Vacanze in Sud Tirolo

Chi si accinge a passare le vacanze in Alto Adige, o Sud Tirolo che dir si voglia, deve sapere subito una cosa: non siamo in Italia.
O meglio, tecnicamente siamo nel Bel Paese, ma loro non lo sanno, o se lo vogliono dimenticare.
Peccato che sanno fare benissimo il caffè, e questo li tradisce ogni dieci anni quando passa l’incaricato del censimento:
– Voi siete residenti in Italia? –
– Nein, ma si accomodi, le posso offrire un caffè macchiato? –
– A-ha! –
Quindi regolatevi: per loro siete solo vacche da mungere, come quelle che troverete in ogni pascolo perfettamente curato, solo che producete soldi, e non latte.
Saranno cortesi, efficienti, anche cordiali talvolta, ma non siete loro amici.
A rigor di logica neanche il rivenditore di sfogliate napoletano, il pescivendolo siciliano, o il bagnino di Riccione sono vostri amici; ma loro sanno fingere meglio, ed è più facile crederci.
Qua, impossibile sbagliarsi.

Il principale ostacolo che qualsiasi italiano incontra in Sud Tirolo è la lingua.
Loro l’italiano non lo sanno, ma essendo italiani, pensano di saperlo.
Se non lo sanno, si rivolgono a qualche paesano che passa per “esperto” di italiano, ma ovviamente neanche lui lo sa.
Nessuno in Sud Tirolo parla l’italiano.
Non vi fate ingannare da quella lingua piena di vocali, in cui le parole “pizza”, “ciao”, e “buonasera” ricorrono in continuazione; non è italiano.
E se anche voi riusciste a estrarre da quell’ammasso di parole un senso compiuto, il punto cruciale è: loro non capiscono voi.
In particolare al telefono.
Inutile quindi chiedere indicazioni, fare domande astruse tipo: ” a che ora apre l’alimentari”, o peggio “da quale parte si arriva al rifugio senza perdersi per sempre nella boscaglia”; le indicazioni che ricevereste sarebbero nella migliore delle ipotesi inutili, e in molti casi dannose, come ben sanno tutti gli italiani che sono stati ritrovati nelle boscaglie dell’Alto Adige dalla Protezione Civile.
Beh, ci saranno i depliant, i cartelli, le informazioni turistiche, no!? In fondo, anche quando siamo andati in Sri Lanka e in Papuasia siamo riusciti a orientarci, penserete voi.
Errore.
Gravissimo errore.
Perché nello Sri Lanka lo sanno, che voi non parlate nessuno dei quattordicimila dialetti srilankesi, e quindi vi fanno la cortesia di farvi trovare tutte le informazioni in una lingua universale, di solito l’inglese.
Invece in Sud Tirolo, dato che siamo in una zona trilingue, troverete tutte le indicazioni in tedesco, ladino e italiano.
Peccato che la traduzione in italiano l’ha fatto lo stesso paesano di cui sopra, l'”espertone”, e non ci si capisce una mazza: sarà infarcita di frasi di cortesia, vi daranno del Voi, vi chiameranno gentilissimi, graditissimi, onorevolissimi, con la stessa esse sibilante di Reinhold Messner, ma provate a trovare sui siti del Sud Tirolo un’indicazione utile.
Se non parlate tedesco, ovviamente.
Per questo, tutti gli italiani che si rispettino in Alto Adige chiedono indicazioni ad altri italiani.
I quali ovviamente le avranno chieste ad altri italiani, e così via, e quindi tutti nella boscaglia ad aspettare la Protezione Civile.

A parte mangiare, argomento di cui parleremo successivamente, le attività principali in Alto Adige d’estate consistono nel farsi un mazzo devastante a piedi o in bicicletta, per salite interminabili.
Le discese sono state abolite.
Esistono anche delle cabinovie per i più mollaccioni, ma quando scenderete, l’addetto, con la scusa di darvi una pacca sulla spalla rassicurante, vi appiccicherà sulla schiena un adesivo con scritto “Morluestranerangetung”, che vuol dire “questo coglione non ha nemmeno la forza di farsi dieci chilometri in salita”, e tutti rideranno al vostro passaggio.
Per sapere dove andare, tutti i negozi vendono delle dettagliatissime, coloratissime, aggiornatissime (ricordatevi di Messner) mappe plastificate della zona, così accurate che anche senza google maps se guardate attentamente vedrete le caprette farvi ciao.
Tutte queste mappe ovviamente sono in tedesco/ladino/fake italian, quindi assolutamente inutili.
Per di più sono sponsorizzate dal noto farmaco Voltaren, il che vi dovrebbe far capire che il vero business dell’Alto Adige non sono le vacanze, bensì i ricoveri ospedalieri.
A questo punto, qualsiasi persona sana di mente mollerebbe tutto e fuggirebbe a Torvajanica, ma d’altronde se uno fosse sano di mente non si troverebbe lì, per cui prendo il Comma 22 e vado avanti.
Fortunatamente, e mai avverbio fu più azzardato, nel negozio c’è sempre il saputello di turno, di solito uno di Ischia o di Siracusa che la montagna l’ha vista solo nei documentari del National Geographic, che vi dice: “Non vi preoccupate, i percorsi sono numerati e segnati, non vi potete sbagliare!”.

