La Spiaggia

Il vialetto che portava alla spiaggia si snodava sinuoso in mezzo ad un prato perfettamente curato.
Le pietre bianche, levigate e rifinite, formavano un piacevole contrasto con il verde dell’erba, anche se questi colori così intensi trasmettevano una sensazione di finzione a tutto lo scenario.
Le palme che di tanto in tanto spuntavano dal prato avevano i rami potati al punto giusto, e i frutti più remoti venivano rimossi, per timore che potessero causare danni, o peggio ancora ferite.
Dopo appena cento metri il vialetto in pietra continuava in un sentiero sterrato, ricoperto di sabbia bianca, che si insinuava in mezzo ad un bosco di palme da cocco, finché anche questo sentiero non terminava sulla spiaggia.
I quattro che avevano percorso il sentiero si fermarono un momento a guardare lo spettacolo che si presentava ai loro occhi: una spiaggia immacolata, di sabbia bianca e fine come talco, che si stendeva lungo una piccola baia, delimitata da due promontori,
Il mare, di colore turchese, inframmezzato da un blu più scuro dove si accumulavano le alghe, rifletteva il cielo azzurro, illuminato da un sole cocente, già alto nonostante fossero solo le nove del mattino.
Jeremy Jones, sua moglie Maria e i loro due figli non riuscivano quasi a muoversi, estasiati da tanta bellezza.
Appoggiarono i teli da mare sui quattro lettini – gli unici presenti sulla spiaggia – e tenendosi per mano si avviarono verso il bagnasciuga,
Una volta immersi i piedi in acqua, osservarono silenziosamente grandi banchi di pesci argentei, quasi trasparenti, che potevano essere notati solo seguendo la sottile striscia nera che ornava la pinna dorsale.
Fu Timmy, il più piccolo, a rompere il silenzio:
– Grazie papà, è veramente un posto bellissimo, la vacanza che avevo sempre sognato. –
Juanita, la figlia più grande, si limitò ad alzarsi sulle punte e a dare un bacio a suo padre, poi i due ragazzi si lanciarono nell’esplorazione de luogo, fuori e detro l’acqua, mentre Jeremy e sua moglie si andavano a stendere sul lettino.
– Ti amo – gli disse sua moglie mentre si sdraiavano tenendosi per mano.
Nonostante il sole fosse impietoso, non avevano bisogno di creme protettive; avevano preferito fare un trattamento di isolamento totale dell’epidermide, per evitare di correre rischi inutili, e soprattutto per non dover tornare indietro ogni volta che fosse necessario rimettere la crema: sulla spiaggia infatti non era consentito portare sostanze chimiche, né cibo, per preservarne la naturale bellezza. Solo una bottiglietta d’acqua a testa era consentita, e andava poi riportata indietro, sulla spiaggia non c’erano contenitori per l’immondizia.
Ad eccezione dei lettini in verità non c’erano affatto segni della presenza umana: era un luogo selvaggio e inaccessibile, e questo la rendeva unica e inimitabile.
– Ho visto una tartaruga! – gridò improvvisamente Timmy, ebbro di gioia.
Anche Juanita, sebbene dall’alto dei suoi quattordici anni tendesse a snobbare il fratello, di due anni più piccolo, si avvicinò per vedere.
I due genitori lasciarono tutto il divertimento ai loro figli, in fin dei conti era per loro che avevano fatto tanti sacrifici.
Sono felice, pensò Jeremy, e perché non dovrei esserlo?
Ho una famiglia bellissima, un buon lavoro al Ministero degli Interni, sto facendo una vacanza di sogno.
Guardò i suoi figli che correvano felici nell’acqua turchese, e in particolare Juanita: dalla madre aveva preso i colori, la pelle scura, i capelli e gli occhi neri, i denti bianchissimi.
Da lui l’altezza, i movimenti, le ossa lunghe e flessibili.
Sarebbe diventata una ragazza bellissima, anzi, lo era già.
Sospirò adagiandosi sul lettino a prendere il sole.
Verso le due, quando il caldo si fece opprimente, i quattro fecero un lungo bagno al largo, per poi esplorare la piccola baia.
Videro pellicani, splendidi uccelli nero/blu dal fischio delicato come quello dei merli, gabbiani, e poi iguane coloratissime e anche un procione.
Non videro altre persone, e non se lo aspettavano: quel paradiso era tutto per loro.
Il pomeriggio passò rapidamente, facendo castelli di sabbia, lasciandosi cullare dalla risacca, abbandonandosi ai flutti, e nuotando insieme alle tartarughe che non avevano a quanto pare paura di loro.
Si accorsero del tempo che passava quando il sole, che calava alle loro spalle, allungò le loro ombre sulla sabbia verso il mare, e la spiaggia assunse una colorazione rosata che la faceva apparire un luogo malinconico.
Non fecero in tempo a rendersene conto, che improvvisamenete il suono penetrante di una sirena lacerò l’aria.
I due adulti si guardarono, e anche se sapevano che questo momento sarebbe arrivato, la tristezza calò sui loro volti.
Timmy e Juanita invece raccolsero le loro cose felici, e si unirono ai loro genitori che si avviavano nuovamente verso il vialetto.
Un’ultimo sguardo alla spiaggia suggellò la giornata, e i quattro percorsero in silenzio le poche centinaia di metri di pietra bianca, verso un sole basso sull’orizzonte ma ancora terribilmente caldo.
Fu Juanita a spezzare il silenzio:
– Papà, pensi che ci torneremo ancora? – chiese, il tono un po’ più infantile dei suoi quattordici anni.
– Perché no? – rispose Jeremy sorridendo e prendendole la mano.
Già, perché no?
In fondo lui era riuscito a concretizzare il sogno di suo padre, e del padre di suo padre prima di lui.
Una giornata sulla spiaggia.
Aveva lavorato duro, per questo, e aveva sfruttato tutte le opportunità che la sua posizione al Ministero gli aveva offerto, oliato le persone giuste, leccato il culo a chi di dovere, e ci era riuscito.
Certo, era stato anche fortunato, di funzionari nella sua posizione in tutto il paese dovevano essercene milioni, e la lista d’attesa doveva essere di centinaia di anni, la probablità che una giornata sulla spiaggia venisse assegnata proprio a lui e alla sua famiglia era infinitesima, eppure eccoli qua, ce l’aveva fatta.
E chissà, forse i suoi figli avrebbero avuto un’altra opportunità: una carriera brillante, un ruolo politico di rilevanza nazionale, un’impresa di successo, magari anche solo un buon matrimonio.
C’erano possibilità, si disse,che uno di loro ce la facesse.
Non lui e sua moglie, no. Loro avevano avuto la loro opportunità e non ce ne sarebbe stata un’altra.
Ma i suoi figli, chissà.
Forse avrebbero passato un’altra giornata sulla spiaggia.
L’ultima spiaggia.

