Pompi – Una triste storia italiana

Nei giorni scorsi è rimbalzata la notizia che lo “storico” bar pasticceria Pompi, famoso per il suo (a mio giudizio non eccelso) tiramisù, avrebbe chiuso la sede di Via Albalonga.
Ad annunciarlo, un cartello affisso dagli stessi proprietari, che qui potete vedere riprodotto.
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L’annuncio è da far tremare i polsi, e immagino che a Wall Street abbiano attivato l’allarme rosso, al NORAD si siano messi in DEFCON 4, e le forze di intervento rapido della NATO abbiano iniziato a far rullare i Tornado sulle piste.
Infatti Pompi afferma che RECESSIONE è quando il tuo vicino perde il lavoro (prenda nota Mario Draghi, che finora ci ha detto la cazzata che recessione è quando il PIL scende per tre trimestri consecutivi).
DEPRESSIONE è quando lo perde un tuo familiare (le ASL di tutta Italia sono state allertate, perché con tutta la gente che perde il lavoro, i giorni di malattia saliranno esponenzialmente).
PANICO quando lo perdono tutti i tuoi dipendenti.
Ora, questa è una bella notizia: prima di tutto ora gli abitanti del sud-est asiatico tireranno un sospiro di sollievo. Finora avevano provato panico per tifoni, tornado, alluvioni, carestie. Scoprono invece grazie a Pompi che tutto ciò non è panico.
Poi finalmente possiamo dedurre che Marchionne è un uomo buono, empatico, e da compatire: pensate quanto panico deve aver provato a licenziare decine di migliaia di persone.

Però poi scopriamo l’attacco al cuore del sistema, e ci ritroviamo in un film di Sergio Leone, e più precisamente “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”.
Il Buono (Pompi), che da 54 anni fornisce (immaginiamo gratis e solo per buon cuore) un punto di ritrovo ai residenti, viene vessato dal Cattivo (il Municipio), che insieme alla sporca dozzina (vie limitrofe e residenti) decide di far chiudere il santuario del tiramisù, per cedere le attività al Brutto (il Cinese), il quale non attende altro che insediarsi per vendere ai poveri cittadini collanine di plastica e finti iPhone.

Ma ragazzi, seriamente. Di cosa stiamo VERAMENTE parlando?
Stiamo parlando della combinazione infausta di tutti gli elementi che rendono l’aria irrespirabile sul pianeta Italia, e in particolar modo a Roma.
E badate bene: la criminalità, organizzata o meno, non c’entra niente.
Stiamo parlando di illegalità, arroganza, inciviltà.
Perché il noto Pompi di Via Albalonga ha prosperato per 54 anni grazie all’impossibilità, in questo cazzo di Paese (e scusate se dico Paese) di far rispettare qualsiasi regola.
Da anni, anzi decenni, davanti a quello storico, preziosissimo esercizio, fino a notte fonda le machcine parcheggiano in doppia e tripla fila, e le persone schiamazzano per la strada, impedendo il normale traffico, e anche una vita tranquilla a quei cattivoni dei residenti, che magari vorrebbero guardarsi un film in santa pace, o anche solo leggere un libro sul divano, senza clacson e sgommate a tutte le ore.
E Mr. Pompi è così fiero del casino che provoca il suo tiramisù, che ne fa oggetto di marketing: infatti le foto allegate sono state scaricate dal sito ufficiale di Pompi.
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Il casino è parte integrante dell’offerta ai clienti di Pompi.
Tiramisù e movida.
E allora chi sono i cattivi in questa storia?
Il Municipio, che finalmente ha deciso di ristrutturare Via Albalonga in modo che sia impossibile parcheggiare in doppia fila?
I residenti, che cercano un po’ di tranquillità?
Le vie limitrofe, che non vogliono essere invase da ragazzotti urlanti?
Oppure i clienti che se ne fottono e lasciano la macchina dove capita?
Oppure Pompi, che fa soldi a palate grazie all’illegalità? E’ lui che afferma “perderò 4.000 euro al giorno”. Vuol dire che il casino, che paghiamo NOI, al Sig. Pompi frutta un incasso di 120.000 euro/mese, fanno quasi un milione e mezzo di euro all’anno.
E ti credo che non ci vuole rinunciare.
Ma questo milione e mezzo, lo devono pagare i residenti di Via Albalonga?
Vedete? Ci sono tutti gli elementi.
L’inciviltà. L’arroganza. L’illegalità.
Una storia tutta italiana.

P.S. La stampa ha contribuito alla grande ad aggiungere un tocco di ulteriore inciviltà, dando spazio al comunicato stampa di questi signori, senza controllare quale fosse veramente la situazione.
Per qualche giorno Pompi è sembrato essere la vittima del sistema.
Volete sapere se VERAMENTE chiuderà?
Voi che dite?

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4 thoughts on “Pompi – Una triste storia italiana

  1. Punto di vista interessante, il tuo. Grazie per avermelo fatto conoscere. In realtà, avendo sentito solo l’altra campana, prima la vedevo diversamente. Va anche detto che non sono mai stato da Pompi a via Albalonga, quindi ero e sono tuttora ignaro dell’impatto che la pasticceria può avere sull’ambiente circostante.

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