I Racconti della Piscina – 9

Confesso, erano 3 settimane che non andavo in piscina.Prima i postumi di un incidente col motorino, poi una vacanzina fuori stagione, poi il fuso orario che non si risistemava, poi una serie di impegni in serie, insomma oggi, anche per scaricare un po’ di tensione pre elettorale, ho deciso di farmi vedere di nuovo.

Ero sinceramente un po’ timoroso, chissà se mi avrebbero riconosciuto. E i miei interlocutori preferiti? dove sarà il Professore? sicuramente a imbonire la folla davanti a qualche seggio elettorale.

Insomma entro un po’ timidamente, e subito indovino che sarà la mia giornata: davanti a me a consegnare il certificato medico, c’è una bella ragazza. Alta, bionda, vestita bene. Un po’ più giovane di me (e questo la qualifica in maniera definitiva come ragazza).
Forse la prima ragazza carina da quando frequento la piscina.
Sento che oggi nuoterò molto vigorosamente, e vado subito nello spogliatoio a prepararmi.
Risento l’odore del cloro e degli shampoo, e scopro che questa faticaccia che faccio ogni volta, in fondo in fondo mi è mancata.

Mentre mi cambio metto le scarpe sotto la panca, e vedo che ci sono diverse paia di scarpe da ginnastica minuscole.
Subito penso: “nani?”, poi percepisco le grida dalla piscina, e capisco.
Bambini.
No, dio, i bambini no.
I bambini in acqua sono la cosa peggiore che possa capitare: urlano, si agitano, piangono, protestano, muovono l’acqua, si tirano dietro papà, mamme e istruttori urlanti, e in alcuni casi estremi se la fanno anche addosso.
Ecco, se pensavo che dio mi avesse mandato un pensierino per premiarmi del ritorno in piscina, mi sono dovuto ricredere subito.

Mentre finivo di cambiarmi masticando amaro, entra un signore dall’età apparente di 80 e passa anni; cammina lentamente e un po’ malfermo, è completamente vestito e ha una borsa da ginnastica in mano.
Mi guarda e fa: – E’ questo lo spogliatoio? –
Io mi guardo, sono in mutande e in mano ho un costume. Sì, direi di sì, questo è lo spogliatoio.
– Ah grazie! sa, è la prima volta che vengo in piscina –
E allora ditelo. Ditelo forze oscure del male che ce l’avete con me, che mi avete voluto attirare in questo luogo illudendomi, e poi colpendomi molto ma molto in basso.
Prima i bambini, ora il vecchio che non è mai andato in piscina. Vedrai che capita nella mia corsia, vedrai.

Va bene, vado a casa, mi rivesto. Uff. No, ormai ci sono, beviamo l’amaro calice.
Entro in piscina un po’ in anticipo, e vedo subito un papà con telecamera e sovrascarpe di plastica. Andiamo bene, c’è pure la ripresa televisiva, penso.
Poi mi giro, e vedo che in acqua non ci sono bambini.
Sono neonati, e piccoli frugoletti di due anni al massimo, che con le loro mamme e papà fanno ambientamento in acqua. Mi riviene in mente quando anche mia figlia aveva quell’età, e mi si allarga il cuore.
Mi guardo qualche minuto di questi bambini che sguazzano con braccioli microscopici, tirati in aria dai loro genitori, e penso che dai, tutto sommato va bene così.

Poi entro in acqua, e vedo che il nonnino di prima si è infilato in un’altra corsia. Sempre meglio.
Mi giro per vedere se c’è la ragazza di prima, e la vedo arrivare in costume molto professional, e molto aderente. Ma non entra in acqua, chissà perché.
Mentre aspetto di vedere quale corsia sceglierà, faccio qualche rotazione delle braccia alla Mark Spitz, la spalla va. Mi butto e faccio la prima vasca, ma mentre sto per toccare il bordo sento un rumore come un’esplosione.
Esco dall’acqua e vedo che un gruppo di signore, compresa purtroppo la fanciulla di cui sopra, ha iniziato la lezione di acqua gym.
A quanto pare le due istruttrici, due naziste credo, hanno sviluppato un metodo infallibile per convincere corpi un po’ appesantiti a superare gli ostacoli della gravità terrestre: sparare musica house nelle loro orecchie fino a far sanguinare i timpani.
Per qualche minuto faccio avanti e indietro in acqua, passando ogni paio di bracciate dal relativo silenzio sott’acqua, alla scena iniziale di “Salvate il soldato Ryan” quando tiro fuori la testa per respirare, finché non mi faccio coraggio e faccio segno a una delle naz…istruttrici di abbassare un po’ il volume.
Lo sguardo di odio che ha salutato questa mia richiesta mi ha convinto all’acquisto di due tappi per le orecchie, per la prossima volta.

Cerco allora di concentrarmi sulla mia mezz’ora di fatica, quando scivola in acqua, nella mia corsia, una signora di una certa età.
Ora, la mia personalissima esperienza mi dice che l’aumentare dell’età rallenta la bracciata, le due cose sono direttamente proporzionali.
Ma tutte le statistiche hanno delle eccezioni, mi dico.
Ecco. In questo caso, no.
La signora inizia a fare avanti e indietro più lenta di una lumaca, usando uno stile che potremmo definire “Sopravvissuti del Titanic”.
Nonostante abbia ai piedi delle pinnette per aiutarsi, le gambe sono praticamente immerse verticalmente in acqua.
Prende una tavoletta, ci si appoggia con la schiena e con la testa, con le braccia all’indietro afferra la tavoletta sopra la testa, e percorre la corsia con la sola forza (…) delle gambe.
L’operazione è così lunga e complicata, che io e un altro tizio mediamente ogni due vasche dobbiamo aspettare appoggiati al bordo che almeno ella arrivi dall’altra parte. Per un momento abbiamo anche pensato di farci una partita a Ruzzle, e solo la presenza dell’acqua ci ha fatto desistere.
Ad un certo punto, la signora arriva a metà vasca e là rimane. Io e il tizio ci guardiamo, preoccupati: sarà svenuta? si sarà addormentata? lo sforzo è stato troppo forte e…no, non vogliamo neanche pensarlo.
Ci avviciniamo cautamente, e ci accorgiamo che la signora è ancora viva e vegeta e ben sveglia, e che continua a mulinare le gambe; solo che è stanca, e le gambe sono andate ancora più a fondo, e praticamente tutta quell’agitazione non produce neanche un metro di spostamento.

Finisco rassegnato le mie vasche, e me ne torno nello spogliatoio.
Sto per catalogare questo rientro in piscina come sfortunato, quando vedo i bambini di prima, con i loro papà, che fanno la doccia, si asciugano i capelli, si vestono, e chiacchierano tra di loro, i più grandicelli, mentre gli altri si guardano intorno felici di stare in mezzo agli altri bambini.

Allora sorrido, e penso che oggi è stata veramente una bella giornata di nuoto.

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