Le Grandi Recensioni di Rolandfan

A star is born di e con Bradley Cooper, con Lady Gaga

Trama del film
Una giovane fanciulla, amata dal padre ma con una vita funestata dalla morte della madre, vive in povertà tra piatti da lavare, cucine da pulire, e polvere da aspirare.
Ad un certo punto un principe azzurro…no, aspe’ quella è un’altra, come se chiamava…Cenerentola.
Vabbè tanto la storia più o meno è la stessa, con la differenza che il principe è un cantante stagionato ma figo, e lei una cozza. Che forse io un’occhiatina alle sorelle glie l’avrei data, hai visto mai…

Giudizio della critica
Remake di un remake di un remake, addormenta fin dalle prime battute.
Pellicola per amatori, anzi per amatrici, vista la salivazione continuativa delle signore in sala alla vista degli occhi di Bradley Cooper, dei pettorali di Bradley Cooper, degli addominali di Bradley Cooper e di tutto quello che si è potuto vedere di Bradley Cooper.
La trama prevedeva una cantante cozza ma brava, ma purtroppo vista l’indisponibilità di Barbra Streisand, impegnata in un torneo di burraco nella casa di riposo di Beverly Hills, ne hanno trovato solo una cozza. Ma molto, molto, cozza.



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Le Grandi Recensioni di Rolandfan

La ragazza della nebbia – di Donato Carrisi, con Toni Servillo

Trama del film
In un paesino di montagna si aggira Toni Servillo nei panni di un agente di Polizia.
Toni Servillo indaga.
Toni Servillo passeggia.
Toni Servillo gira intorno ad un tavolo neanche fosse il tempietto del Bramante.
Toni Servillo ammicca.
Toni Servillo sorride.
Toni Servillo urla.
Toni Servillo servilla.

Giudizio della critica
In Italia si possono fare tre tipi di film: impegnato/drammatico, brillante, comico.
Se vuoi fare un film impegnato devi chiamare Toni Servillo, se brillante Raoul Bova, se comico Checco Zalone.
Il film impegnato lo deve girare uno che è andato a scuola da Sergio Leone, grandi spazi, primi piani stretti, lunghi silenzi, musica intrigante, basta che ci sia Toni Servillo.
Il film brillante lo deve girare uno che vorrebbe essere Monicelli, molti personaggi atipici, dialetti strani, luoghi improbabili, basta che ci sia Raul Bova.
Il film comico è indifferente, basta che ci sia Checco Zalone.
La trama del film impegnato deve essere contorta, astrusa, possibilmente inesistente, ma l’importante è che ci sia Toni Servillo.
La trama del film brillante deve prevedere un contrattempo serio, una donna apparentemente inattaccabile, un finale lieto e divertente, basta che ci sia Raul Bova.
La trama del film comico è irrilevante, basta che ci sia Checco Zalone.

In questo film c’era Toni Servillo.

Le Grandi Recensioni di Rolandfan

La Ragazza del Treno, di Tate Taylor, con Emily Blunt

Trama del film
Il caso editoriale dell’anno diventa un film. E che film! Diranno i miei piccoli lettori!
Dopo le elezioni di Trump a Presidente degli USA, e le polemiche sulle email di Clinton, la crisi della politica si è abbattuta sulla cinematografia.
Già un film su Snowden ha messo di cattivo umore i vertici della CIA, altre rivelazioni non potevano essere tollerate.
Per cui le trame dei film, soprattutto dei gialli come questi, sono state secretate per essere sicuri che non ci fossero in giro dei copycat, sapere come quando da noi esce “Natale a Pazzuoli” e due giorni dopo “Natale a Posillipo” con trame uguali uguali uguali, e a ttori diversi?
Ecco, per evitare tutto ciò, che fa molto provinciale, e per essere sicuro che il pubblico non si perda la suspance, la trama di “La ragazza del treno” era conosciuta solo da due sceneggiatori, che per sicurezza non l’hanno rivelata agli attori, ma soprattutto al regista, il quale ha brancolato nel buio per tutta la durata delle riprese, e alla fine è riuscito a completare il film senza sapere di cosa trattasse.
Questa segretezza totale si è trasferita anche al pubblico, che ovviamente non ci ha capito un cazzo della trama, ma siccome è un giallo, poi agli amici tutti dicono: “Non ti racconto nulla sennò ti perdi tutto il divertimento”.
Ecco.
Io a quelli che del film non hanno capito una mazza – perché qua non c’è niente da capire – e che poi ti tendono un trabocchetto perché “mal comune mezzo gaudio”, gli farei vedere tutta l’opera di Eisenstein in lingua originale.
Ah, dite che girava film muti? Meglio. Così s’imparano. Sti stronzi.

Giudizio della critica
Abbiamo dormito per due ore, ci siamo svegliati gli ultimi dieci minuti solo per vedere un po’ di salsa di pomodoro in giro.
Però il film finisce con un primo piano su una bella gnocca.
Se riuscite a trovare in giro solo gli ultimi trenta secondi non vi affannate a cercare il resto.


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Le Grandi Recensioni di Rolandfan – Jason Bourne di Paul Greengrass, con Matt Damon

Trama del Film
E’ la storia della più grande scoperta dell’informatica moderna.
Un genio della Silicon Valley, stanco di dover scrivere e riscrivere le stesse cose, ha inventato un’arma segreta che ha chiamato misteriosamente “CTRL-C e CRTL-V”.
Purtroppo il Direttore della CIA, allo scopo di proteggere il bilancio dello Stato, ha fatto hackerare i computer della società di informativa per carpirne i segreti.
In questo modo è riuscito a ricopiare le sceneggiature del primo film della serie “Jason Bourne” e di incollarle identiche, facendo risparmiare ai suoi amici anticomunisti di Hollywood milioni di dollari, e ricevendone in cambio l’ultima versione di FIFA 2018 in anteprima.
E quindi in questo film incredibilmente abbiamo un buono (Matt Damon), un cattivo (Vincent Cassel), il grande vecchio (Tommy Lee Jones) e la recluta gnocca (Alicia Vikander).
Sì, c’è l’inseguimento con le macchine, le sparatorie, e le acrobazie.
Il film?
Quale film?