La spiaggia


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6 thoughts on “La Spiaggia

  1. Per quanto colorato dalla spiaggia che descrivi, il percorso fatto dai protagonisti per raggiungere il mare,il caldo avvertito sempre dai protagonisti, la bella giornata passata tutti assieme, alla fine del racconto ciò che ho provato è freddo. Probabilmente questo era l’intento. Una sola giornata al mare e tanti sacrifici, per cosa poi?
    L’ultima spiaggia sembra come l’ultima sigaretta per un condannato a morte.
    Racconto interessante

    • Piu che freddo avevo intenzione di renderlo angosciante. Volendo però essere ottimisti ci puoi leggere anche il tentativo di lottare per i propri sogni, per la propria famiglia.
      Alla fine niente é solo bello o brutto.
      Spero ti sia piaciuto.

      • Sono d’accordo con quanto dici, niente è solo bello o brutto, vorrei aggiungere però che quello che mi arriva è che si lotti solo perchè tutto rimanga tale e quale…
        Il racconto mi è piaciuto.

      • Più che altro, ovviamente esasperata, c’è la sproporzione tra impegno, ostinazione, compromessi e risultato.
        Alla fine, non è molto dissimile dalla vita di molti di noi… 😦

  2. Mi ha fatta pensare a un governo mondiale, dove la meta più ambita è appunto un giorno, il solo se si riesce nella vita, su una bellissima spiaggia

    • Sì, più o meno il concetto è quello. Sullo sfondo in realtà c’è anche l’ipotesi che non saremo in grado di conservare per i nostri figli tutte le bellezze naturali, e che alla fine la nostra smania di crescere e arricchirci potrà mettere in pericolo quello che abbiamo, ricchezze a volta inestimabili, come una bella spiaggia.

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