Succederà

Succederà.
Forse non domani, o la prossima settimana, e forse neanche tra un anno.
Ma prima o poi succederà.
Io sarò appoggiato all’angolo di una strada, magari in attesa fuori da un negozio; tu verrai verso di me, in salita, vicino ad un uomo.
Tu stai ridendo, e gesticolando, lui con le mani in tasca sorride e parla poco.
Non ti tiene stretta, non ce n’è bisogno, si vede da lontano che non ha bisogno di mostrare possesso.
Sarà bello, di sicuro, e gentile, con l’aria intelligente, magari la barba.
Tu camminando ogni tanto ti appoggerai a lui, lo provocherai e lui dirà poche parole, come fosse indifferente e tu scoppierai a ridere ancora e ancora.
Io vi vedrò da lontano e resterò paralizzato: vorrei scappare, ma l’idea che tu mi veda scappare mi fa più male dell’idea di incrociare il tuo sguardo, e così aspetto l’inevitabile.
E quando tu finalmente ti accorgi di quest’uomo appoggiato ad un muro cambi espressione.
La risata diventa un sorriso, e la testa si inclina.
Mi guardi, non c’è bisogno di dire niente, né di cambiare strada.
Continui a guardarmi mentre lui non si accorge di nulla, tranne che gli hai preso il braccio ora, ti serve quella protezione.
E quando arrivi alla mia altezza e continuare a fissarmi significherebbe far capire cosa sta succedendo ritorni a guardare avanti, la testa bassa.
Dal movimento del corpo capisco che stai cercando di prestare attenzione alle sue parole, e a poco a poco, inevitabilmente, ti stringi di più al suo braccio.
Poi è un attimo.
Giri la testa di scatto, per un solo secondo, e mi guardi.
Alzi il mento, gli occhi sono sereni.
Lo so, ti rispondo con gli occhi, non ti preoccupare.
Ti volti di nuovo e vai via, e mi lasci appoggiato a quel muro a pensare che i sogni qualche volta si avverano.
Ma anche gli incubi.

negozi

Le frasi che ogni uomo sposato ama sentirsi dire

Non importa chi sia la dolce metà che divide la vostra esistenza.
Non conta il livello sociale, culturale, l’età, la provenienza etnica o religiosa; ci sarà sempre qualcosa che le accomuna e che renderà la vostra vita matrimoniale meravigliosa.
Sono quelle frasi che al momento giusto riempiranno la vostra giornata, la vostra serata e se siete fortunati anche le vostre nottate.
Non vi illudete: non stiamo parlando di amore, passione, tenerezze.
Quelle le potete da ar gatto.
Stiamo parlando delle frasi che sanciranno una volta per tutte la supremazia famigliare.
Sì, avete indovinato: non è la vostra

1. Non è morto nessuno
Un evergreen, una frase ad amplissimo spettro, come il Rochefin, che si può applicare a qualsiasi situazione, dall’aver inciso la “Dama con l’ermellino” sulla fiancata della macchina nuova strusciandola contro un muretto a secco, ad aver inavvertitamente lasciato cadere la vostra Nikon dal tavolino cercando di togliere la tovaglia da sotto le suppellettili come Silvan.
“Non è morto nessuno” è la frase che spegne istantaneamente qualsiasi tentativo di protesta, perché che cazzo, mica è morto qualcuno, no!? e allora perché protestare?
Che poi quando voi vi dimenticate di alzare la tavoletta del bagno la vostra signora esploda come il Monte Fuji, o che aver dimenticato di chiudere il gas quando siete via per il week end provochi una crisi che neanche i missili a Cuba ci riuscirono, questo non conta.
Quando è il vostro momento di lamentarvi, scatta il riflesso condizionato: “non è morto nessuno”. E fine delle discussioni.

2. Me lo potevi dire
Mentre “non è morto nessuno” è una frase difensiva, che tutto sommato contiene un blando riconoscimento di aver fatto una cazzata, “Me lo potevi dire” è invece un attacco senza quartiere: la colpa è tua, sempre tua, solo tua, anche se la cazzata l’ho fatta io, la colpa è tua perché “me lo potevi dire”.
E’ una frase dalle varianti infinite, e come molti musicisti hanno costruito una fortuna sul giro di Do ci sono mogli che hanno consolidato il loro matrimonio unicamente a botte di “me lo potevi dire”.
C’è per esempio il rafforzativo “me lo potevi dire PRIMA”. E quando te lo dovevo dire? Dopo?
Ma un avverbio pleonastico ci sta sempre bene, rafforza l’idea che siete dei coglioni, e che potevate dirlo PRIMA che a venti gradi sottozero tirare il freno a mano vuol dire non usare la macchina fino alla fine dell’era glaciale.
Me lo potevi dire PRIMA che se faccio cadere la bottiglia della coca cola poi non è consigliabile aprirla a tavola mentre indossi la cravatta che ti ha regalato tua madre.
“Me lo potevi dire” nelle mogli più sofisticate può diventare facilmente sarcasmo.
Ad esempio se dopo due mesi di jeans e maglietta vi vede andare in ufficio giacca e cravatta non potrà esimersi da un: “Me lo potevi dire che è arrivata una collega particolarmente bella”, sottolineando il fatto che siete praticamente dei barboni e solo l’ormone è in grado di farvi vestire decentemente.
“Me lo potevi dire” è come una camicia celeste, va bene su tutto.

3. Sei come tuo padre
Ora, qui siamo passati alla denigrazione bella e buona. Perché tuo padre può anche essere Sabin e aver regalato il vaccino antipolio all’umanità, oppure il Mahatma Gandhi, ma è sempre tuo padre, e per induzione uno stronzo.
Anzi, il paradigma dello stronzo che diventerai anche tu.
Quando una donna ti dice “sei come tuo padre”, non è mai perché ti sei fatto un mazzo tanto per tutta la domenica a montare una parete IKEA, oppure perché sei andato a fare la spesa all’unico supermercato aperto di notte perché lei domani deve andare in ufficio presto e non c’è niente per preparare i pranzo ai bambini.
Non è neanche quando hai tollerato il suo collega di stanza tutta la sera sorridendogli e annuendo, anche se l’unico argomento di conversazione che ha è la Roma e tu sei della Lazio.
No.
Questa è la frase che esce quando ad esempio ti scappa un’occhiatina alle tette della baby sitter.
Oppure quando distrattamente ti scappa una falangina nel naso.
O anche quando lanci le mutande nel cesto dei panni sporchi ma sbagli mira e finiscono rovinosamente nel portagioie di tua moglie.
Insomma, quando sei antipatico, casinista, stronzo, fedifrago, puzzi o hai l’alito pesante sei come tuo padre.
Quando fai qualcosa di buono, è culo.

4. Abbiamo qualcosa da fare sabato pomeriggio?

Ecco, quando una donna vi fa questa domanda, la cosa peggiore che possiate fare è rispondere.
La tattica giusta, l’unica che vi può forse – e sottolineo forse – salvare la vita è rispondere con un’altra domanda: “Perché?”
Non credete, non ve la caverete, è un po’ come buttare la palla dall’altra parte a tennis, se avete un Federer prima o poi vi infila.
Ma d’altronde, per rimanere nel tennistico, c’è sempre la speranza che l’avversario la butti a rete.
Invece rispondere vuol dire essere di sicuro passato per le armi, l’unica differenza può solo essere la quantità di dolore inflitta.
In ordine di pericolosità, la risposta peggiore è: “Sì, io vado allo stadio con Gianluigi”.
Ora, per essere chiari, nessuna donna crederà mai che esiste un Gianluigi con cui voi andate allo stadio, e comunque, anche se fosse un amico reale, o anche vostro cognato, ogni donna sa bene che a) Gianluigi vi reggerebbe bordone in ogni caso e b) Sticazzi, hai preso un impegno senza dirmi nulla, sei morto.
Questa risposta può provocare, a secondo del carattere della consorte, una gamma di reazioni che va dalla sfuriata, al gelido sguardo con conseguente chiusura dei rubinetti sessuali per sei mesi.
Se però pensate che “Mi pare niente” sia una risposta soddisfacente, siete dei poveri illusi.
Lei farà un sorriso dolcissimo, foriero di fregature colossali, e vi dirà: “Perfetto, allora per favore dovresti accompagnare mamma a fisioterapia”, oppure “Porti tu la bambina a danza?”, oppure “Meno male perché il giardino ha bisogno di una sistemata.”
Insomma, se avete da fare, siete degli stronzi egoisti che vanno sterminati con il napalm, se non avete niente da fare degli schiavi da usare a piacimento.
Non c’è speranza

