I Racconti della Piscina – 10

Oggi ho conosciuto la Fatica, quella con la F maiuscola.
Quella che ti fa dire “ma chi me l’ha fatto fare”, che ti fa sbuffare ad ogni bracciata, che ti fa tenere chiusi gli occhi sott’acqua anche se hai gli occhialini, solo per risparmiare energie.
Avrei mollato dopo qualche vasca, se non fosse che sono tignoso, e che non esco dall’acqua se non ho fatto almeno il mio “minimo sindacale”, e se non fosse che…ma andiamo con ordine.


Stamattina in piscina non c’era nessuno.
All’ingresso, nessuno, alla reception, nessuno, nello spogliatoio, nessuno.
Tracce di presenze umane, nessuna, neanche una borsa, un accappatoio, niente.
La tenda che separa i due lati dello spogliatoio maschile tirata e ripiegata con cura, tutto pulito, come se non fosse venuto nessuno stamattina a spogliarsi.
Strano, ho pensato.
Comunque mi sono cambiato, e ho pensato che almeno avrei avuto la piscina tutta per me.
Mi sbagliavo, perché quando arrivo in piscina, le corsie sono piene.
E dove stavano tutti questi? dove si sono spogliati?
Neanche a dire che la temperatura è tale da farli arrivare da casa già in costume…
Non mi sono fatto poi tante domande, ho posato le mie cose e mi sono diretto verso l’acqua.
Sorpresa: in realtà le corsie sono piene, tranne quella centrale, che è vuota.
Mi sono guardato intorno, e ho notato che le corsie a sinistra erano occupate dai frequentatori dell’ora successiva: il Professore, il Meccanico, il Bello, l’Impiegato. Erano tutti lì.
A destra invece c’erano tutte persone anziane, tra cui ho riconosciuto qualcuno che avevo intravisto nei giorni scorsi.
Mentre mi aggiustavo gli occhialetti, avevo la sensazione che stessero tutti osservando me; ho alzato gli occhi, ma stavano tutti pensando ai fatti loro, chi nuotava, chi chiacchierava, chi si riposava.
Questa cosa non mi convince. Perché hanno anticipato? Ho pensato.
E tutti insieme, poi.
Boh, alla fine non sono affari miei.


Sono entrato in acqua e ho cominciato, e subito ho sentito che le gambe erano di marmo, non respiravo bene, facevo una fatica del diavolo, prima ho iniziato a respirare ogni 4, poi ogni 2, poi ogni bracciata, e alla fine se fosse per me sarei stato con la testa fuori dall’acqua tutto il tempo come un cane, e solo l’orgoglio mi ha impedito di farlo.
Ho fatto un po’ di vasche, poi mi sono fermato ansimante, dovevo assolutamente riprendermi; oggi mi viene l’infarto, sicuro, mi sono detto.
Ho guardato alla mia sinistra, e gli occhi quasi mi escono dalle orbite: non avevo mai visto nuotare il Professore e gli altri, e certo, potevano essere anche dei nuotatori di lungo corso, per quanto ne sapevo io, ma non sarei aspettato lo spettacolo che si offriva alla mia vista.
Il Meccanico nuotava a delfino con bracciate ampie, uscendo dall’acqua fino alla vita, e percuotendola con un vigore che sì, forse poteva essere coerente con la sua attività, ma che non ti aspetti da un uomo di sessant’anni.
La cuffietta, occultando la pelata e i capelli bianchi, gli dava un’immagine di nuotatore professionista, e le spalle fendevano l’acqua senza pietà.
Il Professore invece si stava esibendo in uno stile libero di grande spessore, velocissimo e potente, con una respirazione alternata a 3 bracciate da vero campione.
La grande sorpresa poi è stata quando, arrivato dalla parte più bassa della piscina, con un balzo si è issato sul bordo, ha fatto tre flessioni con schiaffo davanti e dietro (stile Rocky, per capirci) e si è subito ributtato in acqua ricominciando a mulinare le braccia.
Io ero semplicemente ammutolito.
Mi sono girato dall’altra parte, e i vecchietti che occupavano le due corsie di destra non sembravano quelle boe galleggianti che avevo visto finora.
La signora che l’altro giorno nuotava in stile titanic aveva afferrato la sua tavoletta gialla, e con le gambe mandava poderosi schizzi verso il soffitto, che la facevano marciare ad un ritmo impressionante.
Per fortuna in mio aiuto, o meglio in aiuto del mio ego, ad un certo punto è arrivata una ragazza, direi anche belloccia.
Si è messa nella corsia subito alla mia destra, e ha cominciato a fare gambe dorso, con un’andatura moderata, anzi, direi che andava quasi piano.
La signorina aveva una conformazione fisica tale che dopo due metri di nuotata di lei si vedevano solo le tette e il naso.
Rincuorato, decido di riprendere le mie vasche a stile, e dato che la signorina in questione stava alla mia destra, proprio dalla parte in cui respiro di solito, penso subdolamente di passarle davanti, in modo da far vedere che non sono poi così scarso.
E così ho fatto.
Una, due volte mi giro per respirare, alla terza per poco non annego: le tette e il naso mi sorpassano ad una velocità disumana, quasi avesse un’elica di motoscafo ai piedi.
Arrivo a fatica al bordo, mi guardo intorno e vanno tutti come pazzi, mi sento poco bene, mi sta venendo la nausea, sento che devo uscire dall’acqua, subito, altrimenti, rischio di svenire, rischio di svenire, rischio di sv….driiiiiiiiiiin!


La sveglia! Apro gli occhi. Sono a letto e la sveglia delle 6.45 suona incessantemente.
La spengo, mi stropiccio gli occhi, e guardo la borsa della piscina, già pronta vicino al mio letto.
Era un sogno, quindi, anzi un incubo.
E che cosa avrà voluto significare?
Poi capisco.
Eh sì.
Ho perso le elezioni. Non mi merito nessuna pietà, né da sveglio, né in sonno.
Vado. Sarà una lunga giornata.


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