I fotografi

I fotografi che amano il ritratto – parlo di quelli seri, appassionati, che investono molto tempo e danaro nella loro attività, non di quelli che si comprano una macchina fotografica da 300 euro per fotografare la fidanzata nuda – possono avere molti stili diversi, e molti modi di vedere le persone.
Basta vedere cosa succede agli eventi in cui una modella viene fotografata da più fotografi: non ci sono due foto uguali, ognuno ha il suo modo di trasformare la realtà in immagine, che dipende dalla sua capacità tecnica, dalla sensibilità, da molti fattori.
Tuttavia i fotografi di ritratto – indipendentemente dal loro stile e dalle loro capacità – possono essere divisi in due categorie, solo in due, che li racchiudono tutti, con i loro modi di fare, le loro idee, le loro capacità.

Nella prima categoria ci sono quelli che “hanno uno stile”.
Sono fotografi che hanno trovato il loro binario, sanno sempre esattamente da dove partire e cosa fare per arrivare a destinazione.
“Piegano” le persone che ritraggono alla loro volontà e alle loro idee, in modo che la foto, e il fotografo, siano sempre riconoscibili, e le persone siano solo lo strumento per ottenere il risultato.
Ad ogni set hanno già chiaro come vestiranno la loro modella, come la truccheranno, come vogliono che posi, e sono in grado di creare uno storyboard come una sceneggiatura cinematografica.
Se guardate in successione le foto di questi fotografi, scoprirete dopo un po’ che fanno sempre la stessa foto. O le stesse quattro o cinque foto.
Cambiano le persone, le modelle, il contesto (neanche troppo: molti si innamorano del loro studio, o di casa loro, o di una location particolare), talvolta il trucco, ma la foto no: è la LORO foto, la LORO fotografia.
La loro “cifra stilistica” e le loro cinque pose standard.
Questi fotografi sono per lo più seri, sicuri di sé, presi dal loro lavoro, e poco inclini alla discussione.
Raramente li vedrete esporsi e comunicare il loro sentire; le loro foto parlano da sole, e parlano di loro.
Spesso, o quasi sempre, sono dei leader, e amano esserlo.
Come gli Jedi hanno i loro Padawan così i fotografi con uno stile fanno bottega leonardesca e trasferiscono di buon grado il loro sapere agli eletti.
Gli altri invece sono spesso il “nemico”, con cui confrontarsi e se possibile da battere.
Il fotografo con uno stile adora la mai tanto vituperata gara “a chi ce l’ha più lungo” e dedica una buona parte della propria attività a dimostrare ad altri fotografi la propria superiorità, spesso attraverso l’uso delle stesse modelle che diventano così oggetto di uno scontro che sa tanto di duello medioevale.
I fotografi con uno stile di solito hanno successo, quasi sempre. E sono di moda, qualsiasi sia la moda.
Magari un successo locale, limitato, ma molto spesso ampio e talvolta arrivano alla fama, quella vera.
Tutti i fotografi che iniziano guardano ai fotografi con stile come l’obiettivo da raggiungere, e spesso molti fotografi mediocri scimmiottano stili più o meno in voga, con risultati mediocri come loro.

La seconda categoria è formata da quelli che io chiamo i “cercatori d’oro”.
Sono persone destrutturate, spesso senza idee predefinite, che tremano come foglie alla domanda “che idea hai per il nostro set?”.
Hanno studiato i colori complementari e la composizione, sanno usare la fotocamera e le luci e poi basta.
Non sanno nulla di vestiti, di pose, di trucco, di mood.
Non sanno nulla di nulla.
I cercatori d’oro sanno solo che lì, proprio lì, dentro quella persona, c’è qualcosa che vale la pena guardare, e fermare.
Mentre lavorano scrutano la persona che hanno davanti con quello che io chiamo lo “sguardo dell’entomologo”, cercano di vederne anche i piccoli movimenti, i tic, gli atteggiamenti.
Sono lì con il loro setaccio speciale, a forma di macchina fotografica, sperando che emerga il filone d’oro che hanno intravisto, o anche solo immaginato.
Non si intendono di vestiti, o di altro, e non sono neanche molto interessati. Si accontentano di quello che trovano, di un posto qualsiasi; se sono in studio di una luce semplice.
Quando hanno una persona davanti ne guardano sempre gli occhi, perché sanno che se il kohinoor c’è, uscirà da lì.
I cercatori d’oro si presentano con il torace spalancato e il cuore aperto, perché la loro unica speranza è di convincere la persona che hanno di fronte a fidarsi di loro, a mettere in gioco sentimenti ed emozioni che normalmente rimarrebbero nascosti dietro la pelle.
Le loro foto sono tutte diverse, perché diverse sono le emozioni, diverse sono le persone, diversi sono i luoghi, i momenti e le passioni.
Non sono leader né follower, non si uniscono a branchi, ne possono fare parte per un pezzo del loro cammino, ma restano sempre ai margini e dopo un po’ si allontanano silenziosamente. Hanno la loro storia da cercare e da raccontare, ed è solo loro, e non la condividono perché semplicemente non è possibile.
Ma sanno riconoscere la qualità e gioirne: il cercatore d’oro sta male se non trova la sua pepita, ma non soffre per i successi altrui.
Nessuno vuole essere un cercatore d’oro quando inizia ma è un’inclinazione, che qualcuno asseconda e qualcuno invece ci si trova invischiato nell’inutile ricerca di uno stile.