5. La vicina è proprio volgare
Qui ragazzi dobbiamo ammetterlo: le donne sono fantastiche a portarvi su terreni scivolosissimi, in cui neanche l’abilità e la grazia di un Bolle riuscirebbero a farvi rimanere in piedi e ad evitare di rompervi una tibia, metaforicamente e non.
La vicina in questione può essere la vicina di casa, la vicina di ombrellone, la vicina sul treno, insomma una donna qualsiasi che però abbia due caratteristiche fondamentali: sia a portata di sguardi e sia una gnocca terrificante.
Vostra moglie non potrà negare che una bionda-occhiazzurri-90/60/90 di un metro e ottanta sia una gnocca da paura, e quindi per dissimulare il suo rosicamento e togliervi anche l’uncia soddisfazione che vi è rimasta, qeulla di un’occhiata furtiva, la butterà in caciara.
Cosa potete rispondere?
La verità? Cioè che se questa vicina vi degnasse anche solo di uno sguardo lascereste moglie, figli e lavoro per una settimana con lei alle Maldive, possibilmente senza scendere mai in spiaggia?
Non credo proprio.
Potete fare due cose, entrambe sbagliate, ma tanto ormai sapete come va a finire, no!?
Potete dire: “E’ vero, è proprio volgare, sarebbe anche una bella ragazza ma mi fa schifo”.
Fratelli, preghiamo insieme per l’uomo che oserà sfidare la sorte con una menzogna così pacchiana, perché il suo viso e i suoi ormoni diranno esattamente l’opposto, ed è la scusa che la moglie cercava per andare su tutte le furie, e tenervi poi il muso per due mesi (oltre ovviamente a chiudere i rubinetti, questo è chiaro).
Ma per fortuna ci sono anche uomini temerari, senza però avere le palle per dichiarare apertamente “Io a quella je farei questo e quello”.
No.
Quelli di noi sinceri ma vigliacchetti proveranno a buttarla là: “Ma no, dai, è una bella donna, forse si è truccata un po’ pesante”.
Come se foste Yves Sant-Laurent che dà un giudizio sul make-up di Monica Bellucci.
Invece siete un disgraziato, che viene improvvisamente investito da una tempesta di parolacce, di cui “Porco!” è la più soave, le altre non le posso scrivere a causa delle vigenti leggi sulla morale pubblica.

I dieci indizi (falsi) che vostro marito vi mette le corna

Sappiamo tutti che se una donna si mette in testa di tradire il marito senza farsi scoprire non c’è modo per il pover’uomo di rendersi conto del palco reale che gli sovrasta il cranio, neanche se sbattesse alla porta di casa tutti i giorni per dieci anni di seguito.
Il motivo è semplice: le donne sono più furbe, più attente, più maliziose, e gli uomini più bambacioni, creduloni e governati dall’ormone.
Le donne sono più furbe anche quando è LUI a cornificare, e a differenza dell’uomo sanno individuare anche i minimi segnali e individuare la magagna anche senza che lui lasci in giro il classico scontrino del ristorante nelle tasche.
Le donne sono abituate a leggere i segnali del corpo, e anche la minima deviazione dal comportamento standard fare rizzare le loro antenne per cui per un uomo è virtualmente impossibile mantenere una relazione extraconiugale per un periodo molto lungo (diciamo superiore a due ore) senza che la moglie se ne avveda.
Però io non voglio parlare di questo, bensì di quella situazione in cui la donna CREDE di aver rilevato segnali di corna da parte del consorte, ma ciò (purtroppo direbbe lui) non è vero.
Succede più spesso di quanto pensiate, e anche ad uomini che francamente solo a guardarli verrebbe da dire: ma quale (altra) donna potrebbe mai interessarsi a questo scarto di magazzino?
Ho ritenuto opportuno quindi stilare un prontuario dei principali segnali che possono essere fraintesi, e credo possa essere utile sia alle donne per tranquillizzarsi un pochino quando dovessero credere di vederne uno ma anche per gli uomini: state accuratamente attenti a evitarli quando la coscienza è VERAMENTE sporca…

1. Si è fatto la doccia rientrando dopo una trasferta di lavoro
Come noto, l’ommo è ommo e ha da puzzà, e con questa verità molte donne hanno imparato a convivere.
Quindi per la moglie è normale che dopo una giornata di duro lavoro (così almeno si presume) l’uomo arrivi direttamente a tavola con l’ascella piccante.
Oggi però no. Oggi si spoglia rapidamente, butta i vestiti nella cesta dei panni sporchi e si fionda sotto la doccia per mezz’ora, con l’acqua così bollente che quando esce gli fuma tutto (tranne le palle altrimenti non sarebbe in questa situazione).
Il segnale è chiaro: ha voluto cancellare qualsiasi traccia di umori corporei sospetti, e magari alieni.
Dato che ormai le prove sono scomparse dalla pelle, ella non potrà che fondarsi nella cesta e mettersi ad annusare centimetro per centimetri i vestiti di lui, nella certezza acquisita di individuare qualche elemento XX lasciato dalla zocc… dall’amante di lui.
Questa ispezione comprende anche pedalini sudati, maglietta della salute umidiccia e mutande stella con taschino laterale indossate per una settimana di seguito.
E’ così che la trova lui, quando in accappatoio e ciabatte entra in camera da letto: piegata a novanta gradi e con la testa nella cesta.
Lui innocentemente pensa sia un nuovo tipo di benvenuto della moglie e carinamente le piazza una mano sul culo ricevendone ovviamente una stampella sui denti.
Solo dopo l’esame del DNA su tutti gli indumenti sporchi egli sarà perdonato (per una cosa che non ha fatto) e lei gattonerà verso di lui vestita come se lavorasse al Crazy Horse.
Inutilmente, perché il dolore ai denti ha paralizzato qualsiasi funzione riproduttiva di lui e la serata finirà a vedere X Factor.

Il trittico
I tre indizi che seguono sono di solito sufficienti per una condanna senza appello anche da soli, ma se si verificano tutti e tre insieme per il marito non c’è scampo: la pena è l’evirazione.

2. Si è fatto la barba pelo e contropelo
Di solito egli si fa la barba in tre minuti netti.
Odia rasarsi, e siccome deve durare poche ore, prima che sopravvenga “the five ‘o’clock shadow” e sia ora di tornare a casa, normalmente basta una passata e via.
Stamattina la moglie lo sorprende a mettere la schiuma due o tre volte, a toccare delicatamente con le dita sotto la gola per essere sicuro che non scappi neanche un pelo, a passare e ripassare il rasoio nei punti più difficili per non lasciare neanche una piccola ruvidità, e infine dopo essersi sciacquato a tirare la pelle del viso in tutte le direzioni per essere certo che il lavoro sia fatto a regola d’arte.
Inevitabile la domanda: “perché ti stai facendo la barba così accuratamente?” e altrettanto inevitabile e inutile la (vera) risposta: “ho una riunione con l’amministratore delegato alle sei”.
Lei immaginerà solo un incontro illecito in qualche luogo nascosto nell’ombra, con una zocc…un’amante che nell’impeto della passione gli accarezzi il viso liscissimo (tralasciamo altre cose che ella immagina e vietate ai minori).
Il fatto che lui alle sei si troverà veramente in una stanza con altre dieci persone, tutte di sesso maschile, a parlare di bilanci è un’eventualità che non può essere neanche lontanamente presa in considerazione.

3. Ha usato il dopobarba “Eau de prestige et finesse pour homme”
Il marito medio dopo la barba usa prodotti da supermercato.
Chi non ricorda i mitici “Acqua velva” e “Brut 33”, profumi che per un euro potevate portarne via una damigiana?
Ecco, quello è lo stile della casa.
Ma nascosto in un piccolo armadio, tra una bottiglia di whisky invecchiato 25 anni e un disco di Baglioni autografato, si annida un dopobarba prestigiosissimo, dal costo industriale di duecento euro a goccia, regalo della suocera per il Natale 1998.
Il flacone, nella comoda dotazione da venti gocce, viene estratto dal suo ripostiglio solo nelle grandi occasioni, come ad esempio il matrimonio della sorella di lei, la comunione del nipote di lei, il battesimo del figlio della cugina piccola di lei, la laurea della figlia della portiera della zia di lei.
Stamattina invece dopo la rasatura egli afferra il flacone di “Eau de prestige et finesse pour homme” e con nonchalance ne sbatte un paio di secchiate sulle guance, tanto che la scia che lascia uscendo dall’ascensore potrebbe fare concorrenza a certe signorine che si possono trovare sulla Via Salaria a qualsiasi ora.
Quale può essere il motivo di questo sacrilegio, visto che nessun parente di lei sta per festeggiare alcunché?
Chiaro. Lui ha un’altra.
Dapprima a lei viene l’idea di girare per tutta la città naso in aria cercando di individuare come un segugio da tartufo la zocc…la donna che frequenta suo marito.
Poi l’impresa le appare un tantino disperata (ma non così tanto eh!?) e allora preferisce risolvere il problema in altro modo, versando nel cesso le restanti dodici preziosissime gocce di “Eau de prestige et finesse pour homme”:
Che se si deve proprio strofinare con quella zocc…signorina, almeno la inondi di acqua velva. E vaffanculo.

