Il dolce sale della sconfitta

E così le principesse non ce l’hanno fatta: il loro sogno di vincere il campionato si è infranto alle soglie della finalissima.
Non che la stagione sia stato un fallimento, tutt’altro,.
Un gruppo molto piccolo di ragazzine ha conquistato la licenza della seconda divisione, ed è arrivata lontano in tutti i tornei a cui ha partecipato, anche quelli di categoria superiore.
Però la sconfitta brucia, e la prima grande delusione le ha lasciate sconsolate e disperate.
Noi genitori, che abbiamo attraversato già un bel pezzo di vita, abbiamo sofferto con loro e per loro, soprattutto pensando a quante altre sconfitte dovranno affrontare.
Perché nello sport, come nella vita, in genere vince uno solo, c’è posto solo per un numero uno, gli altri sono tutti numeri due, tre, dieci, cento, e vincere è difficile, difficilissimo, è molto più probabile perdere, in questa corsa ad ostacoli.
Le coppe, le medaglie, le corone d’alloro, sono pochissime e succederà spesso di non riuscire a conquistarle.
Ma questa sconfitta, insieme alle altre che verranno, aiuterà le nostre principesse a conquistare il trofeo più ambito: diventare delle donne, delle persone responsabili, consapevoli della loro forza e della loro debolezza, assaggiare il sale agrodolce della sconfitta tutte le volte che verrà, così lo zucchero delle vittorie che otterranno, nello sport e nella vita, sarà immensamente più dolce.
E a mia figlia e alle sue amiche dico: non vi fermate qua.
Usate la vostra fantasia, per disegnare la vostra vita futura.
Immaginate come sarà domani, e dopodomani, e tutti i giorni di questa avventura che vi aspetta.
Immaginate che cosa potrete fare con la vostra forza, e con le vostre debolezze.
Immaginate cosa potrete costruire e cosa dovrete distruggere per fare spazio alle cose nuove.
Immaginate tutte le persone che avrete intorno e quelle che perderete per strada.
Immaginate questa corsa che avete iniziato passo dopo passo, sentiero dopo sentiero, curva dopo curva, e immaginate tutto quello che di meraviglioso vi accadrà.
Perché vi accadrà. Io lo so.
Se lo saprete immaginare, fermare, portare con voi.
Noi, questi uomini e donne appassionati, orgogliosi, innamorati di voi, ci saremo sempre: da vicino o da lontano, come voi vorrete, ma saremo sempre pronti a sostenervi, incitarvi, e vedervi volare, in campo e nella vita.
Sempre per sempre.

Analisi di una squadra

Se (sono volentieri accettate tutte le forme di scaramanzia più diffuse) l’Italia dovesse vincere il campionato europeo si scatenerebbero gli esegeti e ci verrebbe propinata l’apologetica più raffinata per spiegarci per filo e per segno perché siamo stati forti.
Scoprirete che sarà citato inevitabilmente il “gruppo”, il “condottiero”, il “soli contro tutto e tutti” per finire nell’apoteosi del “non eravamo delle pippe, visto?!”
Banalità. Solo banalità ricorrenti.
La vera analisi è questa qua, e la faccio PRIMA. Così, se vinciamo potrò vantarmi di averlo detto molto prima, e se perdiamo posso sempre dare la colpa a qualche supercazzola, tipo l’arbitro Moreno, o la lotteria dei rigori.

Gli elementi vincenti della Nazionale Italiana agli Europei di Francia 2016:

1) Allenatore rompicoglioni. Si è visto che fine hanno fatto i bravi papà come Vicini, Donadoni, Prandelli. Tutta gente amata, amatissima, dal pubblico, dai presidenti, dai giocatori. Testimonial del fair play, buoni dentro e fuori. Peccato che questi sono una banda di ragazzotti viziati e ricchi, e se vuoi farli marciare li devi prendere a calci nel culo, dalla mattina alla sera. Quindi servono allenatori con i coglioni di ferro, e pronti a sminuzzare quelli degli altri, tipo Bearzot, Lippi, Capello e appunto Conte. Con un allenatore Mastro Geppetto si finisce sempre nel Paese dei Balocchi.

