Forcone e tridente

Lo spessore di un popolo, in questo caso il Popolo Italiano, si misura non tanto dagli errori dei suoi leader (nessun paese ne è immune) quanto dalle giustificazioni addotte e dalla propensione a crederci.
Il capostipite della cazzata megagalattica a scopo mediatico, nell’era moderna è sicuramente il Craxi, quando disse di Mario Chiesa che era “solo un mariuolo”, dimenticando però delle buste con i contanti che gli venivano consegnate presso la sua segretaria a Piazza del Duomo.
Gli italiani continuarono a credere al suddetto e solo un manipolo di magistrati riuscì a scardinarlo e a spedirlo nel suo dorato esilio ad Hammammet.
Non parliamo di Berlusconi poi, che dai tempi de “un milione di posti di lavoro” fino alle “cene eleganti” ne ha sparate di tutti i colori, raccogliendo comunque milioni di voti e folle osannanti.
Esempi minori, ma non per questo meno interessanti, sono quelli di Scajola e del suo appartamento vista Colosseo acquistato “a sua insaputa”; che cazzo, “se scopro che qualcuno me l’ha comprato con soldi sporchi me faccio un cazziatone che ce sto male una settimana”.
Oppure di Fini e dell’appartamento del cognato a Montecarlo. Oddio, Fini è scomparso, ma non è certo per colpa dell’appartamento.
Senza poi citare personaggi di sottofondo che pure ne hanno fatte di tutti i colori, come Bertolaso che non sapeva cosa facessero veramente le massaggiatrici che assoldava per “rilassarsi”, o Cota che non sapeva nemmeno di aver messo delle mutande verdi in nota spese.

Ed ecco che all’orizzonte si profila una nuova generazione di leader e una nuova generazione di cazzate a cui gli italiani dovranno credere e crederanno, perché noi siamo fatti così.
Il forconista Danilo Calvani, dopo aver ripetutamente aizzato la folla contro la politica, la casta, aver agitato in continuazione la bandiera italiana rigorosamente al contrario, aver vomitato insulti contro i ricchi affamatori del popolo e i privilegi da abbattere, se ne va via sorridente, pollici in alto, a bordo di una bella Jaguar, non proprio un automezzo popolare.
C’è da dire che il buon Calvani è stato sfortunato.
Pare che avesse richiesto una Maserati, per poter dire che sì, era una macchina di lusso, ma il tridente e il forcone combattono idealmente la stessa battaglia.
Invece qualche subordinato di basso livello intellettivo, non disponendo della stessa lucidità del leader, lo ha caricato su una Jaguar, rovinando così la specchiata immagine del capopopolo, il quale si è affrettato a giustificarsi dicendo “Non è mia”. Un po’ debole, rispetto al roboante “a mia insaputa”, ma anche le giustificazioni vanno alla fine di pari passo con la boiata.
Prevediamo che Calvani, con questo bell’inizio, sarà un amato leader.

Peccato solo per il passo falso della Jaguar.
“Forcone e tridente” tutto sommato era un gran bello slogan.

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