Lettera aperta all’ex-sindaco Marino

Egregio Professore,
avrei voluto scriverle subito dopo il voto, quando l’entusiasmo per aver rieletto un sindaco con il mio voto mi aveva fatto sperare di poter cambiare il corso delle cose, rispetto alla precedente amministrazione, che ha utilizzato il potere per lo più per piazzare i suoi grandi elettori nei posti di potere, e disporre delle aziende comunali come un serbatoio di assunzioni e quindi di voti.
Sono sincero, ho anche voluto ignorare, non so se inconsciamente o meno, la conclamata incapacità della sinistra romana di scegliere un candidato accettabile. 
Dopo Rutelli, finto alleato e opportunista dell’ultim’ora e giustamente sconfitto, ora è venuto il turno di Ignazio Marino.
È un bravo cardiochirurgo, una persona onesta, un non romano che ama Roma.
Una persona equilibrata, di una sinistra ecologista ma non radicale.
Insomma una persona perbene.
Vede, Professore, sul perbene personalmente continuo a darle credito.
Ma essere persone perbene è assolutamente insufficiente, e non è neanche il minimo sindacale per governare una città come Roma.
Penso che in Italia ci siano milioni di persone perbene, e io stesso ne conosco moltissime, ma a nessuna affiderei una città di tre milioni e passa di abitanti.
Mi sono chiesto, dopo un anno che giudico totalmente fallimentare del suo governo, perché lei si sia rivelato così inadatto.
Credo che se questa analisi la facesse anche il PD con i suoi alleati, non penserebbe per la sua sostituzione a persone altrettanto perbene e altrettanto inadatte, come la povera Bianca Berlinguer, di cui si vocifera in questi giorni, che a parte un cognome nobile non esibisce alcuna competenza in materia.
Intanto lei, egregio Professore, è un genovese di origine siciliana.
Che cosa c’entra con Roma? Cosa sa di Roma, dei suoi problemi, della sua gente, del cuore di una città millenaria?
Lei ha vissuto a Milano, poi negli Stati Uniti, poi a Palermo, poi è venuto a Roma catapultato in un seggio da Senatore. 
Prima di oggi, prima della campagna elettorale, quante volte si era fatto un giro nelle periferie, a Torbellamonaca, a Finocchio, a Ostia, nei posti dove ogni Sindaco va una volta, come il Papa le parrocchie.
Badi bene, Roma non è una città che respinge i forestieri, anzi. È una delle città più accoglienti del mondo. Abbiamo avuto imperatori stranieri e anche di colore.
Abbiamo accolto un’immigrazione violenta dopo l’unità d’Italia e dopo la guerra, tanto che a Roma ci sono più abruzzesi, pugliesi o siciliani che romani.
Ma lei non è venuto qui per crearsi un’opportunità.
Lei è venuto per governarci.
E qui sorge spontanea una domanda, che poi è la vera e unica domanda che le farei se potessi incontrarla: perché?
Ma chi gliel’ha fatto fare?
Lei era un chirurgo affermato, un pioniere, una persona stimata e rispettata.
Cosa le è saltato in mente di venire a Roma a farsi prendere in giro dai comici per il suo accento ridicolo, o farsi schiaffeggiare tutti i giorni, una volta dall’opposizione e una volta dalla maggioranza, che ne godono in eguale misura?
Io, purtroppo, una risposta me la sono data.
Lei è una persona perbene, non ho dubbi, ma è vanitoso ed egocentrico, e anche ingenuo.
Lei ha pensato che la politica fosse una cosa più facile di un trapianto di fegato, e si è sbagliato.
In sala operatoria è lei che comanda, e gli altri sono asserviti al suo potere e alla sua competenza.
Qui anche l’ultimo dei peones, che magari non sa neanche mettere in piedi un congiuntivo come si deve, è in grado di ricattarla e negoziare con lei anche le volte che può andare in bagno.
Lei è un ingenuo, se ha pensato di poter domare la bestia, e un vanitoso, perché ha pensato (è umano, lo capisco) che fare il sindaco di Roma le desse accesso a un mondo fantastico, di conferenze stampa a New York, ufficio sul Campidoglio, incontri con il Papa, con i potenti della terra, gemellaggio con le città più belle e prestigiose del mondo.
