The art of Yoko Naito

I recently visited Tokyo, and I was fascinated by its buildings and skyscrapers.
A few of them are quite exciting to be inside and are organized to welcome visitors with exhibits and events.
One of these buildings is the Sony building, that hosts a sound demonstration on the final floor quite impressive.
However, in taking the stairs down back I stumbled across a not so big exhibit space, where about maybe 30/40 large photos were on the wall, and I was just fascinating by them.
I started looking at the pictures, and after a while I realize a young woman was describing them to a couple of people.
I found out she was the actual artist who took those wonderful pictures and I asked her if I could shoot a couple of portraits of her nearby one of her photos, and she graciously accepted.
Yoko Naito, this is the artist name, is a noted Japanese photographer, but she spent many years in NYC, establishing herself as one of the most interesting photographer of her generation.
Her photos all take an unusual look at the world surrounding us; sometimes the subject can be even trivial, but with the right eye, everything seems fantastic.
As the Italian photographer Franco Fontana used to say, when you take a picture of what you see you take a picture that anyone can take. But when you take a picture of what you have in your head, then it’s going to be a unique piece of art.
This is just the impression I had in looking at Yoko’s photos: mostly overexposed, or bleached, vast landscapes or tiny details.
Minimal, sometimes, or rich in details, unusual crops and compositions.
Nothing is “already seen” in Yoko’s work, and nothing is without emotion and surprise.
Her work can be seen on her web site here.
The following pictures are those I took at the exhibit, and I am very proud she accepted to be photographed by me.
Arigato, Yoko 🙂


Yoko Naito 2
Yoko Naito 1

Amore Assoluto

Fare il fotografo, per passione o per professione, significa avere un osservatorio privilegiato sul mondo, tanto più se si fotografano le persone.
Si possono vedere e quasi toccare da vicino emozioni che spesso le persone tengono solo per sé, ma chissà come mai talvolta, qualche rara ma bellissima volta, svelano davanti ad una macchina fotografica.
E qualche volta dietro quella macchina ci sei tu, il fortunato che può osservare gli occhi delle persone lasciarsi andare e raccontarti delle storie, piccole o grandi che siano.
Il bravo fotografo è colui che riesce a essere così affidabile da rendere questo processo semplice per la persona che ha davanti: la ricompensa spesso sono emozioni che fluiscono in maniera naturale e tu sei il testimone di un momento importante; che poi anche altri vedranno certo, ma dopo.
Intanto tu eri lì, ed è meraviglioso.
Ma poi, quando scatti una foto come questa, quando sei testimone di un amore così assoluto, pensi di non essere neanche degno di guardare.
In questa società in cui l’amore viene svilito, sminuzzato, ridotto, confuso con cose che non c’entrano nulla, ignorato, negato, rovinato dalla rabbia o dalla gelosia,
Una società in cui l’amore è sempre secondo: alla carriera, ai soldi, alle ambizioni, alla prevaricazione
In questa società in cui amare qualcuno, o qualcosa, sembra essere passato di moda
Una società in cui l’amore è codificato dai messaggi dei social network, dalle scritte sgrammaticate sui muri, dai pezzi di poesia strappati dalle loro pagine a forza e mai capiti.
L’amore che non è più quello di Dante, Prevert o di Leopardi, ma neanche quello di Roma città aperta, di Ladri di biciclette o di tanti film che abbiamo visto magari piangendo.
E’ una società questa in cui spesso all’amore – qualsiasi amore – non viene più dato tempo per nascere, crescere, svilupparsi, mettere radici.
Eppure.
Eppure in questa nostra società così difficile che all’amore riserva spesso solo un posto commerciale, c’è ancora un amore che è rimasto lo stesso, puro e immutabile dalla notte dei tempi.
Un amore che scavalca le mode e i costumi, gli anni e i secoli, lo spazio e il tempo, la vita e la morte.
Un amore che nasce dalle viscere e finisce nelle viscere, che spiega perché siamo qua e perché non ci saremo più.
E quando ti capita di vedere un amore così vorresti solo spingere, piano, un piccolo pulsante, e poi scomparire per non disturbarlo.

BlankaeLudo

Photo by rodocarda

Instagram Gallery – Six

The sitxh issue of my instagram galleries.
All the photos has been taken with a smartphone and edited within Instagram app.
Enjoy!

