Procedure di decollo

Ci siamo, finalmente è arrivato il momento di partire. La vacanza che aspettavo da tempo sta per cominciare. Lascio il freddo e la pioggia di questi giorni per andare a svernare in un paese caldo e pieno di prati verdi dove far rotolare allegre tante palline bianche.

Sono decenni ormai che volo e ormai ho messo a punto – soprattutto per i voli intercontinentali come questo – una procedura efficiente, sicura, e affidabile, che mi consente di affrontare la partenza e il viaggio senza temere sorprese.
La procedura è basata su due fattori chiave, che consiglio a tutti: l’ansia e la scaramanzia.
L’ansia entra in gioco da subito, non appena decido di viaggiare, ma è mantenuta per giorni o anche settimane a livelli omeopatici.
Certo, c’è sempre il dubbio sull’albergo da scegliere, la macchina 4 o 5 porte, meglio girare o scegliere un solo posto?
E poi qualche segnale che l’intensità sta aumentando: porto la sacca, o la affitto là? Lo so, giocare con i propri ferri è meglio, ma se poi me la perdono? Ok risolvo con l’assicurazione viaggisicuri o come si chiama.
E il passaporto? Certo, è ancora valido per gli USA, ma non ha il chip, e la validità è garantita da una dichiarazione sul sito del ministero, ma è in italiano, e se poi non mi facessero entrare? Vabbè meglio rifarlo, poi ora sono dimagrito, la foto sarà migliore.
Nei due giorni precedenti l’ansia monta: stampo tutto, carico il cellulare con cento euro, hai visto mai, faccio il backup del pc dell’ufficio, lascio le mie ultime volontà.
Il giorno della partenza sveglio tutta la famiglia all’alba. La procedura prevede un passaggio fondamentale: devo essere al check-in almeno due ore prima.
Volo in partenza alle 9.15, ovviamente arrivo alle 7.45.
Certo, bastava mettere la sveglia un’ora prima, perché piove e non si può correre sul raccordo, ma l’ansia è una droga; se fossi arrivato nel tempo stabilito l’avrei mitigata, e invece ora mi sento benissimo, sono lucido, nervoso, e pronto ad affrontare l’imprevisto.
Perché capiamoci, l’imprevisto giustifica la mia ansia, altrimenti sarei solo un malato di mente, mentre sono semplicemente uno che prevede il futuro.
Controllo il biglietto elettronico, non c’è scritto il terminal. 1 o 3?
Panico, devo prendere una decisione, e se poi mi sbaglio? 
Magari, mi dice una vocina dentro.
Scelgo il 3, e ci azzecco. Peccato.
Arrivo al check-in, non c’è nessuno in fila, il mio ritardo è ininfluente.
Nessun problema, passaporto ok, mi pregano di portare  la sacca all’accesso bagagli fuori misura.
Sono un po’ deluso, mi ritroverò un’ora senza fare niente e dovrò inventarmi qualcosa per arrivare all’ultimo secondo al gate.
Mentre segretamente spero in una fila interminabile ai controlli, ecco che il destino mi dà una mano: l’accesso ai bagagli fuori misura è chiuso; un cartello dice di rivolgersi al banco 301. Venivo da lì, sono costretto a tornare indietro e a perdere tempo.
Comincio ad accelerare il passo. Arrivo al 301 dove c’è un altro accesso. Mentre una ragazza davanti a me sta per far passare il suo bagaglio ai raggi X, la macchina si blocca.
Imprecazioni degli addetti, cazzotti sulla macchina, reset del computer, telefonate in assistenza, ma niente, non ne vuole sapere.
Se non volete perdere il volo, andate al terminal 1 a spedire il bagaglio, è la sentenza.
Eccolo, l’imprevisto! Potrei perdere il volo…con questo magnifico pensiero in testa esco di corsa dal terminal 3 e mi dirigo verso l’1, preceduto dalla ragazza che, beata lei, si perderà e arriverà all’ingresso dopo di me.
Al terminal 1 trovo subito l’accesso bagagli grandi, e mi prendono la sacca.
Devo ritornare indietro, ora corro con un trolley e uno zaino.
Devo ancora passare i controlli, ce la farò?
I controlli sono veloci (maledizione) e l’imbarco è tra dieci minuti. 