Ecco, valga per questa situazione e per tutte le altre cose della vita: se c’è un momento in cui state per sbagliare è quando qualcuno vi dice “non vi potete sbagliare”.
Ma questo lo si scopre solo ex-post.
Per cui, armati della vostra inutile mappetta al sapore di Voltaren, e dell’incrollabile fiducia nel montanaro di Ischia, partite dal centro del paese con la vostra famigliola, ed effettivamente alla prima curva trovate una decina di cartelli, ognuno con indicazioni su percorso, numerazione, e distanza in minuti.
Indicate un albero a vostra figlia e dite: “Vedi? Basta seguire lungo questo sentiero le indicazioni sugli alberi con un logo rosso e bianco, e arriveremo al ristorante in una mezz’ora”.
Solo a tarda sera, dopo decine di chilometri nelle gambe, tutti rigorosamente in salita, e dopo essere tornati indietro da innumerevoli bivi, realizzerete che tutti i percorsi hanno il segno bianco e rosso, e che soprattutto i cartelli sono stati posizionati da gente che vive in quei luoghi da migliaia di anni, e quindi non pensa che mettendo due cartelli uguali con lo stesso percorso, uno che indica destra e uno che indica sinistra, vi possiate confondere.
Perché loro sanno qual è la direzione giusta! (se imparaste a leggere le scritte in tedesco lo sapreste anche voi, ma perché insistere su questo punto…?).

Distrutti dalle fatiche quotidiane cercherete disperatamente un posto dove mangiare.
Su questo punto, con le dovute accortezze, il Sud Tirolo può diventare un posto interessante.
La considerazione da fare è sempre la stessa: non siete in Italia, quindi a parte caffè e pizza, evitate qualsiasi altra cosa vi faccia sentire a casa.
No lasagna, no spaghetti bolognaise (lo troverete scritto così), no puttanesca, no pasta alla norma, no abbacchio a scottadito, carciofi alla giudia, etc.
Rigorosamente crafun, canederli, ravioli al papavero, speck e torte calorosissime.
Non chiedete, ripeto, NON chiedete variazioni sul tema. Può succedere di tutto.
Perché la catena di comando è composta da un cameriere dall’italiano traballante, che riferisce ad un cuoco dall’italiano inesistente, e al quale soprattutto non fregherà un bel niente delle vostre esigenze.
In caso di richieste particolari, non vi stupite se dalle fettuccine ai funghi porcini spunteranno tibia e perone di uno stinco di maiale.
Io vi avevo avvertito.

Una cosa di cui nessuno vi ha sicuramente avvertito, è il pericolo nel camminare o andare in bici in Sud Tirolo.
I guidatori di automobili del Sudtirolo sono come alcune particelle elementari, possono essere trovati in natura solo in due stati stabili.
Quando siete a piedi su sentieri strettissimi o ripidissimi, oppure arrancate in bici su una salita che sembra l’Everest, si trasformano tutti in guidatori di rally, percorrendo le sterrate a velocità non inferiori ai 90 km/h, usando il freno a mano per sderapare, e costringendovi a ripetuti tuffi nella boscaglia, con o senza bicicletta al seguito, per evitare di essere abbattuti come i cappelli del mago.
Viceversa, quando con la vostra automobilina decidete di raggiungere il paese più vicino per una cena con amici, un mercatino, o anche solo una passeggiata, troverete davanti a voi centinaia di auto targate BZ che non supereranno mai i 36/37 km/h, insensibili a ingiurie, colpi di clacson e gestacci vari.
Inutile sottolineare che non appena le strisce continue finiranno, consentendovi finalmente di sorpassare le cariatidi, in direzione opposta arriveranno i rallysti di cui sopra, impedendovi di passare.
Un’organizzazione perfetta, di cui il Sud Tirolo fa vanto, e che ottiene annualmente il primo premio a Wolfburg nella sagra intitolata “Come rompere i coglioni ai turisti con sole quattro ruote ed un motore”.

