Il mio lavoro

Come diceva Paul Simon, “looking down on central Park, where they say you should not wander after dark”…


Va bene, lo ammetto, il mio è un lavoro schifoso.

Intendiamoci, non la penso proprio così, e neanche tutti i giorni.
Ma qualche volta mi vedo da fuori, come mi vedono gli altri.
Vedo quello che faccio, eh sì, devo ammetterlo: è proprio un mestiere di merda.
Voglio dire, dal punto di vista sociale.
Non il mestiere in sé.
E poi, qualcuno deve pur farlo.
Non sono io a renderlo un mestiere schifoso, lo è per definizione.
Poi, il fatto che sia proprio IO a portarlo avanti da vent’anni, rende anche me schifoso.
All’inizio non mi importava, era un lavoro come un altro per me e non pensavo che potesse essere diverso per gli altri.
Allora dicevo senza remore “io faccio questo e questo” e la gente inorridiva, le donne si scansavano, le mamme allontanavano i bambini.
Con tutti i delinquenti che girano, tutti quei ladri, quelle banche che ci succhiano il sangue, il Governo che ci opprime, le guerre che portiamo avanti in tutto il mondo, perché proprio io mi devo vergognare del mio lavoro?
E’ o non è un lavoro onesto?
Pagato dai bravi cittadini di questa metropoli, per giunta.
A questo punto vorrete sapere che lavoro faccio, immagino.
Ma sì, tanto, come ho detto, non è un segreto.
Vedete, questa città, e in particolare questo immenso parco che ne costituisce il cuore, sono piene di scoiattoli.
Infestate da scoiattoli.
Oh sì, grazie ai cartoni animati e alla loro morbida e lunga coda gli scoiattoli sono considerati dei teneri animaletti di compagnia.
Ma non è così.
Gli scoiattoli sono topi. E topi grossi, per giunta.
Sono cattivi, portano malattie e si riproducono in continuazione.
Non hanno nemici naturali, in questo posto, e dispongono di cibo in abbondanza.
Questi grassi, luridi scoiattoli sono come la peste.
Per questo ci sono io.
Qual è il mio compito?
Tenere a bada la popolazione. Assicurarmi che non proliferino. Mantenere il loro numero al di sotto di una soglia critica.
E come faccio?
Li ammazzo.
Io ammazzo gli scoiattoli.
Non fate così, non è poi così male.
Anzi, una volta, prima che quei cazzo di ambientalisti prendessero una valanga di voti, era anche divertente.
Il comune non voleva sapere come li ammazzavo, ma gli bastava quello che eufemisticamente chiamano l’headcount.
Io mi ero inventato un sacco di modi divertenti per fare fuori quell’ammasso di peli e batteri.
Sui cappi ero diventato un maestro. In alcuni giorni fortunati, quando passavo la mattina presto tra le magnolie e i platani, ne trovavo appesi anche dieci.
Avevo anche escogitato trappole sofisticatissime, in cui quei topi con la coda scivolavano e dove li trovavo morti quando facevo il giro.
Mi ero anche divertito a sperimentare i petardi, ma anche prima degli ambientalisti questa cosa non andava giù al comune.
Poi un giorno mi hanno chiamato e mi hanno detto che non si poteva più fare.
Che anche gli animali fanno parte del nostro mondo, che vanno trattati in maniera umana.
Capite che roba?
Animali che vanno trattati in maniera umana. Non vedete l’ironia?
Insomma, per farla breve, mi hanno detto che avrei dovuto catturarli vivi e ucciderli con un’iniezione letale, che non li facesse soffrire.
Ma voi, avete mai provato a catturare degli scoiattoli vivi?
Sono furbi, quei cazzo di animaletti.
Un conto è fargli cadere sopra un masso da cinquanta chili e spiaccicarli, un altro è catturarli vivi e senza fargli del male.
Mi tocca lavorare dieci volte tanto.
E poi, per fargli l’iniezione…
Cazzo, quanto si agitano.
Mi hanno morso già cinque volte, e ho dovuto farmi delle iniezioni così cariche di antibiotici che al solo pensiero mi fanno male le chiappe.
Ecco: dopo venti anni di onorato servizio mi ritrovo a catturare scoiattoli vivi, a non avere amici, e a cominciare a pensare che il mio lavoro sia veramente schifoso.
Per un po’.
Poi però capisco che il mio lavoro è necessario.
Intanto se non lo facessi io lo dovrebbe fare qualcun altro.
Ditemi voi, cosa ne sarebbe dei picnic all’aperto, dei giri in bici, delle partite di pallone, se il nostro bel parco fosse pieno di migliaia di questi schifosissimi topi che girano indisturbati?
Quando passeggio per il parco e vedo le famiglie felici con i loro bambini penso che sì, forse il mio lavoro è un po’ difficile, e forse socialmente non così ben accetto, ma è utile.
E mi sento orgoglioso.
Il parco è la mia famiglia, e io ci tengo.
Proprio oggi stavo chiacchierando con il mio amico gelataio, quello che sta da sempre all’angolo vicino al salice, proprio di fronte al molo del laghetto dove si prendono le barche.
Si è avvicinata una bella ragazza, sorridente, con due bambini bellissimi per mano, e io ero felice.
Sentivo che la loro serenità dipendeva anche da me, e dal mio schifoso lavoro.
Poi uno di questi luridi barboni che gira per il parco le ha messo una mano addosso e l’ha strattonata: lei ha urlato, il gelataio è intervenuto, la polizia si è precipitata per prendere in consegna quel disgraziato.
Io ho protestato.
“Non possiamo fare niente” è stata la risposta.
Ecco. La polizia non può fare niente, per la mia famiglia.
Per questo oggi sono qui, a quest’ora.
Non perché girare nel parco di notte mi piaccia, ma perché non sono solo gli scoiattoli a infestare questo luogo.

Va bene, lo ammetto, il mio è un lavoro schifoso.
Ma dite così perché non avete ancora visto il mio hobby.

Squirrel CP

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