Storia di Lorenzo detto Peppe

Oggi X Agosto, mi va di raccontare la storia di un Lorenzo 🙂

Lorenzo detto Peppe era nato all’inizio del secolo scorso, esattamente nel 1900.
Nonostante si sentisse romano, e di più trasteverino, la verità è che era nato in Calabria, in un piccolo paese quasi disabitato in provincia di Reggio, San Lorenzo appunto, che di famoso a parte l’asperità selvaggia del territorio ha solo il merito di aver dato rifugio ad un manipolo di garibaldini in rotta.
Lorenzo aveva fratelli e sorelle, ma stranamente non portavano lo stesso cognome.
O forse non era così strano, in Calabria più di cento anni fa i signorotti avevano probabilmente anche il diritto sulla servitù, o ogni tanto qualcuna rimaneva incinta.
Fu così che Lorenzo passò i primi anni della sua vita insieme a ad almeno un fratello e una sorella (mi perdonerete se qualche informazione è vaga), entrambi più grandi, ed entrambi con un altro cognome.
La sorella in particolare aveva circa dieci anni di più, e doveva sposarsi a fine dicembre del 1908, molto giovane come era usanza a quei tempi.
Ma la notte del 28 Dicembre 1908 un sisma mai registrato in Italia distrusse Messina, Reggio e causò almeno centomila morti, tra cui la sorella di Lorenzo, che non si sposò mai.
E così, Lorenzo, suo fratello dal cognome diverso e il resto della famiglia partì per Roma, lasciandosi alle spalle un territorio distrutto.
Degli anni seguenti non sappiamo molto, se non che Lorenzo non ebbe tanto modo di studiare. In tarda età, questo lo sappiamo, esercitò la sua curiosità leggendo classici e abbonandosi a riviste letterarie più o meno di livello, interessandosi di fotografia e di cinema e finendo sempre la settimana enigmistica dalla A alla Z, ma tra gli anni 20 e gli anni 30 non c’era molto tempo per Lorenzo da dedicare ad altro che non fosse la ricerca del pane quotidiano.
Si sposò con Ada, e rapidamente misero al mondo quattro figli.
Come avrete capito, Lorenzo non era né ricco, né colto, e neanche tanto bello.
Era basso e tarchiato, ma dotato di una forza sovrumana e due mani enormi per la sua statura.
E allora si mise a fare il carbonaio, portava in giro per Roma sacchi di carbone di cento e passa chili, a piedi ovviamente e sulle spalle, e così sbarcava il lunario.
Non era neanche un fine educatore, pare, perché quando la sera rientrava stanco da un lavoro che più massacrante non si può, ascoltava in silenzio le malefatte dei suoi figli, e amministrava la giustizia a freddo, con una quantità di schiaffoni adeguata all’offesa arrecata.
Poi si poteva cenare.
Lorenzo ad un certo punto diventò comunista.
Voi capite, un caratteraccio come il suo, le origini calabresi, le poche parole e la voglia di migliorare la vita dei suoi figli, un uomo così non poteva tollerare il regime fascista.
Rimase comunista per tutta la vita, non abbandonò mai le sue idee, neanche quando il mondo cominciò a cambiare.
Ma un povero carbonaio comunista non aveva certo speranza di fare carriera in un partito per lo più di intellettuali ed ex borghesi, tutt’al più poteva fare numero, sia per il partito che contava gli iscritti, sia per i fascisti che ogni tanto dovevano rastrellare un po’ di comunisti per raggiungere le quote necessarie.
Fu così che Lorenzo detto Peppe venne arrestato, e non scelse il momento migliore per farsi sbattere in galera.
Finì a Via Tasso, dove i fascisti rinchiudevano principalmente i prigionieri politici. E non li trattavano certo con i guanti.
Il povero carbonaio comunista fu torturato, a lungo e ne soffrì tanto che non riuscì più a respirare bene per il resto della sua vita.
Non bastasse, ci fu l’attentato a Via Rasella, e improvvisamente i tedeschi dovettero radunare qualche centinaia di italiani da fucilare alle Fosse Ardeatine per rappresaglia.
Come è noto i tanto meticolosi e precisi tedeschi fecero una grandissima confusione, tra le richieste quasi impossibili da esaudire del comando, la difficoltà di reperire persone con le caratteristiche richieste, in alcuni casi anche poca collaborazione da parte delle truppe: a tutt’oggi non è noto il numero esatto delle persone radunate e le loro identità.
Ma comunque sappiamo che circa 335 persone furono trucidate a freddo su Via Ardeatina.
Tra questi doveva esserci anche lui, il carbonaio comunista che si trovava a Via Tasso, mentre i suoi figli – adolescenti o ancora bambini – dovettero tutti smettere di studiare e trovare un mestiere per mandare avanti la famiglia.
Lorenzo fu caricato con un gruppo di persone su un camion, ma come detto la confusione regnava sovrana, e insomma lui era un ripeto tosto, e nonostante la galera, le torture, e le sofferenze di una vita dura non aveva tanta voglia di mollare, e fu così che all’altezza di Piazza dei Navigatori, a poco meno di un chilometro dal luogo dell’eccidio, lui e un altro folle si gettarono dal camion in corsa e riuscirono ad allontanarsi.
La vita avventurosa di Lorenzo detto Peppe finisce con la guerra.
Negli anni 50 il trasferimento alla Garbatella, dove diventa un personaggio di spicco della famosa sede del PCI “La Villetta”.
I suoi quattro figli gli hanno dato quattordici nipoti, e uno porta il suo nome, ma non è vissuto abbastanza per conoscerli tutti.
Come tutti i nonni, ha avuto le sue preferenze.
In particolare, aveva un nipote, primo figlio della sua terza figlia, che aveva un certo ascendente su di lui, che negli anni ruppe o smontò tutto quello che gli capitava a tiro, ma che nonostante ciò non rimediò mai neanche uno schiaffo.
Sai com’è. Noi burberi ce la intendiamo bene tra di noi.

Nonno-Peppe

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...