Il giorno in cui Facebook morì

Ho ripreso questo racconto di qualche tempo fa e l’ho rivisto in chiave (spero) autoironica 🙂

Il giorno in cui facebook chiuse definitivamente, il 12 Novembre 2014, tutti i media del mondo commentarono l’evento a senso unico, usando parole come “inaspettatamente”, “sorprendentemente” e altri sinonimi che volevano sottolineare lo stupore del mondo intero, non solo degli oltre 850 milioni di utenti.
Io ero tra i pochi a non esserne sorpreso, anzi ad averlo previsto con una certa precisione.
Come ho fatto?
Forse perché pochi anni fa mi è stato assegnato il premio Nobel per aver rivoluzionato la teoria del caos?
Sapete quel vecchio adagio che dice “se una farfalla batte le ali a Pechino, potrà provocare un terremoto in America”?
Ecco, questo adagio è assolutamente vero.
Prima delle mie ricerche era possibile, con qualche fatica, ricostruire le cause di un evento all’indietro.
Io ho dimostrato che in certe situazioni è possibile tracciare la linea degli eventi in avanti.
Ovviamente i media, che devono semplificare a tutti i costi, chiamarono la mia teoria “La teoria della palla di vetro”; e quotidianamente ricevo messaggi da disperati e pazzoidi che mi chiedono di aiutarli a vincere al casinò, o al superenalotto, o cose simili.
Peccato che la mia teoria non funzioni per eventi sostanzialmente casuali come il lancio di una monetina o l’estrazione di un numero.
Insomma non vi tedio con i dettagli della mia teoria ma io sapevo, o meglio avevo stabilito con un certo gradi di confidenza, che facebook avrebbe chiuso, si sarebbe autodistrutto.
E lo sapevo non solo perché ho gli strumenti matematici per fare le previsioni, ma perché ho avuto la fortuna (sfortuna?) di assistere all’evento che ha dato l’inizio a tutto.
Infatti tutto cominciò quando Rolandfan (uno pseudonimo, senza dubbio) lasciò il gruppo chiuso di cui anche io facevo parte.
Rolandfan era una personalità controversa nel gruppo, suscitava dibattiti e ammirazione, era sicuramente un leader, magari inconsapevole, e quando lasciò il gruppo (per motivi personali, irrilevanti ai fini del risultato) molti – compreso il sottoscritto – si sentirono traditi e amareggiati.
Era tanta la mia irritazione, che mi misi a lavorare quella sera su una variazione dei miei modelli a cui pensavo da tempo: l’applicazione a gruppi numerosi di esseri umani.
Mi serviva giusto una situazione chiusa per fare qualche verifica, e provai ad applicare la teoria al gruppo.
Rimasi a bocca aperta: i modelli mi dicevano che la fuoriuscita di Rolandfan avrebbe provocato la dissoluzione del gruppo al 93,7% entro 30 giorni.
Feci qualche variazione, modificando i parametri, ma i risultati convergevano allo stesso valore. Probabilmente, immaginavo, ci sarebbe stato astio, sarebbero volate parole grosse, altri avrebbero abbandonato e alla fine il gruppo sarebbe stato chiuso.
Peccato.
Andai a dormire, ripromettendomi di rivedere i numeri il giorno dopo, alla fine quello che mi interessava era la mia ricerca.
Mi svegliai però nel cuore della notte, sudato, con addosso una sensazione strana.
Mi era venuta un’idea pazzesca, e non sarei riuscito a dormire, se non avessi verificato.
Andai al computer e modificai i modelli, feci girare la simulazione, attesi qualche minuto, poi arrivarono i risultati.
Rimasi a fissare il monitor per un paio di minuti senza muovere un dito.
Non potevo crederci.
Rifeci i calcoli, modificai i modelli, i parametri, tutto, aumentai gli ordini di grandezza della complessità, rilanciai la simulazione e attesi di nuovo, stavolta mangiandomi le unghie.
Arrivarono i numeri: sempre uguali.
Facebook si sarebbe dissolto, al 37% entro 45 giorni, al 68,8% entro 60 giorni, e al 97% entro il 15 Novembre.
