I Racconti della Piscina – 1

Recentemente ho ricominciato ad andare in piscina. Avevo bisogno di uno sport “di movimento” (va bè, anche il golf lo è ma non riesco a far passare questo concetto…), e di togliere qualche chilo.Erano anni che non nuotavo in maniera sistematica, e le prime volte pensavo mi venisse un infarto.
Quando ho preso un certo ritmo, almeno da consentirmi di passare una mezz’ora in acqua senza schiattare, mi sono ricordato perché avevo smesso di andare in piscina.
Nuotare è noioso. Sei da solo, fatichi, non riesci a respirare (insomma, quasi mai), fai avanti e indietro guardando sempre una riga gialla (o blu, o bianca, ma il concetto è chiaro).
Se pure qualcun altro ti nuota accanto, non riesci a scambiarci neanche due parole, perché state dal lato opposto della piscina, oppure uno va e l’altro viene. E anche quando vi fermate esattamente nello stesso posto, evento raro, sbuffate tutti e due come due autobus dell’ATAC al semaforo. Parlare non se ne parla, il fiato serve. E poi di che?
Per 30 secondi? Non si riesce neanche a presentarsi.
Avevo una vaga idea che almeno, in piscina ci fossero donne in costume, e magari questo mi poteva consolare.
Immagino la Pellegrini che entra in acqua, il suo calcagno delicato ma forte, il tatuaggio che lascia il posto a pensieri indicibili…
Poi ho capito che se volevo lo spettacolino avrei fatto meglio ad iscrivermi alla Virgin.
Eh già, perché invece io sono alla piscina comunale.
Sette euro e mezzo, sette con l’abbonamento, e passa la paura.
Ho pensato: tanto devo fare avanti e indietro, una piscina vale l’altra.
Beh, per quanto riguarda l’estetica femminile, la risposta è no.
Nella piscina comunale ci si va per dimagrire spendendo poco, alla Virgin ci si va per farsi vedere. La differenza è sostanziale.
E quindi, dopo la prima mezzora, me ne torno nello spogliatoio, abbastanza depresso.
Ho faticato e sono sopravvissuto a stento; ad un primo sguardo la panzetta è ancora lì; la riga è blu, ma non è una consolazione; splendide fanciulle in attillati costumi, neanche l’ombra (oddio, i costumi attillati sì, si vedono, ma il motivo è differente…).
Comincio a temere che l’entusiasmo per la piscina si affievolirà rapidamente, forse anche da subito.
Ma non avevo fatto i conti con l’umanità che popola questa piscina comunale di periferia. Non avevo considerato che quelli che si sbattono in acqua, ansimando e mostrando corpi deturpati dall’amatriciana, sono persone, e anche interessanti e divertenti.
E così, ho cominciato ad ascoltare i discorsi nello spogliatoio.

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