4. Si è vestito in giacca e cravatta
Sono mesi ormai che gira con la stessa mise, pantalonacci di cotone americani blu, polo di cotone o camicia a quadrettino e scarpe da ginnastica.
“Tanto da noi non si usa” è il ritornello.
Poi un giorno lo senti armeggiare con qualcosa di plastica, vai a vedere e scopri che ha rimosso il cellophane che copre il vestito buono e si sta predisponendo per indossare il completo blu.
Con la camicia bianca.
E la cravatta argento.
In pratica, è vestito come al VOSTRO matrimonio.
Chiaro che la rabbia vi monta all’istante, e la flebile nonché non credibile scusa di una visita in fabbrica dei nuovi azionisti suona appunto come una scusa.
Si sa che un uomo ad una certa età (e lui questa certa età l’ha già passata da un pezzo) può fare bella figura con una donna solo se si veste elegante.
Quindi vuole fare colpo su una zocc…su un’altra donna, pensa lei.
Figurati se gli azionisti vanno a visitare la fabbrica sfigata dove lavora lui.
Non esiste: se deve metterle le corna glie le metterà vestito a cazzo, quindi lo costringe ad andare in ufficio con la solita divisa.
Il fatto che lui sarà l’unico quadro aziendale vestito come uno straccione e che questo lo ponga primo nella lista di quelli di cui sbarazzarsi non interessa alla moglie, felice di avergli rovinato la giornata.

5. Ha lavato la macchina
Questo non sarebbe un grande indizio, se non fosse che a) non lava la macchina da un anno e b) per domani è previsto temporale.
Evidentemente deve portare qualcuno con cui fare bella figura.
La moglie chiede così, en passant, se lui ha impegni per la serata, ed effettivamente sì, non ti ricordi? vado a prendere una birra con gli amici del calcetto, lo avevamo deciso dalla settimana scorsa.
Se. Calcetto.
Vedi un po’ se stasera non deve caricare qualche zocc…donna e per fare il fico ha lavato la macchina.
Ora, che la “macchina” in questione sia una Panda 30 del 1986, e che nessuna donna degna di tale nome si farebbe impressionare dal reparto archeologico lavato o meno è un particolare che dalla moglie non viene ritenuto importante.
Forse, ma forse forse eh!?, se lui avesse chiesto in prestito la macchina di lei, una BWM 535 comprata in comode ottocento rate e che lei usa per fare la spesa mentre il marito ha dovuto far doppiare alla Panda 30 la boa dei 300.000 chilometri, forse dicevamo in quel caso qualche leggerissimo sospetto poteva anche essere lecito.
La vera motivazione per cui lui ha portato la Panda a lavare è che l’ha cercata per mezz’ora sotto casa senza successo, per poi rendersi conto che la Panda 30 marrone parcheggiata davanti ai suoi occhi non era altro che la sua Panda 30 blu con uno strato di morchia che ne nascondeva il colore originale.
E SOLO per questo motivo lui l’ha portata a lavare, tra l’altro considerando oziosamente l’ipotesi di farla verniciare di marrone per non perdere tempo a cercarla senza per questo dover essere obbligato a lavarla una volta l’anno.

6. Vi porta dei fiori per l’anniversario del vostro primo bacio
Ora, qui siamo veramente in zona allarme rosso.
Nessun uomo dovrebbe MAI portare alla propria moglie dei fiori per un anniversario simile, a meno che non si aduso farlo da vent’anni per ogni microanniversario della propria vita matrimoniale: il primo bacio, la prima volta al cinema, la prima volta che avete fatto l’amore (spesso questi tre coincidono), la prima vacanza insieme, etc.
Ma se siete come il 99.999999% periodico dei mariti che non si ricordano neanche il compleanno dei loro figli senza un’agenda elettronica, e se sono vent’anni che non vi presentate con dei fiori, sappiate che questo gesto verrà interpretato in un’unica possibile maniera: avete qualcosa da farvi perdonare.
Il che è probabilmente vero.
Ma magari avete semplicemente raschiato la fiancata della macchina (la BMW, non la Panda) durante un parcheggio; oppure avete giocato al Bingo i duecento euro che avevate messo da parte per il we a Positano; oppure avete invitato vostra madre a pranzo domenica. Tutte cose che richiedono il perdono di vostra moglie, ma lei non penserà che ad una cosa sola: ha trombato con una zocc…con un’altra donna e ora viene a chiedere scusa.
Paradossalmente, questa è una situazione da cui potreste uscire vivi, anche se avete veramente trombato con una zocc…voglio dire con un’altra donna.
Sì, perché in fondo vostra moglie non ha veramente intenzione di lasciarvi, per quanto vigliacco, fedifrago e figlio di puttana voi siate, ma solo di controllarvi e comandarvi a bacchetta, e l’idea che la vostra coscienza sia così sporca da costringervi a regalarle dei fiori la solletica.
Ed è quindi con un sorrisetto maligno che accoglie il vostro regalo con una domanda subdola: “Grazie caro, ma quale primo bacio stiamo festeggiando? Quello CON o SENZA lingua?”.
Qui voi siete nella merda più totale.
E’ praticamente impossibile che un maschio XX normotipo riesca a ricordare dettagli così minuti, e quindi comincerete a sudare copiosamente, a piangere sommessamente, e infine a confessare le vostre malefatte.
Suggerimento da amico per i mariti: qualora abbiate veramente messo le corna a vostra moglie, consiglio preventivamente di mandare a sbattere la BMW contro la colonna del centro commerciale e di fotografarla. Lei si incazzerà moltissimo ma magari (anche stavolta) la farete franca.

7. L’avete sorpreso sul divano intento a suonare “La canzone del sole” con la chitarra
Che in giro per casa ci fosse una chitarra era un sospetto che covavate da tempo.
Infatti quando vi siete conosciuti era solito allietare le vostre serate con improbabili armonie e versioni apocrife di “While my guitar gently weeps”, con quella sua voce roca che in confronto Tom Waits è un usignuolo.
Ma d’altronde vista la scarsa qualità dei suoi preliminari (eufemismo) avete sempre preferito un paio di giri di Do prima di zompettare allegramente nel letto.
Ora però erano più di vent’anni che non vedevate quella chitarra e la domanda sorge spontanea: perché proprio adesso?
E che cosa avrà a che vedere con quella convention aziendale a Fregene di cui parla da settimane?
Non ci sono dubbi, lo stronzo ha una storia con una zocc…con una collega e si prepara ad una serata di romanticismo sulla spiaggia che di sicuro terminerà su un lettino, avvinghiati come l’edera, con la sabbia a creare attrito alle parti basse fino a farle diventare roventi come i pistoni di una Maserati senz’olio.
Consiglio amichevole: resistete alla tentazione di sfondargli la chitarra sulla schiena e di fare una garota con il Mi cantino.
Sarebbe perfettamente inutile.
Da quando il mondo è mondo quello che suona la chitarra non tromba. Mai.

8. Ha nominato per più di due volte consecutive una collega
Egli lavora in una grande azienda e come tutte le grandi aziende oltre a impiegati diligenti di sesso maschile è strapieno di zocc…di donne, tutte più o meno in carriera, ma molte arrivate ad una certa età single o divorziate, o con un matrimonio traballante, insomma: disponibili.
E’ per questo motivo che state attente ai minimi segnali e lui normalmente è molto neutro nel raccontare le sue vicende aziendali.
Di solito i suoi discorsi sono sempre improntati ad attività in cui non è chiaro se partecipino anche delle donne, ad esempio: “Oggi abbiamo avuto una riunione fiume con l’Amministratore Delegato”.
Oppure: “Non si riesce mai ad avere i dati di fatturazione in tempo”.
E così via; sono tutte frasi in cui l’elemento femminile – se c’è – è accuratamente occultato.
Beh, voi non siete così stupide da credere che non girino donne in queste riunioni o attività, ma vi fa piacere che egli non le citi, vi piace questa sua attenzione ai dettagli.
Finché un giorno, per la seconda volta di seguito, egli commette l’errore di nominare una collega.
Lo fa en passant, intendiamoci, senza enfasi, ma è proprio questa normale familiarità che drizza le vostre antenne: “Il capo ha diviso il progetto per aree di competenza, io mi occupo dei clienti business e Giulia di quelli consumer.”
Giulia? e chi cazzo è mo’ ‘sta Giulia?
Non bastasse, il poveraccio rincara la dose: “Stasera devo lavorare, devo mandare a Giulia i miei dati così lei li inserisce nella presentazione”.
Due volte. Una prova lampante.
Già così un marito incauto sta per passare un bruttissimo quarto d’ora, ma i più ingenui, quelli di cui spesso si legge sul giornale perché ne hanno ritrovato un braccio a Follonica e uno a Mondovì, rincarano la dose con una presentazione virtuale, che nella loro mente malata dovrebbe servire a lubrificare la capacità di accoglienza empatica della moglie, ma che invece è il colpo di grazia: “Ma sì, Giulia, non te la ricordi? Te ne ho parlato l’anno scorso dopo che sono stato alla convention aziendale alle terme”.
Qui è necessario fermarsi, perché ciò che una moglie può arrivare a dire quando scopre che il marito e quella “Giulia” sono stati nello stesso albergo per tre notti è vietati ai minori e ai deboli di cuori.
Non servirà a nulla che lui le mostri la foto ricordo della convention da cui si evince che Giulia è alta un metro e quaranta, ha un culo che fa Provincia di Frosinone e i baffi.
Ormai lei ha preso il via e la questione si concluderà con un bel divorzio.
Oppure con un indagine dei Carabinieri di Mondovì.

