Luminosi i mattini erano un tempo

Questo è il secondo racconto in ordine di scrittura che ha per protagonista lo stesso personaggio de “Il Bambino” e “La Festa della Donna” .
Mi piace perché è una persona perbene, ed empatica.
Soffre sempre, per le proprie e altrui miserie.
E mi ha aiutato quando ho perso una persona cara

 

Salgo le scale strette che portano al terrazzo, prima lentamente, poi sempre più veloce.
Tac-pausa-tac. Poi tac-tac-tac.
Il rumore delle scarpe di cuoio scandisce il crescendo della mia ansia, premonitrice di ciò che mi aspetta, e mi aiuta a concentrarmi, e a non ascoltare i rumori che provengono da fuori, rumori di persone, di metallo, di radiotrasmittenti.
Arrivo alla porta di ferro e mi fermo un attimo.
Mi aggiusto la cravatta. E’ un gesto inutile, forse stupido, ma mi dà sicurezza.
Un respiro, e apro, e con la mano devo proteggermi dal vento teso che mi colpisce e dalla accecante luminosità dell’alba sulla città.

– Eccolo! – gridò una voce – è arrivato il maresciallo Graziosi –
Di Capua gli venne incontro e lo aiutò a scavalcare il gradino di marmo, e a superare la transenna.
– Buongiorno, Marescià – lo salutò con rispetto ma con confidenza.
– Di Capua, quando vedo te alle 6 di mattina non è mai un buon giorno, sappilo – gli rispose stringendogli forte la mano. Non c’era bisogno di tante parole tra due uomini che quotidianamente affrontavano i pericoli di un mestiere infame.
Il Commissario Renzi si avvicinò e lo salutò.
– Grazie Maresciallo di essere venuto subito – gli disse con un leggero gesto del capo. Era il massimo che poteva aspettarsi, lo sapeva bene. Non c’era un gran feeling tra lui e Renzi.
– Caro Renzi – rispose – a quanto pare le rogne mi arrivano anche quando te le smazzi tu – una frecciata ci stava bene, Renzi era un campione nell’evitare i casi scottanti, e fiondarsi su quelli potenzialmente da prima pagina. Come questo, d’altronde, ma la faccenda gli era scappata di mano.
Il Commissario fece un sorrisetto.
– Non è colpa mia se ti sei divertito ad arrestare quel poveraccio cinque volte, Graziosi, e ora a quanto pare lui vuole parlare solo con te –
Graziosi annuì, ma non disse nulla.
Si guardò intorno, e la scena lo fece stare male.
Era tutto sbagliato, tutto.
Decine di poliziotti sul tetto, almeno quattro cecchini in posa, due cani, e un elicottero che volteggiava basso.
Il terrazzo della banca era molto grande, e le forze dell’ordine erano tutte posizionate sul lato sud.
Dall’altra parte, guardato a vista da due poliziotti armati, c’era quel disgraziato di Gianni Dinardo.
Un piccolo spacciatore, ladro di automobili, ricettatore, che lui aveva mandato in galera più volte. Ma ora il Dinardo – come lo avrebbe chiamato il Commissario – aveva fatto il salto di qualità.
Aveva tentato la rapina in banca, ma era un dilettante, per queste cose, e la polizia era arrivata subito. Poi aveva preso in ostaggio una donna delle pulizie, e si era asserragliato sul tetto, in bilico su una parte non protetta, cinquanta metri sotto di lui fino al marciapiedi, e una pistola puntata sulla testa della donna, che tremava e piangeva di paura.

