Un bel dì vedremo…

Il Giappone mi ha ispirato, ma il Giappone rivisitato da un grande italiano.
Come omaggio alla Butterfly, un breve racconto.

Come tutti i giorni Hideko indossò il suo kimono color pesca, regalo di sua madre appartenuto si dice alla sua bisnonna, si raccolse i capelli lunghissimi e neri in una crocchia che tenne su con un bastoncino di osso, e fece il giro della casa per sistemare tutto affinché fosse perfettamente in ordine.
Non si occupava delle pulizie, c’era una vecchia signora che lo faceva da tempo immemorabile, ma a lei piaceva dare l’acqua alle piantine che ornavano i davanzali, sistemare i cuscini in un ordine che solo lei conosceva, cambiare le tazze per il tè all’ingresso.
Erano piccoli gesti, ripetuti ogni giorno, che la facevano stare bene.
Non appena ebbe finito guardò soddisfatta la casa immacolata, e si diresse verso il tatami nel soggiorno, dove intendeva riposare mentre guardava gli alberi in fiore attraverso la grande finestra.
Il tappeto occupava quasi tutta la stanza, disposta secondo antiche regole, con una grande finestra su una parete, la porta per il resto della casa dalla parte opposta, e tra le due pareti una porta finestra da dove si accedeva, attraverso una veranda, alla casa.
Hideko percepì il movimento prima con il corpo e solo dopo con gli occhi, quando si voltò e vide l’uomo che occupava con la sua mole massiccia tutto lo spazio della porta.
Senza dire una parola Hideko si alzò, gli aprì, gli tolse le scarpe e lo fece accomodare sul tatami, inginocchiato nella maniera che i bambini giapponesi apprendono fin da piccoli ma che gli occidentali faticano a fare loro.
Hideko andò in cucina, e ne tornò con una pietra rovente, su cui era appoggiata la teiera, e un asciugamano.
Posò la pietra e prese l’asciugamano, con cui iniziò lentamente a tergere la pelle stanca dell’uomo.
Un profumo delicato di rose si sparse per la sala.
L’uomo continuava a guardarla, i due non si erano detti neanche una parola.
Quando Hideko ritenne che il tè fosse pronto ne versò una tazza e la offrì all’uomo tenendola con due mani, chinando leggermente la testa in segno di devozione e rispetto, e si inginocchiò davanti a lui.
Mentre l’uomo beveva guardandola da sotto in su Hideko gli sorrideva delicatamente, un sorriso che lui adorava e non aveva mai dimenticato.
Infine fu lui a parlare per primo:
– Tu sai perché sono andato via, vero? –
Lei non smise di sorridere.
– Non ti ho aspettato quindici anni per parlare del passato, e neanche del futuro. Voglio il presente, quello che puoi darmi ora, e non voglio sapere altro.-
Mentre parlava si sciolse i capelli, e con un gesto rapido e leggero si tolse il kimono e rimase nuda davanti a lui.
Il corpo snello e nervoso di ragazza che lui ricordava non c’era più, ma al suo posto c’era una bellissima donna, morbida, e sensuale, con la pelle liscia e tesa.
Lei lo aiutò a spogliarsi, e mentre lui rimaneva, un po’ imbarazzato, seduto sul tatami, lei gli scivolò sopra e lo abbracciò dolcemente.
Quasi non si mossero, due amanti immobili in una casa di legno, finché lei non rovesciò gli occhi e non emise un piccolo gemito.
Lui si rivestì rapidamente.
– Non ero venuto per questo – disse – o meglio, un po’ ci speravo. Ma sono qua per lavoro, parto tra poco e volevo salutarti…e dirti…che mi dispiace, che ti penso, ma che ho fatto una scelta e non mi sono pentito. Non credevo che tu…insomma…dopo tutti questi anni…-
Lei gli silenziò le labbra con un bacio, poi si infilò nuovamente il kimono, sistemò la crocchia e gli aprì la porta.
L’uomo la guardò, poi scomparve furtivamente, come un ladro sorpreso nella notte.
Lei rimase qualche secondo appoggiata allo stipite a guardarlo andare via, poi si voltò e si diresse verso l’interno della casa, verso una stanza dove custodiva da tempo il “tantoh” di suo padre.

Butterfly

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