Giudizio della critica
Film che appartiene alla categoria “Torecan” perché dopo due ore di cinepresa a mano senza una supposta vomiterete anche l’anima.
Sembra di stare sulle montagne russe, e dalla parte sbagliata per di più.
Il 90% delle scene è fatto da inseguimenti e sparatorie, in cui la mano dell’operatore doveva essere collegata al cestello di una lavatrice perché è praticamente impossibile capire alcunché.
Per evacuare la sala dopo la proiezione ci sono voluti 40 minuti, perché gli spettatori continuavano ad ondeggiare come se fossero scesi da una barca dell’America’s Cup, e sbattevano continuamente contro i muri, incapaci di infilare la porta.
Chilometri di pellicola rubata all’agricoltura.

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Le Grandi Recensioni di Rolandfan

Le confessioni – di Roberto Andò, con Toni Servillo e Pierfrancesco Favino

Trama del film
Ecco, sono un po’ in difficoltà su questo punto.
A essere sincero quando siamo entrati non riuscivo a capire quella grande folla di gente che fermava le persone all’ingresso del cinema e cercava di parlarci, ma siccome sono forastico e misantropo ho accelerato il passo e mi sono diretto prontamente al mio posto, in attesa che iniziasse il capolavoro.
Solo alla fine del film, quando sono uscito, ho capito che cosa volessero tutte quelle persone.
La stessa cosa che volevo io: capire come andava a finire.
Perché dopo una ventina di minuti all’interno della sala dormivano tutti.
Qualcuno con la testa reclinata, qualcuno appoggiato al braccio della moglie, i pochi bambini in braccio ai genitori, e pochi fortunati che avevano qualche posto libero vicino si sono sdraiati come fanno in aereo quelli in economica sulle lunghe tratte.
Ho aperto gli occhi un paio di volte, solo per rendermi conto che il sonoro del film era coperto dai rantoli del pubblico addormentato.
Che poi, sonoro: in quello spezzone che sono riuscito a vedere prima di crollare, avranno detto sì e no due parole, tutte altisonanti, e sinceramente non c’era gran che da ascoltare.
E così, terminato il film, e ristorato da un sonnellino pomeridiano, anche io mi sono messo davanti al cinema a fermare quelli che entravano: “Ma voi l’avete già visto ‘Le Confessioni’? Che mi sapete dire cosa succede tra i titoli di testa e i titoli di coda? Avete dormito pure voi?”
Ecco, se c’è qualcuno che l’ha visto e vuole farmi sapere cosa succede, mi scriva pure, glie ne sarò grato.

Giudizio della critica
Finalmente insieme i due Raoul Bova del cinema d’autore italiano: Toni Servillo e Pierfrancesco Favino.
Non può esserci film con qualche pretesa che non abbia uno dei due come protagonista.
In questo film Andò non solo li mette insieme, ma riesce anche a far recitare loro le loro maschere preferite: Servillo fa Jep Gambardella, e Favino il politico laido, vigliacco e menzognero.
Non saremo mai abbastanza grati a Sorrentino per averci regalato questa sequenza di cloni, da Suburra a Le Confessioni, in cui tutti sorrentineggiano come se fosse facile.
Film impeccabile: movimenti della macchina perfetti, regola dei terzi rispettata al millimetro, luci sapientemente dosate, nessuna linea che non sia perfettamente parallela, attori bravissimi e credibili.
Insomma, du’ palle.

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Le Grandi recensioni di Rolandfan

Il ponte delle spie – di Steven Spielberg con Tom Hanks

Trama del film

Un avvocato americano fornisce supporto al governo per facilitare uno scambio di spie.
Embè? Tutto qua? Due ore e venti per una cosa così?
Ok, elaboro.
Un avvocato americano esperto in questioni assicurative difende una spia russa e fornisce supporto al governo per facilitare uno scambio di spie.
Ma non è un po’ poco? Omicidi? Tradimenti? Sesso sfrenato? Non c’è altro?
Dai, faccio uno sforzino.
Un avvocato americano esperto in questioni assicurative difende una spia russa e fornisce supporto al governo per facilitare uno scambio di spie, a Berlino.
Fine, non mi chiedete altro, perché non c’è altro.
Due ore e venti di sonno, quando con cinque minuti potevano chiudere tutto, e spararsi il resto della pellicola in spogliarelli e partite di calcio.

Giudizio della critica
Beh…Spielberg è Spielberg…
Tom Hanks lo conosciamo tutti…
Gli attori non protagonisti…tutti bravi…ci mancherebbe…
Ah la ricostruzione di Berlino fantastica…
Uh i movimenti di macchina…
I titoli di testa e di coda…ah che grande maestria…
Ma il film, quando lo proiettano?