Era nervoso, Gianni. Lui lo conosceva bene. Gli aveva dovuto dare un paio di schiaffi, una volta solo per farlo smettere di urlare.
– Che intendi fare? – disse Renzi risvegliandolo dal suo torpore.
Graziosi lo guardò, e disse:
– Parlarci. Ma da solo. Ora mi fai la cortesia, tu e i tuoi uomini ve ne andate –
Renzi incassò il colpo con classe, anche se schiumava.
– Ok – disse – ti lascio solo due tiratori scelti, e l’elicottero in caso di problemi. –
Graziosi lo guardò. Brutto figlio di puttana, pensò, vuoi il morto, e vuoi che sia colpa mia.
– Non ci siamo capiti, Renzi. Se questa operazione la devo condurre io, si fa a modo mio. Quindi TUTTI i tuoi uomini se ne vanno, compresi cani, cecchini ed elicotteri. Resta solo Di Capua con me. Lui sa come ci si muove in questi casi –
La stilettata colpì duro proprio come immaginava.
Renzi non disse nulla, strinse le labbra che diventarono esangui, e con un gesto nervoso fece segno ai suoi uomini di seguirlo.
In pochi minuti il terrazzo si svuotò.
Il Maresciallo Graziosi si tolse la giacca e la appoggiò a terra. Si allentò la cravatta che solo poco prima aveva sistemato con cura, e senza dire una parola si avviò verso la parte opposta.
Di Capua si limitò ad appoggiare il cappello sulla giacca del Maresciallo, e a togliersi la cintura con la pistola. Rimase con la sua divisa stirata perfettamente, e si avviò tenendosi distante.
L’uomo sul bordo del terrazzo osservava tutto ciò dondolandosi nervosamente sulle gambe, sempre tenendo un braccio intorno al collo della donna, e la pistola all’altezza della tempia.
Quando Graziosi fu arrivato a pochi metri, l’uomo parlò:
– Ce ne hai messo di tempo per arrivare, Marescià. Qualche altro minuto e non ci trovavi più nessuno. Fermo lì. Non ti avvicinare oltre –
Graziosi ignorò l’avvertimento e fece qualche altro passo.
– Invece mi avvicino, Gianni. Devi stare tranquillo. Ti ho arrestato cinque volte, e tutte quante a mani nude. Lo sai che non ho mai portato la pistola, e anche se fosse, non sono capace di centrare un bisonte a due metri. –
E aprì le mani in gesto di pace.
– E il tuo amico là, quel Carabiniere del cazzo che ci guarda? –
Graziosi girò leggermente la testa per guardare l’appuntato, che era fermo, tranquillo. Sì, Di Capua sapeva come ci si comportava in questi casi.
Tornò a guardare l’uomo, e disse:
– Di Capua? Sì, lui sa sparare, e anche bene. Ma ha lasciato la pistola dall’altra parte, ed è un mio uomo fidato. Non sparerà se non glie lo ordino io, e io oggi non glie lo ordinerò –
– Ora Gianni – continuò Graziosi – dimmi, perché questo casino. Qui, oggi. Erano due anni che non sentivo parlare di te, niente furtarelli, niente droga, e poi questa cazzata. Perché? –
L’uomo sudava. E puzzava. Di paura, di droghe da quattro soldi, e di disperazione.
– AHAHAHAHA- fece una risata amara – vuoi sapere perché? perché dopo aver conosciuto mia moglie avevo deciso di smetterla con questa merda, perché campavamo in due con quattro soldi, ma eravamo felici, perché quando si è ammalata non avevamo una lira e ci hanno trattato come delle bestie, ed è morta senza che io potessi aiutarla. E quindi che pretendevi? che mi rimettessi a lavorare alla pompa di benzina, aspettando di morire da solo? come un cane? no grazie, meglio questa vita qua – digrignò i denti per darsi un tono, ma si vedeva che aveva paura.
– E perché mi hai voluto qua? Non hai combinato abbastanza casini da solo? pensi che io possa aiutarti a venirne fuori, finché tieni questa disgraziata in ostaggio? – guardò brevemente la donna, che era terrorizzata, ma almeno non faceva storie.
L’uomo esitò prima di rispondere, stava raccogliendo le idee.
