I Racconti della Piscina – 13

Va bene. Ho marinato la piscina per diverse settimane, ma ho avuto i miei motivi. Impegni famigliari, imprevisti, una certa rilassatezza avendo raggiunto l’obiettivo…poi ho ripreso un paio di chili e mi sono spaventato.
E così sono tornato alla mia vecchia routine, borsa del nuoto e via, di mattina presto, a faticare in acqua come ai bei tempi.
A dirla tutta, ero curioso di ritrovare i vecchi amici dello spogliatoio…ma non credevo che la sorpresa sarebbe stata così grande.
Intanto, il silenzio.
Niente battute, niente discussioni politiche, niente prese per i fondelli, niente di niente.
I soliti noti, il Professore, il Bello, l’Impiegato, tutti concentrati come se stessero preparandosi per una finale olimpica.
E poi, ragazzi. Tutti più magri! Come se in questo mese avessero smesso di mangiare.
Sono rimasto a bocca aperta, non potevo crederci.
Una trasformazione quasi impressionante, ma poi ho capito.
Sta per arrivare il momento della verità. Finora abbiamo scherzato, ci siamo trascinati quasi per senso del dovere, abbiamo pensato, anche grazie al meteo bizzoso di quest’anno, che l’inverno non sarebbe mai finito, e invece eccoci qua, a fine maggio, con la prospettiva che qualche buontempone a breve ci chieda: “Che ne diresti di andare al mare, domani?”.
E il mare vuol dire una sola cosa: la prova costume.
Perché due grammi di cellulite non si negano a nessuno, un po’ di panzetta fa molta tenerezza, due gambette secche si possono tollerare, ma quando il costume dell’anno scorso – già taglia 56 – non ti entra, per allacciarti i pantaloncini devi fare un nodo sul pube perché più sopra non ce la fai, o il push up riesce a contenere si è no la metà delle tette che ti sono cresciute nel frattempo, il panico si fa largo nella popolazione, e improvvisamente il consumo alimentare si dimezza.
E per questi poveracci (me incluso) che si affannano a cercare di fare uno sport con un po’ di regolarità, questo significa sommare alle sofferenze della dieta anche quelle di portare questi corpaccioni avanti e indietro senza rimetterci le coronarie. Ecco il perché di tanta concentrazione.
In acqua, mi rendo conto che l’esercizio ha però dato i suoi frutti.
Io, che sono fuori forma e anche un po’ scoglionato, arranco come un traghetto, loro, più snelli e motivati, sembrano il motoscafo di Briatore.
Finalmente la tortura finisce, e rientro nello spogliatoio.
Per riuscire a guardarsi allo specchio, attività che prima sembrava riservata esclusivamente a me, ora bisogna prendere il numerino come dal dottore.
I miei compagni di sventura continuano a essere silenziosi e concentrati, ma ora noto che borbottano qualcosa tra di loro, l’obiettivo è difficile, e si aiutano a vicenda.
Mi avvicino un po’, rischiando di rovinare il mio altezzoso anonimato, e sento chiaramente nomi di famosi taumaturghi, pronunciati con deferenza: “…Dukan…Messeguè…”.
Poi succede qualcosa che avrei anche potuto prevedere.
L’Impiegato si guarda intorno, poi si avvicina al Bello.
In questo settore, lui che è magro di natura, e che sull’inutile scienza dell’estetica maschile vanta un dottorato a Princeton, è l’esperto indiscusso.
I due sussurrano, e per capire qualcosa devo chinarmi e fare finta di sistemare le ciabatte. Smetto anche di respirare, per cercare di sentire, e se non bastassero lo orecchie, mi metto ad ascoltare anche con gomiti, schiena e collo.
A quanto pare il consulto verte su creme rassodanti.
