In ricordo di un giovane supereroe

Talvolta la voglia di normalità contrasta con quello che gli altri si aspettano da te.

Quando David uscì dal locale, la pioggia da battente si era fatta torrenziale.
Dal pub a casa sua c’erano solo cinquecento metri, ma l’acqua formava un muro compatto, e lui non aveva un ombrello, né una cerata.
Le mani in tasca, il volto contratto dalla rabbia, camminava svelto, incurante della pioggia.
D’altronde, non si stava bagnando affatto.
Il giochino “piove-ma-non-mi-bagno” David l’aveva affinato dai tempi delle medie ormai, e riusciva a farlo senza pensare.
Se fosse stato possibile esaminare al microscopio la pelle di David, ci si sarebbe resi conto che le gocce d’acqua scivolavano via pochi micron prima di toccare il suo corpo; da fuori sembrava che il ragazzo camminasse immerso in un oceano d’acqua, ma in verità sarebbe arrivato a casa asciutto.
Non che qualcuno potesse avvicinarsi a David con un microscopio o qualsiasi altro oggetto, beninteso, se lui non lo desiderava.
E in quel preciso momento, avvicinarsi a David sarebbe stato un grave errore. Gravissimo.
Era arrabbiato, no, infuriato. Con Eva, e anche con il suo amico Samuel.
Era pervaso dalla rabbia che tutti i ventenni innamorati hanno provato almeno una volta in vita loro, quando l’oggetto delle loro attenzioni amorose sembrava sfuggirgli.
Solo che David non era un ragazzo normale, e la sua rabbia poteva essere pericolosa.
Ancora ricordava gli occhi di quel cane che anni prima aveva fiutato la sua diversità e lo aveva morso.
Senza riflettere lo aveva scagliato lontano, contro un albero, ad una velocità impossibile, e il povero animale era morto guardandolo con i suoi occhi tristi.
Da allora aveva accuratamente evitato di passare troppo vicino ad un animale.
Quella sera David si sentiva esattamente nello stesso modo, avrebbe voluto prendere Samuel a lanciarlo in orbita, ma per fortuna era ormai abbastanza grande da sapere che la sua rabbia andava fatta sbollire in altro modo.
E poi la colpa non era di Samuel, ma di lei.
Era Eva che gli aveva chiesto di accompagnarlo al pub, facendolo sperare in una serata diversa, ed era sempre Eva che si era messa a ridere alle battute di Samuel, e sempre Eva lo aveva preso in giro quando lui si era stizzito.
E alla fine lui era uscito, sbattendo la porta, sotto la pioggia torrenziale di un novembre terribile.
Dopo pochi minuti arrivò al cancello del suo portone, e frugò in tasca per cercare le chiavi.
Le aveva appena inserite quando un fragore pazzesco gli risuonò nelle orecchie, e un altro subito dopo.
Si girò appena in tempo per sentire l’acre odore lasciato dal fulmine, e vedere un albero abbattersi sulla carreggiata opposta.
Sotto le fronde dell’albero crollato, si intravvedeva un’automobile, bloccata nella sua corsa dalle tonnellate di legno e foglie.
David rimase interdetto, senza sapere cosa fare.
Si chinò per vedere meglio, poi stava per attraversare la strada quando sentì una voce che lo chiamava.
– David! David! Aspetta! –
Si girò, e vide Eva che correva, le scarpe con i tacchi in equilibrio instabile sulla pavimentazione bagnata, e in mano un ombrellino troppo piccolo per proteggere i capelli che si stavano irrimediabilmente bagnando.
– Eva – disse lui, la rabbia di prima scomparsa di fronte agli eventi – Dove vai? Allontanati subito, qui è pericoloso! –
– David, scusami dai, torna dentro, non volevo farti arrabbiare, stavo solo giocando, volevo passare una bella serata con te stasera e…-
La ragazza si interruppe quando, seguendo lo sguardo di lui, vide la macchina intrappolata dall’albero.
– Mio dio! – esclamò – e ora che facciamo? –
– Niente – rispose David titubante – Aspettiamo che arrivino i pompieri –
– I pompieri? Ma David, con questo tempo saranno in giro per tutta la città e non penso che arriveranno mai! –
David si morse le labbra.
Nonostante tutto il suo potere, era solo un ragazzo, e voleva una vita normale. Non voleva diventare un fenomeno da baraccone, voleva solo baciare Eva, e passare una sera con lei.
Alla fine si decise.
– Andiamo a vedere – disse.
I due ragazzi si avvicinarono alla macchina. Eva ormai fradicia non sembrò notare che David rimaneva asciutto sotto l’acqua che si rovesciava sulle loro teste.
Con cautela si chinarono sull’asfalto, e la scena che videro li fece sussultare.