2) Difensori spaccagambe. Hai voglia a citare l’eleganza di Facchetti e Scirea, o la sontuosità di Beckembauer. I tornei si vincono con i Burgnich, i Gentile, gli Schnellinger, i Bergomi, i Gattuso e appunto Chiellini e Bonucci. A Morata glie l’hanno detto: sticazzi che hai giocato con noi fino a ieri, se passi da queste parti ti rompiamo le tibie (per non dire altro). Morata ha girato saggiamente al largo. Pirlo sì, era etereo ed efficace, ma siccome non ce l’abbiamo più, abbiamo rispolverato il randellatore De Rossi, centrale di lotta e di governo. Gli attaccanti avversari devono sapere che se avanzano oltre il centrocampo rischiano. Di brutto.

3) Portiere saracinesca. Zoff che salva col Brasile sulla linea all’ultimo minuto, Toldo che para tutti i rigori, Buffon che finisce i mondiali prendendo un solo goal, quello del suo compagno Barzagli, oltre ad un rigoretto in finale. Insomma, quando tutto è perduto ci vuole uno che la palla in porta non ce la vuole far entrare, a costo di spaccarsi la schiena per saltare come un pirla sulla traversa. E noi ce l’abbiamo.

4) Portatori d’acqua. Rosato, Furino, Oriali, De Napoli, abbiamo una tradizione di gente che produce quantità più che qualità, permettendo ai vari Rivera, Baggio, Totti di fare i beati cazzi loro senza faticare. Oggi non abbiamo grandi campioni, ma grandissimi portatori d’acqua come Parolo, Florenzi, De Sciglio e lo stesso Giaccherini. Gente che corre da sola in una partita quanto Domenghini ha corso per tutti i mondiali del Messico. Le altre squadre finora li hanno guardati senza sapere come arginarli.

5) Le ali. Oltre al già citato Domingo, al mitico Bruno Conti, Franco Causio fino allo stesso Del Piero per necessità, l’Italia ha vinto quando invece di schiantarsi sui muraglioni avversari – di solito sono tutti mediamente più alti e giovani di noi – ha allargato il gioco sulle fasce. E’ il carattere italico della squadra “femmina”, come diceva Gianni Brera, ossia te la faccio annusare ma poi te lo metto in quel posto spuntandoti da dietro quando meno te l’aspetti. Candreva e Florenzi o Darmian sono la perfetta sintesi di questa filosofia.

6) Qualcuno che la butta dentro. Insomma alla fine se hai distrutto il gioco avversario e hai costruito abbastanza, poi ci vuole uno che la schiaffi in porta. Non fa niente se di testa, di stinco, di culo o in rovesciata alla Clark Gable in favore di telecamera come fa Pellè, basta che la buttate dentro. In Germania hanno segnato tutti, in Spagna quasi solo Paolo Rossi. Non fa niente, la palla va buttata dentro e noi, stavolta, lo stiamo facendo.

7) E dulcis in fundo: la stampa. Commentatori improvvisati, vecchie glorie del mezzobusto, ex giocatori con occhialino alla moda, attori e presentatori riciclati. Fin dai tempi della Parietti e della Marini a fare il balletto, o della Ventura alla Domenica Sportiva, fin dal gossip sulla relazione amorosa tra due giocatori ai mondiali di Spagna, per finire alle critiche di pippaggine di questa nazionale, la stampa (principalmente televisiva e radiofonica) dà sempre, rigorosamente, il peggio di sé. Sempre. Ma per fortuna, siccome gli italiani sono incazzosi, permalosi, scontrosi e talvolta anche vaffanculosi, tutta questa valanga di mondezza che la stampa regolarmente rovescia sulle grandi competizioni calcistiche una rabbia che volge in positivo. Quindi grazie anche ai commentatori sportivi, che anche stavolta hanno fatto il loro dovere: non capirci un cazzo.

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