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Le Grandi Recensioni di Rolandfan – Spectre, di Sam Mendes con Daniel Craig

Trama del Film
Avrei voluto scrivere: “E’ un film di 007” e mai come in questo caso la tautologia si sarebbe trasformata da voce della Treccani in verità storica.
Tuttavia ho editori rompico….esigenti che pubblicano le mie cose, e anche lettori che si aspettano da me una marea di cazz…una certa elaborazione sul tema, quindi allungherò il brodo.
Un agente dei servizi segreti di Sua Maestà, un figo della madonna, gira tutto il mondo insieme a tope pazzesche per inseguire dei supercattivoni che vogliono conquistare il mondo.
Egli è dotato di armi sofisticatissime, automobili strabilianti, compie rocambolesche cadute e incredibili salvataggi, riesce ad ammazzare tutti quelli che gli si parano davanti rimanendo impermeabile a gragnuole di colpi, e alla fine, dopo aver salvato il mondo nonostante nemici anche interni alla sua organizzazione e un supercattivone livoroso, beve un martini “shaken, not stirred” andando via con la sua Aston Martin.
Ah beh, sì. E’ la stessa trama del primo, del secondo, del terzo, e anche del prossimo, che vi aspettavate?
Qui, diciamo, la differenza è che la Bond girl è un po’ più stagionata.
Intendiamoci, Monica Bellucci anche a cinquanta anni è uno spettacolo della natura, ma ad un certo punto ho temuto che quando lui la sbatte contro lo specchio (non per farle togliere un peletto dall’occhio, capisciammé) l’osteoporosi le fratturasse un femore.
Invece ha retto bene, dai, grazie anche agli ammortizzatori che le ha fornito madre natura.
Solo, un pochino poco credibile il doppiaggio.
Ops. Era la sua voce? Azz, che figura che ho fatto…

Giudizio della Critica
Ammettiamolo.
La sigla di testa è uno spettacolo, così come la canzone.
E voglio essere generoso: il piano-sequenza iniziale veramente pregevole, quasi stupefacente.
Avrei pagato il biglietto solo per questi primi dieci minuti di film.
Ma per le restanti due ore e mezza, che cazzo, me dovevano paga’ loro.
Per fortuna che scelgo sempre sale con poltrone comode, almeno non mi viene la cervicale quando dormo.

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Le Grandi Recensioni di Rolandfan – Suburra di Stefano Sollima con Pierfrancesco Favino

Trama del Film
Roma. Autunno 2011. Piove. Sempre (siamo in un film di fantascienza, non vi preoccupate, a Roma non piove mai).
A seguito dell’esplosione di un ordigno termonucleare di tipo selettivo, sono scomparse dalla città tutte le persone normali: io, voi, impiegati, netturbini, guidatori dell’ATAC e soprattutto addetti alla manutenzione fognaria dell’ACEA.
Sono rimasti solo: mignotte (in grande quantità), politici corrotti, delinquenti, vigliacchi, zingari, ex membri della Banda della Magliana (che ci sta sempre bene in qualsiasi film), mafiosetti locali, guardie del corpo e spacciatori.
Il film è molto lungo e non siamo sicuri di aver afferrato tutta la complessità della trama, però la sintesi è questa: un politico corrotto va a mignotte mentre la banda della magliana fa affari con la camorra e per questo un gruppo di zingari si prende a revolverate con un bellimbusto di Ostia fidanzato con una tossica che c’ha il vizio di sparare alla gente e però quanto cazzo abbaia quel dobermann.
A seguito di tutto ciò il Papa si dimette, e i soldi del Vaticano finiscono nei conti segreti del malandro di turno.
Ahò, io non c’ho capito un cazzo, andatelo a vede’ voi, magari ero stanco.

Giudizio della Critica
Ispirato ad un classico come “La Grande Bellezza”, il film avrebbe dovuto chiamarsi “La Grande Rete Fognaria”, ma poi la sintesi ha prevalso.
Nel ruolo dell’alter-ego di Jep Gambardella troviamo un grandissimo Pierfrancesco Favino, che pur in preda ad una paresi facciale da botulino riesce a riprendersi nelle scene di sesso, ma giusto quei due tre minuti che pure lui c’ha un’età.
Grande fotografia, grande regia, grande montaggio, ma due palle come due cocomeri.

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Le Grandi Recensioni di Rolandfan – The Martian di Ridley Scott con Matt Damon

Trama del Film
Ragazzi, questo film inizia alla grandissima!
Pensate, in un futuro prossimo una spedizione terrestre è su Marte per conoscere meglio il pianeta più vicino a noi, quando una tempesta improvvisa costringe i nostri ad una frenetica ritirata, lasciando sul campo il povero Matt Damon creduto morto ma che invece riesce a sopravvivere nonostante un’asta d’acciaio gli abbia trapassato tuta, maglioncino di cachemire, maglietta della salute e perizoma.
Dice: ma che è un film de fantascienza? Sì, stavolta sì quindi non rompete le palle.
Insomma il nostro eroe si salva per una botta de c…per un caso fortuito, e riesce a malapena a sigillarsi nella base spaziale, senza cibo e senza possibilità di comunicare.
A questo punto gli spettatori cominciano ad intonare in coro il riff del “Gladiatore” fregandosi le mani: minchia raga che filmone che ci aspetta!
Ed effettivamente i primi minuti sono densi di avvenimenti, mentre il nostro eroe impara a coltivare le patate senza terra e senza acqua (pare che la merda di astronauta sia miracolosa, voglio provare a vedere se mi fa ricrescere i capelli), ripara i sistemi di comunicazione, insomma si prepara a passare in santa pace quei due o tre anni che gli mancano prima che qualcuno lo venga a recuperare.
Ora, vedete, Marte è un’immensa distesa rossa: sabbia rossa, rocce rosse, montagne rosse, alberi rossi, oceani rossi…va bene ok alberi e oceani non ci stanno, ma ci siamo capiti.
E’ un posto freddissimo, dove non c’è nessuno.
Insomma, un astronauta che debba passare un paio d’anni da solo su Marte, inevitabilmente finisce per rompersi le palle, quindi il pubblico rimane in trepida attesa perché, vedrai, adesso c’è il colpo di scena.
Invece no.
Lui continua a mangiare le sue patate e a guidare il suo rover.
Dopo cento giorni la speranza di vedere Alien comincia a diventare concreta.
Dopo duecento giorni qualcuno comincia a sussurrare qualcosa riguardo a John Carpenter e “Fantasmi su Marte”, notoriamente il più brutto film mai girato dai tempi dei fratelli Lumiere.
Dopo trecento giorni tutto il pubblico concorda che “la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca”
Al cinquecentesimo giorno senza che succeda nulla la rivolta è completa, al grido di “Oronzo Canà uno di noi!”
Come finisce il film non lo possiamo dire, eravamo intenti a distruggere le poltrone e a incendiare lo schermo.

