Abitudini

Scrivere un noir in meno di 2.500 battute è un’impresa non da poco.
Era l’obiettivo per un concorso, e posso dire con orgoglio di averne impiegate molte meno.
Beh, se poi il risultato sia stato all’altezza…non lo devo dire io 🙂



Separatore
Prima di aprire la porta suono il campanello. E’ un’abitudine che ho preso da quando l’ho trovata a letto con un mio amico.
La prima volta, o almeno la prima volta che me ne sono accorto; e poi ce ne sono state molte altre, e forse molte altre anche prima.
Da allora preferisco annunciarmi, è diventata un’abitudine a cui non riesco a rinunciare. Preferisco non sapere.
Appena entro in casa la confusione mi colpisce: libri a terra, vasi rotti, sedie rovesciate.
Chiudo la porta, cauto, e cammino lentamente; il cuore mi batte forte.
Sulle pareti del corridoio inequivocabili le strisciate dei polpastrelli intrisi di sangue, a terra orme rosse e pozze dello stesso liquido rosso e denso conducono alla camera da letto.
Adesso il cuore mi si è quasi fermato, non so se avrò il coraggio di entrare.
Alla fine avanzo, gli occhi chiusi, e poi li apro di colpo.
Nella stanza in penombra il corpo riverso sul letto non sembra quasi più quello di una donna, solo i capelli tradiscono la sua natura.
Il resto è martoriato, la testa quasi staccata dal collo, tagli dappertutto, il sangue che forma una pozza sotto il corpo, le gambe spezzate e piegate ad angolo retto, le braccia inutilmente tese a proteggere il viso dalla furia omicida.
Respiro affannosamente, lo sguardo gira per tutta la stanza, ma non oso entrare.
Poi, quasi per caso, vedo sul pavimento il luccichio vicino allo specchio.
Mi avvicino in punta di piedi, per non rimestare il sangue che si sta rapprendendo.
Mi chino e raccolgo l’oggetto: è la mia fede.
Esco dalla camera da letto senza girarmi a guardare il corpo, vado in bagno, la lavo e me la infilo all’anulare.
Poi torno indietro, esco di casa e mi chiudo lentamente la porta dietro le spalle.
Entro in macchina, resto qualche minuto immobile, le mani sul volante, la fronte appoggiata al piantone dello sterzo, finché il respiro non torna a essere regolare.
Guardo il fagotto bianco che avevo appoggiato sul sedile, poi accendo il motore e guido.
Percorro quasi dieci chilometri, finché non arrivo alla vecchia discarica.
Scendo dalla macchina, circondato dai gabbiani di fiume che rovistano l’immondizia in cerca di cibo e scaglio il fagotto con dentro il coltello intriso di sangue il più lontano possibile.
Poi torno in macchina, faccio manovra, e mi dirigo verso il casello dell’autostrada.
‘Quella puttana’, penso non senza soddisfazione. ‘Quella grandissima puttana’.

Finestra Magnolie

Foto di Rolandfan

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6 thoughts on “Abitudini

  1. Eh , bello , bello!
    Lo sai anche tu , immagino , da’ in poche parole tutta l’intensità della tragedia , senza dimenticare l’umorismo e la bella scrittura….
    Vado a rileggerlo!

    Anche la foto vale!

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