9. Il suo cellulare è completamente vuoto
Purtroppo questo stronzo è un genio informatico e tutti i suoi device sono rigorosamente blindati con dei codici di accesso che neanche il Norad riuscirebbe a violare.
Tuttavia è sempre un uomo, e in quanto tale rincoglionito, e prima o poi, prima o poi…, egli lascerà il cellulare incustodito per pochi minuti senza blocco dello schermo.
Una donna, una moglie che si rispetti, sa sempre quando cogliere l’occasione e sono anni che simula questo evento, per cui quando riesce finalmente a mettere le mani del cellulare dello stronzo in pochissimo tempo è in grado di scaricare sul suo portatile tutti i dati e rimetterlo a posto.
Quando egli finalmente dorme lei comincia a guardare tutto quello che ha scaricato, sicura di trovare foto, messaggi, e vocali di qualche zocc…donna che lo voglia circuire.
E invece niente.
Foto, nessuna.
Messaggi whatsapp, solo della famiglia e di qualche amico, maschio.
SMS, neanche uno.
Selfie compromettenti, neanche l’ombra.
Insomma niente di niente.
Per un brevissimo istante la donna rimane delusa, ma poi capisce: questo stronzo non vuole lasciare tracce.
E’ proprio l’assenza di prove, la prova principale!
Perdonatela. Lei ha visto tutta la serie televisiva “The Good Wife”, e anche tutti i CSI possibili e immaginabili, per cui sa bene quanto possono essere subdoli i malviventi, razza di cui suo marito fa sicuramente parte a pieno titolo.
Per questo la mattina dopo appena lui si sveglia lei gli fa saltare una capsula con il cellulare lanciato a tutta velocità sui denti, e urlando e piangendo allo stesso tempo lo caccia di casa: “Non avevi niente! Niente su questo cellulare, capisci? Niente!”
Campasse cento anni, lui non capirà mai la reazione della moglie, ma soprattutto non capirà mai perché gli abbia tirato quel vecchio cellulare che non usa da anni e che aveva riacceso solo perché il suo lo ha dimenticato da Giulia.

10. Stasera tuo marito ha fatto l’amore con te come se fosse la prima volta
E nonostante tutti gli attriti, tutti i sospetti, tutta la diffidenza, la gelosia, le ripicche, stasera tuo marito ti ha accolto a casa stanca dal lavoro in un’atmosfera romantica, fatta di candele accese, di incensi delicati, di luci soffuse.
Ti ha tolto le scarpe e massaggiato i piedi gonfi, offerto un bicchiere di spumante e un asciugamano caldo imbevuto di essenze naturali.
Ti ha sfiorato la guancia con la sua guancia, e l’hai trovata setosa, segno che ha avuto cura di farsi la barba pochi minuti prima, e le sue mani emanano un profumo di dopobarba delicato ma virile.
Sulle prime sei imbarazzata ma poi questa attenzione ti conquista, e alla fine la natura ha il sopravvento e ti lasci andare, ed è bellissimo e ti rendi conto che per qualche minuto puoi anche dimenticare le tue paure e i tuoi sospetti, e stringerti a lui come quando eravate ragazzi.
Poi, quando la passione lascia spazio al riposo, nella luce tremolante di una candela lo guardi dormire accanto a te, e il dubbio lentamente ma inesorabilmente si insinua: perché è stato così tenero, così amoroso, così passionale?
Mi avrà voluto ammansire?
Forse i sensi di colpa?
Chi gli ha insegnato tutto questo romanticismo, tutte queste candele, tutti questi profumi? Io no di certo.
Starà sperimentando con me, questo stronzo, quello che vuole dare a LEI, a quella zocc…quella donna chiunque essa sia?
Come si è permesso, brutto fedifrago puttaniere, di abbassare le mie difese solo per la sua soddisfazione personale e per essere sicuro di fare bella figura con quella?
Come ha potuto…e così via.
Ma vogliamo infine difendere un pochino questo pover’uomo, che non avrà mai la soddisfazione di farne una giusta neanche quando dà il meglio di sé?
Perché voi lo sapete, egli ha passato ore su google e su forum dedicati per trovare il modo migliore di fare una sorpresa alla sua donna e di far riaccendere quella scintilla di passione che sembrava sopita.
Se a te mia cara è sembrato che lui stasera facesse con te l’amore come la prima volta, forse è perché negli ultimi due anni E’ la prima volta.
E quando si sveglia sii carina con lui, mi raccomando, non si merita il tuo astio. Cosa potrà succedere mai di brutto? Alla peggio, che ci sarà subito una seconda.

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L’appuntamento

Vagamente ispirato a “The Cinema Show” dei Genesis.
Se vi interessa, è un capolavoro, e la potete ascoltare qui.
Magari mentre leggete il racconto 🙂


LUI
Dove ho messo la giacca?
Era lì, sul divano, ma non c’è più.
Ho tolto tutto ma ancora non la trovo.
Maledizione, la giacca! Non posso uscire senza giacca. La mia unica giacca.
Quanto tempo è che non la indosso?
Mesi; però solo ieri era sul divano, poi devo averla spostata per far posto alle riviste di musica, che avevo spostato per far posto…a non so che cosa.
Guarda qua che roba: un casino, questa casa.
Un vero casino, come tutto il resto.
Un casino.
Va bene, andrò senza giacca, fammi sistemare la camicia nei pantaloni.
Ci mancherebbe solo di uscire con metà camicia dentro e metà fuori, già sarò senza giacca.
I denti! Non ci posso credere, stavo per uscire senza lavarmi i denti.
Che ore sono? Cazzo, mi devo sbrigare, vediamo se in bagno c’è il dentifricio…eccola!
Guarda tu. L’avevo appesa sopra l’accappatoio.
Era quasi a posto insomma.
Giacca blu e pantaloni blu.
Che fantasia.
A questo punto metterò una cravatta, intonata con il blu.
Non che abbia molto da scegliere, tra le tre o quattro che mi ritrovo.
Prenderò quella a fiori. Sì, i fiori. Tanto non faccio più in tempo a comprarli, almeno avrò dei fiori da qualche parte.

LEI
Non mi metterò gli anfibi, stavolta.
Non devo essere alternativa per forza.
Non c’è nulla di male a dimostrare di essere una donna.
E comunque sto uscendo con un uomo, non vado ad una manifestazione sindacale.
Forse dovrei dimostrarmi più indifferente, in fondo mi ha detto che voleva prendere solo un caffè.
Dice che mi vuole parlare di un romanzo che sta scrivendo.
Lo so che è una scusa, ma mi interessa sul serio.
Certo che se usciamo per parlare di un romanzo dovrei mettermi qualcosa di meno impegnativo.
Invece voglio essere carina. Molto carina.
Voglio mettermi gli stivali neri e le calze scure, e un cappottino corto sopra la gonna.
Ascolterò la sua storia, ma desidero che lui veda la mia.
Una volta odiavo questa crema, ma mi rende la pelle morbida, ed è quello che voglio essere, oggi: morbida.
Che ore sono? Accidenti, è tardi, devo uscire.
Rifarò il letto un altra volta, adesso non ho tempo.
E poi, magari, lo disferò di nuovo con lui, stasera.
Oh dio! Ma che vado a pensare?