Io faccio parte di questa seconda categoria.
Noi cercatori d’oro viviamo di grandi delusioni e di altrettanto grandi soddisfazioni, la nostra passione fotografica è fatta di alti e bassi che qualche volta ti distruggono, di invidie (per lo più altrui) e di affetti (per lo più nostri); tutto amplificato, perché nella nostra ricerca non possiamo essere cinici, non possiamo trattare le persone come manichini, non sapremmo come gestirle.
Le nostre foto possono essere molto belle o molto brutte, spesso la seconda più della prima, ma quasi sempre abbiamo la soddisfazione di rappresentare le persone come sentono di essere, come vorrebbero essere, come vogliono sembrare in quel momento e non solo come NOI cerchiamo di farle apparire. Perché ce lo hanno detto loro, attraverso i loro sguardi.

Un cercatore d’oro difficilmente diventerà un fotografo di fama, perché avrà perso molte delle sue energie alla ricerca di quello che gli altri sanno già dove trovare.
Ma in compenso avrà conosciuto davvero molte persone meravigliose.
E questo vale molto di più di una bella foto.

DSC_0225-Modifica FINAL_new

Foto di rodocarda

Annunci

Amore Assoluto

Fare il fotografo, per passione o per professione, significa avere un osservatorio privilegiato sul mondo, tanto più se si fotografano le persone.
Si possono vedere e quasi toccare da vicino emozioni che spesso le persone tengono solo per sé, ma chissà come mai talvolta, qualche rara ma bellissima volta, svelano davanti ad una macchina fotografica.
E qualche volta dietro quella macchina ci sei tu, il fortunato che può osservare gli occhi delle persone lasciarsi andare e raccontarti delle storie, piccole o grandi che siano.
Il bravo fotografo è colui che riesce a essere così affidabile da rendere questo processo semplice per la persona che ha davanti: la ricompensa spesso sono emozioni che fluiscono in maniera naturale e tu sei il testimone di un momento importante; che poi anche altri vedranno certo, ma dopo.
Intanto tu eri lì, ed è meraviglioso.
Ma poi, quando scatti una foto come questa, quando sei testimone di un amore così assoluto, pensi di non essere neanche degno di guardare.
In questa società in cui l’amore viene svilito, sminuzzato, ridotto, confuso con cose che non c’entrano nulla, ignorato, negato, rovinato dalla rabbia o dalla gelosia,
Una società in cui l’amore è sempre secondo: alla carriera, ai soldi, alle ambizioni, alla prevaricazione
In questa società in cui amare qualcuno, o qualcosa, sembra essere passato di moda
Una società in cui l’amore è codificato dai messaggi dei social network, dalle scritte sgrammaticate sui muri, dai pezzi di poesia strappati dalle loro pagine a forza e mai capiti.
L’amore che non è più quello di Dante, Prevert o di Leopardi, ma neanche quello di Roma città aperta, di Ladri di biciclette o di tanti film che abbiamo visto magari piangendo.
E’ una società questa in cui spesso all’amore – qualsiasi amore – non viene più dato tempo per nascere, crescere, svilupparsi, mettere radici.
Eppure.
Eppure in questa nostra società così difficile che all’amore riserva spesso solo un posto commerciale, c’è ancora un amore che è rimasto lo stesso, puro e immutabile dalla notte dei tempi.
Un amore che scavalca le mode e i costumi, gli anni e i secoli, lo spazio e il tempo, la vita e la morte.
Un amore che nasce dalle viscere e finisce nelle viscere, che spiega perché siamo qua e perché non ci saremo più.
E quando ti capita di vedere un amore così vorresti solo spingere, piano, un piccolo pulsante, e poi scomparire per non disturbarlo.