Giudizio della Critica
Di tutti i documentari marchettari della Nasa sinceramente ci piaceva di più la serie con Morgan Freeman in onda su Discovery Channel: era più varia, e lui decisamente più simpatico.
Per il resto, uno dei pochi film in cui si vede patata dall’inizio alla fine ma non ti fa nessun effetto.
Ridley, dai retta a me: a Brighton c’è un bel residence vista mare, ma chi te lo fa fa’ de continua’ a fa’ ‘ste brutte figure?

The Martian

Le Grandi Recensioni di Rolandfan – Padri e Figlie di Gabriele Muccino con Russel Crowe

Trama del Film
Il titolo del film, sostituito solo all’ultimo momento per volere della produzione, era “Psicotici e Puttane”, ma vista la difficoltà di tradurlo in inglese in maniera accettabile, e temendo che la trama si svelasse troppo presto, a malincuore Muccino ha dovuto accettare un titolo alla Muccino, invece di uno alla Woody Allen.
Per ribellione, il Gabriele nazionale, er bomber de Cinecittà (per le dimensioni dell’addome, per lo più), ha deciso che se non poteva avere Woody Allen nel titolo avrebbe avuto Quentin Tarantino nel montaggio.
Purtroppo nessuno ha avuto il coraggio di spiegare a Muccino che sì, è vero che il montaggio dei film di Tarantino è inconsueto, ma alla fine lo spettatore esce con la certezza di aver capito come inizia, come prosegue, e come va a finire, anche se spesso la fine è all’inizio e così via.
insomma Tarantino è un po’ come Picasso, che ti faceva trovare la bocca al posto degli occhi, le tette sugli orecchi ma alla fine ti convincevi che stavi guardando una gran bella topa.
Invece si vede che nel mischione generale Muccino deve aver dimenticato qualcosa in sala montaggio: forse l’inizio, oppure la fine, oppure la parte centrale del film, o magari un po’ tutto.
Per cui ci perdonerete se la trama ci è rimasta un po’ oscura.
L’unica scena chiara del film è quando Russel Crowe spiaccica la moglie contro un tir, osannato dalla ola di tutta la parte maschile del pubblico, ma poi il resto è un po’ confuso.
Si tromba molto, questo sì, ma a casa del montaggio un po’ così non si capisce chi tromba con chi, quando, di chi è figlio, ma soprattutto ancora una volta rimane in sospeso l’eterno quesito: ma come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?

Giudizio della Critica
Stavolta Muccino decide di spogliarsi completamente dei panni di regista di commediole romantico-giovanilistiche, e di vestire quelli di un moderno Frank Capra, cercando di strappare lacrime ad ogni fotogramma, senza purtroppo (per lui) riuscirci.
E cosa si inventa? un film newyorchese, una pellicola in cui non manca nessuno dei luoghi comuni dei film girati a New York: il giro in bici a Central Park, la vista delle Torri Gemelle (ah quando ci piace a noi l’accurata ricostruzione storica), le townhouse con le bici sul pianerottolo, gli innamorati che parlano nella vasca da bagno, il diaframma della cinepresa così aperto che anche le lucciole fanno palle da due metri sul fotogramma, la lezione di bicicletta rosa e la corsetta sul ponte di Brooklyn.
Ci fosse ancora la libreria Rizzoli di sicuro ci avrebbe piazzato una scena, magari con il cameo di Robert De Niro e Meril Streep in carrozzella ancora indecisi sul da farsi.
Manca, a essere proprio pignoli, la scena della pattinata sul ghiaccio al Rockefeller Center, e questo è stato subito notato dai principali critici cinematografici americani che volevano ritirare la tessera a Muccino per questa manchevolezza, ma poi hanno benevolmente soprasseduto perché il nostro grande (più che altro grosso) regista aveva sì girato la scena, ma l’aveva dovuta tagliare (come un sacco di altra roba supponiamo visto che non si capisce molto) per fare spazio all’unica vera scena mucciniana, un marchio di fabbrica direi: la scena in cui i due protagonisti si inseguono istericamente per tutta casa, seguiti da una camera rigorosamente a mano, per poi finire in mezzo alla strada a inseguirsi urlando come matti.
Se pensate di non voler andare a vedere questo film, e francamente non potremmo darvi torto, la scena mucciniana la potete anche vedere girata pure meglio a partire dal minuto 1:25 del link che segue.

Possiamo affermare infine che la godibilità di questo film è tale che se nell’altra sala avessero dato la retrospettiva di Oronzo Canà probabilmente avemmo assistito ad una transumanza senza precedenti.
A Muccì: ma du’ ripetizioni da Sorrentino no, eh!?



padri e figlie

Le Grandi Recensioni di Rolandfan – Jurassic World di Colin Treworrow con Bryce Dallas Howard

Trama del Film
Dunque, più o meno la storia è questa: su un’isola deserta al largo del Costarica, un ricco filantropo decide di impiantare un parco divertimenti basato su veri dinosauri…no, aspetta, questa è la trama del primo Jurassic Park. Allora vediamo, il parco è supertecnologico per permettere ai turisti di interagire con gli animali in tutta sicurezza, confidando su tecnologie avanzatissime che però ad un certo punto vanno in tilt e…un momento, non ci siamo, questa è la trama del secondo film. In questo film sono centrali nella storia dei bambini che si mettono nei guai e che devono essere salvati a tutti i costi perché sono parenti…aspetta aspetta! Ma questo è ancora il PRIMO film? Di che cazzo parla QUESTO film? Oh, ci sono: in questo film c’è un cattivone che vuole impadronirsi della tecnologia genetica e usare i dinosauri a proprio piacimento, e per fortuna che l’eroe di turno gli si oppone…vabbè ma questa praticamente è la trama di TUTTI i film precedenti! Non c’è niente di originale in questo cazzo di film? Sì. Qualcosa c’è. Alla fine la natura ha il sopravvento, la malvagità e la grettezza umana sono sconfitte, e i dinosauri si riprendono l’isola: primo piano del Tirannosaurus Rex che urla la sua gioia per dominare ancora una volta il suo territorio. Vabbè, lasciamo perde.