LUI
E’ in ritardo. E io sono nervoso.
Ha detto che sta parcheggiando ma non vedo nessuno qua intorno, probabilmente è una scusa, deve ancora uscire di casa, vedrai.
Però se telefona per avvisarmi vuol dire che ci tiene che io non vada via.
E’ un buon segno, ma la devo smettere.
Non sono più un ragazzino, non devo scrivere la sceneggiatura di un film che sarà per forza di cose diverso.
Lei…mi piace. Molto.
L’ho vista poche volte, e parlato quasi nessuna.
Come è possibile?
Eppure mi piace, non lo posso negare.
Le devo parlare di un romanzo che voglio scrivere, ma come posso fare?
Non mi frega niente del romanzo, niente.
Le vorrei dire che l’ho vista, ed è finita.
Non ho pensato più a niente.
Che mi tremano le gambe, e le mani, e le labbra.
No, glie lo dirò, è deciso.
Le dirò: ero qui ad aspettarti, anche quando ancora non esistevi.
Mi riderà in faccia. Forse. Ma non importa. Non importa.
No. Non importa.

LEI
Gli sorrido da lontano, mi sbraccio per salutarlo, ma a malapena alza la mano e poi la rimette in tasca.
Che succede? Era così entusiasta, l’altra sera.
I suoi libri, la sua musica, i suoi viaggi.
Chi è questo che mi aspetta davanti al bar?
Un altro uomo chiuso nel suo egoismo.
Un altro uomo in cerca di un pubblico.
Poi mi avvicino e lo vedo bene, mentre fa un passo avanti per darmi un bacio sulla guancia.
Sta tremando.
Oddio. Sta tremando.
L’ansia gli fa muovere le mani in continuazione, ha un sorriso storto che non gli avevo visto.
Ha paura.
Ha paura di perdermi.
Mi fermo mentre stiamo per entrare nel bar.
Lui si gira, ha uno sguardo interrogativo.
Forse pensa che io abbia cambiato idea, che magari voglio tornare a casa.
Invece no.
Invece lui non sa.
Non sa che io sono qua per lui.
Inclino la testa, gli sorrido.
Vedo i suoi occhi che si allargano per lo stupore prima, e il desiderio poi.
Gli prendo la mano e dico:
– Andiamo al cinema, piuttosto –



Cuore Tarocchi
Photo by rodocarda
500px.com/rodocarda

Ferrara

Un altro racconto vagamente ispirato alle atmosfere de “Il museo dell’innocenza” di Pamuk.

Piazza del Castello a Ferrara ha molti accessi, ma secondo me il più bello è quello che da Corso Martiri della Libertà porta verso il lato est.
La strada a un certo punto curva ad angolo retto e si allarga diventando piazza, senza che il turista si accorga della differenza finché non è ormai troppo tardi, e il castello si staglia imponente davanti ai suoi occhi.
Lì, a quel punto, tutti sostano un attimo in ammirazione prima di avvicinarsi ulteriormente, scattare una foto, o fermarsi per un caffè.
Se invece andate avanti tenendo la vostra sinistra, e vi infilate sotto gli archi, noterete una pietra a terra, di marmo, che contrasta con il rosso dei mattoni.
Dietro la pietra, su uno dei mattoni più bassi, ci sono due lettere. Staccate, senza punto, chiaramente delle iniziali.
Sono state incise con la punta di un coltellino svizzero. Lo so perché le ho incise io.
Sono “G” e “A”.
Che vuol dire “Giulio” e “Anna”. Ma anche “Gioia” e “Amore”.
Oppure “Gusto” e “Armonia”, e così via.
Abbiamo passato forse un’ora a trovare parole che si legassero ai nostri nomi, io e Anna.
Era la prima volta che venivamo qua, e chissà perché questa città ci ha ispirato questo gioco infantile, anche se non eravamo più due ragazzi, nel 1989.

In Corso Giovecca, se ci fate caso, vicino all’Università, c’è ancora un negozio di abbigliamento, principalmente di accessori.
Ci entrai di istinto, senza preavviso, trascinando Anna riluttante.
Era estate, e a Ferrara faceva un caldo pazzesco, l’umidità era intollerabile, e Anna girava con una canottiera microscopia, che metteva anche più in risalto, se possibile, il suo seno.
Inevitabilmente, tutti gli uomini che incontravamo gettavano una fugace occhiata a quel capolavoro di armonia e sensualità.
E io schiumavo.
Anna non se ne dava cura, era indifferente agli sguardi degli uomini; lo è sempre stata, ma io no.
Io ribollivo.
Alla fine vidi il negozio e ci entrai, trascinandola quasi di peso.
Le comprai un foulard; lo scelsi io perché lei era inferocita, non tollerava questa mia manifestazione di gelosia di altri tempi, e come suo solito in questi casi aveva smesso di parlare e di sorridere.
Ecco. Quando Anna era arrabbiata non sorrideva più. Per me, la punizione più grande.
Ma ormai era tardi per tornare indietro, perciò comprai il foulard; il più delicato, leggero possibile, e le chiesi di indossarlo.
Lei lo annodò al collo senza guardarmi e lo sistemò in modo da coprire la scollatura.
Poi uscì, sempre senza rivolgermi la parola, e camminò un metro avanti a me per tutto il pomeriggio.
Poi a cena cominciò a sciogliersi, parlammo un po’, io cercai di scusarmi senza dirlo veramente, a modo mio, lei fece qualche sorrisetto alle mie battute, poi quando uscimmo mi diede la mano.
In albergo si chiuse in bagno per molti minuti. Mi chiesi se stesse male, ma non venivano rumori.
Credo stesse pensando: pensando a cosa doveva fare di me.
Poi evidentemente decise che tutto sommato mi avrebbe potuto sopportare, perché uscì con un gran sorriso e il foulard ancora al collo.
E niente altro addosso.

A Ferrara è quasi impossibile mangiare male.
Ci siamo stati ormai almeno una ventina di volte in questi anni, e abbiamo provato molti locali, dal ristorante di livello al pub, alla pizzeria.
Ma se volete mangiare bene, in un ambiente famigliare, circondati da sorrisi e buona musica, il posto da visitare assolutamente è “Al Granducato”.
E’ un ristorante che non era segnato neanche nella guida quando ci siamo andati la prima volta.
In un vicolo, con un insegna metallica fuori e un menù esposto, lo scegliemmo solo perché passavamo di lì e perché non c’eravamo ancora mai stati.
All’interno i tavolini sono disposti lungo le pareti di sale che sembrano corridoi, per quanto sono lunghe e strette.
Non è certo un locale per grandi feste, più per una cena intima.
Scegliemmo la prima volta un tavolo da due vicino alla parete sinistra di una sala, talmente vicini ad un altro tavolo, dove mangiava una famiglia, da costringere la cameriera ad ancheggiare a destra e sinistra per districare un posteriore di dimensioni generose.
Mangiammo tortelli di zucca con semi di papavero, una tagliata di manzo, e bevemmo sangiovese romagnolo.
Scambiammo molti sorrisi e chiacchiere con il tavolo vicino e con la cameriera, Silvana, che come scoprimmo in seguito era la proprietaria e che diventò nostra amica, tanto da venire a trovarci a Roma più di una volta.
Non fu mai contenta dei ristoranti in cui la portavamo nella capitale; troppo pesante il cibo per lei.
Per dimostrarcelo ogni volta che tornavamo a Ferrara ci faceva trovare qualche piatto nuovo, o magari lo stesso di sempre con qualche variazione.
Eravamo contenti di questa dimostrazione di forza, che non faceva che aumentare il nostro piacere di cenare lì.
Quando i bambini cominciarono ad essere più grandicelli qualche volta la tradimmo per una pizzeria, o un fast food, ma non rinunciammo mai di passare a salutarla.
Anche stamattina ho fatto un salto: stava aprendo il locale, non mi aspettava, non l’avevo avvisata, ma è stata felice di vedermi, e abbiamo chiacchierato un po’ tenendoci le mani.

Perché Ferrara?
Perché qui ci siamo conosciuti, per caso. Io ero in giro per lavoro, e lei in vacanza con il suo fidanzato dell’epoca.
Ma le cose non andavano poi tanto bene tra di loro se andava in giro per la città da sola mentre lui era affaccendato in non so quale compravendita di antiquariato, e se fu sufficiente una chiacchiera casuale per decidere di andare insieme a vedere la villa che aveva ispirato “Il giardino dei Finzi-Contini” e scambiarci i numeri di telefono.
Per questo a Ferrara decidemmo di passare il primo week end insieme quando lei lasciò il suo fidanzato, solo un mese dopo esserci conosciuti.
A Ferrara siamo tornati ogni anno, magari anche solo per una notte.
Quando decidemmo di sposarci non volevamo un matrimonio pieno di gente sconosciuta, parenti lontani che non vedevamo mai e non avremmo mai più rivisto, persone da invitare perché una volta i loro figli avevano invitato i nostri genitori al loro matrimonio, colleghi, conoscenti e vicini di casa.
Volevamo una cerimonia intima e sobria.
Scegliemmo perciò di sposarci a Ferrara, di venerdì, per poter poi passare il fine settimana qui, da soli.
In questo modo al nostro matrimonio furono presenti solo cinquanta invitati, i più importanti; grazie a Silvana ci sposò il sindaco in persona, e lei chiuse il ristorante per permetterci di festeggiare con i nostri amici e parenti in tutta tranquillità.
Poi, per un caso della vita o del destino, fu a Ferrara che trovammo l’unico specialista che seppe curare mio padre, il quale passò qui gli ultimi due anni di vita.
Ferrara è un crocevia delle nostre esistenze, insomma.
Non è la nostra città, ma è un luogo che ci è caro, un luogo di sentimenti, un rifugio per l’anima e per il corpo.

