Chi sono gli Impresentabili

Ora va di moda nei partiti “scremare” le liste dagli “impresentabili”.

Leggendo i quotidiani si nota la frenesia, la determinazione con cui le segreterie dei partiti (mi verrebbe da dire “alcuni” partiti in particolare) combattono per definire delle liste blindate che non contengano personaggi definiti inqualificabili, con sospetti, indagini o addirittura arresti o condanne.
Il prode Giannino toglie un candidato e ringrazia pubblicamente un giornale che glie l’ha segnalato.
Alfano si appiccica con Cosentino che vorrebbe ricandidarsi, e ricatta il padre-padrone.
Tutto questo per un rigurgito di moralità, etica politica, pentimento?
Ci mancherebbe.
Perché la moda del momento è questa, e i sondaggi dicono che candidare certe facce fa perdere voti. E’ solo marketing.
Perché i vari Cosentino, Verdini, Bossi, Lusi, De Gregorio, e così via non sono degli sconosciuti; sono quelli che fino a poco tempo fa ci governavano, che decidevano per noi.
Che venivano intervistati in TV e sui giornali, che erano oggetto di grandi operazioni mediatiche, come la famosa “pajata” che il sidaco Alemanno fece mangiare pubblicamente ai leghisti calati a chiedere scusa, sempre per tornaconto personale (e ci volle la faccia come il culo della 86enne Annarella per sputtanare i due).
Sono quelli che si riunivano in “direttorio” a Palazzo Grazioli, per decidere le alleanze, le strategie e le sorti del paese.
Sono quelli, come Belsito e Lusi, a cui improvvidi leader di partito affidavano la cassa, e i nostri soldi.
Benissimo, stracciamoci le vesti allora. Ma dove stava la stampa (tranne rare eccezioni) quando questi lucravano ai danni della collettività?
Dove stavano le istituzioni, che non hanno sviluppato gli anticorpi necessari, senza che riunioni di pochi intimi decidano chi è dentro e chi è fuori?
Ma soprattutto: dove stavano gli italiani quando si trattava di votare?
Come è possibile che il 10% di noi abbia creduto al giustizialismo di Di Pietro, un altro 10% alle promesse di rivoluzione politica della Lega, e il 40% abbia pensato che veramente Berlusconi avrebbe fatto gli interessi di noi tutti e non solo i suoi personali?
Perché la verità, è che la responsabilità in ultima analisi è sempre di noi elettori.
Noi che ci facciamo irretire da chi urla più forte.
Che ci diamo di gomito quando vediamo litigare in TV.
Che abbiamo adottato il cinismo come stile nazionale.
Che siamo sempre pronti a dare la colpa a tutti per la monnezza nella strada, ma che quando si tratta di buttare una cicca non ce lo facciamo dire due volte.
Che ci facciamo guidare dai nostri piccoli, biechi interessi di bottega, e speriamo che ci tolgano l’ICI, o l’IRAP, o ammazzino Equitalia, poi sticazzi se il paese va a rotoli.
E che oggi vogliamo dimenticarci di aver votato per Cosentino, Verdini, Lusi, Bossi, Formigoni, Minetti, e siamo disposti a ridare la fiducia a chi li ha elevati al rango di Parlamentari, o peggio Ministri della Repubblica, purché la lista sia “pulita”, la nostra coscienza a posto, e ci possiamo dimenticare che anche noi siamo responsabili di tutto questo, quando andiamo in cabina elettorale.
La verità è che oggi, come ieri, siamo noi ad essere impresentabili.
Loro sono solo i nostri rappresentanti.
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