Giudizio della Critica
Non ci credo. Ho speso dieci euro per vederlo. No, avete letto bene. Non mi hanno dato LORO dieci euro. Glie li ho dati io. Come è stato possibile? A casa mia questo si chiama furto con destrezza. Li denuncio. A tutti. Compreso il Tirannosaurus Rex. Sto stronzo.

Jurassic World Locandina

Le Grandi Recensioni di Rolandfan – Se Dio Vuole di Edoardo Falcone

Trama
Oggi parliamo di un film religioso che probabilmente rimpiazzerà in tutte le cineteche parrocchiali l’ormai datato “Marcellino pane e vino”, che francamente ha rotto i coglioni anche alla CEI.
Per una giusta scelta di risparmio, il regista ha deciso di usare le stesse location di “La Grande Bellezza”.
Anzi, sospetto che abbiano girato in contemporanea per salvare qualcosa anche sulle maestranze.
Comunque in questa Roma Sorrentiniana, il bravo regista ha messo a confronto il Prof. Dott. Guido Terzilli e Don Camillo, visto che agli sceneggiatori non è venuto in mente niente di più originale, e poi si sa che i remake tirano sempre.
Sospettiamo che Peppone abbia fatto una brutta fine, ma d’altronde è da tempo che è stata dichiarata terminata la spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre.
E cosa c’è di più bello, romantico, commovente, di un brutalone anticlericale che alla fine si converte e vede tracce del signore in ogni dove?
Sì, lo so. Anche Christian De Sica.
Però per un momento abbandoniamo il cinismo e godiamoci i buoni sentimenti.
Anche perché il pericolo maggiore (un figlio gay o prete o tutte e due le cose) è stato sventato con una bella pomiciata in zona Cesarini.

Giudizio della Critica
Perfetti Giallini nel ruolo di Giallini, e Alessandro Gassman nel ruolo di Alessandro Gasman.
Laura Morante ha fatto la boccuccia imbronciata solo un centinaio di volte, si vede che la maturità le ha dato un tocco in più di espressività.
La parte del parente scemo è stata affidata ad un anonimo caratterista, perché pare che Pietro Sermonti fosse impegnato con la centesima replica di “Un medico in famiglia”, che da quest’anno si fonde con “Villa Arzilla” per motivi di budget e di età dei protagonisti.

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Le Grandi Recensioni di Rolandfan – Sei mai stata sulla luna? di Paolo Genovese

Trama del film
No, e non ci tengo neanche. Grazie.
Ecco, sarebbe bastata questa semplice risposta alla domanda del titolo per chiudere qua la faccenda.
Purtroppo, alcuni noiosissimi editori di siti che pubblicano le mie recensioni non si accontentano mai, e quindi cercherò di elaborare un po’ il concetto.
In una Milano da bere in cui anche i fruttivendoli di Quarto Oggiaro sono delle tope pazzesche, una supertopa alta otto chilometri di cui sei di gambe, chiaramente di estrazioni scandinave, con accento spagnolo e quarta di ordinanza, scopre di aver ereditata la masseria di famiglia a Nardò.
Già, perché ovviamente lei non è nata a Helsingborg, ma a Nardò, provincia di Lecce.
Peccato che Stanley Kubrick sia morto da tempo, altrimenti questa storia di luna sarebbe stato lo spunto adatto per il seguito di “2001 Odissea nello Spazio”, ma ormai come è noto ormai la fantascienza la praticano solo gli sceneggiatori italiani.
Ma andiamo avanti.
La giovane supertopa, accompagnata da una topa normale, la sua assistente, si reca in questa disastrata masseria dove tutti, ma proprio tutti, sono brutti ma simpatici: il cugino scemo, la bancaria, il barista tradizionale, il barista moderno, il notaio, il macellatio e financo il vaccaro.
Tutti, tranne lo spalatore di merda, che ovviamente è Raul Bova.
Come è noto in tutte le disastrate masserie pugliesi la merda la spala un culturista con gli occhi verdi.
Ma nulla sarebbe perfetto, come invece lo è in questo film, se il bellissimo merdaiolo non fosse vedovo con un figlio intelligentissimo che cerca di appioppare al papà una nuova moglie che faccia da madre a lui.
Ora fratelli, raccogliamoci un momento in preghiera, ed esaminiamo i nostri peccati.
Cerchiamo di scavare nel profondo della nostra anima, e chiediamoci: cosa abbiamo fatto di così tremendo nella nostra esistenza, da meritarci che in media un film su due che andiamo a vedere ha come protagonista un vedovo inconsolabile con bambino a carico che finalmente incontra la donna della sua vita dopo essersene scopate nel frattempo un paio di milioni?
In piedi.
Conclusione del film, pe’ gnente pe’ gnente scontata: la supertopa si mette col merdaiolo, il barista tradizionale con la topa normale, il barista moderno con la bancaria, e noi spettatori abbastanza grandi da aver visto Love Story al cinema non sappiamo darci pace di aver speso sette euro e mezzo pe’ sta boiata.