L’etica fotografica e la digitalizzazione del negativo

Nell’era della fotografia digitale molti fotografi – me compreso – hanno ancora il gusto di scattare con la pellicola.
Non starò qui a raccontare perché uno dovrebbe ancora perdere tempo a comprare le pellicole, scattare senza vedere cosa sta facendo, svilupparle magari da solo in uno stanzino buio per poi ottenere una foto a risoluzione più bassa di un sensore di ultima generazione. Dico solo che nella pellicola c’è l’emozione dell’artigianato, la qualità dell’immediatezza e l’intoccabilità del risultato, si lavora senza rete.
Ecco, su questo punto bisogna chiarirsi bene: in realtà la manipolazione dello scatto è sempre stata fatta da molto prima che la fotografia digitale venisse inventata.
La selezione delle foto, il dodge and burn (aumentare o diminuire selettivamente la luminosità), il contrasto, l’esposizione, il viraggio fino a vere e proprie trasformazioni degne di photoshop sono strumenti usati da sempre per migliorare o stravolgere addirittura lo scatto.
Oggi però con gli strumenti informatici a disposizione è possibile prendere uno scatto a pellicola, digitalizzarlo e intervenire su di esso in maniera molto più ampia.
Io però credo che quando si scatta a pellicola, anche se tutti ormai digitalizziamo la foto per poterla pubblicare e condividerla su facebook o su piattaforme di photo sharing, ci debbano essere dei limiti di intervento che sono in fin dei conti la caratterizzazione specifica della pellicola rispetto al digitale.
Mi sono quindi divertito a stilare un elenco di cose lecite e proibite in base ad un’etica fotografica che – come potrete facilmente immaginare – è esclusivamente mia.
Quindi non pretendo che quello che vi dirò sia la “verità”, piuttosto una base di discussione almeno per l’onestà intellettuale di capire cosa si ha di fronte quando vediamo una foto “a pellicola” su facebook.

Rimozione polvere e graffi – SI’
Io uso photoshop, rende la vita più facile e il risultato è perfetto.
La polvere e i graffi non fanno parte dello scatto, e il negativo viene comunque accuratamente pulito prima di una stampa, ma lo scanner e la manipolazione rendono impossibile digitalizzare un negativo senza introdurre macchie.
Rimuovere questi segni non è per me illecito, e anche se fa tanto vintage per me sono solo imperfezioni non legate allo scatto.
Di fatto è un’operazione inevitabile per ogni negativo digitalizzato.

Aumento luminosità e contrasto, anche selettivamente – SI’
Entro certi limiti.
In ogni caso il negativo non consente una variazione molto ampia, ma all’interno della “latitudine di posa” della pellicola aumentare o diminuire luminosità o contrasto è per me consentito.
D’altronde quando si stampa si sceglie una carta con più o meno contrasto a secondo del proprio gusto, e anche la luminosità di può governare, quindi se queste operazioni vengono fatte anche in digitale non ci trovo nulla di male, purché per me siano entro certi ambiti diciamo un 20% in più o in meno non è un delitto.

Fluidifica – NO
Non è corretto per me utilizzare tool di modifica strutturale presenti in photoshop per allungare, accorciare, limare nasi o mascelle, accrescere labbra o tette.
La fisionomia delle persone ritratte deve rimanere intoccata.

Brufoli e imperfezioni della pelle – NO
Questo è un punto controverso, perché la fotografia digitale permette di presentare sempre pelli perfettamente levigate (volendo) e anche nella conversione bianco e nero si tende a rimuovere le imperfezioni.
Questo è possibile e facilmente anche sulla pellicola digitalizzata ma per me è una pratica “illegale”.
Se la modella o le persone ritratte vogliono avere una pelle più compatta possono usare un trucco più generoso, oppure il fotografo può studiare luci che non evidenzino i difetti.
La rimozione delle imperfezioni dovrebbe essere evitata.

Rimozione parziale o totale oggetti – NO con riserva
La rimozione di oggetti o addirittura il cambio di sfondo dovrebbero essere evitati.
In realtà in camera oscura si può fare questo ed altro, e allora perché non con photoshop?
Diciamo che in camera oscura rimuovere oggetti indesiderati è un’arte quasi chirurgica, mentre con photoshop è banale e la tentazione di farsi prendere la mano è forte.
Quindi per me è NO anche se capisco che non sarebbe uno scandalo.

Filtro colorato – NO
I filtri per la pellicola per me vanno usati durante lo scatto, per creare le condizioni di luminosità relativa tra colori diversi (soprattutto in bianco e nero) che sono tipiche di scelte di ripresa.
Mettere un filtro rosso su un negativo digitalizzato, o un filtro IR o altro in postproduzione non mi piace.
Se volete il cielo nero, mettete un filtro rosso durante lo scatto.
Se volete labbra rosse, mettete un filtro verde durante lo scatto e così via.

