Storia di Chiara e Franca

In questi giorni, stranamente proprio mentre sono all’estero e distratto da un paese e una cultura molto differenti dalla nostra, mi sono imbattuto in storie di donne che mi hanno colpito, commosso, fatto incazzare, pensare, piangere.
Sono storie note, in parte le conoscevo già, e non c’è niente che non possiate trovare su internet, non avete certo bisogno di me.
Ma se anche una sola persona scoprirà leggendo questo trafiletto che esistono donne che hanno subito dal destino e dagli uomini affronti tremendi, allora avrà avuto un senso.
Spero che leggano soprattutto gli uomini.
Abbiamo bisogno ogni tanto di spogliarci del nostro maschilismo, che forse fa parte della nostra natura, non lo nego, e di cercare di capire che le donne, le nostre donne, le nostre madri, mogli, figlie che adoriamo e che spesso trattiamo come meritano, sono degli esseri fragili, e qualche volta la loro fragilità è colpa nostra.
Anche il loro dolore. Non sempre. Ma qualche volta sì.

Storia di Chiara
L’amore, l’amore è cieco dicono.
Se non fosse così, ragazze come Chiara non potrebbero innamorarsi dell’uomo sbagliato.
Una ragazza semplice, di famiglia semplice, forse questa è stata la sua prima condanna.
Di vivere per cose semplici: la famiglia un po’ così, pochi soldi, lo stadio, il suo cane, l’istituto alberghiero.
Una ragazza che forse non chiedeva molto dalla vita, e forse non si aspettava neanche molto, ma che non meritava quello che le è successo.
Perché ad un certo punto Chiara si innamora.
A diciotto anni è normale, ma lui ne ha già trentacinque. E non è un tipo facile.
Per un po’ le cose sono andate benino, poi lui è violento, non è tipo raccomandabile, e insomma la famiglia, questo padre separato che la adora, cerca in tutti i modi di tenerli lontani.
Si sa, l’amore è più forte di qualsiasi ostacolo, supera tutte le barriere.
Ma è amore questo?
E’ amore quello che lega un uomo violento ad una ragazzina?
E’ amore il possesso, la gelosia, le botte, la cattiveria?
No. Lo possiamo dire senza paura di essere smentiti.
L’amore è passione, condivisione, rispetto.
L’amore è attesa, gioia, delicatezza.
L’amore non è mai violenza e la violenza non è mai amore.
Ma cosa ne sa di tutto questo Chiara, una ragazzina che vive per andare allo stadio e per quest’uomo cattivo?
Forse, chissà, non glie lo hanno saputo insegnare neanche i genitori, che vivono in una situazione complicata, pochi soldi, e chissà se la cultura, la bellezza, l’amore fanno parte della loro vita.
E allora Chiara fugge con quell’uomo, perché la sua idea dell’amore forse è questa, essere la donna dell’uomo forte, essere trattata male.
Troppe donne subiscono il fascino della violenza, donne anche intelligenti, colte, preparate.
Donne che non hanno alle spalle una storia famigliare di violenza, anzi, che magari hanno avuto genitori che le hanno adorate.
Eppure non riescono a resistere ad un istinto primordiale di autodistruzione.
Evidentemente anche per Chiara il fascino animale di quell’uomo è stato irresistibile, e così è fuggita con lui, e in quello scantinato dove si erano rifugiati ha trovato la morte.
Non la morte fisica, non ha avuto neanche questa benedizione.
Chissà, forse è stata una parola storta, il rifiuto di assoggettarsi ai suoi voleri, oppure una birra di troppo, ma fatto sta che quest’uomo, quello che Chiara considerava il suo amore, per il quale aveva lasciato casa sua senza dire niente, l’uomo che avrebbe dovuto proteggerla, ha cominciato a colpirla, con calci alla testa e ancora e ancora e ancora finché di Chiara non è rimasto più niente.
Oggi lui è in galera, con una pena forse inadeguata.
Lei è in un ospedale, con il padre a vegliarla ogni volta che può.
Ma Chiara, la Chiara semplice, quella che amava il calcio e il suo cane, quella che ha scambiato la violenza per amore, quella ragazzina, non c’è più.
La storia di Chiara non è una bella storia.

Oggi Chiara è in una clinica pubblica ma prima o poi uscirà, le sue cure, che servono solo per tenerla in vita, sono costosissime, il padre guadagna poco più di 1.000 euro al mese, e non potrà fare altro che tenerla con sé e sperare, o aspettare l’inevitabile.
L’assassino di Chiara è nullatenente e quindi non è in grado di contribuire in alcun modo, neanche con una condanna.
E lo Stato? Lo Stato siamo noi. Assenti. Indifferenti.

