L’Italiano ai Tempi di Ruzzle

La lingua italiana contiene circa 250.000 lessemi, e se si tiene conto di declinazioni, coniugazioni e compagnia bella, stiamo parlando di circa 2 milioni di vocaboli.
Ora, dubito che una persona di media cultura utilizzi quotidianamente più di un migliaio di parole.
Forse i più colti tra noi possono arrivare a qualche migliaio.
Eppure, da quando nella penisola impera Ruzzle, tutti noi siamo passati ad un nuovo livello di consapevolezza, rispetto alla lingua italiana.
Tutti a cercare parole con la “Z” la “X” la “G”.
Tutti a scoprire che ci si può fare quando una “R” incontra una “O”.
Scervellarsi per cercare di ricordare se tre consonanti di seguito si sono mai viste in una stessa parola.
E infine, per fortuna o per un lampo di genio (o semplicemente perché si è comprata la versione premium), ecco che molti di noi hanno fatto la conoscenza di vocaboli inusuali, desueti (che già di per sé è un vocabolo desueto), e sconosciuti, di cui sappiamo solo che a) esistono e b) danno punti a ruzzle.
Ma sappiamo veramente cosa significano?
Come si usano? Da dove vengono?
E soprattutto: perché due bambini delle elementari si dovrebbero salutare dicendo “con ‘viciniore’ ho fatto più di 200 punti”?
Ho cercato di fornire un aiutino, andando ad esaminare da vicino alcuni dei vocaboli che mi sono capitati recentemente, e magari dando qualche dritta. Hai visto mai, che oltre a vincere a Ruzzle, si diventasse più colti?

galero
“Copricapo ecclesiastico a tesa larga, che indica la dignità del grado”
Insomma, un berrettino. Più o meno ricco a secondo di quanto sei figo.
In alcuni dialetti del sud, principalmente in zona Foggia/Brindisi, può diventare un’esclamazione, o richiesta di giustizia.
Esempio: “In galero ce lo doveta mandara, quello delinquenta, in galero!”

stoccavi
“Voce del verbo stoccare, che indica un movimento tipico della scherma”
Mai sentito.
Però è usato frequentemente come inglesismo da scaricatori, magazzinieri e trasportatori.
Esempio: “A Giggi! ‘ndo me l’hai stoccate le bire che t’ho scaricato ieri?”

breva
“Vento periodico dei laghi lombardi che spira verso i monti”
Mi sembra che per chi non abiti in Lombardia sia molto difficile conoscere questo termine.
Tra l’altro è facile che venga impropriamente usato in conversazioni simil-educate, alla Fantozzi per intenderci.
Esempio: “Signora, la prego, venghi al dunque, sia breva”

unsi
“Voce del verbo ungere”
Diciamo che oggigiorno non ci si unge più, da quando è di moda fare le patate fritte al forno.
E in ogni caso, nessuno userebbe il passato remoto di ungere, verrebbe subito allontanato con i forconi.
Piuttosto, mi sembra di aver sentito questa parola in una vecchia filastrocca di bambini.
Esempio: “Unsi, dunsi, trensi, quala qualinsi, mele melinsi…”

ristare
“Cessare di muoversi, fermarsi”
Ecco, qua ci muoviamo finalmente in un territorio famigliare.
Anche a Roma questo verbo si usa con una certa frequenza. Soprattutto da mamme esasperate, che abbiano già cercato di moderare i loro figlioli.
Esempio: “T’aristai fermo, t’ho detto!!!!”

genate
“Participio passato di genare, imbarazzare, mettere a disagio”
Qui siamo ai limiti dello scibile umano.
Credo di aver sentito pronunciare questa parola in vita mia solo una volta, nella versione italiana di quel capolavoro che è “Via col vento”.
Esempio: “Quezta zera, zignori, genate?”

renio
“Elemento chimico (Re; numero atomico: 75; peso atomico: 186,22); metallo rarissimo”
Lo poteva azzeccare solo un laureato in chimica. Non è neanche una parola, ma una sostanza.
Che io sappia, l’ho sentito dire solo da mia nonna quando aveva i reumatismi.
Esempio: “Me fa male un renio”

vigano
“Voce del verbo vigere”
Non sapevo che il verbo vigere esistesse in primo luogo, o che si potesse addirittura coniugare.
Pensavo che si potesse solo dire “in vigore”.
Ma sarà una mia mancanza.
Piuttosto, conosco un sacco di gente che non mangia carne, uova o latte.
Esempio: “Da qualche tempo mi nutro solo di frutta e verdura, sono diventato vigano”

ingresse
“Nella liturgia ambrosiana della Messa, la parte iniziale, nella quale il sacerdote accede all’altare recitando i primi versetti di un salmo”
Purtroppo qui non mi aiuta il fatto che da molto tempo non frequento luoghi sacri, men che meno quelli ambrosiani.
Piuttosto però ricordo una signora ciociara che abitava vicino casa dei miei, che usava questo termine con una certa naturalezza.
Esempio: “Vene, vene, antrate pure, mettetele li cappotte vicine all’ingresse”

esergo
“Nelle monete e nelle medaglie, lo spazio in cui sono segnate la data e l’indicazione della zecca, la cifra del valore o un motto”
Ho sempre sognato di possedere molte monete, fin da quando leggevo le storie di Zio Paperone. Non sapevo però che mi sarei dovuto accollare molti esergi.
Non penso di aver mai sentito questa parola nel suo contesto naturale.
Ma di sicuro l’ho pronunciata un sacco di volte nella mia infanzia, dato che avevo un amico che mi stava simpatico ma che gli altri del gruppo non volevano mai.
Esempio: “Ma che facciamo, ce ne andiamo via? E Sergio?”

Spero di aver contribuito a fare chiarezza, e soprattutto a spiegare perché a Ruzzle sono un padreterno!

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5 thoughts on “L’Italiano ai Tempi di Ruzzle

  1. Purtroppo su Ruzzle (versione premium) sono riportate anche parole che sfido chiunque a trovare nel vocabolario della lingua italiana od anche nell’uso comune. Appena ne becco una te la dico!!

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