La Difesa di Roma – 8 Settembre 1943

L’otto settembre è una data importante e per certi aspetti controversa della storia di Roma e dell’Italia.
A settanta anni di distanza, mi piace che le opinioni lascino spazio alla testimonianza di chi in quei giorni c’era: mio padre.


LA DIFESA DI ROMA
Ricordi personali dell’8 – 9 settembre 1943

Erano giorni che noi ragazzini avevamo capito che qualche cosa di grosso sarebbe successo. L’avevamo capito e no. Certo i nostri genitori erano agitati e non capivamo bene perché.
Noi amichetti del Lotto 11 e qualcuno pure di altri lotti, giocavamo in strada a via della Madre Italiana, oggi Via Alessandra Macinghi Strozzi. Giocavamo pure con le femmine. A tre tre giù giù, a corda, a palla, a sottomuro, a nizza, a campana, col cerchio, a nascondino, a palla avvelenata, a ruba bandiera, a lo schiaffo del soldato, a uno monta la luna, a spacca picchio e tanti altri che c’inventavamo.
A parte i tuffi nella marana tutti nudi…e eravamo sempre gli stessi: io, Franco e Renzo de Stefani, Settimio (Mimmo) Fiorini, prima Sacerdote e oggi Monsignore, Bruna e Franco Genzini, Nino Bacchini, Enzo di Silvio, Eugenio Gaudiosi, Virgilio Messineo e altri che adesso non mi ricordo nemmeno.
Nei giorni 6 o 7 settembre 1943, all’interno dell’Orto de Oreste, che non esiste più e oggi c’è invece pure il CTO, avevamo visto qualche soldato tedesco che si sparava con soldati Italiani che indietreggiavano verso il Lotto 11.
Si sparavano pure da abbastanza vicino.
Ma fu una cosa così.
Cominciò e fini in poco tempo. Era tutto calmo.
Alla Garbatella non si sentivano schiamazzi, si vedevano pochi soldati.
Insomma pareva tutto tranquillo.
Almeno agli occhi di noi ragazzini che, non ce lo scordiamo, ragazzini degli anni ’30, non avevamo che poco o niente. Eravamo poco coinvolti da quello che ci circondava.
Ogni tanto sentivamo parlare d’armistizio.
I miei nonni seguitavano a sentire Radio Londra con un lenzuolo pesante che copriva sia la testa loro che la radio. “Per non farsi scoprire”, dicevano, “perché il fascismo proibiva di ascoltare Radio Londra”.
Ma i miei nonni sentivano Radio Londra già da quando era scoppiata la guerra. Dal ’39. Da Radio Londra, agli Italiani, parlava il “Colonnello Buonasera”, che pure se parlava in Italiano si capiva che non lo era.
E adesso vengo a una cosa che qualcuno di noi fece tra il 7 e l’8 settembre 1943. Oggi io penso che abbiamo fatto una cretinata perché abbiamo corso rischi anche mortali.
Ma allora, ancora piccoli, non lo avevamo capito.
Venimmo a sapere che a Porta S. Paolo si sparavano Italiani e Tedeschi e l’8 di settembre decidemmo di andare a vedere.
Allora non c’era la Circonvallazione Ostiense, ma da Via Pigafetta si saliva un vallone che portava ai binari della Stazione Ostiense. Attraversati questi ci siamo ritrovati a Porta San Paolo.
Il ricordo più vivo che ho è di una serie di militari italiani sdraiati per terra che sparavano addosso ai tedeschi che gli stavano di faccia.
I soldati italiani si facevano scudo pure dietro a dei tram rivoltati. Gli Italiani avevano le gambe verso la Stazione e gli altri, i tedeschi, stavano di fronte.
Io mi ero impaurito e ho cominciato a strillare come un matto agli altri di scappare o di coprirsi. E difatti ci mettemmo a un angolo della Stazione Roma-Ostia e assistemmo a qualche cosa che ancora oggi non ce la faccio a raccontare.
I soldati, sia italiani che tedeschi, cadevano come pupazzi e rimanevano lì morti. Forse quel giorno e per la prima volta ho capito cosa volesse dire morìre. Ma ne morivano tanti, da una parte e dall’altra.
Io avevo 10 anni e gli altri amici uno o due di più. Poi, tempo dopo si venne a sapere che erano morti a S.Paolo circa 400 Militari ma pure un centinaio di persone che stava lì come me. Come noi. E che a modo loro partecipavano, aiutando i soldati Italiani. E parecchi erano pure armati e sparavano insieme a i soldati.
Poi si seppe che questi poveri soldati Italiani e anche i civili stavano lì a difendere Roma e i Romani dai Tedeschi che la volevano occupare. E malgrado quello che fecero, Roma finì nelle mani dei Tedeschi e fu dura…molto dura.
Credo di ricordare bene che i Tedeschi occuparono Roma per nove mesi dal settembre ’43 e fino al giugno del ’44. Furono nove mesi di terrore, di paura, di rastrellamenti di Ebrei a Portico D’Ottavia.
Col rastrellamento i Tedeschi si portarono via più di 1000 Ebrei Romani.
A marzo del ’44 fecero saltare le Cave Ardeatine, come si chiamavano allora, dove noi andavamo a giocare a pallone: diventarono le Fosse Ardeatine dove i tedeschi fucilarono più di 300 persone.
Circa 10 anni dopo, quando fui chiamato a fare il militare m’assegnarono ai Granatieri di Sardegna, che allora stavano a Santa Croce in Gerusalemme e mi sono sentito pieno d’orgoglio. Non avevo dimenticato quei Granatieri che erano morti tanto giovani per difendere Roma.

Alvaro Cardarelli

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