I Racconti della Piscina – 4

Dopo qualche mese di nuoto libero, penso di poter dire con ragionevole accuratezza che chi frequenta una piscina pubblica può essere assegnato ad una delle tre categorie seguenti:

Quelli che in piscina ci vanno per dimagrire
In linea di massima sono donne, sovrappeso, o anziani, sovrappeso. Molto spesso sono donne anziane, sovrappeso.
Fanno esercizi incomprensibili, tipo pedalare in acqua, o saltare da una parte all’altra, sfruttando biecamente il principio di Archimede per smuovere ettolitri d’acqua che poi impediscono agli avventori delle altre corsie di nuotare.
Amano la piscina perché ha la stessa gravità della Luna, e pesare un sesto ha i suoi vantaggi. Ad esempio se si fanno ballonzolare le tette, sulla Luna vanno anche in SU, mentre sulla Terra al massimo arrivano a “un po’ meno giù”.
Qualcuno è appoggiato ad una tavoletta colorata, e cerca di raggiungere il bordo partendo dal lato opposto, operazione che richiede svariati minuti, e sbuffi di acqua mista ad aria che una balena in confronto è una dilettante.
Se disgraziatamente uno di questi elementi decide di fare nuoto libero, e ancora più disgraziatamente si posiziona sulla corsia di qualche sfortunato (tipo io), è capace di creare un ingorgo peggiore di Via Nomentana alle 9 di mattina.
Superare questi energumeni è difficile, se non impossibile, perché un potente sensore di navigazione, simile al sonar dei delfini e posizionato esattamente al centro della natica sinistra, comunica ai cetac…ai nuotatori sovrappeso che qualcuno sta cercando di sorpassarli, con istantanea deviazione verso sinistra e conseguente frenata del malcapitato.
In alcuni casi, i cetacei si coordinano in modo che mentre uno ti rallenta sul tuo lato, l’altro arrivi dalla parte opposta. Certo, tu sei rapido e puoi svicolare, ma è ormai tardi quando scopri che un solo battere dei piedi consente agli energumenti di avanzare di 10 metri in un secondo.
E’ una cartuccia unica, che si sparano solo quando serve, e poi stramazzano, ma quale momento migliore di quando tu cerchi di passare?
Finita la lezione, i dimagrituri si specchiano e si rimirano, felici di aver perso 100 calorie, che recupereranno istantaneamente con un meritato maritozzo con la panna.


Quelli che della piscina non me ne frega un cacchio ma fa bene
Sono la stragrande maggioranza, e in mezzo mi ci metto pure io.
Sono quelli che eviterebbero volentieri di doversi alzare alle 6 per entrare in acqua alle 7 e poi andare al lavoro alle 8.30.
Oppure di uscire di casa alle 21.30 con la bistecca sullo stomaco nelle sere fredde e umide d’inverno.
Sono quelli che il primo giorno svengono dopo 2 vasche, le pulsazioni sono a 1000 dopo 10, ed emettono un rantolo preoccupante ad ogni respiro dopo 20.
Dopo un mese fanno le loro 20 vasche e soddisfatti si guardano di sfuggita allo specchio, facendo avanti e indietro fingendo di aver dimenticato lo shampoo, anche i calvi.
Li riconosci perché il primo giorno entrano in acqua con una cuffietta a strisce, con una bruciatura di sigaretta di lato (cazzo ci fanno con le cuffiette sti tizi?), e un costume port cros che hanno recuperato chissà dove, dato che sono circa 10 anni che indossano al mare rigorosamente bermuda lunghi e larghi per nascondere la panzetta.
Dopo solo 2 lezioni hanno un attillatissimo costume Arena da competizione, e una cuffietta nera che fa tanto squalo tigre, con occhialini viola.
Le ciabatte no, quelle sono sempre brasiliane e colorate, chissà perché il frequentatore occasionale di piscine non ritiene che le ciabatte debbano essere anch’esse professionali: quando entro in acqua e osservo le ciabatte allineate sul bordo, penso sempre di essere capitato piuttosto in una sauna gay.
Quelli che della piscina non glie ne frega un cacchio ruotano in continuazione; dato che riescono ad ottenere risultati accettabili abbastanza rapidamente, dopo 3 o 4 mesi smettono improvvisamente, per un viaggio di lavoro, perché gli è nato un figlio, perché hanno l’influenza, e scoprono quanto è bello non doversi spremere in acqua due o tre volte a settimana, e invariabilmente riprendono i chili persi, e perdono il tono muscolare ripreso.
Ecco, quello che differenzia gli appartenenti a questa categoria è la durata del periodo di assenza. C’è chi alterna presenza e assenza ogni sei mesi, ma si arriva anche a cicli di 10 anni.
A questa categoria appartiene anche un caso particolare di avventori: gli obiettori di coscienza.
Sono persone che SANNO di dover fare attività sportiva, e hanno scelto la piscina perché tutti dicono che fa bene, sviluppa i muscoli, riduce i grassi etc; fanno un abbonamento annuale, di solito a caro prezzo, e poi non ci vanno mai.
Ovviamente non ottengono miglioramenti, ma la loro coscienza dorme alla grande.