Ma il più grosso shock culturale che gli italiani, e segnatamente romani e napoletani, provano nell’impatto con il Sud Tirolo è quello che in gergo si chiama “il rispetto delle regole”.
Perché i nostri amici altoatesini, pur di distinguersi dal resto dell’italico popolo, ci tengono a dimostrare che “siamo mica al sud qui!”
Badate bene, non è razzismo, ma una sana voglia di identità. Che poi sarebbe quella germanica, peccato che i tedeschi non abbiano nessuna necessità di certificare la loro tedescaggine, quindi ormai fanno un po’ come cazzo gli pare, soprattutto quando vengono in Italia, mentre invece in Sud Tirolo sembra quasi si divertano a imporre il rispetto delle regole con pignoleria teutonica.
Ovviamente noi romani, napoletani, etc ce la mettiamo tutta per smontargli la bracca, e in questa tensione tra casinismo e pignoleria, si giocano spesso le vacanze.
E allora perché, amici sudtirolesi, ostinarsi a predisporre passeggiate in montagna senza contenitori per la spazzatura, perché tanto “la montagna si rispetta e quindi la spazzatura ve la riportate a valle”?
Ho visto lungo i sentieri delle sculture fatte con lattine vuote di birra e cartate di speck, che neanche Dalì…
Per quale motivo l’autista dell’autobus si rifiuta di far salire famigliole di otto persone perché “abbiamo raggiunto il numero massimo” (il poveraccio non ha mai visto veramente un autobus pieno…si vede che non lavora all’ATAC)?
Tanto, i romani mandano qualcuno a negoziare davanti con l’autista, mentre tutti gli altri entrano di nascosto dalla porta posteriore…
E la colazione! Non mettete a colazione salame, speck, prosciutto, pane…i romani usciranno con le provviste per la settimana di vacanza, e se ce la fanno anche per il ritorno a casa.

Insomma, le vacanze in Sud Tirolo sono bellissime, ne vale veramente la pena.
Ma come i medicinali, leggere sempre prima le avvertenze…

Dolomiti landscape

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6 thoughts on “Vacanze in Sud Tirolo

  1. signora Longari!!! Lei mi casca sui cingalesi!! Non lo avrei mai immaginato….
    Comunque la prossima volta, prima di perderti (quasi) per sempre nella boscaglia tirolese che non ti trova piú nemmeno il nonno di Heidi, fai una foto del cartello e mandamela.
    Il mio senso dell’orientamento é pessimo, ma ti posso tradurre quel che c’é scritto 🙂

  2. Un interessante punto di vista….fortunatamente “loro”, continuano ad essere così testardi dal non volersi sentire italiani, tantomeno del sud, continuando a regalarmi splendide giornate di relax vacanziero…. Ovviamente spero che quanto da te esposto sia fatto “proprio” da una grande moltitudine di italiani ( non solo di Roma o di Napoli ) scegliendo così ben altri posti per passare le vacanze, magari nel sud dell’Italia che nulla ha da invidiare……. Sai com’è, quando sono da quelle parti il sentire gridare romani o napoletani o in generale gli italiani, confesso, un po’ mi infastidisce.

    • Concordo. Anche per me che sono “romano de roma” l’incontro estivo con i miei conterranei è spesso frutto di fastidio…:-)
      Ovviamente è puramente una questione di prospettiva, perché ad altri romani e non romani darà fastidio la mia presenza, e così via…
      Sospetto siauna forma di snobismo italica molto diffusa da cui nessuno di noi è ahimé immune, e che sulla quale io cerco di autoironizzare 🙂

  3. Il rispetto delle regole è la base di ogni paese civile.. per questo l’italia non lo è. Fanno bene gli altoatesini a volersi distinguere da noi italiani…siamo ignoranti gretti e saccenti . Le prossime ferie passiamole a Roma…tra immondizia e degrado sicuramente si vive meglio .

    • Sono d’accordo Roberta, e spero si sia capito tra le righe di quello che vuole essere più che altro un racconto ironico di una bella vacanza.
      Il rispetto delle regole scritte e non scritte è alla base della convivenza civile.
      Ma sono sicuro che se noi italiani fossimo un po’ meno provinciali e viaggiassimo di più, soprattutto con l’obiettivo di capire altre culture, potremmo migliorare il nostro atteggiamento anche a casa nostra.
      Grazie per il commento.

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