Giudizio della critica
Il film si regge su Raul Bova, diciamocelo chiaramente.
A dire il vero, tutto il cinema italiano si regge su Raul Bova, dato che il 90% dei film in uscita hanno lui come protagonista.
Nei prossimi mesi sono previsti: un giallo ambientato negli anni 70, protagonista Raul Bova; un film sulla diversità sessuale, Raul Bova in canotta e baffoni; remake de “La Ciociara”, con Raul Bova nei panni di Cesira; una puntata nuovissima della serie “Don Camillo e Peppone”, con Raul Bova nella parte di entrambi; “Raul Bova contro Godzilla”, “Raul Bova contro Maciste”, “Raul Bova contro Raul Bova”. Speriamo che in quest’ultimo film si annienti da solo e lasci spazio a qualcun altro. Anche senza muscoli, va bene lo stesso.

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Le Grandi Recensioni di Rolandfan – The Imitation Game di Morten Tyldum

Trama del Film
Durante la seconda guerra mondiale un gruppo di geniali matematici viene riunito un cottage di campagna, tra paesaggi silvani, pub e bici d’epoca, per cercare di decifrare le trasmissioni in codice dei tedeschi.
E mentre loro passano le giornate a risolvere Bartezzaghi, a Londra cadono più bombe che sul lungomare di Ostia, e poi dice che i militari stavano incazzati.
Il gruppo dei geniacci matematici è così composto:
– un gay che non lo deve sapere nessuno ma tanto lo sanno tutti
– una spia sovietica simpatica e cicciottosa
– un belloccio paraculo
– una bionda asessuata
– un paio di comprimari lacrimosi
Come contorno, una spia in gessato e un Ammiraglio costruito al computer per avere degli occhi a palla perfetti.
Alla fine, visto che il cruciverba non riuscivano a risolverlo, lo hanno fatto risolvere al computer, mentre loro amoreggiavano, chi con donne, chi con uomini, chi indeciso.
Se qualcuno pensa che si tratti di un film di guerra, o di matematica, può starsene a casa: è un film sui gay, qui rappresentati come dei teneroni Holly Hobbie.
Aridatece Freddie Mercury.

Giudizio della Critica
Almodovar e Ozpetek hanno declinato l’invito a girare il film.
Non perché non sappiano nulla di matematica o di guerra, ma proprio di omosessualità, visti i film insulsi che tirano fuori.
Alla fine il film è stato paracadutato nelle mani del carneade Morten Tyldum, che nella vita aveva un solo sogno: girare il seguito di Titanic.
E quasi ce l’ha fatta.



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Le Grandi Recensioni di Rolandfan – American Sniper di Clint Eastwood

Trama del Film
Purtroppo a Hollywood deve esserci stato uno sciopero degli attori, o un improvviso picco di lavoro, perché per questo film del buon Clint, non hanno trovato un professionista.
Pare George Clooney fosse ancora in luna di miele, Richard Gere non ce vede più e quindi a fare il tiratore scelto non sarebbe stato credibile, Robert de Niro è un po’ rincoglionito e pare che quando gli hanno chiesto di fare il film abbia risposto:”Dici a me, stronzo? Eh? dici a me?”
Alla fine la produzione disperata si è rivolta a tale Bradley Cooper, famoso soprattutto per gli occhi azzurri, espressivi come quelli di un toporagno.
Ora, il vero Chris Kyle era una specie di armadio di oltre cento chili, mentre Bradley Cooper uno scrocchiazeppi; questo vi fa capire quanto fossero disperati quelli della Warner Bros., ma dato che ormai avevano già anticipato un paio di milioni di dollari a Clint, hanno dovuto accontentarsi.
Peccato che commettendo un grave errore Clint abbia fatto vedere a Bradley una foto del vero Chris Kyle.
Il buon giuggiolone Bradley subito si è esaltato, e citando il metodo Stanislavskij, Greta Garbo e Toro Scatenato, ha deciso di prendere quaranta chili per essere più aderente al personaggio.
Ora, qualcuno dovrebbe spiegare all’attor giovine che se sei un padreterno E prendi quaranta chili come Robert de Niro, vinci l’Oscar.
Se sei una specie di mummia inespressiva E prendi quaranta chili, l’unica cosa che ti rimane è la panza.
Comunque, se volete sapere di che parla il film, è tutta ‘na storia lagnosissima di cecchini, e tanto per allungare il brodo ogni tanto le pallottole le rallentano pure, per farci gustare più a lungo il momento in cui gli attrezzisti lanciano il succo di pomodoro sul muro.

Giudizio della Critica
Nessuna persona di buon senso che abbia visto Black Hawk Down, Full Metal Jacket o Apocalipse Now dovrebbe andare a vedere questo film.
Tutti noi amiamo Clint Eastwood, è per questo che stiamo facendo una colletta per pagargli una stanza vista mare alla pensione Mariposa, a Santa Monica.
Così s’ariposa, e la smette di fare film, che è ora.

American sniper

Le Grandi Recensioni di Rolandfan – Big Hero 6 di Don Hall e Chris Williams

Trama del Film
Premessa, svolgimento e conclusione della trama sono frutto di un abile ma pesante saccheggiamento da idee precedenti, tanto che le ultime notizie danno gli sceneggiatori e i registi del film arrestati dalla Polizia di Burbank, California per riciclaggio.
Per stupirvi alle trovate di questo film, e magari spremere qualche lacrimuccia dagli appositi condotti, NON dovrete aver visto nell’ordine: Bambi, Pinocchio, Wall-E, Gli Incredibili.
Se purtroppo avete avuto la fortuna (fortuna?) di averli già visti tutti E siete anche dotati di una buona memoria, potrete divertirvi ad assegnare le varie parti del collage ai film originali.
Questo non ridurrà il tedio, ma almeno vi farà passare il tempo, e giustificherà il prezzo del biglietto (senza contare lo sconto da McDonald’s che si può trovare sul retro dello stesso).
Venendo alla storia, un giovane genio, orfano di padre e madre (ma non finisce qua), combatte una battaglia senza esclusione di colpi contro un supercattivone, aiutato da un robot cicciottone e pacioccoso, e quattro amici sfigatissimi ma correttamente distribuiti tra le varie etnie, che improvvisamente si scoprono supereroi.
Non vi posso dire se i buoni vincono e i cattivi perdono per non rovinarvi la trama, ma se siete sensibili armatevi di fazzoletti di carta.
Nel mio caso, sono stato previdente e ho portato il cuscino circolare gonfiabile che uso anche per dormire in aereo.

