#romasonoio, l’idea di Gassman

Ha riscosso interesse la proposta di Alessandro Gassman di armarsi di scopa e paletta e andare in giro per Roma a raccogliere la sporcizia.
L’iniziativa si inserisce in un filone di altre attività, alcune già molto avanti come retakeroma, che prevedono l’impegno dei cittadini per cercare di fermare in qualche modo il degrado evidente e l’inefficienza (o peggio) dell’AMA, la municipalizzata che dovrebbe pensare alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti.
Prima di esprimere un qualsiasi parere è indispensabile ricordare che la monnezza – a Roma e non solo a Roma – è uno dei business più fiorenti in Italia, e uno di quelli più infiltrato dalla mafia e dalla criminalità comune.
Attorno alla gestione della monnezza, business miliardario e indispensabile in una grande città, si muovono interessi criminali, imprenditoriali e politici che spesso, se non sempre, si sono saldati per fare i soldi alle spalle dei cittadini fornendo in cambio un servizio scarso o inesistente.
Per cui, se si pensa di poter esprimere un qualsiasi parere semplicemente guardando la superficie, appunto sporca, del problema si rischia di dare giudizi di tipo moralistico che per quanto legittimi sono completamente svincolati dalla realtà.
Chiarito questo punto, veniamo ai fatti.
Gassman lancia la sua sfida, e in molti rispondono positivamente: semplici cittadini, associazioni di quartiere, personaggi più o meno noti e anche qualche paraculissimo politico.
Ma a me interessa di più parlare di quelli che si sono dichiarati contrari.
Per lo più agitano un argomento legittimo e anche sensato: come mai se io già pago le tasse per questo servizio invece di migliorarlo devo anche farlo da solo?
Non sarebbe più giusto rendere più efficiente l’AMA, oppure chiuderla e risparmiare almeno le tasse?
Perché devo pensare io alla monnezza quando stipendiamo già centinaia se non migliaia di persone per occuparsene?
Questa obiezione ripeto è sensata e legittima.
Ma è sbagliata, sbagliatissima.
Prima di tutto perché sottolinea ancora una volta il cinismo e il machiavellismo italici, che affiorano sempre con una reazione pavloviana quando c’è da fare qualcosa di diverso dallo stare seduti davanti alla TV con una birretta in mano.
Me l’immagino, tutti i miei concittadini scettici, con il sopracciglio alzato, e la “e” strascicata: “Seeeeeeeee, figurate se funziona”.
Solo per questo mi verrebbe voglia di prendere una scopa in mano. Ma tralascio volentieri come la userei, ci sono i bambini.
Questo sarebbe tutto sommato un peccato veniale, il classico menefreghismo romano di chi ha visto tutto, e sa già che tanto in qualche modo la svanga.
Il vero motivo per cui la reazione negativa è sbagliata, è che la colpa è soprattutto NOSTRA.
Quanti di noi fanno veramente la raccolta differenziata?
Quanti portano gli oggetti ingombranti al deposito invece di buttarli nei cassonetti o lasciarli per strada?
Quanti fumatori buttano continuamente le cicche in mezzo alla strada, tanto che al centro ormai i sampietrini sono inframmezzati da simpatici bastoncini arancioni?
Quanti soldi spende il comune per togliere le gomme americane incastonate nel marmo?
Quanti soldi si spendono per ridipingere in continuazione palazzi anche prestigiosi per ripulirli di scritte oscene fatte da coglioni a cui basta una bomboletta in mano per pensare di avercelo più grosso degli altri?
Quante volte abbiamo visto volare dal finestrino di una macchina un fazzoletto, un pacchetto di sigarette vuoto, bottiglie di plastica?
Quanti preservativi e fazzoletti sporchi trovi a Villa Borghese se solo guardi attentamente nelle siepi?
Quanta merda lasciano in giro i proprietari dei cani?
Quanto schifo, incuria, porcilaia siamo in grado di generare NOI cittadini romani benpensanti?
E a tutto questo, ci deve pensare l’AMA?
Certo, la nostra municipalizzata fa acqua da tutte le parti (no, non parlo dell’ACEA), e sicuramente metterci le mani è un dovere per l’amministrazione.
Ma noi cittadini siamo la prima causa dello schifo che ci circonda.
Quindi non fate i furbi, non alzate il sopracciglio, muovete il culo dal divano.
E spegnete quella cazzo di sigaretta.

Roma lapide mondezza

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4 thoughts on “#romasonoio, l’idea di Gassman

  1. Ci sono stata recentemente , ma che peccato(mortale) lasciarla andare, cosi!
    Basterebbe che ognuno facesse la sua piccola parte , e si vedrebbe eccome , il cambiamento.
    Ma noi , siamo cosi’ , il bene comune , non e’ di tutti .
    Le mamme, che in casa non permettono che cada una sola briciola , sono le prime a lasciare l’involucro delle merendine in giro per i giardinetti….
    Ecc.ecc.ecc.ecc.
    Bel post!

  2. Comitati e gruppi di zona, presidiano il territorio da molto tempo (PS: vedi Comitato Parco di Villa Scipioni). Esce fuori un personaggio del jet set che parla dell’auto-organizzazione e tutte le anime candide – solitamente fruitori dell’informazione istituzionalizzata di partito, come La Repubblica, Libero, ecc – lo scoprono: o meglio, cesprimono il loro click su I like. Ma poi stanno comodamente seduti, mentre altri si fanno il mazzo. E’ sempre la solita storia: gli italiani, oltre che maleducati (non per loro condotta innata, ma per una generale disaffezione alla cultura che parte anche dalla fine dell’Educazione civica nella scuola), hanno bisogno del big, del VIP del conduttore TV e allora – sempre dala loro comoda poltrona – sono progressisti. Passato poi il clamore, tornano al loro scopo di vita originale: il calcio. provate voi a indire una giornata di pulizia in un ora in cui c’è una partita! Ma senza andare oltre, su 200 persone che su FB aderiscono a un Comitatpo sono su per giù una decina quelli attivi che alzano il sederino….
    Almeno se ne parla, si dirà.
    Per fortuna comunque che le realtà di quartiere esistono e permangono oltre il clamore, o la voglia di pubblicità personale. E continuiamo indomiti a spazzare foglie, e pagare la nostra dose eccessiva di tasse che va a arricchire il parterre di amministratori corrotti, dirigenti nullafacenti.
    E’ la nostra resilienza quotidiana.

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