La spesona

Nessuna vacanza famigliare degna di questo nome, indipendentemente dal fatto che duri tre, cinque, o mille giorni, può veramente iniziare senza il rito della spesona.
Voi capite, l’italiano in gita tende a ricreare il più possibile intorno a sé l’ambiente in cui si sente a suo agio, altrimenti non si spiegherebbero frotte di connazionali in cerca di una pizza margherita ad Amburgo, di un caffè macchiato a Londra, o di uno spagnettino con le vongole nel Bronx.
E anche quando si decide di passare qualche giorno in un posto di mare nostrano, dove ristoranti e pizzerie sono più frequenti delle zanzare, si può rinunciare alla spesona.
C’è da dire – e non vuole essere necessariamente una critica – che la spesona è una mania tutta femminile.
Il maschio italico infatti come si sa abolirebbe del tutto l’uso della cucina a favore di un abbonamento con la trattoria sotto casa, e in vacanza, figuriamoci, si nutrirebbe solo di carbonara e arancini.
La spesona si divide in due categorie: quella in cui la donna alfa è presente, e quella in cui il maschio viene inviato da solo.
Ci occuperemo della seconda categoria, in quanto la prima banalmente vede il maschio unicamente come supporto tecnico- economico (spinge il carrello e paga).
Invece è interessante analizzare cosa succede quando la spesona viene fatta dall’uomo in solitaria, vuoi perché la donna è affaccendata con tre-quattro ragazzini, vuoi perché deve ancora arrivare, vuoi perché non può rinunciare alla prima lezione di acquagym insieme ad altri duemila capodogli in una piscina di dieci metri quadrati.
In questo caso la nostra personalissima statistica ci fa affermare che sarà impossibile per il povero maschio rispettare alla lettera gli ordini della donna alfa, anche se scritti accuratamente in una lista con checkbox da spuntare.
Egli infatti commetterà comunque uno o più degli errori fatali che lo porteranno allo scontro: dimenticherà di comprare una delle voci della lista; comprerà qualcosa non previsto o di marca diversa; oppure semplicemente non avrà saputo desumere dalla semplice osservazione della lista che in realtà lei avrebbe voluto comprare altre cose non elencate, e lui brutto pirla non ci è arrivato da solo.
Quando maschi in solitaria si incontrano in un supermercato di località estive, riconoscono subito il neomarito: è l’unico che canticchia felice, pregustando la nottata di fuoco; poverino, la vita non gli ha ancora insegnato che il ritorno dalla spesona provocherà le ire della neomoglie, che subito metterà in atto la tipica rappresaglia femminile, denominata “chiusura dei rubinetti”.
I maschi invece smaliziati e già rassegnati al peggio si salutano tristemente, magari approfittando dell’ora d’aria per guardare le tette di qualche tedesca, attività proibita in spiaggia fin dal 1995.
In alcuni casi, di fronte a manifestazioni di panico, si generano anche atti di forte solidarietà.
Non è raro sentire dialoghi del tipo: 
– Secondo lei se non trovo mastrolindo, è uguale se prendo spicespan? –
– Guardi, ho scoperto che con vetril multiuso mia moglie si limita a grugnire, dia retta a me, lo prenda –
Ora, non è che il maschio italiano non sia abbastanza intelligente, volenteroso, dedicato, da non essere in grado di fare una spesona come dio comanda, è proprio che non ci arriva.
Come per i colori, che notoriamente per l’uomo sono cinque e per la donna cinque milioni, così per gli alimenti.
La parola “tonno” all’uomo farà pensare unicamente ad una scatola di alluminio rotonda, e non a “filetti di tonno pinna gialla in vasetto di vetro riciclabile”.
Il “latte” è la secrezione mammaria delle mucche venduta in confezioni di plastica, non un liquido “parzialmente scremato a lunga durata con percentuali di calcio superiori al due per mille”.
E così via.
Stessa cosa per le quantità.
Di fronte alla voce “acqua”, un uomo ignaro (il neomarito) tornerà con una mezza minerale Perrier, perché ne ha visto la pubblicità e non sa che alla moglie gonfia la pancia e chiude i rubinetti; l’uomo un po’ vissuto, che le ha provate tutte, tornerà con tre casse da nove litri: una liscia, una gassata e una ferrarelle, sapendo già che sua moglie quel giorno voleva l’acqua che fa fare “plin-plin” e lui passerà la notte da solo, a bere litri d’acqua, che poi te credo che fai plin-plin.
Comunque sia, una volta replicata nel carrello la dotazione alimentare e di utensileria della propria abitazione, compresi cavatappi, stuzzicadenti, aceto balsamico e candele aromatiche, spesi duecento euro e caricate dodici buste piene sotto un sole a quaranta gradi, l’uomo arriverà finalmente a destinazione, sfatto e pronto all’esame.
Mentre lui rimane in piedi, rassegnato all’umiliazione, la donna alfa comincerà ad analizzare il risultato della spesona, lanciando sguardi di riprovazione, inarcando sopracciglia, soppesando pesche gialle, annusando meloni e digrignando i denti nel vedere il pacco delle fette biscottate sotto la bottiglia di coca cola.
E ovviamente alla fine dirà: “Non ti avevo detto solo l’altro giorno che la marmellata di albicocche mi ha stancato e che ora mangio solo arance amare?”
No. Non fate l’errore di dire che la voce “arance amare” non c’era nella lista.
Sareste tacciati di poca attenzione, di essere solo dei burocrati, di non volerle bene veramente.
Cominciate piuttosto a pensare come passare la serata, voi e la vostra cassa di sanpellegrino.



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9 thoughts on “La spesona

  1. Tutto super divertente. E scritto proprio bene.
    Ma sai che nella mia coppia sono io che d’estate andrei sempre a mangiare il panino per non cucinare e sono io che odio la spesona? Odio stare nei supermarket , anche se ci fa un bel po’ di fresco, odio avere il frigo troppo pieno ,odio essere fedele sempre allo stesso tipo di prodotti….
    Che io sia maschio?

  2. Pingback: Quando la moglie è in vacanza | rodocarda

  3. Pingback: Uomini sposati al supermercato | rodocarda

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