Fare il sindaco di Roma significa anche essere il sindaco del Colosseo, dei Fori Imperiali, dellle bellezze che tutti ci invidiano.
Ma vede, caro Professore, Roma non è solo questo.
Roma sono tre milioni di persone, di cui solo un pugno vive al centro.
Roma sono cinquanta milioni di visitatori all’anno che pretendono servizi efficienti, regole, pulizia, cortesia, onestà.
Roma sono migliaia di chilometri di strade dissestate.
Roma sono cassonetti luridi, muri devastati.
Potrei continuare, ma lei ha già fatto la sua scelta.
Di rendersi ridicolo con la falsa pedonalizzazione dei Fori Imperiali.
E di chiedere l’elemosina al Governo, rendendosi vieppiù ricattabile.
Dice: il precedente sindaco ha lasciato un buco di centinaia di milioni, le aziende comunali non vanno, abbiamo bisogno di soldi.
Vuole sapere un segreto? I bilanci della PA sono pubblici, e lei poteva leggerli PRIMA  di candidarsi, e dire: cari romani, se verrò eletto vi prometto lacrime, sudore e sangue perché il mio predecessore ha lasciato macerie.
Non ricordo una sua affermazione in tal senso.
Mentre scrivo, lei ha deciso di aumentare del cinquanta per cento i parcheggi, e di abolire le agevolazioni.
Ma signor ex-sindaco, questo è l’indice del suo fallimento, non capisce?
È costretto ad aumentare le già incredibilmente elevate tasse che gravano sui cittadini romani, per mettere una pezza alla sua incapacità di governare l’economia cittadina.
Nella sua triste incapacità si è anche reso protagonista di atti al limite dell’avanspettacolo, come telefonare ai vigili per far sgombrare i venditori ambulanti da Via del Corso.
Professore, lei mi fa tenerezza, lo dico con dispiacere, ma anche con quella malinconia che accompagna i nostri sguardi verso le persone semplici.
Lei ha un’idea, una VAGA idea, di cosa ci sia in giro per Roma, personaggi che presidiano tutte le principali strade e monumenti del centro tra pakistani con ombrellini e pupazzetti sbattuti su cassette di frutta, senegalesi a decine in piazza del Pantheon, venditori ambulanti di qualsiasi cosa, figuranti vestiti da centurioni, pistoleri, cadaveri, yogi arancioni, occupazione abusiva di qualsiasi spazio, fornitori che portano la merce ai negozi nelle ore di punta?
Lei ha una MINIMA idea del suk che è diventata Roma?
Lei sa che i principali monumenti, Colosseo, Fontana di Trevi, la Barcaccia, Trinità de Monti etc, sono in restauro tutti insieme?
Lei sa che Roma è forse la città più sporca d’Europa?
Caro Professore, lei, nella sua infinita presunzione e vanità ha ritenuto che avendo avuto successo in un campo, potesse riuscire a fare qualsiasi cosa nella sua vita.
Le devo dare una brutta notizia. Non è così.
Io non affiderei a Totti un bisturi per eseguire un trapianto, ma non metterei certo lei al centro dell’attacco della Nazionale.
Lei non è adatto per fare il sindaco, si rassegni, e rassegnamoci tutti.
Temo, in conclusione, che lei non sarà purtroppo il peggiore tra quelli che verranno, ma non è una consolazione, né per noi ma tanto meno per lei.
Le dò un suggerimento, amichevole.
Si faccia cacciare presto, prendendo come scusa una battaglia giusta ma che non potrà mai vincere, ad esempio liberalizzare le licenze dei taxi.
Potrà andare via dicendo che voleva cambiare le cose ma non glie l’hanno permesso.
Io e lei sappiamo che non è vero, ma stia tranquillo.
Non lo dirò a nessuno.
Cordiali saluti.
Un suo ex elettore.

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4 thoughts on “Lettera aperta all’ex-sindaco Marino

  1. Non vivo a Roma e npn ho avuto la possibilita’ di votare per il suo sindaco, se l’avessi avuta non avrei sicuramemye votato per un cardiochirurgo che lascia una professiome per iniziarne un’altra, e qui sorge la domanda ingenuo il.nuovo sindaco o chi lo ha votato? personalmente ho la risposta e credo che siano in molti a condividerla, attendo sviluppi.

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