Uomini sposati al supermercato

Dopo Marcovaldo, ecco le moderne avventure di un povero disgraziato.
Avevo già parlato della spesona estiva qua, ma il viaggio al supermercato non è purtroppo limitato alle sole vacanze estive.

Di tutte le torture che un uomo sposato deve subire il supermercato è di gran lunga la peggiore.
Il maschio, serie XY, non è progettato per la spesa.
Lasciato a se stesso l’uomo veleggerà felice tra una sagra di paese, una pizzeria a taglio, la cucina di una donna premurosa che non richiede altro che la sua presenza e al massimo una bottiglia di vino.
Egli potrà così espletare il suo ruolo di grande felino senza sottoporsi a torture già segnalate ripetutamente a Strasburgo.
Qualora l’uomo – che abbia magari incautamente invitato degli amici a fermarsi a cena, o dio non voglia una donna – debba recarsi al supermercato, egli ne esplorerà non più di dodici metri quadrati riempiendo il carrello solo delle offerte speciali che gli si pareranno davanti all’ingresso e chiudendo l’operazione in trentasette secondi netti, piacionata con la cassiera inclusa.
Purtroppo una volta fattosi coinvolgere nel barbaro rito dell’unione matrimoniale egli verrà costretto almeno una volta a settimana – due o tre nei casi considerati di tortura – a recarsi al più grande supermercato dell’universo, e a spingere immensi carrelli mentre la sua signora per ogni singolo oggetto acquistato verificherà la data di scadenza, il costo unitario, l’eventuale presenza di sconti, il numero di punti che mancano alla biscottiera, e infine se agitando il flacone si riveli effettivamente la brillantezza che si depositerà sui capelli una volta applicato il liquido tamponando i capelli asciutti o appena appena umidi.
Questo rito tribale, che ovviamente viene svolto in un supermercato sotterraneo all’interno di una gabbia di Faraday in modo che il poveretto non possa accedere ai suoi contatti social per passare il tempo, ha una durata media di due ore e cinquanta minuti, che provocano nella scala stress lo stesso punteggio del licenziamento in tronco, e solo un filino meno della scoperta di una paresi alle gonadi.
Tuttavia alla fine il nostro eroe vede la luce quando riesce a mettersi in fila con il suo carrello, stracolmo di oggetti di cui per lo più non conosce l’esistenza o l’uso, e a vedere finalmente il viso della cassiera e soprattutto il pos.
Dopo un’altra mezz’ora interminabile di fila, quando il momento di rovesciare tutto quel ben di dio sul nastro arriva ed egli sta per iniziare a svuotare il carrello, ecco che la voce della sua compagna si diffonde cristallina:
– Caro, ho dimenticato l’ammorbidente! Tu comincia, faccio un salto al reparto detersivi e torno. –
Ora, mi rivolgo a voi, uomini non sposati.
Voi non lo sapete ma certi supermercati sono così grandi che hanno il reparto detersivi posizionato in un altro Comune. Qualche volta anche in un altro stato, che per comprare il Coccolino bisogna esibire il passaporto.
E non bastasse ciò, la varietà di confezioni, tipologie e profumi è molto più ampia di quella dei vini del Piemonte.
E’ più facile per dire conoscere tutte le cantine del Barolo che non tutte le marche di ammorbidente.
E’ chiaro che l’operazione “vado-prendo-l’ammorbidente-torno” in mano ad un uomo si risolverebbe nel tempo tecnico di correre al reparto detersivi, prendere il primo oggetto di plastica con un orsetto che galleggia su degli asciugamani e tornare di corsa alla cassa.
Anche senza allenamento si può fare in 40/50 secondi.
La donna impiega mezz’ora.
Voi direte: perché ha voluto scegliere il migliore, il più economico, quello che rispetta l’ambiente?
Ma de che.
Perché ovviamente in questo labirinto che è il supermercato ella ha fatto una strada diversa, attraversando autostrade merceologiche completamente differenti, e ricordandosi quindi di non aver preso le fette biscottate, lo zampirone, la carta igienica alla camomilla, il camembert, dodici uova, i sofficini, i cotton fioc, l’acqua liscia, gasata e leggermente gasata, e anche un centrotavola.
Ne consegue che tornerà con le braccia cariche di roba, e con un commesso disperato che porta dieci confezioni di Coccolino “così la prossima volta non ti faccio aspettare”.
Voi intanto avete litigato con tutta la fila perché ancora una volta vi siete fidati di lei e avete iniziato a far battere il conto alla commessa, e quando è stato chiaro a tutti che vostra moglie non sarebbe arrivata in tempo utile per la chiusura dell’esercizio, quelli dietro hanno cominciato a protestare, voi a rispondere, la commessa a battere le dita nervosamente, voi a chiederle di smetterla.
Insomma, quando lei arriva sorridente voi siete uno straccio, pesate due chili in meno, e soprattutto l’aggredite.
Ecco.
L’avete aggredita. Grave, gravissimo errore.
Perché cosa avrà fatto mai lei, poverina, per meritarsi la vostra cattiveria?
A questo punto le donne si dividono nettamente in due categorie.
C’è quella che improvvisamente scoppia a piangere e vi fa sentire una merda, perché dai, in fondo è andata solo a prendere un ammorbidente e tutti quanti, commessa inclusa, vi guarderanno in cagnesco e il disprezzo si depositerà su di voi come fall-out radioattivo e percorrete i corridoi del centro commerciale brillando come foste di radon, con la gente che vi guarda schifata: “quello là è uno stronzo che ha fatto piangere la moglie”.
Poi invece ci sono quelle che di fronte alla vostra sfuriata vi mandano sonoramente affanculo e lì scatta improvviso, violento, entusiasmante, l’applauso del pubblico, con gente che comincia a fischiare, sventolio di bandiere, la commessa che balla il Waka-waka sul nastro e un ragazzino che tira fuori da chissà dove una trombetta assordante.
Improvvisamente vostra moglie è diventata l’eroina del Colosseo, e voi un povero coglione.
Comunque vada lei vi precederà indignata traballando sui tacchi, mentre voi arrancherete carichi di buste e fustini sussurrando timidamente “amore, dai…non fare così…non volevo…è che stavo aspettando da un’ora…lo sai che mi spazientisco…su…non mi tenere il muso…”
E così via fino a casa.
Consiglio da amico: a questo punto potete pure comprare un film su Sky, andare a letto sarebbe un esercizio inutile. Capisc’ammé.

