Il campione e il bambino

A Natale mi piace di solito scrivere delle storie.
Quest’anno ne racconto una vera. Parla di un grande uomo, e di un piccolo bambino malato.

Nel 1972 Muhammad Ali fece costruire a Deer Lake in Pennsylvania un training camp costituito da decine di edifici di legno, all’interno del quale si allenava, invitava gli amici, portava i genitori a cucinare, era insomma il luogo dove poteva avere una vita normale o quasi, e dove continuare ad allenarsi insieme a tutta la sua famiglia.
Dopo un po’ tutti sapevano che the Champ si allenava lì, fu anche messo un biglietto da un dollaro per seguire i suoi esercizi, cosicché a bordo del ring dove faticava e dove spesso girava interviste c’erano sempre decine di persone.
Anche le celebrità andavano a trovarlo: fu famosa una foto di Tom Jones che lo mette KO, ovviamente costruita, che però per qualche tempo fu data per vera e preoccupò non poco i fan di Ali.
Nel 1974 Ali si stava preparando per il match con Foreman. Era maggio, faceva caldissimo, e il campione sudava.
Ad un certo punto il suo manager, Gene Kilroy, gli dice che c’è un bambino con il padre che vorrebbe salutarlo.
Se c’è una cosa che ha reso grande Muhammad Ali era la sua amabilità verso chiunque: amava veramente le persone, e non si tirava mai indietro.
Scese dal ring e andò a salutare questo ragazzino. Quando lo vide, emaciato, magrissimo, con un bastone e un cappello di lana gli chiese:
– Perché porti un cappello, con questo caldo? –
Jimmy – il ragazzino – rispose:
– Perché ho la leucemia, sto facendo la chemio e ho perso tutti i capelli. –
Ali fece una foto con il ragazzino, poi glie la diede autografata e lo abbracciò, e gli sussurrò all’orecchio:
– Io batterò George Foreman e tu batterai il cancro, te lo prometto. –
Il ragazzino andò via felice.
Dopo due settimane il padre di Jimmy telefonò a Kilroy, gli disse che il ragazzino era in ospedale e che le cose non andavano bene.
Kilroy, che era solito correre con Ali la mattina, lo disse al campione prima dell’allenamento.
Ali si fermò e disse:
– Corriamo un po’ poi ci facciamo la doccia e andiamo a trovarlo. –
Dopo il breve allenamento salirono in macchina e dopo due ore arrivarono all’ospedale.
Jimmy stava veramente male, Ali lo abbracciò di nuovo e quasi lo rimproverò:
– Che ti avevo detto? Io sconfiggerò George Foreman e tu sconfiggerai il cancro. –
Il ragazzino era felice di vederlo.
Diede un pugno ad Ali, come fosse un pugile e gli rispose:
– No. Io andrò da Dio e gli dirò che Muhammad Ali è mio amico. –
Durante il viaggio di ritorno verso Deer Lake Ali non disse una parola, cosa per lui quasi impossibile.
Una settimana dopo Jimmy morì.
Ali non se la sentì di andare al funerale, ci andò il suo manager e vide che accanto al bambino, nella bara, c’era la foto che gli aveva autografato Ali.
Il 30 ottobre del 1974 Ali schiantò George Foreman e tenne fede alla promessa che aveva fatto a Jimmy.
Non sappiamo se Jimmy tenne fede alla sua, e abbia detto o no a Dio che Muhammad Ali era suo amico, ma a me piace pensare di sì.

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