Giudizio della Critica
Sempre più stupefacenti effetti grafici, sempre più robottini tenerosi, sempre più cattivi strabilianti.
Ma la trama? Dove cazzo è finita la trama? Il mio regno per una storia decente.

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Le Grandi Recensioni di Rolandfan – Interstellar di Christopher Nolan

Trama del Film
Gli sceneggiatori di questo dubbio capolavoro hanno realizzato la loro opera scimmiottando la famosissima “Peperonata degli avanzi” di vissaniana memoria.
Prendi un po’ di “Signs”, aggiungici un chilo e mezzo di “Armageddon”, intanto fai scaldare al microonde due etti di “Gravity”, condisci tutto con una dose abbondante di “Contact”, e infine, quando si sta raffreddando, una generosa spruzzata di “2001 Odissea nello Spazio”.
E come la peperonata degli avanzi, anche questo Interstellar vi si pianterà con i rampini tra piloro e duodeno, e si rifiuterà decisamente di scendere nel posto che gli compete.
Ma veniamo alla trama.
In un mondo postapocalittico destinato all’estinzione della razza umana…
Scusate. Faccio una pausa per un caffè, perché ognuna delle trecentomila volte che un film di fantascienza inizia così mi viene sonno.
Dicevamo, in questo mondo sabbioso, che nemmeno in Dune se lo sognavano, un agricoltore e la sua famiglia cercano di tirare avanti aiutati dal nonno.
Ovviamente la moglie di lui è morta, e che ti pare che un figo del genere si risposa? Ma quando mai, lui si dedica ai figli, alla coltivazione del mais, e a riparare i droni abbandonati.
Ecco, la cosa più fantascientifica del film è che Matthew McConaughey non si toglie la camicia neanche una volta.
Comunque, il nostro eroe viene richiamato in servizio, sparato su un missile in un buco nero, poi non si sa come ma ritorna indietro, e salva l’universo, la razza umana, la collezione di figurine dei calciatori.
Il film, per lo spessore mostrato, poteva durare cinque minuti; invece dura tre ore, che pesano sullo stomaco dello spettatore come un buco nero intero.
In un’accozzaglia di errori scientifici, dialoghi da quinta elementare, recitazione approssimativa, e personaggi piovuti dal cielo (o scomparsi nel cielo), menzione speciale alla scena in cui la figlia del protagonista risolve finalmente l’equazione del secolo, corre nella sala macchine, e lancia in aria una pila di fogli gridando “Eureka!”.
Archimede, riposa in pace ovunque tu sia.

Giudizio della Critica
Dai tempi di Batman Christopher Nolan sognava di fare un film migliore di “2001 Odissea nello Spazio”. Evidentemente dorme ancora.
Da evitare come la peste.
Anzi. Dovendo scegliere, meglio la peste, c’è più possibilità di uscirne vivi.

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Le Grandi Recensioni di Rolandfan

Edge of Tomorrow di Doug Liman

Trama del Film

Il protagonista – un Tom Cruise in splendida forma che mette in mostra una gamma di espressioni quasi infinita che va dal sorrisino ironico all’ironico sorrisino – è un noto fancazzista che suo malgrado si trova in mezzo ad un esercito pronto per la battaglia.
I più vecchi tra voi staranno già cominciando a fischiettare “Let the sunshine in”, ma non vi illudete, la colonna sonora, al netto dei rumori delle bombe, ci propina qualche melensa nota qua e là, e Milos Forman è ormai in pensione.
Il nostro eroe (non è uno spoiler, se il protagonista è Tom Cruise allora deve per forza essere un eroe) fa conoscenza con un gruppo di soldati che saranno i suoi compagni di avventura, i quali sono rappresentati da un paio di donne, di cui uno molto maschile, un nero, un ispanico, un bianco flaccido, e un italo americano.
Purtroppo non c’era spazio nella sceneggiatura per metterci il gay, l’anziano e l’alcolista, ma sono sicuro che ci avevano pensato.
I suoi nuovi compagni di squadra prima gli sono ostili, lo vogliono randellare, poi gli vogliono bene e gli salvano la vita.
No, questa parte non l’ha scritta mia nipote che va all’asilo.
Il nostro eroe conosce un’eroina, e ad un certo punto devono combattere contro una razza di alieni, ma non possono sconfiggerla se non trovano l’alieno principale, che è la mamma di tutti gli alieni, i quali ovviamente fanno di tutto per proteggerla.
Per distruggere l’alieno, i nostri si imbarcano sull’astronave Nostromo…no aspetta, quello è un altro film. Sicuri? Sì, sì, è un altro. Uguale, ma è un altro.
Per aggiungere un pizzico di originalità (ma proprio un pizzico, eh!?) il nostro eroe viaggia nel tempo e rivede continuamente la stessa scena.
E’ qui che tutti gli spettatori cominciano a sorridere, pregustando già le battute di Bill Murray ne “Il giorno della marmotta”, ma alla decima volta che Tom Cruise si fa sparare alla testa, per lo più si cominciano a vedere sui cellulari in sala le schermate di Ruzzle.
Dato che è un film con Tom Cruise, vi diciamo che i buoni vincono e i cattivi perdono, ma non è che lo abbia proprio visto con i miei occhi, l’ultima mezz’ora ero impegnato in una sfida all’ultimo sangue, e ho anche composto la parola “ermeneutica”, quasi 500 punti! Non so se mi spiego.

