimo – ma giusto un attimo – ferma, poi si mise gli occhiali da vista e andò verso il bagno.
Suo marito, girato su un fianco, dormiva profondamente e russava.
Entrò brevemente nella camera dei bimbi, per assicurarsi che dormissero. Il piccolo era supino, dormiva sereno come sempre. Il grande, più agitato e già nella preadolescenza, si era rigirato più volte e aveva i piedi scoperti. Gli sistemò la coperta, leggera per la stagione che porta verso la primavera, e poi andò a farsi la doccia.
Si lavò i capelli, come ogni mattina, e si sciacquò rapidamente.
Fuori dalla doccia indossò un accappatoio bianco pulito, e si sedette su uno sgabello. Applicò ai capelli una schiuma rivitalizzante, e cominciò a pettinarli per distribuirla bene.
Si asciugò i capelli, mise della crema per il corpo, e andò in camera da letto per vestirsi.
Fece piano, anche se sapeva che gli uomini di casa non si sarebbero comunque svegliati. Indossò mutandine e reggiseno, mise una gonna e una camicetta, passandoci sopra le mani per farla aderire meglio, con un movimento nervoso, come a togliere delle briciole.
Andò in cucina, mise su una moka, con un caffè forte. Appena pronto, ne bevve una tazzina, appoggiata al lavello.
Poi ne versò un po’ in un bicchiere di vetro, mise mezzo cucchiaino di zucchero, e lo miscelò mentre tornava in camera da letto.
Mise una mano sulla spalla dl marito, e gli porse il bicchiere. Lui bofonchiò qualcosa, poi mandò giù il caffè d’un fiato, e lo restituì alla moglie che aspettava in piedi vicino al letto.
Mentre il marito andava in bagno a prepararsi, Miriam tornò in cucina.
Mise su il latte, e prese da una credenza i biscotti, le fette, i cereali. Dal frigo delle marmellate, e della frutta, che poi avrebbe dato ai ragazzi per la merenda.
Quando il latte fu pronto, andò a svegliare i bambini. Come al solito, protestarono un po’, e alla fine tutti e quattro furono seduti al tavolo per la colazione.
Suo marito le parlò di un problema sul lavoro, e di una trasferta imminente che lo avrebbe portato all’estero per una settimana.
I bambini litigarono per delle figurine, e smisero solo quando lei sgridò il più grande.
Verso le 8 il maritò uscì per andare in ufficio, baciò i bimbi, salutò la moglie, promettendo che l’avrebbe chiamata verso le ore di pranzo.
Lei fece ciao ciao con la mano e chiuse la porta.
Finì di preparare i bambini, controllò gli zaini e uscirono per andare a scuola.
Andavano entrambi alle elementari, allo stesso istituto, e la passeggiata non durava mai più di 5 minuti.
Lasciati i bambini, si fermò fuori dalla scuola a chiacchierare con altre mamme che conosceva. Presero un caffè insieme, parlarono di un problema con una insegnante della quinta, poi lei diede dei soldi per una gita che si sarebbe organizzata in primavera.
Salutò le mamme, e tornò verso casa. Si fermò per fare un po’ di spesa al supermercato sulla via principale del quartiere. Prima di entrare diete un’occhiata a qualche vetrina, i negozi erano ancora chiusi, magari avrebbe fatto un salto più tardi.
Con un paio di sacchetti in mano si avviò verso casa, salutò la portiera, e prese l’ascensore.
Entrata in casa si diresse verso la cucina, e per prima cosa sistemò la spesa nel frigo e nella dispensa.
Tornò all’ingresso, dove si tolse le scarpe, e rimase a piedi scalzi.
Andò in camera da letto, si sfilò il soprabito, e lo mise nell’armadio.
Poi si sedette nuovamente sul letto, si mise il viso tra le mani e pianse.
Pianse come ogni mercoledì, ma anche come ogni giovedì e venerdì, e come ogni giorno della settimana.
Pianse in silenzio, con le lacrime che le scorrevano sulle guance e che passavano tra le dita.
Pianse finché il trucco leggero non si sciolse del tutto. Pianse fino a consumare un pacchetto di fazzolettini.
Poi, così come erano venute, le lacrime smisero di scorrere.
Miriam si alzò, tirò su col naso un paio di volte, e andò in bagno.
Dopo essersi lavata il viso, si asciugò per bene, e rimise un po’ di trucco.
Poi si afferrò con entrambe le mani al lavandino, e rimase qualche minuto ferma, con la testa china, immobile.
Infine si rialzò, e si diresse verso la cucina.
C’erano le patate da sbucciare.
depressione
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5 thoughts on “Uno scopo nella vita – Miriam

  1. è esattamente il malessere che ‘colpisce’ le donne. le donne che -cosi la societá degli uomini vuole- devono rispecchiare la mistica della femminilitá. ma non è quello che le donne vorrebbero per sè.

    • Probabilmente è un po’ il malessere che colpisce tutti noi, ma credo che per le donne la punizione sia più severa, legata alla differenza – talvolta forte – tra il mondo interiore e quello esteriore

  2. che bel racconto rodocarda!!!!! parte dal cuore e tocca il cuore…ogni donna dovrebbe avere il privilegio di averti tra i suoi amici del cuore! però mi vorrei permettere di aggiungere una cosa, se a tante donne succede di ritrovarsi nella stessa situazione di Miriam,magari non sarà un caso…..forse c’è sotto una buona lezione da imparare….

    • Sarà che ho avuto la fortuna di conoscere tante donne che usano soprattutto il cuore e il cervello? 🙂
      Sulla lezione, sono d’accordo con te. Ho scritto il racconto come promemoria :-*

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