Ed è a Ferrara, davanti al castello, che aspetto Anna.
Da solo.
Non ho voluto nessuno, neanche i ragazzi.
Questo è il nostro posto, e lei starà qui.
E anche io, un giorno.

Ferrara-Castello

Tu. Ed io.

Un piccolo racconto.

Bella festa vero? Mi ha fatto venire in mente quel week end.
Non ti ricordi più quale?
No, io me lo ricordo benissimo.
Non so come sia possibile, che ormai non ricordo più niente, ma quei due giorni me li ricordo tutti, minuto per minuto.
Sì, eravamo giovani. Sì, è passato tanto tempo.
Tu eri appena laureata, ed eri a Londra per non so che master, ormai non li conto più, io lavoravo a Roma in quella multinazionale svizzera, e mi spedivano continuamente su, alla sede centrale, per interminabili e inutili riunioni e seminari.
Mi raggiungesti a Ginevra per il week end.
Sì era Ginevra, non mi sbaglio, c’era il lago, la fontana in mezzo quasi ghiacciata, i primi telefonini che da noi ancora non si vedevano. Un posto strano, quasi inadatto per un fine settimana romantico.
Ma era a metà strada, e i voli da Londra erano economici.
Mi ricordo che ci siamo visti dopo pranzo, e ci siamo abbracciati come se non ci vedessimo da anni, invece erano solo poche settimane.
Però quella passione mi faceva stare bene, capivo che quello che c’era tra noi non si era affievolito, anzi. La distanza e la mancanza lo rafforzavano.
Abbiamo passeggiato lungo il lago, poi faceva troppo freddo e siamo entrati in un albergo con una grande terrazza, da cui si vedeva uno scenario bellissimo: il lago, la città, le Alpi.
Tu dicesti che potevi vedere la punta del Monte Bianco, io ti presi in giro.
“Figurati se si vede da qui, siamo a cento chilometri”
Poi ho scoperto dopo tanto tempo che invece avevi ragione tu: nei giorni limpidi invernali, da Ginevra si riesce a vedere il Monte Bianco.
Ma quel giorno mi mettesti un po’ di broncio perché ti avevo preso in giro. Tu, la futura professoressa di fama, io un volgare impiegato di concetto che mi permettevo di dubitare.
Ma durò poco.
Eravamo giovani, ti ripeto.
E ci volevamo bene. No, non dico che ora non ci vogliamo più bene, ma l’amore dei giovani è qualcosa di speciale, non contaminato dalla vita, dal cinismo, dalle difficoltà.
E’ un amore che nasce puro e rimane puro, finché non siamo noi a sporcarlo, con i nostri problemi, i nostri egoismi.
Allora eravamo giovani.
E la notte facevamo l’amore.
E io sono sicuro che Giulia spuntò dentro di te proprio quella notte.
Non ridere.
Non te l’ho mai detto, ma ne sono sicuro.
Come faccio a saperlo?
Perché la mattina a colazione brillavi. Emanavi luce propria, come le stelle.
Avevi indossato gli occhiali per riposare gli occhi, e sorridevi, sorridevi in continuazione, e io vedevo intorno a te una luce.
Sono sicuro che Giulia fosse già lì, quel giorno, a colazione, con noi.
Poi siamo andati di nuovo sul lago, e io continuavo a vedere quella luce.
Tu parlavi, dei tuoi studi, di Londra, dei tuoi amici, ma io non ti ascoltavo.
Poi ti ho preso improvvisamente, e ti ho detto: “Sposami!”
Tu ti sei fermata, e mi hai guardato.
Lo so che questo te lo ricordi, lo so.
Mi hai guardato con uno sguardo ironico, con il sorriso storto di quando mi vuoi prendere in giro, e per un momento io mi sono sentito morire.
Perché ho pensato che io non fossi più importante dei tuoi studi, della tua carriera.
Che potessi essere un impedimento, e che tu non volessi fermarti.
Poi mi hai preso le mani e mi hai detto: “Pensi che potrei mai liberarmi di te?”
Quale altra donna avrebbe detto un sì del genere?
E ora eccoci qua.
Comunque, bel matrimonio vero?
Quasi più bello di quello di Giulia.
I ragazzi erano carini, e innamorati, e io sono stato contento.
Lo so, anche tu, anche se pensi che alla nostra età il romanticismo sia una cosa brutta, ma ti conosco bene.
E ora basta parlare.
E’ tardi, siamo stanchi.
Vieni qui, dormiamo.
E tienimi la mano.


ginevra

Alcuni fenotipi di donne da evitare assolutamente

Nella fase conoscenza-interesse-amore, le donne sembrano tutte uguali.
Tutte belle, perfette, amorose.
Il cervello dell’uomo, ottenebrato dal testosterone e dalla spinta alla riproduzione, non riesce ad analizzare con sufficiente lucidità le caratteristiche comportamentali della persona che ha di fronte, in alcuni casi commettendo l’errore esiziale di sposare e riprodursi con una donna assolutamente inadatta a lui.
E allora, dall’alto della nostra pluriennale esperienza, vogliamo qui elencare alcune tipologie di donna da evitare, anche al costo di rimanere scapoli per tutta la vita (no, non sto suggerendo che TUTTE siano da evitare).
Cercheremo anche di indicare i segnali precoci che possono portare a identificare il temibile personaggio, e possibilmente qualche consiglio per liberarsene, qualora possibile.

1. La donna-geisha
La donna-geisha è subdola. Essa è la rappresentazione vivente del famoso detto: “Il sentiero che porta all’inferno è lastricato di buone intenzioni”.
Apparentemente è perfetta.
Quando rientrate la sera stanco, vi massaggia i piedi con delle pozioni saline miracolose.
Se avete caldo d’estate, si mette al vostro fianco e vi sventola con un ventaglio tenendo in mano un sacchetto di ghiaccio per raffreddare la vostra temperatura corporea.
Se volete un caffè macchiato, non dovete neanche chiederlo, lei sa quando è il momento di portarvelo.
Quando siete al computer intento a lavorare (in realtà state guardando dei siti porno, ma lei non sbircia mai), compare silenziosamente con aperitivo, patatine al mais e olive. E aspetta che finiate per portare tutto via lasciando la scrivania immacolata.
Quando si fa l’amore, la donna-geisha prepara sempre prima la stanza con incensi, candele, e musica dìatmosfera, e si cosparge il corpo con oli ed essenze profumate.
Quando siete con gli amici, qualsiasi stronzata diciate, la donna-geisha sorriderà armoniosamente, e starà al vostro fianco adorante, neanche foste John Lennon e lei Yoko Ono.
Insomma, la donna-geisha sembrerebbe apparentemente perfetta, tranne che…vi sta sempre attaccata ai maroni.
Se c’è la finale di coppa, e l’unica gioia che contemplate è il trittico birra-rutto libero-tifo indiavolato, la donna-geisha vi si mette malinconicamente vicino come la Signora Pina con Fantozzi, e dato che non capisce una mazza di calcio sorride sempre nei momenti sbagliati facendovi salire la pressione.
Se giocate a Ruzzle infervorati contro un genio del male che non riuscite mai a battere, la donna-geisha vi sussurra all’orecchio “epistassi”, facendovi perdere un minuto e mezzo prima che vi rendiate conto che le due “s” sono separate da una “z” e una “w”.
Se per errore (ci mancherebbe) guardate con lascivia una donna che ha 15 anni meno di voi, la donna-geisha vi mette in imbarazzo davanti a tutti dicendo: “carina vero? una gran bella ragazza”, facendo capire a tutti che siete un vecchio porco.
La donna-geisha alla lunga sviluppa il vostro istinto omicida come poche altre donne.

Come individuarla per tempo: la donna-geisha al primo appuntamento non parlerà, e vi guarderà per tutto il tempo con gli occhioni spalancati, anche se non siete proprio Richard Gere. Da quel momento in poi, non riuscirete più ad uscire di casa senza portarvela dietro.
Come liberarsene: idranti di acqua gelata, non ci sono altri rimedi.

