Passaggio

Un racconto.

Il bianco sembra essere il colore dominante di questo luogo.
Bianche le pareti, bianco il soffitto, bianche le luci.
Dalle finestre una luce soffusa, la stessa che ci si potrebbe aspettare da una mattinata nebbiosa in qualche valle del nord.
Il pavimento è chiarissimo, a quadrati di grandi dimensioni come quello di un ospedale.
Se non fosse per la mancanza di porte ai lati del corridoio potrebbe effettivamente essere un ospedale.
Ma non ci sono porte.
Solo finestre.
E due divani. Bianchi.
Li vede in lontananza e si avvicina, curiosa.
Si gira per vedere da dove è venuta, solo per rendersi conto che è a metà di questo strano luogo, un corridoio bianco.
Un corridoio e due divani bianchi, contrapposti. Ognuno appoggiato ad una delle due pareti.
Seduto su uno di questi, a spezzare la monotonia cromatica, c’è un uomo.
A dire il vero è vestito anch’egli di bianco, pantaloni e camicia.
Ma i capelli sono scuri, e la pelle è olivastra, l’unica traccia di un colore diverso dal bianco.
Non indossa scarpe, né calzini, ed è seduto comodamente, una gamba di traverso sull’altra ad angolo retto, un gomito appoggiato sullo schienale e il viso sul pugno chiuso.
Anna si ferma un attimo.
E’ incuriosita ma non capisce, è cauta.
Si porta istintivamente una mano al viso per lisciarsi i capelli, e vede un polsino bianco.
Si guarda, anche lei è a piedi nudi, nella stessa mise bianca.
Non capisce; ma sente che rimanere ferma, in piedi, mentre quell’uomo la guarda da lontano non la aiuterà ad avere risposte.
Si avvia di nuovo e man mano che si avvicina il volto di quella persona si fa famigliare, i lineamenti si definiscono, lo sguardo, la pelle, il sorriso…
Mio dio, pensa Anna.
Si guardano, lui sorride, lei è sconvolta e si siede sull’altro divano.
Lui abbassa la gamba, si stacca dallo schienale e si siede in punta.
Aspetta.
Sa che deve aspettare.
Lei lo guarda. Vorrebbe piangere ma le lacrime non escono. Strano. Ha pianto con lui molte volte, e anche per lui.
– Giulio… – sussurra
Lui non dice nulla.
Sorride.
Un mezzo sorriso.
Lei sta arrivando, la sente.
– Giulio…sei tu…ma…sei così giovane… –
Lui finalmente annuisce.
– Anche tu. – risponde.
Lei si guarda le mani.
Se le rigira davanti agli occhi.
Non ci sono più macchie, non ci sono vene in superficie a disegnare la cartina geografica delle mani di una vecchia, la pelle è liscia, morbida, elastica.
Si passa una mano sul viso, non sente le rughe, i nei, la pelle ruvida.
Prende una ciocca di capelli e la porta davanti agli occhi. Sono morbidi, castani, il suo colore. Quello di una volta.
Lo guarda di nuovo. Avrà vent’anni. Ha un sacco di capelli, la pelle è fresca, anche le sue mani sono forti e morbide.
Ha paura, ma sente una calma interiore che non riesce a spiegarsi.
Sta sognando, forse.
– Non stai sognando. – le dice lui, senza smettere di sorriderle.
Lui la sente. Sente i suoi pensieri, come lei sentiva i suoi, tanto tempo fa.
Eppure se non è un sogno, si sta chiedendo, cosa succede?
Lui sa che ora farà la domanda. La fanno tutti. L’ha fatta anche lui.
– Dove siamo? – chiede Anna.
Giulio allarga le braccia, lunghissime, quelle braccia che potevano abbracciarla completamente se avessero voluto.
– “Dove” non è un concetto che qui viene usato. Né “quando”. Sono cose che ormai fanno parte di un’altra vita. Questo…luogo…se vogliamo chiamarlo così, è un passaggio. Serve solo a rendere più facile la transizione. Non ha nessun altro scopo. Esiste e basta. –
Anna stava arrivando, la sente. Sempre di più.
– Sono morta? Questo è…l’al di là? – si sente stupida a chiedere questa cosa, ma non può farne a meno.
Giulio la guarda con una dolcezza che la fa sciogliere dentro.
– Vita e morte…anche questi sono concetti che qui non usiamo. E’ un passaggio. Lo facciamo tutti. Ed è importante che tu lo faccia con consapevolezza e serenità. Dopo non sarà più come prima. Ora sei ancora legata a…prima…ma tra un po’ ti aiuterò a non pensare più in questi termini. –
Lei si aggiusta istintivamente la camicia: sente il suo corpo, può toccare la sua pelle e i suoi capelli, quindi esiste.
Ma in qualche modo sente di no.
– Tu…perché sei qui? E perché sei così giovane, e anche io? E poi…tu… –
– Sono morto? E’ questo che vuoi dire? –
Lei annuisce, non ha il coraggio di dirlo.
– Io ho già fatto il passaggio, non ragiono più in termini di vita o di morte. Non ha più senso per me. Ma lo ha per te. Ancora per poco, ma lo ha. E io…noi vogliamo che tu attraversi questo corridoio accompagnata da qualcuno che ti ha voluto bene, senza riserve. Qualcuno che può tenerti la mano senza paura. A cui ti puoi affidare totalmente. –
Anna non ha forza per replicare, aspetta il resto.
Giulio finalmente si alza.
Si è dimenticata quanto fosse alto, e così giovane lo sembra ancora di più.
– Anche gioventù e vecchiaia hanno perso di significato qua dentro – dice Giulio mentre la guarda dall’alto in basso – Mi vedi come vuoi vedermi. E ne sono contento. Il vecchio che sei andata a trovare in ospedale non era quello che avrei voluto mostrarti. –
Lei cerca di interromperlo.
– Io…mi dispiace tanto…quando ti ho visto…non ce l’ho fatta…e… –
– Shhhhh – la zittisce lui – Non ti scusare. Non ce n’è più bisogno. Niente è più così importante. –
Le prende una mano e la fa alzare.
Poi le prende tutte e due e le dà un bacio leggero sulle labbra.
Chiude gli occhi, Giulio.
– Strano. Pensavo non avrebbe fatto più effetto. –
Li riapre e sorride.
– Sei pronta? – le chiede.
Lei guarda il corridoio davanti ed è confusa, per un breve momento.
Poi si gira verso di lui e sorride anche lei.
Si lascia prendere la mano, come una volta.
Guarda a lungo le loro mani intrecciate, Anna.
Poi alza lo sguardo su di lui, che sta aspettando.
– Sono pronta. – dice.
Si incamminano. Piano.



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2 thoughts on “Passaggio

  1. Se fossimo sicuri che avvenisse questo, forse tutti avremmo meno paura del passaggio e di cosa c’è dopo. È bello pensare che quando verrà il momento magari ritroverò Manuela seduta su un divano bianco.

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