BlankaeLudo

Photo by rodocarda

Instagram Gallery – Six

The sitxh issue of my instagram galleries.
All the photos has been taken with a smartphone and edited within Instagram app.
Enjoy!

Il Giardino dei Tarocchi

Vicino Capalbio, nella bassa Maremma Toscana, su due ettari circa di terreno l’artista francese Niki de Saint Phalle creò a partire dagli anni ’70 il “Giardino dei Tarocchi”, un’opera monumentale chiaramente ispirata allo stile di Gaudì e del Parc Guell, e con influenze del Giardino dei Mostri di Bomarzo.
L’opera rappresenta la raffigurazione in chiave moderna delle principali figure dei Tarocchi, gli arcani maggiori, attraverso la realizzazione di opere momumentali, alcune delle quali abitabili.
E’ un luogo di sogno e ispirazione, adatto per una gita con i bambini in una giornata di primavera, per godere di percezioni non solo visive di un’opera d’arte, ma soprattutto tattili e dinamiche.
Questa gallery è il risultato di una visita al Giardino dei Tarocchi con la mia famiglia lo scorso anno.
Per visitare il Giardino potete trovare tutte le informazioni sul sito: http://www.giardinodeitarocchi.it

Click on any picture to enlarge

All pictures by rodocarda

Quando

Un paio di giorni fa si è tenuta una serata musicale con tributo a Pino Daniele.
Con altri amici fotografi sono stato invitato a contribuire con una foto legata alle canzoni di Pino.
Io ho scelto Quando, e in particolare i versi: “…e vivrò, sì vivrò, tutto il giorno per vederti andar via…“.
Ho sempre trovato questa canzone struggente e malinconica.
Le due foto che ho selezionato sono queste, anche se ho presentato solo la prima delle due.

Pino Daniele tribute 1

Pino Daniele tribute 2

Photos by rodocarda





Se volete ascoltare il brano originale, questo è il link.

Sogno

Queste sessione fotografica nasce per illustrare una storia, quasi una poesia.
In origine dovevano essere solo poche foto, ma ho scoperto che ce n’erano molte che mi piacevano, e quindi in fondo troverete lo slideshow di tutte le foto selezionate.
Sperando che vi piacciano 🙂




Daniela VP FINAL LR 7


Sei tu.
All’inizio non riuscivo a capire, ma ora ti vedo bene.
Dio quanto tempo è passato.
E’ un sogno. È un sogno, vero?
Eppure ti vedo così bene.
Sorridi come sempre, ma sei così…giovane.




Daniela VP FINAL LR 3


Non ricordo più da quanto tempo non ti ho vista così.
Eppure sei tu.
Ricordo questo posto, è da tanto che non ci venivamo.
Ti piaceva, dicevi, perché ti faceva sentire libera.
Ora che sei più vicina ti posso vedere meglio.
Sei sempre uguale, ma sì, sempre tu, sempre la stessa.




Daniela VP FINAL LR 9


Sono contento di vederti.
Ma è un sogno, allora?
Eppure sei così vera.
Chiudo gli occhi.
Mi piace il tuo tocco sulle mie mani, mi piace come le tieni.
Anche io stringo le tue, più forte, e tu più forte, e anche io più forte.




Daniela VP FINAL LR 10


Apro gli occhi, per scoprire se sei andata via.
C’è troppa luce, ma ti vedo, sorridi.
Non è un sogno, non può essere.
Sorrido anche io, adesso.
Richiudo gli occhi.
Arrivo.
Aspettami.


Questo slideshow richiede JavaScript.

Un giorno con George Woodman

In un recente viaggio a New York, grazie a un amico newyorchese, ho avuto l’opportunità e il privilegio di passare qualche ora insieme a George Woodman, in quella che è allo stesso tempo la sua casa e il suo studio.

DSC_6513
George ci ha accolto nella sua abitazione, che subito appare come un museo di grandissimo livello, dove le opere d’arte appese alle pareti si fondono senza soluzione di continuità con gli oggetti di uso comune; anche la cucina, una vera cucina dove i Woodman cucinano e preparano il caffè, è un’opera d’arte in sé, grazie alle scelte e al gusto visivo di George e della moglie.
Alle pareti grandi fotografie, risultato del lavoro di George.

