I colloqui

Mia figlia è in primo liceo.
Un momento importante, per lei e per noi genitori.
Sono andato ai primi colloqui insieme a mia moglie.
Ero emozionato, mia figlia diventa grande e io la seguo in questo percorso bellissimo e accidentato che è la vita.
Il liceo è in un bel quartiere, ha una storia lunga e prestigiosa.
Mi sono vestito bene, ci tenevo ad essere un genitore di cui un figlio non deve vergognarsi.
Ed eccoci, entrambi distinti, laureati, ascoltare i professori, fare domande, raccontare di noi e di nostra figlia, creare un legame, fare il nostro dovere.
Siamo usciti soddisfatti, eravamo stati bravi, e nostra figlia anche.
Ci siamo salutati, io ho preso lo scooter per andare in ufficio e ad un certo punto mi sono dovuto fermare: le lacrime non mi permettevano di andare avanti, non vedevo più niente.
A Porta Pia ho accostato e mi sono accasciato sul manubrio.
Avevo pensato a mia madre.
A quella donna ignorante – non per scelta ma perché aveva vissuto in un periodo infame – che prendeva la sua macchinina e veniva a scuola.
Sfacciata, a parlare con professori forse più altezzosi e meno preparati di oggi, e sentire resoconti di materie di cui non conosceva neanche l’abc.
Lei e la sua quinta elementare a fare i conti con un mondo per certi aspetti alieno, ma in cui si muoveva con una sola certezza: questo è mio figlio, questi sono i miei figli, ho combattuto e sofferto per loro, e loro faranno quello che io non ho potuto fare.
Me la ricordo, controllare sui libri parole che non capiva, mentre io ripetevo quello che avevo imparato.
Eppure funzionava, questa strana coppia: io che ripetevo le astrusità del liceo, e lei che leggeva e faceva l’unica cosa che sapeva fare, controllare che le parole fossero le stesse.
Lei era il mio libro, io la sua parola.
E quando mi sono laureato, la più grande gioia era vedere la sua soddisfazione, l’orgoglio di poter dire a tutti “mio figlio è laureato”.
Ho pianto perché avrei voluto poterla chiamare, e dirle “lo sai mamma, che Elena sta andando benissimo, che è brava, che ha la stima di tutti. Lo sai che è anche merito tuo, e delle ore passate a leggere libri che non capivi”.
Chissà se la perdonerò mai di essersene andata prima di averla conosciuta.
E per quanto io adori mia figlia un amore così, totale, puro, assoluto, vitale, non potrò mai eguagliarlo.

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