Il Presidente che verrà

Il 18 Aprile il Parlamento, riunito in sessione plenaria, dovrà iniziare le votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Come sempre in questi casi, si arriverà al voto dopo giorni di frenetiche trattative, accordi trasversali, rose di nomi, e tentativi di inciucio più o meno alla luce del sole.
Ma la situazione politica sembra stavolta spingere per una soluzione di “alto profilo”.
Basta con i soliti, vecchi nomi.
Basta con il do ut des.
Basta con l’alternanza, e le consuetudini istituzionali.
Le forze politiche, sotto pressione per un rinnovamento senza precedenti, hanno già in segreto identificato alcune personalità al di fuori di qualsiasi gioco e compromesso, che possano garantire finalmente al Paese un Presidente della Repubblica di altissimo livello.
Grazie ad un paio di soffiate, siamo in grado di anticiparvi i candidati più probabili alla prima carica dello Stato.
Ecco i nomi.

Gianfranco Vissani
A suo favore può vantare un’aria pacioccona, la difficoltà a mantenere il peso forma – che lo farebbe facilmente identificare con metà degli italiani – e la bonaria parlata umbra.
Farebbe la spesa da solo e cucinerebbe senza problemi anche per tutto il corpo diplomatico straniero, con grande risparmio sui costi degli approvvigionamenti alimentari del Quirinale.
Ha chiesto di spostare la residenza ufficiale del Presidente a Baschi, e un comitato dell’ANAS ha valutato che si può fare, grazie ad una comoda uscita dell’A1, che consentirebbe al Primo Ministro di recarsi per consultazioni senza dover fare più di due o tre chilometri di raccordo anulare.
L’unico inconveniente è che Vissani non ama cuocere troppo il cibo, e questo metterebbe in difficoltà i Corazzieri che dovessero essere assegnati all’inseguimento degli scampi.
Al momento è parcheggiato in dispensa.

Paolo Villaggio
Ha l’età giusta, il fisico giusto e anche le origini giuste.
La sua genovesità, quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, e soprattutto l’amicizia con Grillo gli permetterebbero un settennato tranquillo, senza timore di imboscate.
La capacità di sparare qualche cazzata al momento giusto per sdrammatizzare è ben vista da chi vuole rinnovare le grisaglie e gli ambienti paludati da prima repubblica.
Data però l’età, ed un certo livello di rincoglionimento, si teme che durante la presentazione dell’Ambasciatore Russo si lasci andare urlando “per me, la corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca!”

Eugenio Scalfari
Il grande vecchio del giornalismo italiano è ben visto da tutti gli ambienti che contano.
Vaticano, socialisti, PD, PDL e financo la confindustria.
Gode dell’appoggio degli USA e della Russia, dato che, in barba – e che barba – a tonnellate di processi, inchieste, commissioni parlamentari, libri, era lui il capo di tutte le organizzazioni eversive degli ultimi 50.
Da Gladio, alle BR, alla P2, non c’è stato gruppo, organizzazione o gruppuscolo che non l’abbia visto sulla plancia di comando.
Il grande vecchio Scalfari ha comandato a bacchetta Gelli, Moretti e Cossiga, il Generale De Lorenzo, e la Decima Mas, consigliato Berlusconi, preparato i comunicati del comitato centrale PCI.
Gradito da tutte le forze politiche, e soprattutto da Berlusconi, che vedrebbe finalmente realizzato il piano di rinascita, si teme solo che voglia una rubrica quotidiana in tv.

