Le Grandi Recensioni di Rolandfan – Padri e Figlie di Gabriele Muccino con Russel Crowe

Trama del Film
Il titolo del film, sostituito solo all’ultimo momento per volere della produzione, era “Psicotici e Puttane”, ma vista la difficoltà di tradurlo in inglese in maniera accettabile, e temendo che la trama si svelasse troppo presto, a malincuore Muccino ha dovuto accettare un titolo alla Muccino, invece di uno alla Woody Allen.
Per ribellione, il Gabriele nazionale, er bomber de Cinecittà (per le dimensioni dell’addome, per lo più), ha deciso che se non poteva avere Woody Allen nel titolo avrebbe avuto Quentin Tarantino nel montaggio.
Purtroppo nessuno ha avuto il coraggio di spiegare a Muccino che sì, è vero che il montaggio dei film di Tarantino è inconsueto, ma alla fine lo spettatore esce con la certezza di aver capito come inizia, come prosegue, e come va a finire, anche se spesso la fine è all’inizio e così via.
insomma Tarantino è un po’ come Picasso, che ti faceva trovare la bocca al posto degli occhi, le tette sugli orecchi ma alla fine ti convincevi che stavi guardando una gran bella topa.
Invece si vede che nel mischione generale Muccino deve aver dimenticato qualcosa in sala montaggio: forse l’inizio, oppure la fine, oppure la parte centrale del film, o magari un po’ tutto.
Per cui ci perdonerete se la trama ci è rimasta un po’ oscura.
L’unica scena chiara del film è quando Russel Crowe spiaccica la moglie contro un tir, osannato dalla ola di tutta la parte maschile del pubblico, ma poi il resto è un po’ confuso.
Si tromba molto, questo sì, ma a casa del montaggio un po’ così non si capisce chi tromba con chi, quando, di chi è figlio, ma soprattutto ancora una volta rimane in sospeso l’eterno quesito: ma come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?

Giudizio della Critica
Stavolta Muccino decide di spogliarsi completamente dei panni di regista di commediole romantico-giovanilistiche, e di vestire quelli di un moderno Frank Capra, cercando di strappare lacrime ad ogni fotogramma, senza purtroppo (per lui) riuscirci.
E cosa si inventa? un film newyorchese, una pellicola in cui non manca nessuno dei luoghi comuni dei film girati a New York: il giro in bici a Central Park, la vista delle Torri Gemelle (ah quando ci piace a noi l’accurata ricostruzione storica), le townhouse con le bici sul pianerottolo, gli innamorati che parlano nella vasca da bagno, il diaframma della cinepresa così aperto che anche le lucciole fanno palle da due metri sul fotogramma, la lezione di bicicletta rosa e la corsetta sul ponte di Brooklyn.
Ci fosse ancora la libreria Rizzoli di sicuro ci avrebbe piazzato una scena, magari con il cameo di Robert De Niro e Meril Streep in carrozzella ancora indecisi sul da farsi.
Manca, a essere proprio pignoli, la scena della pattinata sul ghiaccio al Rockefeller Center, e questo è stato subito notato dai principali critici cinematografici americani che volevano ritirare la tessera a Muccino per questa manchevolezza, ma poi hanno benevolmente soprasseduto perché il nostro grande (più che altro grosso) regista aveva sì girato la scena, ma l’aveva dovuta tagliare (come un sacco di altra roba supponiamo visto che non si capisce molto) per fare spazio all’unica vera scena mucciniana, un marchio di fabbrica direi: la scena in cui i due protagonisti si inseguono istericamente per tutta casa, seguiti da una camera rigorosamente a mano, per poi finire in mezzo alla strada a inseguirsi urlando come matti.
Se pensate di non voler andare a vedere questo film, e francamente non potremmo darvi torto, la scena mucciniana la potete anche vedere girata pure meglio a partire dal minuto 1:25 del link che segue.

Possiamo affermare infine che la godibilità di questo film è tale che se nell’altra sala avessero dato la retrospettiva di Oronzo Canà probabilmente avemmo assistito ad una transumanza senza precedenti.
A Muccì: ma du’ ripetizioni da Sorrentino no, eh!?



padri e figlie

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