Crop (ritaglio) ed eventuale rotazione parziale – SI’ (ma io non lo faccio)
Ritagliare la foto per migliorarne la composizione, o evidenziare un particolare o escluderne aree non desiderate è pratica comune nella stampa analogica.
Quindi per me è una di quelle cose che reputo fattibile anche in postproduzione.
Tuttavia personalmente la ritengo una pratica “legale” ma non “etica”: io lascio sempre la scannerizzazione del negativo completa della mascheratura, in modo che sia visibile tutto ciò che ho inquadrato durante lo scatto.
Per me rende la foto più interessante.
Poi, ho sbagliato a comporre la foto? è venuta un po’ storta?
Peggio per me, potevo stare più attento; il vero insegnamento dello scattare in pellicola è proprio questo: ogni foto conta, e ogni foto sbagliata è un errore grave da non ripetere.
“Tanto la sistemo dopo” è una pratica che già in digitale è da considerare scorretta, in analogico è quasi una perversione!

Sam
Photo by rodocarda

Sette

Sono sette i colori dell’arcobaleno
Sette le note e i giorni della settimana
Sette i vizi capitali e sette le virtù teologali
Roma fu costruita su sette colli
poi ebbe sette re e settantasette imperatori
Sette i sacramenti e le meraviglie del mondo
Sette è magia
Sette è bellezza

The not so Chinese Girl

About a year ago I was wandering around in the heart of Rome, holding my Nikon D7000 which I was going to replace with a D610 shortly thereafter, when suddenly, on a narrow cobblestone street, an incredibly beautiful girl was standing in the sun, smoking a cigarettes. I was so struck by her natural beauty that I asked if I could take a picture. I usually don’t disturb people I do not know, but in this case I really had the guts to ask because I found her perfect for a portrait. Incredibily she agreed and I took just a couple of pictures, because I didn’t want to be intrusive. I didn’t have the right lens and I could probably do better, but I was very happy of the picture I took and that I called “Chinese Girl”. This is the picture. Chinese Girl_new I thought this woman was working somewhere in that area, she didn’t seem to be a tourist, notwithstanding that oriental look, so during the next 12 months very often I called by the same narrow street but I never had the chance to meet her again. Then a couple of month a go I asked on a photo group on facebook if any model would be interested in shooting pictures with an old NIKON F2 and a roll of HP5 black and white film. A nice girl answered and we shoot some interesting pictures. This is one examples of the photos we did that day. Negativi Giulia New061 FINAL Just by chance, as this girl whose name is Giulia looks oriental herself, I mentioned the story of the Chinese Girl, telling her she looked a bit like her. Giulia told me she’s not Chinese but half-Japanese, and as I knew where she was working I told her that I met that Chinese girl not far from her workplace. She was hit by this, and wanted to see the picture, and as you may imagine the girl I took a picture of one year earlier was not Chinese at all but Japanese, and happened to be a relative of Giulia, moreover working some 50 meters from her workplace. I was stunned too. Giulia promised me she would put me in contact with Yuki, this is the name of the mysterious girl, and so she did, and finally, almost one year after, I was able to have Yuki in front of my camera again, this time with a new camera, a top lens, and ready to shoot the pictures I had in my mind for one year. The following portraits are only two of the many I took. She was gentle and patient enough. Me? Happy as a baby. Sometimes photography is just that: a whole bunch of happiness. DSC_0224-Modifica FINAL_new DSC_0225-Modifica FINAL_new

Il Giardino dei Tarocchi

Vicino Capalbio, nella bassa Maremma Toscana, su due ettari circa di terreno l’artista francese Niki de Saint Phalle creò a partire dagli anni ’70 il “Giardino dei Tarocchi”, un’opera monumentale chiaramente ispirata allo stile di Gaudì e del Parc Guell, e con influenze del Giardino dei Mostri di Bomarzo.
L’opera rappresenta la raffigurazione in chiave moderna delle principali figure dei Tarocchi, gli arcani maggiori, attraverso la realizzazione di opere momumentali, alcune delle quali abitabili.
E’ un luogo di sogno e ispirazione, adatto per una gita con i bambini in una giornata di primavera, per godere di percezioni non solo visive di un’opera d’arte, ma soprattutto tattili e dinamiche.
Questa gallery è il risultato di una visita al Giardino dei Tarocchi con la mia famiglia lo scorso anno.
Per visitare il Giardino potete trovare tutte le informazioni sul sito: http://www.giardinodeitarocchi.it

Click on any picture to enlarge

All pictures by rodocarda

Quando

Un paio di giorni fa si è tenuta una serata musicale con tributo a Pino Daniele.
Con altri amici fotografi sono stato invitato a contribuire con una foto legata alle canzoni di Pino.
Io ho scelto Quando, e in particolare i versi: “…e vivrò, sì vivrò, tutto il giorno per vederti andar via…“.
Ho sempre trovato questa canzone struggente e malinconica.
Le due foto che ho selezionato sono queste, anche se ho presentato solo la prima delle due.

