Il Tempo di un Gomitolo di Lana Viola

L’uomo stava finendo l’ultimo caffè appoggiato alla finestra.
La tenda era scostata, e gli permetteva di godere della vista della vallata all’alba, le montagne lontane sullo sfondo, il sole che ancora riusciva a scaldare la brina; poche settimane, o forse pochi giorni, e il ghiaccio avrebbe preso il sopravvento, in attesa della neve.
Guardò la bambina, che oscillava sull’altalena senza entusiasmo, lo sguardo serio, la piccola bocca imbronciata, avanti e indietro nell’aria fresca.
La sciarpa spiccava sul cappottino grigio di flanella, contro il verde della vegetazione, il celeste del cielo.
Con un sospiro, l’uomo si girò, e appoggiò la tazzina sul lavello dopo averla sciacquata.
Si asciugò una lacrima con il dorso della mano, stupito: non credeva glie ne fossero rimaste.
Andò in salone, dove gli scatoloni, le valigie, borse, buste, occupavano l’intera superficie del pavimento; a breve la ditta di traslochi sarebbe tornata per portare via tutto, e loro avrebbero lasciato la villetta che avevano affittato sei mesi prima. Solo sei mesi, si disse.
Fece un giro a piano terra, per essere sicuro di non aver dimenticato nulla, poi mise una mano sulla ringhiera e un piede sul primo gradino; esitò un attimo, poi salì le scale fino al piano superiore.
Guardò nel bagno, poi nella camera della bambina, infine appoggiò la mano destra sulla maniglia della camera da letto, la aprì, e i ricordi lo investirono vividi e violenti.

Era entrato in quella stessa stanza non molto tempo prima.
Era allegro, o almeno, fingeva di esserlo.
Sua moglie era appoggiata con la schiena a due o tre cuscini, l’aria sofferente, ma gli aveva rivolto comunque un sorriso.
Stava lavorando a maglia, l’unica attività che riusciva a fare senza che i mal di testa la divorassero; leggere, o guardare la televisione, erano fuori discussione.
Lui l’aveva guardata sorridendo.
– Sto andando in paese – le aveva detto – ti serve qualcosa? –
Lei non gli aveva risposto, si era limitata a guardarlo fisso, poi gli aveva risposto:
– Non ce la faccio più –
Il viso di lui era diventato improvvisamente una maschera, era invecchiato di colpo, gli erano cascate le guance, e gli si erano infossati gli occhi.
Non si era aspettato di sentirglielo dire, lui voleva disperatamente che lei lottasse ancora, e ancora.
Prima di avere il tempo di dire qualcosa, la bambina era entrata di corsa, e si era sdraiata sul letto, appoggiando la testa sulla pancia della madre, che le aveva iniziato a carezzare i capelli, piano.
– Passami quel gomitolo, tesoro, ti dispiace? – aveva detto la donna rivolta alla bambina – voglio finirti questa sciarpa prima che faccia freddo –
La bimba si era rialzata, aveva preso il gomitolo e porto alla madre.
– Mamma, tu morirai? –
Aveva chiesto improvvisamente la bimba.
L’uomo si era portato la mano alla bocca per non urlare.
La donna era rimasta calma, poi aveva risposto:
– Tutti prima o poi moriamo, tesoro –
– Sì, ma quando? – aveva insistito la bimba.
L’uomo aveva fissato la donna e le aveva fatto segno di no, muovendo lentamente la testa, ma aveva capito che lei non l’avrebbe ascoltato.
La donna aveva guardato la bimba con un lieve sorriso:
– Il tempo di finire questo gomitolo di lana viola – le aveva risposto.
– Allora vai piano, così rimani con me un po’ di più – aveva concluso lei con la logica inattaccabile di una bimba di sei anni.
L’uomo si era dovuto sedere, coprendosi gli occhi con le mani, per non far vedere le lacrime.

Uscì di casa, e andò verso l’altalena.
– Andiamo – disse alla bimba mentre le prendeva la mano.
Lei si fermò, lui si girò per guardarla, sentiva che gli doveva chiedere qualcosa.
– Dio è cattivo? – fu la domanda della bambina.
Le avrebbe voluto rispondere di sì, che se dio esiste è cattivo, perché si accanisce contro le persone buone, perché le toglie alle persone amate, perché lascia vivere tanti delinquenti e malvagi, e gode delle nostre sofferenze, ma non poteva trasmetterle la sua rabbia.
– No, tesoro, dio non è cattivo – le disse – dio…è distratto. Ha tante persone da seguire, tante stelle, tanti pianeti, e qualche volta si dimentica di qualcuno. Tutto qua –
La bambina sembrò pensarci su un attimo, poi riprese a camminare verso la macchina.
Si sedette sul sedile posteriore, sul suo seggiolino.
L’uomo aprì il suo sportello, diede un’altra occhiata al cielo, prima di dirigersi verso casa.

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