E le percentuali erano in leggerissimo, impercettibile aumento alla seconda simulazione.
Non potevo crederci: Facebook avrebbe chiuso, a causa della chiusura del gruppo, che a sua volta avrebbe chiuso per l’abbandono di Rolandfan.
La linea dell’evento era tracciata, chiarissima.
Cercai di capire le dinamiche, analizzando fenomeni secondari, e scoprii, almeno in parte, la causa dell’evento: le persone che appartenevano al gruppo avevano una ramificazione di contatti e una capacità di influenza superiore al resto degli utenti Facebook di oltre 6 sigma.
Nonostante il loro numero fosse irrilevante rispetto al totale sarebbero stati in grado di mettere in moto un processo che avrebbe portato alla dissoluzione di Facebook in tempi oltretutto rapidissimi.
Attesi la mattina e mi misi subito in contatto con la sede italiana di Facebook. Mi ricevettero il giorno stesso, d’altronde essere un premio Nobel ha i suoi vantaggi.
Illustrai la mia teoria e dissi quello che sarebbe successo da lì a poco.
Chiaramente non mi credettero, o non capirono la teoria, o tutte e due le cose insieme, ma mi dettero credito e gentilmente, se non in maniera convinta, mi chiesero cosa si poteva fare secondo me per evitare la catastrofe.
Risposi che i miei modelli indicavano un’unica soluzione: Rolandfan doveva rientrare nel gruppo, e lo doveva fare anche rapidamente.
Estrassi altri fogli dalla borsa. I miei modelli dimostravano chiaramente che se fosse rientrato entro 3 giorni le probabilità di una dissoluzione del gruppo scendevano al 2,7% e quelle di Facebook virtualmente a zero. Se avesse atteso una settimana, le probabilità per la chiusura del gruppo salivano al 36,7%, mentre quelle di Facebook al 10% circa. Un’altra settimana, e non ci sarebbe stato più nulla da fare.
Promisero che avrebbero fatto qualcosa e ci salutammo.
Ricevetti una loro email dopo qualche ora. avevano scritto a Rolandfan spiegandogli la situazione e pregandolo di rientrare.
Lui aveva risposto con una email molto intricata, piena di citazioni, ma che in sostanza era un “no”.
Gli scrissi anche io, inutilmente. Mi disse che non credeva nella mia teoria, e che in ogni caso Facebook non era esistito per milioni di anni e gli esseri umani erano andati avanti benissimo senza, che la vita sociale ci avrebbe guadagnato, e quindi per lui il problema non era grave, anzi: non esisteva proprio.
Cercai di spiegargli che ormai Facebook rappresentava un canale di comunicazione importante per centinaia di miloni di persone, che milioni di persone vivevano grazie ai business sviluppati su facebook, ma niente, non servì a niente.
Per questo, quando un paio di settimane dopo, il gruppo chiuse, in anticipo rispetto alle mie previsioni, non mi stupii.
E quando su Facebook cominciarono i primi problemi seri, non mi sorpresi, di nuovo.
Cominciarono flame interminabili, app che non funzionavano, nuovi competitor che aggredivano il mercato, uno scandalo sessuale del fondatore.
Le azioni crollarono, nell’arco di un mese il numero di utenti passò da 850 milioni a 500 milioni, poi 200 milioni, poi 50 milioni, finché il 12 Novembre 2014 comparse una schermata, con il famoso logo, che diceva sostanzialmente: “è stato bello, arrivederci”.
Ero arrabbiato, anzi, incazzato nero con Rolandfan.
Gli scrissi una email di fuoco, dicendogli che era stato un irresponsabile, e tutto solo per soddisfare il suo ego; che aveva mandato sul lastrico milioni di persone, insomma, scaricai su di lui tutta la mia rabbia e insoddisfazione.
Non mi rispose mai, ma ho saputo per vie traverse che la notte dorme tranquillo.

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