 

 

 
In giro per casa gli oggetti i più disparati, qualcuno prodotto da questa famDSC_6503iglia di artisti, altri magari trovati in un negozio, o in un mercatino, dove George si diverte a trovare piccoli capolavori che assolvono ai suoi gusti visivi.
George Woodman è solo uno degli artisti di fama internazionale di casa Woodman: la moglie Betty è una ceramista che ha esposto tra gli altri al MoMA di New York; la figlia Francesca, prematuramente scomparsa nel 1981, è stata una delle fotografe più rivoluzionarie del ‘900; il figlio Charles è professore di Arte Elettronica a Cincinnati.

 

 

DSC_6493George nasce artisticamente come pittore, realizzando importanti opere e contribuendo al lavoro di sua moglie decorandone le ceramiche.
Solo dagli anni ’80 in poi si dedica alla fotografia, ma l’influenza pittorica è chiaramente visibile nei suoi lavori.
Infatti è raro che le fotografie di George Woodman restino intonse una volta stampate: egli ama sottolinearne gli spazi, gli elementi di focalizzazione, le geometrie, dipingendo sulle stampe con pittura acrilica.
In questo modo non solo la commistione pittura-fotografia realizza una modalità di espressione artistica differente dall’una e dall’altra, ma a differenza di altre opere fotografiche, ogni opera di George Woodman risulta essere unica, irripetibile per definizione.

 

 

DSC_6520

Un’altra caratteristica dell’opera fotografica di George Woodman è di utilizzare un linguaggio meta-fotografico, facendo posare i suoi soggetti spesso davanti ad altre fotografie, quasi sempre di se stessi.
In questo modo la rappresentazione astratta della realtà, caratteristica di una fotografia che vuole essere arte e non semplice riproduzione, raggiunge ulteriori livelli di astrazione, con effetti strabilianti.

 

 

 

 

 

DSC_6498 Dal punto di vista fotografico, George supervisiona direttamente tutto il processo: dallo scatto, allo sviluppo, alla stampa; sospetto che potesse, produrrebbe direttamente sia le pellicole che le macchine fotografiche!

 

 

 

 

 

Predilige il grande formato, sia nel negativo che nelle stampe.

Alcune sue fotografie sono stampate su carta così grande che non è stato possibile DSC_6527predisporre un bagno di sviluppo, e il processo è stato finalizzato utilizzando delle spugne imbevute di liquido e passate sulla carta fotografica.

Questo metodo, che crea necessariamente dei segni visibili dello sviluppo sulla stampa finale, aggiunge un’ulteriore possibilità di variazione al lavoro di George, e un’ulteriore unicità alle sue opere.

 

DSC_6505

Al di là delle qualità artistiche di George Woodman, che non scopro certo io, ci tengo a sottolineare la sua gentilezza e disponibilità, tipica dei veri artisti.
Lui e sua moglie trascorrono da moltissimi anni una buona parte dell’anno in Toscana, dove George ha uno studio e alcune delle sue modelle preferite, e per questo motivo parla benissimo italiano, e ama e apprezza l’Italia.

 

 

 

 

DSC_6492

Il tempo passato con George Woodman e i nostri amici nel suo studio è volato via, ma è stata un’esperienza umana e professionale irripetibile.
Vedere un grande artista all’opera da vicino, potergli fare qualsiasi domanda e ascoltarlo rispondere pazientemente, capire le sue motivazioni, i suoi obiettivi artistici, il suo modo di lavorare, mi ha arricchito più di qualsiasi corso di fotografia potessi fare nella mia vita.

Thank you, George!

 

 

 

DSC_6496

L’attesa

La fotografia e la letteratura sono due passioni che vanno di pari passo per me. Mi prendono allo stesso modo, e oscillo invariabilmente da una all’altra. Quando riesco ad amalgamarle, per creare qualcosa che le contenga entrambe, ne sono felice. Come in questo caso, in cui una sessione di ritratti si è trasformata in una storia visuale. Spero che vi piaccia.

Separatore

Riflesso

Non so perché io abbia insistito così tanto per rivederti.
Non so nemmeno perché abbia accettato di incontrarti qui, di nuovo.
C’erano un milione di posti, in questa città, dove avremmo potuto salutarci per sempre.
E invece hai scelto proprio questo luogo.
E’ vicino, hai detto.
Ci arrivo comodo, hai detto.
Ci terranno il tavolo vicino alla finestra, ho pensato io.
Il tavolo. Quel tavolo.
Quel tavolo dove mi hai già detto di no una volta.
E dove me lo dirai di nuovo, lo so.
Se mai arriverai.