2. La donna-lavatrice
Si sarebbe potuta chiamare anche donna-lavastoviglie, oppure donna-armadio-a-muro.
E’ una grande categoria che racchiude tutte le donne che appena entrano dentro casa devono mettere su la lavatrice, o sistemare le cose nell’armadio, pulire il bagno, passare l’aspirapolvere.
Tutto questo con indosso cappotto, stivali, e cappello. Già, non si spogliano neanche, non ti baciano se sei a casa, non chiedono ai figli com’è andata.
Come varca la soglia di casa, la donna-lavatrice viene presa da una rabbia interiore, per aver lasciato qualche lavoro di casa a metà, che non si placa se non dopo aver lanciato la lavatrice, scongelato l’arrosto, buttato l’immondizia, tolti ad uno ad uno tutti i peletti dal divano.
Solo allora la donna-lavatrice va a spogliarsi, guardandovi con odio, perché tutto ciò potevate farlo voi.
Ovviamente la donna-lavatrice dimentica di quando voi avete passato lo straccio per pulire i pavimenti, e lei lo ha ripassato perché “avevate dimenticato gli angoli”, oppure di quando avete rifatto il letto, e lei lo ha disfatto lanciando cuscini, federe e lenzuola in aria con rabbia, perché “ci sono più grinze sul letto che rughe sulla faccia di tua madre”.
Sì, perché la donna-lavatrice non vuole in realtà che la si aiuti, bensì che l’uomo sia ignavo e accidioso, in modo da potergli sbattere in faccia ogni giorno quanto egli sia inutile.

Come individuarla per tempo: la invitate a casa vostra, e la prima cosa che fa è togliere dal vostro letto tutta la collezione dei Fantastici Quattro che stavate rileggendo e rimetterla a posto.
Come liberarsene: assumere una donna di servizio che tiri la casa a lucido. Scomparsa la sua ragione di esistere, la donna-lavatrice si autoeliminerà silenziosamente.

3. La donna-chioccia
Altra categoria subdola, di difficile individuazione.
La donna-chioccia prima del matrimonio è semplicemente perfetta.
Vi adora, ma non vi idolatra. Esce con voi e con gli amici e beve la sua birretta, e all’occorrenza partecipa alla gara di rutti. Capisce quando volete stare tra uomini per il calcetto e la serata a sparare cazzate.
Viene al cinema con voi a vedere Star Trek anche se la fantascienza la fa cagare.
Appena si entra dentro casa ci si può fare l’amore senza neanche dover arrivare alla camera da letto, e senza mal di testa, indisposizioni, Grey’s Anatomy e simili.
La donna-chioccia vi concede il matrimonio sobrio, in comune, senza vestito con lo strascico, senza dover invitare tutti i suoi parenti, senza il fotografo ufficiale e le bomboniere di Raspini.
La donna-chioccia insomma è la donna ideale, finché non nasce il primo figlio. A quel punto si trasforma improvvisamente in mamma, e voi, semplicemente, non esistete più.
Potete girare per casa nudi con uno sturalavandini in testa, e lei non vi noterà.
Potete andare in trasferta per lavoro per un mese, e quando tornerete non saprà neanche che siete stato via.
Potrete mettere in piedi tutte le strategie più sofisticate per convincerla a fare l’amore, ma ci sarà sempre la pappa del bambino, la cacca del bambino, il pianto del bambino, la febbre del bambino, il bambino e basta, ad impedire anche un frugale accoppiamento.
La donna-chioccia si accorgerà di nuovo di voi solo quando la natura le comunicherà che è arrivato il momento di fare un altro figlio, e passerete un breve, illusorio, momento di passione, durante il quale ella vi violenterà in tutti i modi possibili e immaginabili, vi porterà la cena a letto, verrà con voi a vedervi giocare a golf, inviterà a cena i vostri genitori.
Tutto ciò, chiaramente, finirà insieme alle mestruazioni.
La donna-chioccia, infine, ridiventerà la vostra donna ideale intorno ai 65 anni, quando i figli saranno grandi e lei non avrà più niente da fare. Peccato che voi ormai abbiate due o tre fidanzate trentenni, e non vorrete cambiare la situazione.

Come individuarla per tempo: ci vuole attenzione, non è semplice. Quando siete al ristorante, o in vacanza, guardate se gira sempre la testa per seguire i bambini, oppure se si ferma a sorridere ad una neomamma, oppure se è quella che organizza sempre i giochi in spiaggia per tutti i bambini dello stabilimento.
Come liberarsene: se avete risorse economiche sufficienti, ci si può convivere, facendole fare tre o quattro figli, e poi passando tutto il tempo a casa dell’amante-geisha.

4 La donna-uccellino
La donna-uccellino è minuta, delicata e leggiadra.
Questo è ciò che vi farà invaghire di lei, e che vi fregherà.
Mangia come un uccellino, dorme come un uccellino, parla come un uccellino, insomma a parte le tette (poche) è un uccellino.
Se la portate nel più costoso ristorante che il dio Michelin possa contemplare ordinerà una foglia di verdura scondita, e non la finirà nemmeno. Il bieco ristoratore vi presenterà comunque un conto di 500 euro a testa, mica si fa pagare a peso lui.
A teatro la donna-uccellino non batte le mani, ma le sfiora leggermente l’una contro l’altra, che se il pubblico fosse composto unicamente di donne-uccellino il rumore complessivo sarebbe analogo a quello di un’automobile elettrica sull’asfalto.
Quando volete fare l’amore la donna-uccellino è un problema. Intanto non esistono posizioni che non le procurino come minimo lividi in ogni dove, e in un paio di occasioni – che lei graziosamente vi ricorda tutte le volte – le avete fratturato l’ulna.
A dispetto delle dimensioni poi, i suoi improvvisi mal di testa invalidanti sono paragonabili a quelli di un elefante indiano, e comportano istantaneamente la serrata di tutti gli infissi, l’eliminazione di qualsiasi rumore e l’allontanamento dell’importuno satiro.
In settimana bianca la donna-uccellino rimane in albergo perché la neve la fa ammalare, al mare rigorosamente sotto l’ombrellone perché il sole la ustiona, in campagna chiusa in casa perché gli insetti la massacrano.
La donna-uccellino è allergica a qualsiasi sostanza chimica possiate nominare, cibi, medicine, pollini e acari.
A malapena tollera il suo stesso sangue.
Insomma, la donna-uccellino è minuta in tutto, ma rompe i coglioni come uno pterodattilo.

Come individuarla per tempo: le dimensioni fisiche sono un indicatore abbastanza chiaro. Poi invitatela a cena e proponetele una serata a base di amatriciana e fiorentina al sangue. Il bluff si svelerà immediatamente.
Come liberarsene: non c’è modo, tranne assoldare un killer. E’ perniciosissima. Potevate portarla al ristorante, prima.

5. La donna-artista
La donna-artista è un essere talentuoso, che per misteriosi (o forse non tanto misteriosi) motivi ha deciso di farvi dono della sua esistenza.
E’ brava, bravissima, molto più brava di voi, che di sicuro avete aspirazioni altrettanto ambiziose ma che ovviamente non siete alla sua altezza, altrimenti non si sarebbe messa con voi.
La donna-artista fa innamorare chiunque, basta che lo voglia.
Peccato che voi non vi siate chiesti perché invece di far innamorare un genio come lei, abbia scelto voi.
Noi lo sappiamo: perché siete una mezza tacca.
Se voi scrivete racconti, lei ha pubblicato quindici romanzi con Feltrinelli; se avete una band rock, lei è un soprano di fama internazionale; se dipingete, lei ha esposto al MoMA; se avete una passione per la fotografia, lei ha fatto le ultime venti copertine di Vanity Fair.
Lei però non vi umilierà mai, anzi, vi inciterà a continuare, e vi darà preziosi consigli, che non serviranno a nulla ovviamente perché voi non avete il suo talento, ma saranno indispensabili per farvi continuare a dibattervi inutilmente in un campo in cui non siete portati, e alimentare il suo ego.
Se foste un ingegnere edile, che progetta grattacieli, non sareste così interessanti. No, lei vuole che voi siate come lei, ma un po’ meno di lei. Un po’ molto meno.
Se disgraziatamente un vostro racconto viene pubblicato, lei farà finalmente uscire la pentalogia che tiene nel cassetto da dieci anni; se la vostra band viene scritturata per una serata al palazzetto dello sport di Rocca Priora, lei farà carte false per cantare al Metropolitan; se riuscirete a fare una piccola mostra in una minuscola galleria d’arte di Velletri, lei occuperà tutto il primo piano della Modern Tate con una retrospettiva.
Vi avverto: non c’è modo per staccarsi da una donna-artista, né di averla vinta con lei.
Forse, con uno sforzo supremo di volontà, la potreste lasciare per una pesciarola di Fiumicino, ma non abbassate la guardia: potrebbe decidere di investire in una flotta di pescherecci.

