Cronache dal nuovo mondo – 2

Gli americani sono grassi.
Quando non sono grassi, sono sovrappeso, e nel migliore dei casi paciocconi o bene in carne.
Ma molto spesso hanno dimensioni inaudite, soprattutto le donne.
Braccia come gambe, gambe come culi, e culi come…boh come frigoriferi.
Gli uomini sono colossi, e dato che qui girano tutti in bermuda, mostrano dei polpacci pazzeschi.
La cosa bella è che sembrano fregarsene. Essere grassi, anzi obesi, qua è la normalità.
E il marketing si adegua; le taglie delle magliette arrivano alla xxxl, e a me, che non sono proprio piccolino, di solito la xl va larga.
Le porzioni ai ristoranti sono immense. Le popcorn “piccole” sono un secchiello da spiaggia, quelle grandi un bidone della spazzatura.
La coca è sempre “free refill”, tranne da mac, dove comunque la medium è un paio di litri.
Hamburger, bistecche, patatine, tutto è enorme, o in quantità immense.
Fa dispiacere notare che la grassezza è proporzionata al livello sociale e culturale: sono più grassi i neri, gli ispanici, i poveri.
I bianchi spesso sono magri, anche se la magrezza agli americani sta male, sembrano tutti avvizziti.
Insomma, la ciccia abbonda.
Per questo stasera, quando tornando in hotel, ho visto caracollare davanti a me una tipa di colore su dei tacchi altissimi, vestita di niente, con un corpo perfetto che sembrava Naomi Campbell, per poco non ci resto secco.
Intendiamoci, la mia era solo curiosità sociologica.
La tizia entrando fa un cenno ad altri due con una cinepresa e una macchinetta.
– Che succede?- domando
– Una festa di compleanno, privata – risponde uno dei due.
Entro nella hall, mi dirigo verso l’ascensore, e la tizia è là.
Mamma mia, penso, è uno spettacolo.
Un po’ volgare inguainata in un abitino verde svolazzante, con sotto le culotte intonate (l’abitino è completamente trasparente), però difficile non guardarla.
Ora, io mi domando e dico: perché, perché non mi sono limitato a guardare la porta dell’ascensore in attesa che si aprisse, e poi salutare e via?
No, ho dovuto fare il coglionazzo italiano.
Ma che, il ministero del turismo ci paga, per fare i fessi con tutte le donne che ci capitano sotto tiro?
Mica l’italiano è una specie doc, da farci un consorzio.
E no, non potevo esimermi dal fare la grezza del secolo, anzi, probabilmente del millennio.
Guardo la tizia e le chiedo (barando perché lo sapevo già, o pensavo di saperlo): 
– C’è una festa? –
E sorrido. Ebete.
Lei mi guarda, con uno sguardo amaro.
Io mi gelo. No, signore, no, ti prego, fa che io non abbia capito.
Invece nessuna pietà.
Lei è proprio quello che ho finalmente capito essere.
Sulle prime, non mi risponde neanche.
E alla fine si aggiusta l’abitino, e prima di uscire dice:
– Sì. Proprio una bella festa –
E se ne va a fare il suo lavoro.
Io resto immobile per un paio di secoli, almeno così mi è sembrato.
Vado in stanza, contemplo per un momento l’ipotesi del suicidio, ma ho mangiato da McDonald’s, e forse è sufficiente.
Mi addormento con un pensiero assillante: ma imparerò mai a farmi i cazzi miei?

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2 thoughts on “Cronache dal nuovo mondo – 2

  1. Beh dai “coglionazzo italiano” è un po’ forte, in fin dei conti era solo una domanda e, forse, il fatto di non aver intuito subito la professione della signorina poteva anche suonare come un complimento… Ho visto italiani all’estero fare decisamente di peggio.

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