Storia di Franca
A diciassette anni Franca era bella, bellissima, una bella ragazza siciliana.
Ed era già fidanzata, perché cinquanta anni fa una ragazza di buona famiglia, soprattutto se bella, era già promessa a qualcuno, e Franca aveva scelto già l’uomo della sua vita, Giuseppe, quello che l’avrebbe voluta accanto per tutta la vita, per avere figli e nipoti e una vecchiaia insieme.
L’uomo della sua vita era, Giuseppe, e nessun altro.
Ma come in tutte le favole, come nelle storie di tutte le principesse, c’è sempre una strega o uno stregone cattivo che vuole rompere l’incantesimo.
Per Franca l’uomo nero si materializzò un pomeriggio nelle vesti di un piccolo mafioso della zona, insieme ad altri dodici sgherri, per rapire lei e suo fratello e portarla via.
Se pensate ad un rapimento romantico vi sbagliate di grosso.
L’uomo nero non si limitò a rapire Franca, ma la violentò, commise su di lei il delitto più atroce che un uomo può commettere su una donna, la costrinse a giacere con lui contro la sua volontà.
Forse penserete che quest’uomo fosse pazzo, la violenza carnale è reato. O no!?
Beh, vedete, per l’Italia di quegli anni, e non parliamo del medioevo, parliamo degli anni in cui a Parigi si marciava per i diritti degli studenti e dei lavoratori, parliamo degli anni della primavera di Praga, parliamo dell’uomo sulla Luna, parliamo della guerra in Vietnam, parliamo di oggi insomma, non di ieri, dicevo in quegli anni sì la violenza carnale era reato ma…
Ma…se veniva seguita da un matrimonio riparatore allora il reato era estinto.
E’ così. Incredibile, lo so.
E quindi eccoci qua, i personaggi di questo dramma si ritrovano al proscenio e devono decidere cosa fare.
Il mafioso ha fatto la sua mossa: ha sporcato Franca con la sua violenza e sa che può raccoglierne il frutto facendo leva sulla cultura dell’epoca.
Franca forse ha paura: di quell’uomo e della sua cattiveria, della gente, della sua dignità di donna, delle reazioni di Giuseppe, e allora chiama al proscenio il padre.
Immaginate quest’uomo. Immaginatelo ora.
Un uomo che vive in una terra difficile, che ha una figlia che adora e chissà quanto deve soffrire.
Un uomo che non solo è stato colpito negli affetti più cari, ma che può essere colpito ancora, anche materialmente, da un mafioso che conosce bene, da fiancheggiatori che incontra al bar tutti i giorni.
Un uomo che vede anche la società, lo stato, i suoi simili spingere per una soluzione facile: il matrimonio riparatore tra Franca e il vigliacco che l’ha insozzata, così tutto sarebbe a posto, tutto giustificato, nessuna vergogna, nessun dolore.
Quest’uomo, per la cultura e l’età che ha è di fronte ad una scelta terribile.
Ma vedete, in questa storia di uomini schifosi e meschini ci sono anche uomini con le palle, uomini degni di questo nome.
Il padre chiede a Franca: “tu che vuoi fare?”
Lei è una ragazzina, ma non è stupida e non è debole. Ha la fierezza delle donne, e soprattutto delle donne siciliane.
Risponde: “io quello non lo voglio sposare, mi darai una mano?”
Il padre la guarda e non esita neanche un momento: “tu metti una mano, e io ne metto cento”.
Capite, che coraggio, che modernità, che amore questo padre?
Ma il padre di Franca, per quanto bravo e coraggioso non è certo sufficiente per provare a dare un lieto fine a questa brutta storia.
Perché Franca ama Giuseppe, si è promessa a lui, e ora non sa se lui la vorrà ancora, adesso che è “sporca”.
Anche Giuseppe è di fronte ad una scelta, e anche per lui è una scelta che farebbe tremare i polsi.
Il contesto è sempre lo stesso, ma Franca non è sangue del suo sangue, e Giuseppe è giovane, non è un uomo che ne ha viste tante come il padre di Franca, alla fine è un ragazzo anche lui, potrebbe avere paura di quello che la gente potrebbe pensare e dei mafiosi, e di tutto.
A quanto pare però Franca è una donna straordinaria anche nella capacità di attrarre intorno a sé uomini altrettanto straordinari.
Perché Giuseppe, anche lui, non ha nessuna esitazione: “voglio te, solo te, sei la donna della mia vita e io ti sposerò”.
E così fece. E questa storia, la storia di Franca, oggi possiamo raccontarla come una bella storia, di un uomo e una donna che si amano, che danno vita ad altri uomini e donne e che ancora oggi non hanno dubbi della scelta che hanno fatto.
Una bella storia, la storia di Franca.

Grazie alla tenacia di Franca Viola, e alla sua storia alla quale si interessò anche il pontefice Paolo VI, la legge fu finalmente cambiata.
Fu fatto un processo che Franca affrontò con coraggio e determinazione, i violentatori furono tutti condannati.
L’Italia oggi è un Paese migliore, grazie al sacrificio e all’integrità di Franca e ai due uomini più importanti della sua vita.

violenza

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