– …ho provato una crema di mia moglie, il Rilastil, ma un collega mi ha suggerito il Rassodan…dice che contiene una radice cinese che tonifica i muscoli rendendoli come ferro… – sta dicendo l’Impiegato.
Il Bello lo squadra con disprezzo, poi sentenzia:
– Rilastil tutta ‘a vita –
L’Impiegato è perplesso.
– Ma ho visto quanto costa, siamo sui duecento euro per una confezione da 50 grammi, e a me ne servirebbero almeno un paio al mese…il Rassodan viene via a meno di cento euro per una confezione da 200 grammi… –
Il Bello è un po’ infastidito che si metta in discussione la sua competenza.
– Stamme a sentì. Il Rassodan funziona. Non ce sò dubbi. C’ha però un piccolo effetto collaterale. Te intosta tutti i muscoli, tranne quello più importante, non so se me spiego. – e per evitare dubbi fa un gesto inequivocabile – Quello te lo squaja –
– Ma veramente quello non è un muscolo… – tenta di controbattere l’Impiegato.
Il Bello si agita.
– Ahò, non stamo mica a ‘na trasmissione de Piero Angela, qua. ‘scia perde se è un muscolo o no. L’effetto è quello. – poi ci pensa su un attimo e chiede:
– Ma tu moje, quanti anni c’ha? da quanto sete sposati? –
– Beh, quest’anno ne fa 48, e siamo insieme da una ventina d’anni… – risponde l’Impiegato, che non capisce dove vada a parare.
– Ah vabbè, scusa, non lo sapevo. Allora tranquillo, te poi pijà er Rassodan senza problemi. Però in campana, se te fai na’ fidanzata ricordate de interompelo subito, senno me fai ‘na brutta figura –
E ritenendo concluso il consulto, ricomincia a leccarsi i capelli con la mano piena di gel.
L’Impiegato se ne va, rosso in viso, non si capisce se perché pensa che il Rassodan possa rovinargli qualche tresca, o se perché il Bello ha capito che può tranquillamente risparmiare qualcosa sulle creme.
Chiudo la borsa e sto per andarmene, quando di soppiatto il Professore, facendo finta di andarsi ad asciugare i capelli, si avvicina anche lui al Bello.
Siamo al ribaltamento dei ruoli! e non mi voglio perdere lo spettacolo. Mi risiedo e di nuovo faccio finta di trafficare con le mie cose.
Il Professore si guarda le scarpe, poi si fa coraggio e affronta il Bello, che ha già alzato il sopracciglio sinistro e sgranato l’occhio ceruleo, in attesa che si compia il miracolo.
– Senti…mia moglie dice che ho troppi peli sul petto…e che stanno diventando bianchi…e che insomma, le comincio a fare un po’ senso…tu che…ahem…vedo che hai risolto il problema, hai un posto dove mi consigli di andare? –
Il Bello mastica un po’ la gomma che si è appena messo in bocca, poi quando la saliva gli permette di parlare guarda dritto il Professore e dice una parola sola:
– Sabbrina – le due “b” sono di prammatica.
– Eh!? – dice il Professore, che non ha capito.
– A me me depila Sabbrina. E’ n’amica de una co’ cui ero fidanzato l’anno scorso, vabbè, mo’ fidanzato è ‘na parola grossa. Sta Sabbrina insomma lavora a casa. Tu vai lì, lei te increma tutto, e te fa la ceretta. E’ na brava ragazza. Però ce devi annà la mattina, che la sera, a casa sua, fa er secondo lavoro…nun so se se semo capiti, Professò… –
Anche il Professore esce dal consulto con il Bello rosso come un peperone.
Io mi tiro su, ed esco. Dentro di me sorrido della vanità di questi uomini maturi, che pensano basti un po’ di dieta, venti vasche, e qualche crema per mandare indietro le lancette dell’orologio.
Poi mi rabbuio un attimo: non ho capito bene l’indirizzo di Sabbrina, mi sa che aspetto che esca il Bello per chiederglielo.

piscina

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