I Racconti della Piscina – 8

E così, tra impegni di lavoro, svogliatezza e anche mettiamoci un bell’incidente con il motorino, non sono andato in piscina per una settimana.
Guarda tu, gli unici due sport che pratico, golf e nuoto, necessitano entrambi della spalla destra in forma, e invece sono dolorante per la botta presa.
Talmente dolorante che ieri sera, per addormentarmi, ho dovuto prendere un antidolorifico.
Ah! che bella invenzione, la chimica!
Purtroppo come tutte le cose belle anche l’effetto degli antidolorifici svanisce, ma invece di svegliarmi in preda a dolori e doloretti, sono scivolato da un sonno anonimo, senza sogni, ad un incubo.
In quest’incubo ero nel mio ufficio al centro (no, non è questo l’incubo, insomma, non del tutto…), era una bella giornata di primavera, e stavo per uscire, quando mi chiama la reception:
– Dottore? ci sono delle persone qui per lei –
Per me? e chi è a quest’ora? non aspetto nessuno, penso.
– Va bene ora scendo, tanto stavo uscendo – rispondo.
Faccio la rampa di scale che mi separa dall’uscita, con il mio zaino in spalla, e me li trovo davanti.
Il Professore, il Meccanico, il Bello e l’Impiegato.
In abiti civili, o meglio, in abiti, dato che nella vita reale li ho visti solo in costume, o nudi, al massimo con un accappatoio.
Il Professore, mani dietro la schiena, con un bel tweed da universitario; l’Impiegato in grisaglia da sindacalista; il Meccanico con la sua bella tuta blu, e il Bello…bello, jeans bassi, camicia sgargiante, giacchetta pastello, e gel sui capelli.
Sembrano i componenti di una rock band, in cui ognuno interpreta un personaggio; i Village People, per intenderci, o i Beatles di Sgt. Pepper.
E’ un incubo, mi ricordo di aver pensato. E infatti era un incubo. Ma sembravano reali.
Il Professore mi prende con cortesia, ma decisione, per un braccio e mi spinge verso la strada.
– Vieni, non ti preoccupare, non ti facciamo niente –
Senza parlare mi portano in un bar, dove vado di solito, e dove mi conoscono bene.
Ricordo che nel sogno, pardon nell’incubo, mi vergognavo di essere accompagnato da quei quattro, ma nessuno nel locale ci stava facendo caso.
Senza preavviso, il Professore mi fa:
– Dove sei finito? –
– Sì! dove cazzo sei finito! – mi urla in faccia il Meccanico.
– Calma – gli dice l’Impiegato, che da buon sindacalista è abituato a mediare – abbiamo detto PRIMA con le buone –
– Te lo ripeto – chiede di nuovo il Professore – dove sei finito? –
Sapete, quando state vivendo un incubo, e ve ne rendete conto, la cosa peggiore da fare è pensare “tanto ora mi sveglio e finisce tutto”.
Perché la verità è che il tempo, in un sogno, non segue lo stesso flusso, si dilata e restringe in base alle esigenze, e in questo caso, almeno questa era la mia percezione, si stava orribilmente dilatando.
– Mah, sono stato in giro per lavoro, poi ho avuto un incidente… – non ci potevo credere, ma mi stavo giustificando.
– Vedi – riprese il Professore, che evidentemente funge da portavoce del gruppo – ti sei fatto un’idea sbagliata di noi. Tu pensi che noi siamo dei personaggi reali. Ma noi viviamo solo per permetterti di scrivere i tuoi oserei dire mediocri raccontini. Noi ci facciamo trovare lì la mattina, solo per farti sentire le nostre conversazioni, così che tu le riporti. Senza quegli stupidi raccontini, noi, semplicemente, non esistiamo –
Sono confuso. A dir poco.
– Cioè, mi state dicendo che voi siete frutto della mia fantasia? –
– Ahahahahahaha – ride sguaiatamente il Professore – fantasia, realtà…sono cliché. Ora non ti sembriamo reali? eppure pensi di essere sdraiato nel tuo letto, in questo momento. Diciamo che più tu scrivi, più la nostra vita si fa interessante –
– Anfatti! – ora è il Bello che protesta – ‘sta settimana, suaaaa paggina feisbuk mia, non me s’è cagato nessuno! –
Li guardo. Devo liberarmi di loro, e quindi scelgo un tono conciliante.
– Che vi aspettate che faccia? – chiedo a bassa voce.
– Quello che fai sempre. Vieni in piscina. Stai nello spogliatoio. Ascolta. E riporta –
– E se non fossi d’accordo? – dico in tono di sfida.
E’ il Meccanico a venirmi sotto.
– Se tu non fossi d’accordo, questo incubo lo vivrai tutte le notti, e la prossima volta la diplomazia la lasciamo a casa –
In quel momento finalmente mi sono svegliato. Tutto sudato, la spalla a pezzi, la testa che mi doleva, il cuore che batteva ad un ritmo impossibile.
Mi sono alzato di corsa e sono andato in bagno.
Mi sono tolto il pigiama, ho controllato la spalla, ho fatto qualche rotazione in avanti e all’indietro.
Piccolo, sopportabile, dolore.
Ho pensato: domattina, in piscina, riuscirò a farci un salto.

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