Ce la faccio comodo, mi dico, quando improvvisamente realizzo che non ho soldi contanti. Chiedo, e scopro che nel mio settore non ci sono bancomat, il più vicino è dalla parte opposta.
Ci vado? O non ci vado?
Rischio di fare tardi al gate o preferisco trovarmi negli USA senza una lira cash?
Rischio e mi dirigo verso i gate opposti al mio.
Dopo non so quanti chilometri di tapis roulant vedo un bancomat.
Esito. E se mi rubasse la carta?
Uff, vabbè, inseriamola.
Va tutto liscio, mi ridà carta e soldi, e a questo punto mi devo precipitare.
Rifaccio in senso inverso tutta la strada, controllo passaporto, trenino di superficie, e arrivo al gate, dove stanno già imbarcando.
Cazzo, vedrai che non troverò posto per il trolley o la macchinetta fotografica.
Arrivo a bordo e per fortuna sistemo tutto.
Ci siamo.
L’aereo sta facendo il taxing verso la pista, l’ansia è stata soddisfatta. Le pulsazioni stanno tornando normali, manca poco al decollo, quando entra in azione il secondo fattore chiave: la scaramanzia.
Sì, lo so che gli aerei sono apparati sofisticati, miracolo di ingegneria, che sfruttano abilmente la legge di Bernoulli per volare.
Sì, so anche che in proporzione al numero di passeggeri trasportati sono il mezzo più sicuro.
E certo, so anche che gesti apotropaici e riti tribali non avranno alcun impatto sulla capacità dell’areo di portarmi a destinazione sano e salvo.
Ma siamo sicuri che sia proprio così?
E in fin dei conti, non è vero che ho sempre volato in sicurezza anche grazie alla mia procedura? Perché dovrei abbandonarla proprio ora?
In fondo è rapida e semplice, prevede unicamente che mentre l’aereo decolla io stia sfogliando un…cazzo!
Il giornale!
Nooooooo!
Ho lasciato il giornale nel trolley, che ora è sepolto sotto cumuli di giacche e buste!
L’aereo è in movimento, ma devo assolutamente recuperarlo.
Mi slaccio la cintura e mi alzo, l’assistente di volo mi dice di sedermi, ma faccio un cenno per dire “un attimo”, mentre cerco freneticamente di recuperare il quotidiano.
Lei si avvicina per farmi rimettere giù ma non sa, la povera ignorante, che da questo potrebbe dipendere la sicurezza di tutti i passeggeri.
Infine riesco a prenderlo, e mi siedo tranquillo.
Mentre lo apro, ad una pagina a caso, il comandante ci annuncia che il cattivo tempo potrà causare delle turbolenze.
Questo non ci voleva.
Di solito la lettura del giornale è sufficiente come protezione standard, ma contro le turbolenze? Basterà?
L’ansia si sovrappone alla scaramanzia, e questo non è bello: mi cominciano a sudare le mani e mi si secca la gola.
Mentre tengo il giornale teso davanti a me, mi accorgo che la mia vicina si fa ripetutamente il segno della croce, e mi rilasso.
Ci ha pensato lei ad aumentare il tasso di scaramanzia al livello necessario, non devo cambiare la procedura.
Mentre l’aereo sale, si balla un po’. Arrivati all’altitudine di crociera, il comandante ci dice che si ballerà per tutto il viaggio, e che dobbiamo rimanere seduti con le cinture allacciate.
Forse non avrei dovuto vedere il film “Flight” proprio due giorni fa.
Giornale e segno della croce. Li avrei dati come sufficienti per il 99% dei casi.
Ma oggi temo che sia necessario fare qualcosa di più.
Fortunatamente un ragazzo con una kippah in testa si alza, e dopo essersi avvolto intorno al braccio e alle mani un nastro di plastica nera, e aver messo in testa una specie di scatola, comincia a leggere le sacre scritture baciando ripetutamente un cordone bianco.
Sorrido, e mi metto a dormire.
Oggi su questo volo siamo superblindati.
Non c’è più niente che può andare storto.
Solo, mentre scrivo queste righe, mi viene da pensare: e se non mi riconsegnassero i bagagli all’arrivo?

 

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