Una donna di colore era al volante. Sanguinava, e aveva perso conoscenza, ma respirava. Sul sedile posteriore una bambina che poteva avere forse due anni, nel suo seggiolino, piangeva sommessamente ma disperatamente.
– Cerchiamo aiuto – disse Eva, e fece per muoversi.
David la fermò prendendola per un braccio. La guardó fisso negli occhi, poi disse:
– No. Avevi ragione tu. È inutile, non verrà nessuno. Sono tutti impegnati, o impauriti. E quella donna ha bisogno di cure. Inoltre – proseguì guardando in alto – questo albero sta scricchiolando troppo, e temo che non si sia assestato. Se dovesse venire giù del tutto potrebbe uccidere tutte e due –
– Ma cosa possiamo fare noi! – urlò quasi istericamente Eva. Anche lei aveva venti anni, e tutto questo era troppo superiore alle sue forze.
David, ormai risoluto, le prese una mano.
– Tu devi cercare di slacciare la cintura della donna, e portarla fuori da lì. È più facile da raggiungere, e al momento impedisce di afferrare la bambina. Poi una volta messa in salvo la madre, prendi la bambina dal passeggino. Mi hai capito bene? –
La ragazza lo guardava con gli occhi sgranati.
– Ma David, c’è l’albero che impedisce di accedere alla macchina! –
David le fece una carezza, le diede un leggero bacio sulle labbra, che sapevano di buono e morbido anche con le gocce d’acqua che scivolavano via, e poi si allontanò di qualche metro, allargando le gambe per stabilizzare il corpo.
– All’albero ci penso io, tu stai pronta –
Non aspettò una risposta, chiuse gli occhi, aprì le braccia ed esercitò una pressione sulla sua scatola cranica che sembrò spaccarsi dal dolore.
Strinse i denti, mentre lentamente ma costantemente, l’albero cominciò a sollevarsi, facendo gemere le lamiere dell’auto.
Ad un certo punto David sentì l’acqua che lo bagnava completamente, non riusciva più a tenerla lontana, ma non gli importava.
Aprì gli occhi, e si avvide che Eva era rimasta a fissarlo con la bocca spalancata e non aveva mosso un passo in direzione dell’auto.
– Vai! vai! – le urlò lui a denti stretti.
La ragazza chiuse la bocca, e come se si fosse risvegliata in quel momento corse verso l’auto,
Lo sportello era bloccato, ma il vetro si era infranto, e riuscì a slacciare la cintura di sicurezza della donna.
La bambina la guardava piangendo, e lei, sudando sotto la pioggia, cercava di tranquillizzarla.
– Stai buona piccola, non piangere, ora prendo la tua mamma poi torno a prendere te –
Si girò a guardare David, che era diventato paonazzo, teneva gli occhi chiusi, ma sembrava reggere lo sforzo.
Si dedicò al suo compito, e sebbene la donna fosse molto in carne, Eva era una ragazzona di un metro e ottanta nel pieno delle forze.
Afferrò la donna sotto le ascelle, e piano piano la tirò fuori dal finestrino.
La adagiò sull’erba tra le due carreggiate, lontano dalla macchina e dall’albero, che prima o poi David avrebbe dovuto lasciar cadere di nuovo.
Stava per tornare alla macchina, quando uno schiocco secco la fermò sui suoi passi.
L’albero subito dietro David, che era stato probabilmente danneggiato dal fulmine, stava iniziando a spezzarsi, e di lì a poco sarebbe caduto su di loro.
– David!!! – urlò Eva.
Il ragazzo aprì gli occhi e vide che l’altro albero stava inclinandosi pericolosamente, ma prima che avesse tempo di fare qualcosa, questo si spezzò con un rumore violento e iniziò a cadere verso di lui.
Nei due o tre secondi che servirono all’albero per arrivare a terra, il ragazzo di nome David, che sognava una vita normale, ebbe il tempo di pensare a molte cose.
Alle labbra di Eva, e di come sarebbe stato bello avere un figlio da lei.
Alla sua chitarra, e a tutte le canzoni che aveva suonato.
Alla bambina nella macchina, e ai suoi occhi pieni di lacrime.
Ma soprattutto pensò al cane che lo aveva morso, e al fatto che non avrebbe mai potuto reggere i due alberi insieme.
E così David li mollò entrambi, e spinse velocemente ma delicatamente la bambina verso Eva, che incredula la afferrò cercando di non farle male, un attimo prima che gli alberi si abbattessero sulla macchina e su David.
Eva strinse la bambina, mentre crollava in ginocchio, piangendo.
E anche se non era speciale come David, seppe distinguere la pioggia dalle lacrime.
Perché queste erano molte di più.

2013-10-15_1381853386

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...