I Racconti della Piscina – 14

Con l’arrivo dell’autunno, cadono le foglie, scende la temperatura, iniziano le prime piogge, e ricomincia la stagione della piscina.
Dopo quasi tre mesi in cui l’unico mio contatto con l’acqua – a parte le necessarie abluzioni mattutine – è stato il morto a galla, o fare la pipì in mare quando ne sentivo la necessità, è arrivato il momento di rispolverare slippettino, cuffietta e occhialini, per cercare di non vanificare gli sforzi fatti negli ultimi due anni.
Quest’anno c’è una novità: vado in piscina con il mio amico Georges.
Georges è di origine francese, e di per sé questo non sarebbe un elemento di merito o di demerito, se non fosse che è magro.
Intendo dire: non uno come me che è diventato magro con sforzi disumani.
No, lui è un magro naturale.
Di quelli che se lo inviti a cena e gli fai mangiare una porchetta intera, la mattina dopo ha perso mezzo chilo.
Di quelli che ti dice “mi devo assolutamente mangiare due maritozzi con la panna per mettere su qualche grammo”.
Di quelli che ti fanno pensare che forse una centrale nucleare consuma meno calorie.
Insomma, di quelli che ti fanno incazzare.
Almeno un vantaggio in teoria con Georges ce l’ho: lui ha la pelle bianco latte, e io mi abbronzo anche con la lampada del comodino.
Peccato che a ottobre questo vantaggio sia praticamente già finito.
Ma se fosse solo una questione di capacità di resistenza all’ingrasso, tutto sommato partiremmo alla pari.
Invece no: come magro naturale Georges non solo non ha carne attaccata alle ossa, ma ha anche le ossa leggere e cave, come quelle degli uccelli.
Per cui, mentre io in acqua debbo combattere ad ogni bracciata contro la forza di gravità e l’attrito che vogliono portarmi a fondo, lui veleggia sul pelo dell’acqua come fosse un hovercraft, tanto è vero che in un paio di occasioni ho dovuto controllare se toccasse.
Georges fa un paio di bracciate, poi praticamente stende le braccia e arriva dall’altra parte, come i dischetti di quel gioco che si fa al luna park, che vengono spinti dall’aria.
Io invece devo mulinare le braccia come il pastamatic per spingere questo ammasso di cellule che mi ritrovo fino a toccare l’altro bordo, con un dispendio di energie che vanificherò con solo mezzo maritozzo con la panna.
Voi capite che le mie venti vasche di ordinanza sembrano una passeggiata di salute in confronto alle ottanta di Georges.
In più, dato che ci frequentiamo anche fuori dalla piscina, non posso fare una figuraccia, per cui ho dovuto elaborare una strategia che mi permettesse di salvare la faccia.
Ciò consiste nel sincronizzare con esattezza le mie vasche con le sue, ed essere sicuro di trovarmi quasi sempre in opposizione. Fermarmi un po’ prima del bordo, e quando lui arriva come il frecciarossa delle 8.30 riprendere a nuotare, per poi fargli segno di passare.
In questo modo riesco a fare un quarto delle sue vasche ma a fare finta di averne fatte metà, che non è male per il mio orgoglio.


Non bastasse lo stress di dover nuotare insieme ad un motoscafo, oggi ho assistito ad una specie di rissa in acqua.
Un energumeno, di quelli che hanno fatto del nuoto una ragione di vita, e che passano tutto il loro tempo a far vedere al mondo quanto sono bravi ad effettuare una virata, si è scontrato con un ragazzetto magrolino magrolino.
Apriti cielo!
L’Energumeno pretendeva che il Magrolino fosse espulso da tutte le piscine del regno, per lesa maestà.
Il Magrolino cercava di opporre alla furia dell’Energumeno argomentazioni razionali, quali “oggi è sabato, siamo in tanti, è normale un po’ di affollamento”, oppure “scusa, non ti ho visto, c’era una mareggiata in corso”, fino ad arrivare al classico “ahò! se sei Mark Spitz vatte aaallenà ar Foro Italico”.
Fortunatamente, anche con l’intervento di una istruttrice, si è riusciti ad evitare che le acque della piscina si arrossassero con il sangue del Magrolino, ma ci siamo andati vicini.


Ma la cosa più antipatica del sabato è la presenza di una trentina di persone con evidenti problemi di peso – e fin qui, tutta la mia solidarietà – che pensano di poter porre rimedio al problema dimenandosi in acqua sotto la spinta di altoparlanti che emettono musica ben oltre la soglia del dolore.
In pratica per noi del nuoto libero non ci sono tante alternative: o stai sott’acqua a nuotare, e allora rischi l’infarto per la mancanza di fiato, oppure ti riposi sopra il pelo dell’acqua, e allora l’infarto ti viene per i botti che arrivano alle orecchie.
Come vada, non c’è scampo.
Ad essere sinceri, l’infarto per cause natatorie è leggermente preferibile, perché non solo i corpicioni si muovono in acqua al ritmo di quella musica infernale, ma vengono incitati a farlo da un invasato, un tizio piccoletto, con la voce acuta dei Bee Gees, che si muove come un robot fuori controllo, e che insulta i suoi allievi dall’inizio alla fine, costringendoli a movenze che per lui, piccolo e secco, sono naturali, ma a loro portano per di più alla disarticolazione della spalla.
La combinazione corpicioni +musica+piccoletto è troppo anche per noi, e quindi finalmente io e Georges, al ritmo di un tacito patto di non aggressione, decidiamo che è arrivato il momento di smettere con questa inutile tortura, e ce ne andiamo negli spogliatoi.


Io sono stremato, la prima uscita è stata devastante, lui è fresco come una rosa.
Mi chiede quando potremo riandare, in settimana magari.
Ci penso un attimo, e improvvisamente mi ricordo di una serie di riunioni importanti che richiedono la mia presenza.
Te lo faccio sapere quanto prima, Georges, non ti preoccupare.
Ti chiamo io.


img_piscine

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4 thoughts on “I Racconti della Piscina – 14

  1. Racconto molto divertente. Ti svelo un segreto quelli che tu dici magri di natura mangiano tanto solo quando sono invitati a cena, per il resto fanno la fame 😉

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