Pino Daniele tribute 1

Pino Daniele tribute 2

Photos by rodocarda





Se volete ascoltare il brano originale, questo è il link.

Sicily Sunset

Pictures taken at Cefalù, Sicily, June 2014
All photos by rodocarda
rodocarda.smugmug.com

Instagram gallery – five

The fifth issue of my instagram galleries.
Click on any picture to start the slideshow.
Enjoy!

Musa

Se in un luogo magico incontrerai una Musa
E non avrai il modo di parlare
Cercherai di capire
Dai gesti e dai silenzi

Liliana give and take FINAL_new


E’ forse colei che è festante
Commedia e allegria

DSC_2479 FINAL_new


E’ forse colei che è celeste
Stella, nuvola e pianeta

DSC_2220 FINAL - Version 2_new


E’ forse colei che canta
Tragedia e malinconia

DSC_2720 FINAL_new


E’ forse colei che ha molti inni
E abbraccia coi suoi gesti

DSC_2733 FINAL_new


E’ forse colei che si diletta nella danza
Gambe e braccia in armonia

DSC_2124 FINAL SQUARE_new


O forse niente di tutto questo
Soltanto arte, gioia, passione

DSC_2792 FINAL_new

Full project on Behance

Photos by Rodolfo Cardarelli
rodocarda.smugmug.com

Incontro con Roberto Vacca

In questi giorni ho avuto l’onore e il piacere di conoscere l’Ing. Roberto Vacca, uno degli ultimi grandi personaggi dotati di raziocinio intellettuale in questo Paese in cui sembra che la scienza e la tecnologia siano ormai attività inutili.
Roberto Vacca, oltre che matematico, scrittore, saggista, può essere definito anche “futurologo”, anche se forse questa definizione non gli piacerebbe.
Tuttavia, fin dal libro che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, “Medioevo prossimo venturo”, ha dimostrato la capacità di analizzare in maniera scientifica dati e informazioni disponibili nel presente, per fare modelli e previsioni sul futuro che ci attende.
Alcune delle sue previsioni, come ad esempio il “blocco tecnologico” non si sono per fortuna avverate.
Altre invece come la scarsità d’acqua e la crescita esponenziale dei rifiuti, la progressiva ingovernabilità dei sistemi complessi, l’esplosione demografica, il degrado culturale e sociale del nostro paese, l’inutilità della guerra, sono evidenti.
Personalmente ho conosciuto Roberto Vacca attraverso un suo libro di quasi trenta anni fa, “Come imparare più cose e vivere meglio”, che forse potrebbe essere definito “manuale di autoapprendimento”, in realtà è la condivisione delle passioni e delle attività di un uomo curioso.
Proprio questa curiosità consente a Roberto Vacca, giunto ad un’età che potremmo definire “importante”, di mantenere una perfetta lucidità e interesse per il mondo che lo circonda.
E nel suo ultimo libro, “Come imparare una cosa al giorno e non invecchiare mai” si rivolge ai suoi coetanei, o quelli che stanno per entrare nella terza o quarta età, con considerazioni e consigli per sfruttare al meglio quella che può essere una fase bellissima della vita di chiunque, purché si continui a guardare il mondo con interesse, curiosità, e allenare la mente.
Egli stesso ritiene di non essere un genio (su questo mi permetto qualche riserva) ma di aver semplicemente sempre lavorato sulla sua mente e sulla cultura.
Oggi Roberto Vacca è un po’ pessimista sulla capacità del genere umano di migliorarsi, e mi sembra difficile dargli torto.
Soprattutto è irritato dell’incapacità di qualsiasi governo di prendere decisioni basate su fatti e dati disponibili a chiunque.
E non è solo chi governa, a non volersi curare della scienza: nonostante la sua produzione superi di gran lunga i mille articoli, Roberto Vacca ha sempre più difficoltà a vedere pubblicati dai principali quotidiani i suoi saggi.
Non perché siano inesatti, tutt’altro. Ma perché alcune sue considerazioni smontano luoghi comuni, sui quali si basano le decisioni politiche e culturali del paese.
Basti pensare, come unico esempio, al PIL, che oggi viene misurati, con attenti bilancini, anche su variazioni dello 0,1%.
Peccato, come uno studio della Germania sul PIL della Svizzera abbia dimostrato, l’errore nella misura del PIL sia ALMENO del 3%.
Di esempi come questi Roberto Vacca nella purtroppo breve chiacchierata ce ne ha fatti parecchi.
Sono contento di averlo conosciuto personalmente, e non solo attraverso i suoi scritti, e che mi abbia fatto la cortesia di poterlo ritrarre mentre ci racconta alcune delle cose di cui ho parlato.
Le foto parlano da sole, e raccontano che l’intelligenza, la fiducia nei propri mezzi, il carisma, non hanno età.