L’attesa

La fotografia e la letteratura sono due passioni che vanno di pari passo per me. Mi prendono allo stesso modo, e oscillo invariabilmente da una all’altra. Quando riesco ad amalgamarle, per creare qualcosa che le contenga entrambe, ne sono felice. Come in questo caso, in cui una sessione di ritratti si è trasformata in una storia visuale. Spero che vi piaccia.

Separatore

Riflesso

Non so perché io abbia insistito così tanto per rivederti.
Non so nemmeno perché abbia accettato di incontrarti qui, di nuovo.
C’erano un milione di posti, in questa città, dove avremmo potuto salutarci per sempre.
E invece hai scelto proprio questo luogo.
E’ vicino, hai detto.
Ci arrivo comodo, hai detto.
Ci terranno il tavolo vicino alla finestra, ho pensato io.
Il tavolo. Quel tavolo.
Quel tavolo dove mi hai già detto di no una volta.
E dove me lo dirai di nuovo, lo so.
Se mai arriverai.




Interno

Ma sono abituata alle attese, con te.
Ad aspettare i tuoi tempi, i tuoi desideri, la tua vita, le tue mani.
Aspettare che creassi uno spazio per me, io che ho riempito tutta la mia vita di te.
Non mi importava, sai, non mi importava.
Ero felice di essere tua, anche se tu non volevi essere mio.
Di vivere per te, anche se tu non vivevi per me.
Di darti tutto e di non avere quasi niente.
E più mi dedicavo a te, e più sfuggivi.
Finché non hai retto più alla fatica di sostenere il mio sguardo.





Destra

Una figura lontana, le mani in tasca, ecco cosa sei.
Mi fai quasi tenerezza, sai?
Tu che stai venendo qui ad ammazzarmi, e ti dovrei solo odiare.
Invece ti vorrei abbracciare, a vederti così impaurito.
Cammini piano, so che stai cercando di rimandare questo momento.
Anche se non puoi ancora vedermi, sai che sono qui.
Ti seguo mentre ti avvicini, e penso che questi saranno gli ultimi momenti di felicità, tra di noi.
Io che ti guardo arrivare, e tu che improvvisamente abbassi gli occhi a terra.
E non li rialzi neanche per entrare, tanto già sai dove mi troverai.




Dritto

Ed eccoti qui. Ciao, come stai, fa freddo, no non tanto, hai preso già un caffè.
Parole inutili, le tue. Silenzi inutili, i miei.
Come quella volta, quando ti ho chiesto di rimanere.
Te l’ho chiesto in tutti i modi possibili, e poi più niente.
Volevo continuare ma non avevo niente da dire. Più niente.
E allora tu ti sei alzato e te ne sei andato. E basta.
Farai così anche stavolta, perché anche stavolta non ho niente da dire.
Non ho niente da offrire, non c’è niente di me che non ti abbia già dato, e non è bastato a farti rimanere.
Vuoi solo scappare, il prima possibile.
Vai, allora. Sto zitta. Vai.




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4 thoughts on “L’attesa

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