L’etica fotografica e la digitalizzazione del negativo

Nell’era della fotografia digitale molti fotografi – me compreso – hanno ancora il gusto di scattare con la pellicola.
Non starò qui a raccontare perché uno dovrebbe ancora perdere tempo a comprare le pellicole, scattare senza vedere cosa sta facendo, svilupparle magari da solo in uno stanzino buio per poi ottenere una foto a risoluzione più bassa di un sensore di ultima generazione. Dico solo che nella pellicola c’è l’emozione dell’artigianato, la qualità dell’immediatezza e l’intoccabilità del risultato, si lavora senza rete.
Ecco, su questo punto bisogna chiarirsi bene: in realtà la manipolazione dello scatto è sempre stata fatta da molto prima che la fotografia digitale venisse inventata.
La selezione delle foto, il dodge and burn (aumentare o diminuire selettivamente la luminosità), il contrasto, l’esposizione, il viraggio fino a vere e proprie trasformazioni degne di photoshop sono strumenti usati da sempre per migliorare o stravolgere addirittura lo scatto.
Oggi però con gli strumenti informatici a disposizione è possibile prendere uno scatto a pellicola, digitalizzarlo e intervenire su di esso in maniera molto più ampia.
Io però credo che quando si scatta a pellicola, anche se tutti ormai digitalizziamo la foto per poterla pubblicare e condividerla su facebook o su piattaforme di photo sharing, ci debbano essere dei limiti di intervento che sono in fin dei conti la caratterizzazione specifica della pellicola rispetto al digitale.
Mi sono quindi divertito a stilare un elenco di cose lecite e proibite in base ad un’etica fotografica che – come potrete facilmente immaginare – è esclusivamente mia.
Quindi non pretendo che quello che vi dirò sia la “verità”, piuttosto una base di discussione almeno per l’onestà intellettuale di capire cosa si ha di fronte quando vediamo una foto “a pellicola” su facebook.

Rimozione polvere e graffi – SI’
Io uso photoshop, rende la vita più facile e il risultato è perfetto.
La polvere e i graffi non fanno parte dello scatto, e il negativo viene comunque accuratamente pulito prima di una stampa, ma lo scanner e la manipolazione rendono impossibile digitalizzare un negativo senza introdurre macchie.
Rimuovere questi segni non è per me illecito, e anche se fa tanto vintage per me sono solo imperfezioni non legate allo scatto.
Di fatto è un’operazione inevitabile per ogni negativo digitalizzato.

Aumento luminosità e contrasto, anche selettivamente – SI’
Entro certi limiti.
In ogni caso il negativo non consente una variazione molto ampia, ma all’interno della “latitudine di posa” della pellicola aumentare o diminuire luminosità o contrasto è per me consentito.
D’altronde quando si stampa si sceglie una carta con più o meno contrasto a secondo del proprio gusto, e anche la luminosità di può governare, quindi se queste operazioni vengono fatte anche in digitale non ci trovo nulla di male, purché per me siano entro certi ambiti diciamo un 20% in più o in meno non è un delitto.

Fluidifica – NO
Non è corretto per me utilizzare tool di modifica strutturale presenti in photoshop per allungare, accorciare, limare nasi o mascelle, accrescere labbra o tette.
La fisionomia delle persone ritratte deve rimanere intoccata.

Brufoli e imperfezioni della pelle – NO
Questo è un punto controverso, perché la fotografia digitale permette di presentare sempre pelli perfettamente levigate (volendo) e anche nella conversione bianco e nero si tende a rimuovere le imperfezioni.
Questo è possibile e facilmente anche sulla pellicola digitalizzata ma per me è una pratica “illegale”.
Se la modella o le persone ritratte vogliono avere una pelle più compatta possono usare un trucco più generoso, oppure il fotografo può studiare luci che non evidenzino i difetti.
La rimozione delle imperfezioni dovrebbe essere evitata.

Rimozione parziale o totale oggetti – NO con riserva
La rimozione di oggetti o addirittura il cambio di sfondo dovrebbero essere evitati.
In realtà in camera oscura si può fare questo ed altro, e allora perché non con photoshop?
Diciamo che in camera oscura rimuovere oggetti indesiderati è un’arte quasi chirurgica, mentre con photoshop è banale e la tentazione di farsi prendere la mano è forte.
Quindi per me è NO anche se capisco che non sarebbe uno scandalo.

Filtro colorato – NO
I filtri per la pellicola per me vanno usati durante lo scatto, per creare le condizioni di luminosità relativa tra colori diversi (soprattutto in bianco e nero) che sono tipiche di scelte di ripresa.
Mettere un filtro rosso su un negativo digitalizzato, o un filtro IR o altro in postproduzione non mi piace.
Se volete il cielo nero, mettete un filtro rosso durante lo scatto.
Se volete labbra rosse, mettete un filtro verde durante lo scatto e così via.

Crop (ritaglio) ed eventuale rotazione parziale – SI’ (ma io non lo faccio)
Ritagliare la foto per migliorarne la composizione, o evidenziare un particolare o escluderne aree non desiderate è pratica comune nella stampa analogica.
Quindi per me è una di quelle cose che reputo fattibile anche in postproduzione.
Tuttavia personalmente la ritengo una pratica “legale” ma non “etica”: io lascio sempre la scannerizzazione del negativo completa della mascheratura, in modo che sia visibile tutto ciò che ho inquadrato durante lo scatto.
Per me rende la foto più interessante.
Poi, ho sbagliato a comporre la foto? è venuta un po’ storta?
Peggio per me, potevo stare più attento; il vero insegnamento dello scattare in pellicola è proprio questo: ogni foto conta, e ogni foto sbagliata è un errore grave da non ripetere.
“Tanto la sistemo dopo” è una pratica che già in digitale è da considerare scorretta, in analogico è quasi una perversione!

Sam
Photo by rodocarda

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