Come individuarla per tempo: a casa sua non ha pareti verniciate. Sono completamente tappezzate di foto di lei. Lei con il Maestro; lei con il Guru; lei con il Papa; lei con Obama; lei con lei. Scappate subito.
Come liberarsene: pubblicate un romanzo da Nobel, lei non potrà sopportarlo, e si suiciderà. Non siete in grado di scrivere un romanzo da Nobel? Allora ve la meritate.

6. La donna-IKEA
In assoluto la donna-IKEA non è poi così male.
Diventa devastante se abbinata all’uomo-divano.
Se siete un uomo-divano, e la vostra idea di appendere i quadri è chiamare un operaio specializzato, la donna-IKEA può rovinare definitivamente la vostra già grama esistenza.
La donna-IKEA è in grado di montare una cucina lineare di 5 metri in due ore, senza leggere le istruzioni e senza che avanzino pezzi. Neanche una rondella.
La donna-IKEA può mettere le catene alla vostra auto in 5 minuti, compresa la pausa caffé tra uno pneumatico e l’altro.
La donna-IKEA sa aggiustare le serrande, sistemare gli infissi, regolare la carburazione, smontare e rimontare la Nespresso come Tex Willer faceva con il suo Winchester.
La donna-IKEA possiede un set completo di brucole, viti, trapani, martelli, bolle, e seghetti alternati.
Quando la donna-IKEA incontra un uomo-IKEA, scatta un’allegra competizione, e insieme sono in grado di riprodurre nel giardino di casa una versione 1:1 del Taj Mahal con i Lego.
Ma se la donna-IKEA decide di dedicarsi ad un uomo-divano, la vita di costui sarà segnata.
Il suo ruolo nella vita coniugale sarà sempre secondario: reggerà martelli, si sdraierà a terra per permettere alla sua donna di salire un pochino più in alto, passerà viti e cacciaviti, sorreggerà pesantissimi tondini da 12, chiedendosi perché non ha incontrato nella sua vita una donna-uccellino.
Inoltre la donna-IKEA ha tendenze un po’ maschili, e quindi non disdegnerà, quando siete con i tuoi colleghi, di sputtanarvi davanti a tutti bevendo l’ennesima birra.

Come individuarla per tempo: quando la state accompagnando a casa dopo la prima cena, se avete qualche sospetto pronunciate la frase “forse ho bucato”. Se lei scende al volo dalla macchina brandendo la vostra scatola degli attrezzi, ingranate la marcia e scappate il più lontano possibile. Il prezzo di una nuova scatola degli attrezzi – che tanto non sapete usare – sarà ripagato da una vita più serena.
Come liberarsene: dovete rassegnarvi a portare un po’ di corna. Farà male all’inizio, ma vi assicuro che poi mi ringrazierete. Provocate ripetuti danni al vostro sistema fognario, e convincete la donna-IKEA che stavolta da sola non ce la può fare. All’arrivo dei due o tre energumeni che dovrebbero smontare tutto il vostro appartamento per trovare il guasto, defilatevi con una scusa. Se siete fortunati, uno di questi vi farà il favore di portarsela via.

7. La donna-lonelyplanet
La donna-lonelyplanet è uno di quei casi – purtroppo frequenti – di degrado nel tempo di un soggetto potenzialmente interessante.
Quando voi e la donna-lonelyplanet vi mettete insieme, di solito intorno ai 16/17 anni, lei è una fanatica del viaggio zaino in spalla.
Conosce tre lingue, ha gli indirizzi di tutti i pub di Dublino, l’abbonamento Interrail decennale, e la tessera degli ostelli della gioventù.
La donna-lonelyplanet ama dormire in tenda nei giardini pubblici, fare l’autostop da Barcellona ad Alicante, mangiare il pesce gatto in quel particolare locale di New Orleans, lavare i piatti a Santorini per ripagarsi il traghetto.
La donna-lonelyplanet è in genere alta, snella, senza un filo di trucco, sprizza energia positiva da tutti i pori, porta i jeans come se le fossero stati cuciti addosso, e vi fa sognare di fare l’amore con lei tutta la notte, con quei morbidi capelli che le cadono sulle spalle.
Questo fino ai 20-25 anni.
Poi vi sposate, fate tre figli, cominciate ad avere qualche problema di sciatica, qualche chilo di panzetta, servono gli occhiali, i bambini hanno diverse allergie combinate, ma la vostra donna-lonelyplanet vi convincerà che quell’hotel 5 stelle con la SPA che avete prenotato a Cortina fa schifo, e poi, distrugge l’ambiente.
Prenota perciò un faro sulla costa della Cornovaglia, senza riscaldamento, senza cucina, e soprattutto senza bagno.
Andrà raggiunto rigorosamente in treno, con un viaggio di tre giorni, trasportando tre bambini, otto zaini, due passeggini, e la chitarra, perché senza una bella schitarrata al chiaro di luna che vacanza è?
Arrivati al faro, la donna-lonelyplanet sa già quale ristorantino del porto ha il pesce più fresco, quale museo ospita un pezzo della nave che l’Ammiraglio Nelson fece schiantare sulle coste francesi, la bottega che vende i fossili di ammonite più grandi del mondo.
Ad ogni vacanza, e ad ogni anno che passa, l’entusiasmo della donna-lonelyplanet per le vacanze “fai-da-te” cresce sempre di più, mentre i vostri testicoli rischiano di non essere contenuti più neanche da un tir della DHL.
Fate qualcosa, prima che uccida voi e i vostri figli.

Come individuarla per tempo: facile. Emette segnali chiarissimi che non potete mancare di notare. Non ha paura di andare a fare la cacca in campeggio alle 12, ostentando orgogliosamente un rotolo di carta igienica; sorride alla vista degli scarafaggi nell’ostello di Hannover; chiede un passaggio in autostop e dieci secondi dopo sta cantando a squarciagola tutte le canzoni dei Beatles insieme al guidatore, un camionista di Liverpool che le piazza una mano sulla coscia per tutto il tempo. Cose così.
Come liberarsene: avete presente il faro? Di solito dalla terrazza alle rocce ci sono circa 30/40 metri. Io non vi ho detto nulla, eh!?

8. La donna-tuttosesso
Pericolosissima categoria, forse seconda solo alla famosa “donna-profumiera” di cui costituisce nemesi e opposto.
La donna-tuttosesso salta a piè pari le convenzioni, le schermaglie amorose, la fase cena-cinema-Pincio, le prime timidezze, la regola del “la prima sera mai”, e quando la andate a prendere a casa vi tira dentro e non ne uscite finché non avete bisogno dell’autorespiratore solo per arrivare alla macchina.
Le uscite successive, o meglio, le entrate successive perché di casa non si esce mai, seguono lo stesso spartito, e in breve l’uomo medio sviluppa una dipendenza ormonale che lo porta rapidamente al matrimonio.
Si potrebbe erroneamente pensare che la donna-tuttosesso, una volta incastrato il povero malcapitato, cambi radicalmente atteggiamento.
Magari.
Invece la donna-tuttosesso pretende di chiudersi con il marito in uno sgabuzzino prima, dopo, e se non fosse per il prete che si incazza anche durante la cerimonia.
Il viaggio di nozze è uno spreco di danaro, in quanto i due sposini lo passano interamente chiusi nella suite imperiale prenotata da lui per fare bella figura, di cui però utilizzano solo uno spazio di 200×180 cm, dotato di materasso e lenzuola.
Tornati a casa, il loro nido d’amore, lo sposo impiega tre giorni prima di riuscire a disfare le valigie, a causa dei continui assalti della neosposina.
A questo punto capisce, un po’ in ritardo a dire il vero, che il futuro si presenta gramo se non pone rimedio alla situazione.
Se state pensando ad una flotta di amanti, che dire, è una soluzione.

Come individuarla per tempo: lo avete fatto. Ma siete uomini. Il vostro cervello è delocalizzato nelle parti basse. Una volta neutralizzato, non riesce più a pensare.
Come liberarsene: complicato, il vostro organismo non può farne a meno, ma disintossicarsi è possibile. Metodi palliativi: flotta di amanti; fare dieci figli; ingerire quantità colossali di bromuro; ingrassare di 50 chili facendosi contestualmente crescere la barba e diradando le docce da una al giorno a una al mese.
Metodi definitivi: bobbittizzazione volontaria. Lo so, sembra brutto, ma funziona.

Se siete arrivati fino in fondo ridendo, siete uomini. E probabilmente gli unici amici che mi sono rimasti.