I Racconti della Piscina – 5

Finalmente la piscina è aperta anche di domenica. Ho quindi deciso di andare, il brutto tempo mi aveva sconsigliato di dedicarmi ad attività all’aria aperta (leggi: golf) e sono andato a farmi una nuotata, per non perdere il ritmo.

Ho scoperto a mie spese che la domenica alle 11 gli italiani che frequentano le chiese sono ormai in minoranza: la gran parte dei nostri connazionali affolla le piscine comunali, e in particolare quella dove vado anche io.
Nessun parcheggio in zona, spogliatoio pieno, e corsie anche.
Ma fin lì, tutto nella norma, d’altronde non posso certo pretendere di avere una piscina tutta per me, come il lunedì mattina alle 7.45
Il punto è un altro: il dì di festa mette in circolazione esemplari di nuotatori umani che non incrocio mai, nei miei orari.
Elementi acquatici a confronto dei quali i cetacei mattutini sembrano i protagonisti di una finale olimpica.
Il primo segnale mi doveva venire dallo spogliatoio. Ho subito rimpianto il Professore, il Meccanico, anche il Bello Stronzo.
Loro sono tosti, si presentano la mattina, fanno le loro vasche, poi litigano, discutono, si appassionano.
Questi elementi domenicali sono sconfitti in partenza. Sguardi spenti, occhi cerchiati e venati di rosso dalle ubriacature del sabato sera, muscolatura pressoché inesistente, e soprattutto, maledizione, senso del ridicolo totalmente assente.
Il primo che ho incrociato l’ho soprannominato Er Maori de Noantri.
Sul tatuaggio ho una mia opinione personale, che è facile da intuire visto che io non ne ho neanche uno. Tuttavia, riconosco che per motivi religiosi, sentimentali, estetici, il tatuaggio può avere un suo significato.
Ora, però, mi sfugge completamente il motivo per cui un ragazzo ancora giovane, non più alto di un metro e settanta, di massa corporea probabilmente non inferiore a 90 kg, con una circonferenza in vita ben superiore al metro, debba farsi tatuare intorno all’ombelico delle frasi in un gotico incomprensibile, e intorno al polpaccio – grande come una mia coscia – dei simboli tribali polinesiani.
Non è tanto perché lui non capirà mai il vero significato di quello che c’è scritto sul suo corpo, quanto perché le lettere ormai stirate sono diventate dei geroglifici che rivaleggiano con il libro dei morti di Tebe.
Mi sono girato disgustato, e rinfrancato nella mia opinione sui tatuaggi, quando purtroppo, e sottolineo purtroppo, il mio sguardo si è posato su Culo Secco.
Avete presente quegli uomini di mezza età (tipo la mia) che vestiti in giacca e cravatta fanno sempre un figurone?
E’ la magrezza che glie lo permette.
Ma prima o poi, questi maledetti che riescono a indossare con disinvoltura qualsiasi abito, anche di marca infima, senza la minima modifica, prima o poi dicevo debbono spogliarsi. E lì cadono tutti i veli pietosi.
Culo Secco avrà almeno 5 anni più di me, le gambe partono da una caviglia sottile e un polpaccio inesistente, e poi salgono su senza allargarsi mai, né al ginocchio, alla punta del quadricipite, fino all’anca.
Il tizio potrebbe tranquillamente indossare dei jeans Gap skinny taglia 28 e forse gli starebbero anche larghi.
Queste due zampette sono innestate (se non sapessi che non è possibile, direi avvitate) su due chiappette secche, un culo piatto che non riesce a riempire un costumino stile port cros, che già di suo tende a largheggiare, ma addosso a Culo Secco sembra un pannolino con i bordi rinforzati.
Desolato, mi avvio verso la piscina, per scoprire, come pensavo, che le corsie sono affollate, e se mi va bene saremo in quattro.
Mi rassegno ed entro in acqua.
Non sapevo che il destino per questa domenica mi aveva riservato un intero campionario di animali da piscina che evidentemente negli altri giorni sono in letargo, in attesa di colpire nel giorno dedicato al signore.
Il primo che ho incrociato è il Dorsista Schiaffeggiatore.
A essere sinceri, ci ha messo qualche minuto a rivelarsi. Avrà fatto una decina di vasche a stile libero, e tutto sommato aveva un’andatura decente, uno stile accettabile, e teneva la sua corsia, tutto ciò che si chiede ad un altro nuotatore della domenica.