Giudizio della Critica
Ormai Tom Cruise è un attore affermato che può scegliere i film che preferisce.
Probabilmente in questo caso è stato drogato per convincerlo a firmare il contratto.
La parte femminile doveva essere di Uma Thurman: la protagonista è bionda, bella, alta e maneggia la katana; ma da quando si è messa con Quentin Tarantino può solo girare film in cui l’inizio, la fine e la parte centrale del film sono mischiati tra loro e non ci si capisce una mazza.
Oddio…a voler essere pignoli anche questo…vabbè.
I complimenti al supervisor degli effetti speciali: gli deve essere caduta una boccetta di inchiostro su un quaderno e quello gli ha dato l’ispirazione per il disegno degli alieni.
Aridatece Carlo Rambaldi.


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Le Grandi Recensioni di Rolandfan

Il Capitale Umano – di Paolo Virzì

Trama del Film
Come tutti i telefilm di grande successo, da X-Files a Mission: Impossible a Starsky and Hutch, anche “I ragazzi della Terza C”, indimenticabile sitcom Mediaset, arriva sul grande schermo.
Impossibilitati a parteciparvi per raggiunti limiti di età gli attori originali – che comunque hanno dato la loro benedizione dalla casa di riposo per artisti “Tina Pica” – nondimeno i giovani protagonisti del film non hanno fatto sfigurare i loro antenati per dizione, espressività, e sguardo ittico.
Al posto del compianto Commendator Zampetti – Guido Nicheli, la produzione ha scovato la bella faccia di Gifuni per interpretare il Bernaschi.
Che poi, questo bel cognome brianzolo ricorda il miglior Jannacci, da “El Purtava I Scarp del Tennis” fino a “Andava a Rogoredo”, passando per “L’Armando”.
Per una strana scelta degli sceneggiatori – lo stesso Virzì, insieme a Guido Bagatta e Adriano Galliani – il ruolo di figlio del Bernaschi lo fa un maschietto, mentre nei telefilm tutti ci ricordiamo della dolce e aggraziata signorina Zampetti.
Ma il giovane virgulto, tutto tartaruga e boccoli, non fa certo rimpiangere la Zampetti. Soprattutto per i boccoli.
Veniamo alla storia.
Due giovani fanciulli si amano, però purtroppo lui è ricco e lei è povera, non solo, ma il padre di lei è anche un coglione certificato ISO 9001, e la svanga solo perché sa giocare a tennis.
Ma nonostante questo leggerissimo impedimento l’amore trionferebbe, se non fosse che la giovine, come già cantato da Elio e le Storie Tese nel poema epico “Cara ti amo”, lascia il giovane bello, ricco, intelligente e delicato per un tossico brutto, sporco, fuori di testa e che picchia i bambini.
Tralasciando la parte centrale del film, diciamo dal minuto 12 al minuto 105, in cui ci è stato impossibile rimanere svegli, possiamo dire in conclusione i ricchi diventano ancora più ricchi, i poveri la prendono in quel posto ma pensano di essere felici grazie a un’abbondante dose di marijuana, e Valeria Bruni Tedeschi ha finalmente messo le tette.

Giudizio della Critica
Non condanneremo mai abbastanza Quentin Tarantino e il suo “Pulp Fiction” per aver instillato nella mente di tutti i cineasti mondiali che basti prendere una sceneggiatura mediocre e montarla a cazzo, per farla diventare un capolavoro.
Il pubblico, entusiasta, uscirà dal cinema applaudendo e dicendosi l’uno l’altro: “Hai visto che bel montaggio?”.
Ma alla domanda “qual era la storia del film”, solo il 33% degli spettatori ha correttamente risposto “I Ragazzi della Terza C”, il 28% “Match Point”, il 15% “Love Story”, e il resto ha indicato uno a scelta dei film di Alvaro Vitali.
Da vedere solo se la tesserina del multisala l’avete vinta alla riffa di Natale.

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Le Grandi Recensioni di Rolandfan

Counselor – di Ridley Scott

Trama del Film
Vediamo: c’è gente che muore, gente che fa sesso, gente che suda, messicani, spagnoli, americani.
Ah sì, poi c’è Brad Pitt.
Ma non ci distraiamo.
Un avvocato in crisi economica (Michael Fassbender) cerca di alzare qualche lira investendo in un carico di droga da smerciare negli Stati Uniti, poi però si tromba Penelope Cruz, nel frattempo Javier Bardem ha cambiato pettinatura, mentre Cameron Diaz si è rifatta tutto il rifattibile.
Ci sono poi ‘sti due giaguari, carini, che cacciano i conigli, però forse la protezione animali non sarà contenta.
La cinepresa indugia su alcune feste in piscine lussuosissime, poi c’è Brad Pitt che piacioneggia ad ogni inquadratura.
Ad un certo punto ammazzano un motociclista, per prendergli una cosa, che però sa solo dio che cosa sia e a che serve.
Forse a far vedere come sono bravi ad ammazzare il motociclista?
Può darsi.
Improvvisamente il film termina.
Il pubblico rimane in silenzio qualche minuto, sperando che dopo i titoli di coda ci sia una ripresa del film, come nei cartoni Disney, ma alla fine è costretto ad abbandonare silenziosamente e pensierosamente la sala.

Giudizio della Critica
Ripetete tutti in coro con me:
“Ridley Scott non si discute”
“Ridley Scott non si discute”
“Ridley Scott non si discute”
“Ridley Scott non si discute”
ad libitum
P.S. (il film è una cagata pazzesca)

The Counselor Movie Soundtrack