Luigi De Magistris
Il suo profilo di indipendente, di seguace dei movimenti, lo rende forse l’unico politico presentabile all’interno della rosa dei candidati.
A dire il vero, inizialmente c’è stato un po’ di disagio quando il suo nome è stato inserito nella lista, perché tutti si guardavano dicendo: “l’hai messo tu? ma è stata una tua idea? boh, mi sa che è stato quello, no mi sa che lo ha voluto quell’altro”.
In realtà si è scoperto che la sua candidatura è frutto di una colletta totale globale degli abitanti di Napoli, camorra inclusa, che farebbero di tutto per levarselo dai coglioni.
Il suo motto “peace, love, freedom, happiness”, e l’ipotesi di legalizzare la marijuana, lo hanno fatto diventare il candidato preferito nei sondaggi nella fascia 18-40 anni.
Le uniche perplessità derivano da un’improvvida esternazione, in cui si diceva convinto che l’Italia dovesse diventare un’unica, grandissima, ZTL.
Il Ministero del Turismo, la Confcommercio e la Fiat si sono dichiarati contrari.

Francesco Schettino
Chi meglio di un capitano di lungo corso potrebbe mettersi al timone della nave-Italia, che rischia seriamente di affondare in acque tumultuose?
Chi meglio di lui potrebbe garantire il necessario inchino ai poteri forti, dalla Nato agli USA al Vaticano, alla Germania?
Chi saprebbe abbandonare la plancia al momento opportuno con grazia e naturalezza?
Chi…vabbè, depennato.

Dario Fo
Attore, scrittore, compositore, Premio Nobel.
Un nome che tiene alto il prestigio dell’Italia.
Inviso a Berlusconi perché lo spernacchia quotidianamente, è il candidato forte del PD, nonostante Fo e Franca Rame randellino più Bersani e D’Alema di quanto non faccia Grillo.
Gli ambienti del Quirinale sono preoccupati solo perché in caso di elezione di Fo dovrebbero tutti imparare almeno i rudimenti del Gramelot, se vogliono capire qualcosa di quello che ordina per pranzo, e non farlo morire di fame.
Per i discorsi pubblici il problema vero è che l’unico a capire il Gramelot è Claudio Bisio, anche lui attore, scrittore, compositore.
Si sta pensando di fargli vincere il Premio Nobel, ed eleggere direttamente lui, almeno l’italiano lo conosce.

Miriam Bartolini
In arte Veronica Lario.
Piace alle deputate e senatrici, perché donna di carattere.
Piace trasversalmente alle forze politiche in quanto donna di cultura, di letteratura e di teatro.
Capaci di dialogare con gli ospiti su Vonnegut in ben quattro lingue, farebbe finalmente dell’Italia un paese moderno, all’avanguardia, in cui le donne hanno un ruolo importante.
La soluzione piace molto a Berlusconi, che trasferendo la Bartolini al Quirinale vedrebbe liberarsi un paio di immobili di prestigio, e potrebbe così scaricare l’appannaggio mensile su tutti gli italiani.
Unico vero ostacolo: le tette della Bartolini sono molto più vistose di quelle della Merkel, e ciò potrebbe creare non pochi imbarazzi durante gli incontri ufficiali.

Arthur Antunes de Coimbra
Meglio noto come “Zico”.
Grande dribblatore, appare l’unico capace a destreggiarsi negli ostacoli e nelle trappole della vita politica e istituzionale italiana.
E’ cittadino brasiliano, e questo sembra costituire un problema.
Tuttavia una decina di saggi costituzionalisti stanno alacremente lavorando per trovare tra le pieghe della nostra carta fondamentale qualche codicillo che permetta di equiparare la nazionalità brasiliana a quella italiana.
A contrastare questa candidatura di altissimo livello, si è formato un gruppo ristretto ma coriaceo di deputati e senatori, tifosissimi di calcio, i quali temono che come primo atto della Presidenza Zico voglia dichiarare retroattivamente nulla la partita Italia – Brasile 3-2.
Fuorigioco.

Vabbè, avrete capito che si scherzava. Ma dite la verità, quando sentite il nome di certi candidati al Quirinale, tipo D’Alema, Prodi, Amato, Berlusconi…non vi viene di pensare che forse, dico forse uno di questi qua potrebbe anche essere meglio?

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