Il Profeta

L’uomo sedeva su una roccia, appena fuori la radura, al limite del grande deserto.
Aveva i capelli lunghi, e la barba, anch’essa lunga. Era alto, molto magro, gli occhi azzurri, penetranti, e vestiva una semplice tunica con dei sandali ai piedi.
Sopra la tunica aveva un mantello color ocra, che lo riparava dal freddo.
Intorno a lui altri uomini silenziosi. Erano scuri di pelle, con i capelli e le barbe nere, e quasi tutti portavano un copricapo di cotone o di lana.
Avevano tutti i piedi scalzi, o dei semplici sandali aperti ai piedi.
Il fuoco acceso li scaldava e illuminava i loro volti.
Aspettavano in silenzio, guardando tutto l’uomo al centro.
Improvvisamente una luce abbagliante comparve dal nulla, nel deserto, e tutti si coprirono gli occhi per non rimanere abbagliati, e anche per paura.
Tranne l’uomo dagli occhi azzurri, che si alzò piano e si avviò verso la luce, dicendo solamente: – Aspettatemi

Erano in tre. Erano sempre in tre, quando si tratta di giudicare.
Lo osservavano con curiosità e gli giravano intorno.
Lui era seduto su quella che poteva essere una piega della struttura che lo ospitava.
– Non siamo contenti – disse il Primo
– Affatto contenti – disse il Secondo
– Scontentissimi – aggiunse il Terzo
– Lo so – disse lui
– Non era questo il motivo per cui ti avevamo inviato qui – riprese il Primo
Si avvicinò e lo fissò più intensamente. Era il capo del collegio giudicante.
– Sai bene quale sono i nostri obiettivi, e i nostri limiti. Tu sei un osservatore. Il tuo scopo è di capire, controllare, raccogliere dati. Per fare questo, ti abbiamo compresso in questa forma, per poter passare inosservato. Certamente, quello che hai combinato in questi mesi, non ti ha fatto tenere un basso profilo –
L’uomo alto abbassò gli occhi.
– Non ho potuto farne a meno. Quando ho indossato questa forma, ho provato una grande empatia, e ho sentito le loro sofferenze –
– Le loro sofferenze! – esclamò il Secondo
– Se dovessimo preoccuparci di tutte le sofferenze dell’Universo, non potremmo fare il nostro lavoro – sentenziò il Terzo
Il Primo si erse torreggiante su di lui.
– Hai usato le tue conoscenze per aiutarli. Hai guarito storpi, ridato la vista ai ciechi, hai addirittura risuscitato un morto! – disse con espressione schifata il Primo
– In verità vi dico, non era veramente morto. Voi sapete che entro un periodo di… –
– Lo sappiamo bene! – interruppe il Primo – ma non è questo il punto! LORO credono che sia stato un miracolo. Pensano che tu sia il Messia! Ti chiamano Rabbi, Maestro, ti hanno messo al centro della loro religione! Prima di te, gli uomini temevano i loro dei, ne subivano le angherie, l’ira, le lussurie. Ora vedono in te un dio buono, pendono dalle tue labbra, pensano che il figlio di dio sia sceso sulla terra per loro, e questo provocherà un disastro! – concluse il Primo
– Ti venerano già – scosse la testa il Secondo
– Fonderanno una nuova religione a nome tuo – sospirò il Terzo
L’uomo alto si guardò le mani.
– Ho sbagliato, lo so. Ho cercato di rispettare le regole, ma voi non sapete quanto dolore, quanta sofferenza provano questi uomini. Sono stato sopraffatto, e in quel momento ho creduto di fare il loro bene. Solo ora mi rendo conto dell’errore –
– Non devi fare così – disse il Primo, comprensivo – Noi sappiamo come rimediare: dovrai andare via, naturalmente –
Egli si alzò e chiese, stupito: – Andare via? Così, all’improvviso? –
– Non è così semplice – disse il Primo
– Non è mai così semplice – chiosò il Secondo
– Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi – sentenziò il Terzo
– Se tu sparissi improvvisamente – riprese il Primo – otterresti un effetto peggiore. Penserebbero a qualche fenomeno sovrannaturale. Ti eleverebbero a unico dio. Farebbero proseliti, racconterebbero storie sulla tua vita. Inventerebbero leggende sulla tua nascita. Poi si creerebbero integralismi, sarebbero pronti a diventare martiri in tuo nome. Di più: ucciderebbero in tuo nome. Abbiamo già vissuto tutto questo, come sai bene, e il pensiero che si possa ripetere, per di più per colpa nostra, mi rende molto infelice. –
– No – disse il Primo, ormai deciso – Adotteremo una soluzione diversa: tu dovrai renderti indegno ai loro occhi. Dovrai essere tradito, arrestato, accusato come un criminale qualsiasi, possibilmente da un tribunale di saggi della loro stessa gente. E dovrai essere ucciso dagli stessi uomini che ora ti venerano, come un delinquente. Solo così verrai smitizzato, e potranno tornare alle loro abitudini –
– Morire? – chiese l’uomo strabuzzando gli occhi – intendi dire: questo corpo dovrà morire mentre io sono…dentro? –
– Esattamente – disse il Secondo
– E…farà male? – chiese l’uomo
– Solo un po’ – Disse il Terzo, con un tono che sembrava ironico.
L’uomo alto chinò il capo, e disse solo: – Va bene –

Quando tornò da loro, si raccolsero intorno a lui e iniziarono a mangiare. In quel momento, li guardò con amore e disse: “Questa sera, uno di voi mi tradirà”


cenacolo_leonardo

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2 thoughts on “Il Profeta

  1. nonostante tutte le loro conoscenze, tanto lungimiranti i tre saggi ectoplasmi non dovevano poi essere visto il grossolano errore di smitizzazione… un risultato assai più ridicolizzante si sarebbe potuto ottenere qualora il profeta avesse iniziato a predicare di smacchiare i giaguari.
    : ))))

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