Interno

Ma sono abituata alle attese, con te.
Ad aspettare i tuoi tempi, i tuoi desideri, la tua vita, le tue mani.
Aspettare che creassi uno spazio per me, io che ho riempito tutta la mia vita di te.
Non mi importava, sai, non mi importava.
Ero felice di essere tua, anche se tu non volevi essere mio.
Di vivere per te, anche se tu non vivevi per me.
Di darti tutto e di non avere quasi niente.
E più mi dedicavo a te, e più sfuggivi.
Finché non hai retto più alla fatica di sostenere il mio sguardo.





Destra

Una figura lontana, le mani in tasca, ecco cosa sei.
Mi fai quasi tenerezza, sai?
Tu che stai venendo qui ad ammazzarmi, e ti dovrei solo odiare.
Invece ti vorrei abbracciare, a vederti così impaurito.
Cammini piano, so che stai cercando di rimandare questo momento.
Anche se non puoi ancora vedermi, sai che sono qui.
Ti seguo mentre ti avvicini, e penso che questi saranno gli ultimi momenti di felicità, tra di noi.
Io che ti guardo arrivare, e tu che improvvisamente abbassi gli occhi a terra.
E non li rialzi neanche per entrare, tanto già sai dove mi troverai.




Dritto

Ed eccoti qui. Ciao, come stai, fa freddo, no non tanto, hai preso già un caffè.
Parole inutili, le tue. Silenzi inutili, i miei.
Come quella volta, quando ti ho chiesto di rimanere.
Te l’ho chiesto in tutti i modi possibili, e poi più niente.
Volevo continuare ma non avevo niente da dire. Più niente.
E allora tu ti sei alzato e te ne sei andato. E basta.
Farai così anche stavolta, perché anche stavolta non ho niente da dire.
Non ho niente da offrire, non c’è niente di me che non ti abbia già dato, e non è bastato a farti rimanere.
Vuoi solo scappare, il prima possibile.
Vai, allora. Sto zitta. Vai.




Tra cielo e terra – F1.2 Challenge

E quindi, cosa separa la terra dal cielo?
Gli Dei dagli uomini
Gli Eroi dalle marionette
L’eterno dal mortale?

Statua Cristo


Forse un filo d’erba
Un albero che svetta vanamente proteso
La natura talvolta li unisce
Mai gli uomini, chiusi nelle loro meschinità
Albero con cuore

Presuntuosi, siamo presuntuosi, e come Narciso
Ci specchiamo in adorazione di noi stessi
Ma non ci rendiamo conto che la nostra tremula immagine
È solo una pallida imitazione del Cielo
Ponte riflesso

Ignoriamo il fluire del tempo
Viviamo ogni istante cose se fosse il primo
Di una collezione infinita
Ignari della nostra mortalità
Ponte flusso

Costruiamo per poi distruggere
Creiamo bellezza per fuggire dalla nostra bruttezza
Indegni del Cielo che ci sovrasta
Vaghiamo sulla terra come polvere al vento

Rovine urbane

Abbandono – F1.2 Photo Challenge

Il gruppo F1.2 Fotografia di facebook ha proposto un interessante challenge: sviluppare un tema fotografico, una storia in 5 foto, utilizzando una parola tra quelle proposte.
Io ho scelto “abbandono”, e ho tentato di costruire un tema non esclusivamente fotografico.
Questo è il risultato.

Ti ho cercato dappertutto
Dovunque andassi trovavo segni di te
Sapevo che eri stato lì
Sentivo il tuo dolore

Cavallo

Ti ho cercato anche vicino a dio
E ho creduto di vederti
Mentre fuggivi impaurito
Dall’orrore della guerra

Quadro

Ti ho cercato nei dettagli
Nel ripetersi sempre uguale delle stagioni
In un mosaico senza fine
Sperando di vedere il tuo viso

Cupola

Ho sfogliato un milione di libri
Cercando di trovare in ogni parola
In ogni rigo, in ogni lettera
Il significato della tua assenza

Libro

Ti ho seguito in capo al mondo
Perché non credevo che ti saresti fermato
Ho pensato di volerti bene
Ma quando finalmente ti ho trovato, ho capito di averti abbandonato

Candele