Il Risveglio

Sento il rumore della doccia e mi sveglio.
Guardo l’orologio: le sette; è sicuramente giovedì. Oppure martedì. I giorni pari lui deve fare almeno un’ora di macchina per arrivare all’altro studio, e si alza presto.
Io resto a letto, e dormo ancora un po’, questo è il patto.
Oggi piove, fa un po’ freddo, la camicia da notte non mi basta, ma non mi va di alzarmi, mi stringo nelle coperte e cerco di riaddormentarmi, di solito ci riesco.
Ma stamattina sono inquieta, mi rigiro e penso che forse dovrei tirarmi su e preparargli un caffè, salutarlo sulla porta, come due coniugi di lunga data.
Lo farei, anche se è da poco che si è trasferito qui, e non sembra che abbiamo nessuna intenzione di diventare due coniugi, ma non riesco ad alzarmi. Non mi va proprio.
Alti e bassi, alti e bassi, questa la nostra storia, alla fine abbiamo detto: facciamolo, siamo adulti, da un bel pezzo, ci vogliamo bene, andiamo a vivere insieme.
Ed effettivamente la routine quotidiana ci ha fatto bene, usciamo la sera, vediamo amici, facciamo gite, parliamo di bambini, di vacanze, di noi.
Sorrido al pensiero, e per un momento mi scalda.
Sento i rumori dal bagno, capisco che sta finendo di prepararsi.
So che si è portato i vestiti per non fare rumore aprendo l’armadio, si starà radendo, percepisco già l’anticipazione del suo dopobarba, mi lascerà un lieve profumo quando sarà uscito.
Come sempre verrà a darmi un piccolo bacio prima di andarsene.
Sorrido di nuovo. Mi piace questa piccola abitudine, ma non mi rassereno, non riesco a dormire.
Penso a me, poi a lui, ma soprattutto a me. Ho trentacinque anni, un lavoro decente, un sacco di sogni irrealizzati, qualcuno magari già archiviato.
Non so bene dove voglio andare, ma improvvisamente mi sembra che l’uomo che è di là nel mio bagno non sia un compagno di viaggio adeguato.
Mi sorprendo, a questo pensiero. Cerco di scacciarlo e tengo rabbiosamente gli occhi chiusi, per addormentarmi e far scivolare via questa malinconia che mi ha improvvisamente aggredito.
Non ci riesco, però. Tendo l’orecchio, sento il rumore del rasoio appoggiato sul lavandino, dello spazzolino sfregato sui denti.
Tra dieci minuti sarà fuori di casa, e avrò il tempo di pensare con più tranquillità e di analizzare queste sensazioni.
Improvvisamente però mi alzo a sedere sul letto.
Ho gli occhi spalancati, guardo fuori: dalla mia – dovrei dire dalla nostra – camera da letto si vede un panorama di altre case, altri palazzi, ma non sto veramente guardando, non vedo niente.
Mi alzo, apro l’armadio e prendo una valigia. La sua, quella con cui è entrato qui, in casa mia.
Rapidamente, senza fare rumore, la riempio delle sue cose, i suoi vestiti, qualche libro, la sveglia, una cornice.
La metto davanti alla porta di casa e me ne torno a letto.
Sto immobile, con gli occhi chiusi, il cuore mi batte fortissimo. Aspetto.
Sento i suoi passi, me lo immagino con il suo completo gessato, che si ravvia i capelli ancora un po’ bagnati, le sue scarpe di cuoio nere. Sento che ha già in mano le chiavi di casa, poi si ferma.
Stava per venirmi a salutare, ma ha visto la valigia.
E’ perplesso, lo sarei anche io, lo sono anche io.
Rimane immobile, posso sentire il suo respiro, la sua incertezza.
Anche io sono immobile, siamo entrambi consapevoli della reciproca presenza, ma nessuno spezza questo momento con delle parole.
Infine sento che appoggia le chiavi di casa all’ingresso, fa scorrere il manico della valigia, apre la porta di casa, esita solo un attimo, poi la muove sulle ruote ed esce di casa, chiudendo la porta piano.
E’ un attimo, poi il cuore riprende a battermi normalmente nel petto, chiudo di nuovo gli occhi, mi rannicchio ed emetto un sospiro leggero.
Penso che dormirò ancora un’oretta, prima di andarmi a preparare.

Valigia

Annunci

3 thoughts on “Il Risveglio

  1. “Penso a me, poi a lui, ma soprattutto a me. Ho trentacinque anni, un lavoro decente, un sacco di sogni irrealizzati, qualcuno magari già archiviato.
    Non so bene dove voglio andare, ma improvvisamente mi sembra che l’uomo che è di là nel mio bagno non sia un compagno di viaggio adeguato.
    Mi sorprendo, a questo pensiero. Cerco di scacciarlo e tengo rabbiosamente gli occhi chiusi, per addormentarmi e far scivolare via questa malinconia che mi ha improvvisamente aggredito.”

    Mi è capitato almeno tre volte nella vita. Nel senso proprio così. Di svegliarmi accanto a qualcuno e di sentire che in qualche modo quello non era il posto giusto dove restare, dove fermarmi. Magari non gli ho fatto la valigia. Magari ho fatto la mia e non sono più tornata. Una volta ho riempito un bustone, vale?
    Ah non mi sento un mostro. E’ che spesso le parole non servono. Specie quando in realtà non ce ne sono più.

    • Non ho un’opinione definita. Talvolta è meglio capire quando è il momento di mollare, talvolta bisogna invece lottare con le unghie e con i denti, perché ne vale la pena.
      Ma posso solo anticiparti che anche a me questa storia ha lasciato l’amaro in bocca e ho bisogno di saprne di più.
      Per questo credo che sia in arrivo un’altra puntata…

      • appunto, bisogna sapere se ne vale la pena. Sentire quello che hai descritto, bene tra l’altro, è spesso una sensazione che ti arriva dal profondo, una consapevolezza negata. Non mi piace fare sessismo ma in genere una donna lo sa, se vale la pena. Lotta, con le unghie e con i denti. A volte però si accorge che è una lotta fine a sè stessa. Per un’immagine. E la consapevolezza arriva proprio così, all’improvviso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...