Quelli che io in piscina ci vivrei
Diciamocelo chiaramente. Gli appartenenti a questa categoria sono quasi tutti dei disadattati.
Gente che frequenta la piscina da anni se non da decenni, senza interruzione.
Che magari in passato ha fatto agonistica. In molti casi, può vantare un fisico degno di nota, ma spesso sono semplicemente magri.
Entrano in acqua, e non fanno mai meno di 40 vasche consecutivamente. Non ti considerano neanche.
Si guardano con reciproco rispetto in quei 10 secondi in cui entrano o escono dall’acqua, ma tutto qua.
Nello spogliatoio non parlano con nessuno, non con i frequentatori occasionali, men che meno con i cetacei, che disprezzano visibilmente.
I maniaci della piscina non nuotano perché fa bene, o perché si divertono. Nuotano avanti e indietro perché dotati di un interruttore che disinserisce il cervello non appena entrano in acqua; in questo modo riescono a passare un’ora a fare un’attività noiosissima, senza doverci neanche pensare.
Sfortunatamente qualcuno dopo si dimentica di pigiare di nuovo l’interruttore, e potete riconoscerli nelle serate conviviali, perché sono in grado di stare seduti due ore su un divano senza emettere una sillaba.
Il loro credo si può riassumere in tre parole: “La riga blu” (o gialla o rossa o bianca).
Seguono la riga blu come fosse il loro caro leader; non le staccano gli occhi di dosso; secondo me anche a casa hanno dipinto una bella e larga riga blu su tutto il pavimento per poterla seguire mentre passano da una stanza all’altra.
Si sussurra che alcuni maniaci della piscina abbiano addirittura tatuato sulle loro mogli una riga blu dallo sterno all’inguine, per essere sicuri di non perdere la strada.


(Post Scriptum)
Nei giorni scorsi ho notato un preoccupante fenomeno, che sembra essere perfettamente trasversale: il costume sgargiante.
Sospetto che sia legato al periodo dell’anno, che si pone esattamente a 4 mesi dall’inizio delle ostilità, un tempo sufficiente per far spuntare qualche pallido ricordo di muscolatura, e dare agli avventori la (infondata) percezione di essere diventati dei Raul Bova, o delle Federica Pellegrini.
Il primo sintomo di questa convinzione è l’utilizzo di costumi variopinti, neanche fossero la nazionale di pallanuoto del Brasile.
Negli ultimi giorni ho visto passare di tutto: Pippo Pluto e Paperino, squadre di calcio, ex mutande riciclate a costume, tanga vergognosi.
In confronto a loro, il mio Vilebrequin con le tartarughe rosa si può considerare castigato
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