Il Maranga

A Roma siamo tutti un po’ coatti, ossia strafottenti, menefreghisti, esibizionisti, ignoranti, caciaroni, maleducati. Chi più e chi meno.

Il maranga è l’evoluzione del coatto; laddove il coatto è in genere una persona normale, il maranga è più vicino al delinquente anziché no.
Il maranga sopraffà volentieri, esibisce elementi del potere di basso livello, come quintali d’oro addosso, è di solito il capetto di una banda, magari parla meno del coatto ma biosgna stare molto attenti a trattarlo.
Pare che come per i pokemon, anche il maranga abbia un ulteriore stadio di evoluzione, il goganga, ma che non sia ancora stato mai osservato in natura. 
L’incontro con un maranga è sempre un’esperienza da raccontare.
 
Il motorino a Roma, oltre che una necessità per molti, è fonte pressoché inesauribile di episodi interessanti da raccontare.
Qualche volta poterli raccontare è già una soddisfazione in sé.
Qualche tempo fa me ne andavo in giro con il motorino, non ricordo bene a fare che, comunque ero a Roma Sud, zona Ostiense, ed ero in una piazza che stavo circumnavigando per imboccare una via dalla parte opposta.
Mentre ero in equilibrio precario, grazie alla piega stile Valentino Rossi che caratterizza noi motorinisti romani, una macchina sbuca improvvisamente da una strada alla mia destra, quasi parallela al mio senso di marcia, e mi taglia la strada sulla sinistra proprio mentre curvavo.
La macchina. Una 126 colore azzurrino. Modello vecchio, per capirci, quella col motore a sogliola fatta in Polonia 30 o 40 anni fa.
Una macchina che ormai non si vede quasi più in giro, già solo questo incontro meritava la mia presenza lì.
Peccato che il sorpasso a sinistra in piega sia già un esercizio difficile quando sono in gioco due moto, ma quando uno dei due mezzi è una macchina, che tra l’altro non si cura di te, lo scontro è praticamente inevitabile.
E invece, con un colpo di reni, una prontezza di riflessi che non credevo di avere, riesco a sterzare sulla destra, per fortuna non arrivava nessuno, il motorino sbanda, rischio di cadere un paio di volte, poi tiro i freni e mi fermo.
Passato il momento di spavento, il sangue mi ricomincia a fluire nelle vene, mi sale una rabbia sorda al cervello, e allora faccio un grande e polemico applauso rivolto al guidatore della 126, e urlo:
– Bravo! Sei bravo, sei! –
La 126 inchioda.
Lentamente si apre il finestrino, e spunta una faccia da delinquente matricolato.
Un maranga, probabilmente anche in fase evolutiva.
Mi guarda con disprezzo, e con una voce bassa, e pesante accento di Tormarancia mi chiede:
– In che sssenzzo sarei bravo, io? – (enfatizzare le “s” rende l’idea)
Le scelte erano chiare.
Chiedere umilmente scusa inginocchiandosi di fronte all’autorità superiore, oppure morire con dignità.
Un po’ per incoscienza, un po’ per carattere, ho scelto la seconda.
Con un tono fermo, ma moderato (meglio non irritare inutilmente un maranga), ho detto:
– Non so se te ne sei accorto, ma per poco non mi fai ammazzare –
Anche il maranga ha esitato un attimo, probabilmente nella sua mente le scelte erano molteplici: faccio manovra e lo metto sotto; esco e lo gonfio di botte; gli sparo direttamente dalla macchina così non faccio neanche lo sforzo di uscire, e così via.
Poi, non lo so, forse era la giornata buona, forse anche i maranga conoscono la sottile arma del sarcasmo, fatto sta che mi ha risposto:
– Allora te chiedo sssscusssa –
Ed è sgommato via con la sua 126.
Io, una volta ripristinate le funzioni vitali, ho rimesso in moto e me ne sono andato, un po’ impaurito, ma felice, come l’esploratore che incontra la tigre del Bengala, e poi lo racconta al National Geographic.

fiat 126

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4 thoughts on “Il Maranga

      • A me capitò al contrario… stavo in macchina e ho fatto una manovra un po’ azzardata tagliando la strada ad un motorino (ci tengo a dire, però che stava parecchio distante, e non avrei leso la sua salute), questo comincia a suonarmi come un pazzo e mi viene dietro. Allora mi fermo.
        “Ma checcazzo fai, ahò porco… porca la… ma ti spacco ma vaffanculo”
        Insomma mi sono ritrovato un marango. te l’assicuro.
        A quel punto ho messo in atto ciò che mi ero sempre ripromesso di fare in questi casi: IL FINTO NOVELLINO.
        “Scusami…cazzo…scusami…ho…ho la patente.. ho la patente da poco, non l’ho fatto a…apposta!”
        ” A vabbè fratè, però fai attenzione a prosima vorta!”

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