I Racconti della Piscina – 2

Se il buongiorno si vede dal mattino, la prima volta mi diede subito un indizio dell’età media dei frequentatori del posto (che poi nell’età media ci ricada perfettamente anche io, questa è un’altra storia).
L’argomento principe, quella mattina, era la prostata.
La prostata in tutte le sue manifestazioni. Le sue dimensioni, le complicazioni, i rimedi, le pasticchine (soprattutto quelle blu…).
Esaurito l’argomento prostata (che grazie a dio ancora non mi riguarda), la giornata fu completata da dotte disquisizioni sulle gomme da neve.
“Te le usi?” “Dove le metti d’estate?” “Quando le monti?”
Mentre gli animi si accendevano, tra prostata e gomme da neve, l’ingresso di un signore distinto interruppe le conversazioni.
“Eccolo tiè! Il professore!”
“A professò, come stai?”
Il personaggio sembrava dotato di un certo carisma. Scoprii nei giorni successivi che si trattava realmente di un docente universitario, anche se la materia in questione non mi è ancora chiara.
Il Professore salutò l’uditorio, con uno sdegnoso, ma sorridente silenzio.
Da una parte, si sentì un tizio sussurrare ad un altro “atleta”: “Quello è un Professore universitario, e pare che sia proprio bravo”
Il Professore si fermò, e forse per modestia, o piuttosto per poter sparare un’aforisma di prima mattina, disse:
“Un professore può dirsi bravo solo quando riesce ad interrogare uno studente su un libro che neanche lui ha letto”
Su questa sentenza me ne andai, lasciando gli altri stupefatti, di sasso. Probabilmente rimasero così a lungo, a giudicare dalle loro facce.
Capii poi che il Professore ama due cose: discutere per ore di questioni sindacali, e sparare aforismi come pallottole.
Purtroppo non riesco ad incrociarlo spesso, ma quando accade, non mi delude mai.
L’altra mattina colpì a freddo, incuneandosi in una discussione alla quale non stava veramente partecipando: “Sono le piccole cose che fanno un uomo grande”.
Lasciare quello spogliatoio dopo queste perle di saggezza è sempre molto difficile.
Ma il Professore, per quanto dotto, non è l’unico filosofo del gruppo.
C’è un tizio, sui 65 anni, romanaccio simpatico, il Meccanico, che a turno afferra uno degli astanti e non lo molla più finché non gli ha raccontato episodi per lui esilaranti, o edificanti, di solito con scarso successo di pubblico.
A essere sinceri, il Meccanico è un po’ una palla, e credo che se non fosse per la sua giovialità, e la parlata romanesca, non se lo filerebbe nessuno.
Una mattina, entrai nello spogliatoio dopo la mia mezz’ora d’acqua, e colsi le battute finali di quella che doveva essere una storia di passione, forse d’amore.
“…e quindi hai capito? Lui, pe’ stà proprio co’quella, vor dì che lei c’ha quarcosa in più, hai capito?”
“Tipo?”
“Ah, nooooso, io nun me ne intendo”
Ho faticato a rialzarmi dal pavimento, dopo questo scambio…
Un paio di volte poi sono andato in piscina di sera.
In mezzo alla settimana, prima di me, ci sono dei ragazzi sfortunati, con problemi fisici evidenti, alcuni in carrozzella.
Nello spogliatoio, hanno degli accompagnatori che li aiutano a lavarsi e a prepararsi.
Ovviamente i tempi si dilatano, e dato che io non sto mai in acqua più di mezz’ora, spesso quando esco loro stanno ancora lì.
Si annoiano, chiaramente. Non deve essere divertente perdere più di un’ora per fare cose che gli altri sbrigano volendo in pochi minuti.
E quindi cosa fanno, per passare il tempo?
Lanciano oggetti.
Bottigliette di shampoo, occhialetti, ciabatte.
Invariabilmente, ogni volta, quando mollano le redini, iniziano il lancio. Io cerco di ripararmi dietro una tenda, ma ‘sti benedetti ragazzi sono forti con le braccia, e anche abbastanza precisi, e non è raro che una bottiglietta di shampoo riesca a volare oltre la tenda.
Ad un certo punto, lo spogliatoio sembra Beirut.
Gli accompagnatori corrono da una parte all’altra dello stanzone, ridendo e scusandosi.
Una volta mi sono affacciato per capire meglio, e ho visto che anche gli accompagnatori si dedicano più volentieri al lancio delle ciabatte, che non a preparare i loro amici…
Insomma, per il momento la mia piscina comunale mi piace più di un centro sportivo da fighetti.
L’acqua è acqua, e la riga blu, fosse gialla sarebbe la stessa cosa.
Ma quello che vedo e sento in quello spogliatoio, come si suol dire, vale il prezzo del biglietto…

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