Ma poi è passato al dorso. Chissà, avrà pensato che la vita non è abbastanza dura, che lo stile libero non abbastanza faticoso, che le sue gambe necessitano di un po’ di tono…fatto sta che ha cominciato ad andare avanti e indietro per la corsia, e mi ha schiaffeggiato con la mano aperta OGNI SINGOLA VOLTA che l’ho incrociato.
Già, perché il Dorsista Schiaffeggiatore non è un vero dorsista, non percepisce la necessità di ruotare il braccio vicino al corpo, e quindi una volta abbandonata la sicura e materna culla liquida, le braccia cominciano a roteare disperatamente, come un pesce che cerchi di tornare nel suo elemento naturale; in questo frenetico percorso, ogni qual volta io mi trovavo nel raggio di un metro, sono stato preso a schiaffi.
Odio il Dorsista Schiaffeggiatore, perché non posso restituirgli come vorrei tutte le sberle che mi ha ammollato.
Ma prima di lui, la giornata era già cominciata male, perché in corsia con noi c’era anche la Signora Lenta.
Ora, tutti sanno che la cosa più difficile da fare in una piscina è andare piano. In acqua, soprattutto nell’acqua dolce, andare piano è quasi impossibile, si affonda, non si riescono a fare movimenti armoniosi, insomma, un minimo di sostegno ci vuole.
Eppure ci sono persone, come questa gentile signora, che riescono a completare una vasca da 25 mt in oltre 2 minuti, rendendo la giornata una via crucis difficilmente tollerabile.
Per completare l’opera di rallentamento, la signora ha indossato delle splendide mezze pinne, che nella sua idea dovevano conferire una spinta maggiore alle gambe, ma in realtà l’unico effetto sensibile è stato quello di sostenere le gambe, permettendo quindi un ulteriore rallentamento dell’andatura.
Stretto tra la Signora Lenta e il Dorsista Schiaffeggiatore, pensavo di aver raggiunto la mia dose di sfiga per quella giornata, ma ovviamente mi sbagliavo. Perché in acqua è calato improvvisamente lo Schiaffeggiatore Lento.
Prima di soffermarmi sulle caratteristiche tecniche di questo personaggio, va descritto fisicamente (è probabile che le due cose siano legate, ma sto evitando di pensarci troppo): sguardo folle, è sceso in acqua mentre io e Signora riposavamo. Mi ha salutato dicendomi – Cià –  e poi si è messo a parlare con la signora. Non sono passati neanche 30 secondi, mi ha guardato e mi ha ridetto – Cià – .
La cuffietta a strisce era tutta contorta sulla testa, con un orecchio fuori e uno dentro.
Ho temuto per la mia incolumità.
Poi, dopo qualche lamentela sulle troppe persone in acqua, si è lanciato in una vigorosa nuotata a stile.
Ora, per poter schiaffeggiare E andare lenti, c’è bisogno di una tecnica natatoria unica, e per certi aspetti invidiabile.
Intanto lo Schiaffeggiatore Lento è un nuotatore poderoso. Mena dei fendenti in acqua che fanno vibrare i bordi della piscina, solleva spruzzi che nemmeno le orche del Sea World, suda come un cavallo al Derby.
Però non usa le gambe. Le gambe per lui non esistono, sono un inutile fardello che trascina avanti e indietro come zavorra per fare un po’ più di fatica.
Poi respira ad ogni bracciata, ruotando il corpo intero quasi completamente, vanificando qualsiasi tipo di spinta in avanti fosse riuscito a darsi.
E infine, gesto tecnico impossibile da imitare, non distende mai le braccia, tenendo sempre i gomiti piegati a 90 gradi, e infilando le mani in acqua a partire dai polsi, con le dita della mano rigorosamente all’insù.
Tutto questo accorgimento gli consente di sbuffare come un mantice, lamentarsi della fatica, occupare tutta la corsia, ma andare più lento della lentissima Signora Lenta.
Ovviamente questo modo di nuotare così particolare lo obbliga a percuotere con inquietante regolarità chi arriva in senso contrario. A essere sinceri più che uno schiaffeggiatore andrebbe definito uno Sgomitatore Lento, ma ogni tanto riesce a steccare il braccio per cercare di aumentare l’andatura; purtroppo deve avere qualche problema ai tendini, perchè quando pure ci riesce, la spalla non riesce a chiudere completamente il giro, ed è lì che partono gli sganassoni al malcapitato di turno (quasi sempre io).
Sono tornato a casa stremato, umiliato da visioni antiestetiche, e raddrizzato da decine di ceffoni.
Ho deciso che andrò in piscina di domenica, d’ora in poi, solo quando il mio ego avrà bisogno di una cura dimagrante.
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