Le Grandi Recensioni di Rolandfan

Il Capitale Umano – di Paolo Virzì

Trama del Film
Come tutti i telefilm di grande successo, da X-Files a Mission: Impossible a Starsky and Hutch, anche “I ragazzi della Terza C”, indimenticabile sitcom Mediaset, arriva sul grande schermo.
Impossibilitati a parteciparvi per raggiunti limiti di età gli attori originali – che comunque hanno dato la loro benedizione dalla casa di riposo per artisti “Tina Pica” – nondimeno i giovani protagonisti del film non hanno fatto sfigurare i loro antenati per dizione, espressività, e sguardo ittico.
Al posto del compianto Commendator Zampetti – Guido Nicheli, la produzione ha scovato la bella faccia di Gifuni per interpretare il Bernaschi.
Che poi, questo bel cognome brianzolo ricorda il miglior Jannacci, da “El Purtava I Scarp del Tennis” fino a “Andava a Rogoredo”, passando per “L’Armando”.
Per una strana scelta degli sceneggiatori – lo stesso Virzì, insieme a Guido Bagatta e Adriano Galliani – il ruolo di figlio del Bernaschi lo fa un maschietto, mentre nei telefilm tutti ci ricordiamo della dolce e aggraziata signorina Zampetti.
Ma il giovane virgulto, tutto tartaruga e boccoli, non fa certo rimpiangere la Zampetti. Soprattutto per i boccoli.
Veniamo alla storia.
Due giovani fanciulli si amano, però purtroppo lui è ricco e lei è povera, non solo, ma il padre di lei è anche un coglione certificato ISO 9001, e la svanga solo perché sa giocare a tennis.
Ma nonostante questo leggerissimo impedimento l’amore trionferebbe, se non fosse che la giovine, come già cantato da Elio e le Storie Tese nel poema epico “Cara ti amo”, lascia il giovane bello, ricco, intelligente e delicato per un tossico brutto, sporco, fuori di testa e che picchia i bambini.
Tralasciando la parte centrale del film, diciamo dal minuto 12 al minuto 105, in cui ci è stato impossibile rimanere svegli, possiamo dire in conclusione i ricchi diventano ancora più ricchi, i poveri la prendono in quel posto ma pensano di essere felici grazie a un’abbondante dose di marijuana, e Valeria Bruni Tedeschi ha finalmente messo le tette.

Giudizio della Critica
Non condanneremo mai abbastanza Quentin Tarantino e il suo “Pulp Fiction” per aver instillato nella mente di tutti i cineasti mondiali che basti prendere una sceneggiatura mediocre e montarla a cazzo, per farla diventare un capolavoro.
Il pubblico, entusiasta, uscirà dal cinema applaudendo e dicendosi l’uno l’altro: “Hai visto che bel montaggio?”.
Ma alla domanda “qual era la storia del film”, solo il 33% degli spettatori ha correttamente risposto “I Ragazzi della Terza C”, il 28% “Match Point”, il 15% “Love Story”, e il resto ha indicato uno a scelta dei film di Alvaro Vitali.
Da vedere solo se la tesserina del multisala l’avete vinta alla riffa di Natale.

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