– Quello stronzo là – parlava di Renzi – quello aspettava solo il momento buono per spararmi. A me non me ne frega un cazzo di morire. Da quando mia moglie non c’è più, vivere o morire non fa alcuna differenza. Anzi. Ma non voglio morire riempito di pallottole per far fare carriera a un coglione. Voglio morire come un uomo, volare da qui, e se necessario mi porto anche questa gentile signora con me –
La donna si agitò a quest’ultima frase, ma Gianni la tenne più stretta, con forza.
Brutto segno, pensò Graziosi. Se anche un delinquente qualsiasi si accorge che a capo del Commissariato c’è un coglione, siamo messi male, ma questo è un problema per un altro giorno.
– Senti invece cosa ti dico io – disse Graziosi guardandolo negli occhi – La signora qui non morirà, perché tu la lascerai andare. Vuoi morire come un uomo? Benissimo, lo capisco, ma un uomo non trascina con sé una donna innocente, magari con dei figli che l’aspettano a casa. Senti che facciamo. Tu la lasci andare, Di Capua se la porta via, e rimaniamo io e te. E poi farai quello che credi, ma da solo –
Gli occhi dei due uomini si fissarono, due paia di occhi scuri che scavano nelle profondità, che creano un legame più forte di qualsiasi parola.
Il Maresciallo non disse più nulla, si limitò ad aprire di più gli occhi e a permettere all’uomo di leggergli dentro, di sapere che era sincero.
Improvvisamente, con uno scatto, Gianni spinse via la donna. Di Capua fu lesto a prenderla sotto un braccio e a portarla fuori dal terrazzo.
La pistola che il delinquente teneva in mano fu scagliata con rabbia contro il parapetto.
Graziosi avanzò ancora, fino a trovarsi a meno di un metro dall’uomo che lo continuava a fissare dritto negli occhi.
– E ora io e te ce ne andiamo da qua, Gianni. Come due vecchi amici, tu mi prenderai sottobraccio, e ce ne andremo a prendere un caffè al bar qua sotto. E poi te ne andrai in galera. Per un po’ –
L’uomo guardò il Maresciallo con rabbia. Scrutandolo sempre più in profondità.
– Dici? Invece io penso che ora mi butterò di sotto e la finirò qua –
– No tu non ti butterai. Non ti posso garantire che uscirai presto, ma farò tutto quello che è in mio potere per aiutarti. Tu non sei una persona cattiva. E io ti dico che ti puoi fidare di me, come hai fatto finora –
– Vuoi che mi fidi di te maresciallo? E allora dimmi: perché non dovrei buttarmi di sotto, quando tutto quello che avevo di buono in questa vita di merda non c’è più? ha senso per me continuare a vivere? dimmelo tu! ha senso? –

Esito. E’ solo un attimo, ma è sufficiente. Le mie palpebre battono per una frazione di secondo. La mia mano trema, dal desiderio di correre al portafoglio, e leggere le tue ultime parole, quelle che mi hai scritto su un pezzo di carta, prima di lasciarti andare e smettere di lottare.

Luminosi i mattini erano un tempo
Quando le estati mi scaldavano ancora il cuore
Ma poi questo brutto tramonto ha cacciato la luce
E per la mia anima è scesa la sera

Lui lo sa. In quell’attimo capisce e io non posso farci niente.
Vedo le sue rughe distendersi, e un lieve sorriso comparire sul volto.
Gli ho aperto il mio cuore per salvarlo, e invece lo sto uccidendo. Non dovrei essere qui. Di tante persone, proprio io non posso aiutarlo.
E’ un attimo, un altro attimo, e vedo il suo corpo fluttuare nel vuoto, la mia mano protesa per cercare di afferrarlo, e i suoi occhi scuri che improvvisamente diventano due macchie azzurre, riflettono il cielo.
Quando il suo corpo scompare alla mia vista, mi inginocchio impotente, a piangere.
Per lui.
E anche per me.
Sì, erano luminosi i mattini, un tempo.

pronto soccorso

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