SUPERMERCATO

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9 thoughts on “Uomini sposati al supermercato

  1. Mooolto divertente. Però, da single attempato ed esperto, mi permetto i seguenti commenti:
    1) Andare al supermercato insieme è un esercizio che probabilmente rafforza la coppia ma usura pesantemente il sistema nervoso maschile. Si tratta di decidere a quale delle due cose tieni maggiormente.
    2) Se adeguatamente addestrato un maschio serie XY fa la spesa come e MEGLIO di una donna (signore, niente pernacchie please, non è il caso): utilizza quasi sempre una lista della spesa – alcuni riescono addirittura ad andare a memoria; non si sofferma di fronte a beni di consumo non necessari – quando lo fa SA BENISSIMO come scegliere il surgelato junk-food da sparare nel microonde e servire in quattro minuti davanti al megatelevisore da 50”, o il miglior whisky scozzese single malt invecchiato 12 anni, e lo fa con una rapidità ineguagliabile; termina nel giro di non più di venti minuti (più eventuali attese ai banchi panetteria, pescheria,macelleria o salumeria) il giro acquisti; si reca alla cassa dove rapidamente sciorina sul tapis-roulant la propria spesa (approfittando del tempo che la signora davanti a lui impiega per: fare due chiacchiere con la cassiera / ricordarsi il PIN della carta di credito / riordinare gli spiccioli dell’eventuale resto nel portamonete / mettere nelle sporte i vari beni di consumo – operazione quest’ultima che ASSOLUTAMENTE non può essere fatta mentre si chiacchiera con la cassiera); infila rapidamente nella sporta i vari beni acquistati, man mano che la cassiera li passa davanti al lettore e li spinge verso di lui sul banco; infine, anziché perdere tempo con carte di credito e bancomat, allunga TRIONFALMENTE un biglietto da 50 euro alla cassiera, risparmiando in tal modo il 70% del tempo che avrebbe impiegato utilizzando sistemi di pagamento elettronici !

  2. Ah, ah, grandissimo! Io ci ho messo qualche annetto, ma mi sono affrancato dalla schiavitù… mando mia moglie con sua mamma! Mi costa un po’ di più… ma ci guadagno in salute! E quando proprio tocca a me… faccio il finto tonto… sabato ho portato a casa 1 chilo di gelato a 1,99 euro… costava di più il sacchetto! Mi hanno guardato tutt(e) come se fossi un mentecatto… l’unico problemino e’ che ho dovuto far finta che la fragola viola mi piacesse… ciao!

  3. Nella nostra coppia, allora, il maschio sono io…..
    Perché invece , e’ il mio Lui che controlla le varie scadenze e il prezzo dello yogurt al chilo; la differenza nella misura delle patate ; i pelati , che se non sono della marca giusta non si mangia più pasta asciutta per un mese;…….. ecc ecc ecc.

    A me non piace fare la spesa , lui adora farla , …….
    Allora , come la mettiamo?
    (Per inciso , mi sono divertita e ho riconosciuto alcuni amici nelle tue descrizioni)

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